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(I’ve had) The time of my life

Chapter Text

Now I’ve had the time of my life

No, I never felt like this before

Yes I swear, It’s the truth

And I owe it all to you

‘Cause I’ve had the time of my life

And I owe it all to you

 

 

 

 

Un’ultima occhiata allo specchio: il suo eye-liner violetto segue fedelmente la linea della palpebra superiore, terminando in una piccola ala volta verso l’alto, creando l’illusione del confine dell’ombretto sulla pelle.

Vil si ritiene soddisfatto, dieci minuti di tempo per un lavoro più che notevole; si alza dalla piccola poltrona per recuperare l’ultimo pezzo della divisa e le scarpe nere. Dal bagno sente arrivare un rumore che non riesce a identificare, e il cipiglio ruga la sua fronte altrimenti liscia.

-Jack, se rimani a letto ancora un altro po’, non riuscirai a fare colazione.

Nessuna risposta, solo lo scrosciare della doccia. Vil sbuffa ed esce dalla camera da letto, percorre qualche metro a sinistra e si affaccia oltre l’ingresso della stanzetta piena di aria umida. Odore di maglietta sudata, mescolato al bagnoschiuma di pino che gli ha regalato lo scorso inverno: il viso di Jack sbuca dalla tendina di plastica e lo fissa, con i capelli chiari tutti appiccicati alla fronte.

-Vai pure prima, io finisco qui e corro a fare colazione.

Vil sbuffa di nuovo, e nel gesto di alzare gli occhi al cielo vede la propria cravatta appesa ai ganci sul muro. L’acchiappa veloce e poi si avvicina al consorte, con espressione appena più morbida.

-Dovevi chiamarmi stamattina, avremmo corso assieme. Ora invece non posso neanche mangiare con te.

Calcia con la punta delle scarpe l’indumento buttato a terra, spostandolo verso la cesta dei vestiti sporchi.

Jack continua a lavarsi, spargendo schiuma e bolle sul corpo atletico, mentre l’acqua calda gli solletica solo la caviglia e il polpaccio.

Dalla quantità di sabbia che c’è sul fondo della doccia, Vil intuisce che sia andato in spiaggia a correre. Altro motivo per essere infastidito.

Ogni borbottio, ogni broncio, ogni piccola irritazione sparisce presto: Jack ci china verso di lui, sporgendo dalla tendina della doccia per buona parte del largo petto, e lo bacia teneramente sulle labbra.

È bagnato, e ha il sapore del bagnoschiuma su tutta la bocca.

Sparisce dietro la tendina per finire di sciacquarsi; la sagoma della sua ombra si muove alla vista del consorte, e la voce grave rimbomba nel piccolo spazio.

-Se mi aspetti qualche minuto, sono pronto.

-Non scherzare, devo andare. Il mio turo inizia fra venti minuti, e sicuramente ci saranno già persone davanti al teatro ad attendermi.

Jack si ferma con i gomiti piegati in alto, rimembrando poco alcuni discorsi fatti la sera prima – forse perché, la sera prima, è stata più interessante per la lunga serie di baci che si sono scambiati.

-La signora di ieri sera…

-Proprio lei.

Una cliente entusiasta, un po’ troppo entusiasta, di tutta l’animazione del settore teatro e tecniche circensi. Motivo per cui Vil aveva ballato fino a tardi e si era spettinato così tanto i capelli.

Vil adocchia l’orologio d’oro al polso e in fretta batte le dita sopra la tendina di plastica, catturando ancora la sua attenzione.

-Ci vediamo stasera a cena.

Il gettito si ferma, Jack riemerge di nuovo. Si scambiano un solo sorriso, un solo saluto silenzioso, perché tanto basta a loro per essere contenti

Gli butta addosso un asciugamano pulito, bianchissimo, che l’altro acchiappa con una sola mano – e quella piccola smorfia giocosa sembra esattamente quello di cui ha bisogno, prima di uscire dal bagno.

-Ti amo.

Non si guarda neppure indietro, mentre attraversa con grandi falcate il piccolo salotto della loro abitazione.

-Anche io.

Uscito dalla porta, è accolto dall’aria fresca di metà mattina: un venticello pieno sale dal mare e riempie l’aria di salsedine e umidità, rendevole piacevole il sole alto nel cielo. Passa il piccolo giardino di fronte all’alloggio, e si incammina per il sentiero che lo allontana dalla zona dove lui e gli altri dipendenti abitano; fa un passo appena più lontano sul sentiero quando deve passare davanti a casa degli Shroud, silenziosa e con le tapparelle abbassate, giardino incolto e persino il campanello staccato.

Più si avvicina al Villaggio, più il rumore dell’acqua che scorre si fa ingombrante nelle sue sensazioni. Vede anche in lontananza il profilo di quello scivolo alto, un tubo che si arrotola nel vuoto e poi sparisce alla sua vista, coperto dalla vegetazione – l’odore del cloro e dell’erba bagnata, gli schiamazzi della gente, persino il fischio del bagnino.

Oltre la recinzione, il primo blocco che incontra sul proprio cammino è il reparto del parco acquatico, gestito da Ashengrotto; non è una sorpresa vedere villeggianti in costume da bagno che corrono sul prato trasportando gommoni colorati, presi il giorno prima all’emporio di Sam.

Salta una piccola pozzanghera e prosegue ancora, ignorando il saluto del bagnino in boxer azzurri.

Il ristorante dei Heartslabyul e la palestra dei Savanaclaw e del suo Jack, attaccata alla sala da ballo di Scarabia.

Il piccolo palco del karaoke e dei balli di gruppo e infine, proprio di fronte alla spiaggia libera che dà al mare aperto della piccola isola, il suo teatro.

Quando supera la chioma di una palma bassa, nota il profilo corpulento di una signora con il vestito a fiori, e già prepara un sorriso affabile. È così pronto quando lei lo vede e lo raggiunge tutta felice.

-Signor Schoenheit, oggi cosa facciamo?

Lui la supera, aprendo la via verso l’ingresso laterale del teatro. Mentre estrae la propria tessera magnetica dal borsello e la passa sul Pos dell’ingresso, le rivolge un altro sorriso.

-Signora mia, oggi cominceremo a elaborare le battute del nostro spettacolo. Mancano poco meno di due settimane alla fine della visita, è ora di prepararci.

-Ah! Meraviglioso! Parteciperemo anche noi a questo, quindi?

Socchiude gli occhi quando la signora sventola un foglietto di plastica sotto il suo naso, con le proprie dita tozze e ingioiellate. Le luci del piccolo atrio si accende appena loro entrano; lui riconosce il dépliant appena scorge una scritta e il colore rosso acceso.

-Questa è una competizione per soli dipendenti. Lei e gli altri nostri ospiti farete da giudici!

Comincia a salire le scale, in direzione della parte superiore del palco, e lei lo segue facendo ballonzolare tutte le proprie collane a ogni gradino.

-Non vedo l’ora di vedervi sul palco, signore! Sarete meraviglioso!

Aveva ragione: sarebbe stato meraviglioso, Vil è certo di questo.

Non c’è nessuno oltre a loro, e l’orario di inizio del corso di teatro è abbastanza lontano perché la sua cliente possa crogiolarsi nella sua compagnia. Per questo si mette in posa, con le mani sui fianchi e l’espressione più accattivante che gli riesce.

-Cominciamo a riscaldare la voce?

 

 

Abbassa lo sguardo e alza quindi le mani al colletto, dove sistema il farfallino color lilla appena prima che il Direttore Crowley Dire si schiarisca e prenda la parola, al lato estremo di quel tavolo rettangolare.

-È un’immensa gioia vedervi tutti qui riuniti per questo meeting straordinario, miei cari!

Azul sa riconoscere una voce falsa, e la voce del Direttore è falsa almeno quanto la propria – è per questo motivo che il brusio del chiacchiericcio si limita ad abbassarsi, attorno a lui, senza spegnersi davvero. Lui punta il proprio sguardo e il proprio sorriso verso l’uomo, che arriccia le labbra in un’espressione contrariata e continua.

-Ahm! Allora, l’ordine del giorno è il seguente. Un aggiornamento rapido sull’allestimento dello spettacolo per la gara! Come procedono i preparativi, come le prove generali, se manca ancora qualcosa, se si preannuncia la catastrofe!

Passa qualche secondo in cui l’uomo viene ignorato dai più, e Azul lo osserva vagare tra i membri di quel piccolo gruppo senza mai soffermarsi per più di mezzo istante su di lui. Prima che riesca a prendere la parola, Crowley si rivolge a qualcuno alla propria destra.

-Iniziamo dal catering? Avete già deciso il menù per il buffet per gli ospiti?

Il sorriso di Azul diventa ancora più malizioso quando un giovane uomo dai capelli rossi, divisa da cuoco addosso, allunga un foglio dalle scritte eleganti al Direttore, con una professionalità che nessuno in quella stanza, oltre Azul stesso, potrebbe davvero eguagliare.

-Eccolo, signor Crowley. Aspettavamo soltanto la sua approvazione.

-Zelanti come sempre.

Un commento a qualche sedia di distanza, fa voltare anche il suo viso.

-La parola giusta è forse lecchini, signore.

Azul si ritrova suo malgrado a guardare i tre rappresentati del settore palestre, o altrimenti detto Savanaclaw. Deve sistemarsi gli occhiali sul naso delicato per mascherare il suo disgusto all’odore e alla vista di quei tre energumeni – come se il sorriso sul suo viso non fosse sufficiente.

La voce del Direttore cerca di superare il brusio, ancora una volta.

-Signor Bucchi, il suo reparto è pronto per mettersi all’opera?

Le tre risposte dei tre uomini sono diverse per toni e intenti, è quasi comico vederli tutti assieme l’uno accanto all’altro, su quelle sedie troppo piccole.

-Per i dettagli dello spettacolo, si rivolga ai Pomefiore.

-Daremo tutti il meglio di noi!

-Non c’è bisogno di dirlo con tanto entusiasmo…

Azul non riesce a trattenersi dal fare un commento a riguardo, affiancato dai propri collaboratori.

-La solerzia è proprio la virtù delle persone sveglie, non è forse così?

E se i due fratelli Leech ridono alle sue spalle, il caporeparto delle palestre fa schioccare le dita e lancia un’occhiata truce al trio marino. La voce di Crowley interrompe sul nascere il piccolo diverbio, ennesima prova di forza tra i due diversi reparti.

-Meraviglioso, davvero meraviglioso!

L’attenzione quindi si sposta sul settore successivo.

Kalim si alza di scatto e fa cadere i fogli sul tavolo, li stropiccia nel tentativo di riacchiapparli e poi quasi cade. A quel punto, Jamil si alza e lo obbliga a sedersi, prendendo la parola.

-Noi di Scarabia, con gli Octavinelle, abbiamo quasi del tutto ultimato la parte riguardante il ballo da sala-

-Sapete che quest’anno il tema sarà il mambo, vero?

-Come ci avete già ripetuto almeno una quarantina di volte dall’inizio di quest’estate, sì.

Azul si volta di scatto quando alla sua destra Floyd si alza, torreggiando su di lui.

-Sarà bellissimo! Ehi, Felmier! Voglio che le luci siano viola, per quando balleremo! Che facciano brillare tutto il palco!

Lo vede con orrore alzare la gamba e raggiungere il tavolo, mettersi a ballare su di esso. I pochi bicchieri di tè o caffè cadono uno dopo l’altro sulla superficie chiara orizzontale, mentre tutto comincia a traballare. Il diretto interessato, Epel Felmier, spalanca gli occhi e trattiene il respiro per qualche istante, come se la vivacità esuberante di Floyd potesse fargli male davvero.

E Azul ha la forza di alzarsi dal proprio posto, per acchiappare il collega per la maglia da bagnino e trascinarlo giù dal tavolo.

-Floyd, fermati!

Un commento divertito arriva alle sue orecchie, mentre ancora Floyd ride a squarciagola.

-Azul, tieni a bada i tuoi sottoposti. Stai facendo una pessima figura.

Sbuffa, sentendo appena caldo alle proprie guance.

Crowley si rimette a posto la maschera da corvo sul viso, prima di fingere di avere un minimo di controllo sulla situazione.

-Signor Leech! La prego di comportarsi a modo, qui e alla gara! La prego! Forse quest’anno riusciremo a mettere le mani sul premio…

Si sente un commento provenire dalle file dei Heartslabyul, stanco e piuttosto affranto.

-Eccolo di nuovo.

Come Azul non è il solo a notare, neppure quello ferma il Direttore, che palesa un’espressione triste e recupera quel che rimane di un dépliant rosso e alquanto pasticciato, macchiato del caffè che aveva tenuto in disparte nell’attesa che si raffreddasse un poco.

-Sono ormai dieci anni che noi e il Royal Village partecipiamo a questa gara annuale che il nostro amato, amatissimo Direttore Generale Yuu organizza per assegnare il premio di produzione ambito da tutti noi, un surplus basato sulla popolarità presso i nostri preziosissimi clienti che rimpolpa le nostre casse come una grazia. O le rimpolperebbe, se riuscissimo a vincere per la prima volta…

È a quel punto che pensa che ci sia l’opportunità giusta: Azul ignora il proprio farfallino storto e prende finalmente parola.

-Lei ha ragione, signor Direttore. Ma il vostro impegno e la vostra partecipazione a tutto questo sicuro saranno fondamentali per la buona riuscita dello spettacolo di quest’anno!

Qualcuno ride, ma non gli dà molta attenzione.

Crowley lo guarda con sospetto, e Azul non cede neanche un poco, piegando ancora di più il proprio sorriso.

-Hai bisogno di qualcosa, Ashengrotto?

-Il nostro miglior bagnino, Floyd Leech, parteciperà allo spettacolo di ballo di mambo assieme al signor Viper. Sappiamo tutti come questa parte dello spettacolo sarà assolutamente determinante per la buona riuscita generale della gara, in quanto è ciò che il pubblico apprezza di più, e il nostro Floyd sa farsi amare dal proprio pubblico e da qualsiasi altro pubblico!

Una pausa drammatica, in quel discorso che aveva studiato per tutta la sera precedente.

-Per questo motivo, io penso che il reparto acquatico di cui fa parte e che lo ha temprato nello spirito e nel corpo possa avanzare la richiesta di-

-Oh, come sono triste.

Si trova costretto a zittirsi – e percepisce benissimo lo sbuffo di Leona Kingscholar, appena prima che Crowley riprenda a parlare

-Dovresti saperlo anche tu, Ashengrotto, come questo periodo dell’anno la natura si abbatta su di noi e sui nostri edifici, con tornado e tempeste. Abbiamo dovuto riparare la palestra il mese scorso! Per la seconda volta!

-Beh, l’avete anche ampliata di cinque stanze senza alcun senso.

Lancia un’occhiata torva al proprio implicito rivale il quale, dopo aver allungato le muscolose braccia di lato e mimato il gesto di sollevare qualcosa di pesante, gli risponde con il sorriso felino più soddisfatto che abbia mai fatto in vita sua. Una palese provocazione.

-Ah, avere così tanto spazio per tutti i nostri pesi e le nostre attrezzature… certo il direttore ci ha fatto un grande favore, è stato così generoso con lui.

Non riesce davvero a trattenere uno sguardo di puro odio, ma riesce anche a simulare un più tenue sentimento appena Crowley gli parla ancora.

-D’altronde, se l’estate scorsa abbiamo perso è stato proprio perché il vostro signor Leech ha deciso di saltare dal palco all’improvviso, nel bel mezzo dello spettacolo. Quindi, se non hai altro da dire riguardo specificatamente la competizione che dovresti sentire più da vicino, Ashengrotto, ti prego con tutto il cuore di non parlarmi di soldi o di finanziamenti! Per grazia divina!

Prova ad aprir bocca, fissando le mani di lui avvolte dai guanti neri, che strizzano una penna con cattiveria: ci saranno occasioni migliori, in futuro. Sorride e fa un cenno con la testa, quasi in segno di resa.

Guarda Trey Clover e Jade Leech chini sul tavolo a pulire le macchie di tè, Jack Howl incrociare le braccia al petto e alzare il mento nella sua direzione, Epel Felmier rilassarsi un poco, Idia Shroud alzare gli occhi dal proprio telefono cellulare e Lilia Van Rouge ridacchiare sotto i baffi. In quel caos, in un modo o nell’altro, avrebbe certo ottenuto quello che desiderava – è solo questione di tempo e strategia.

All’improvviso, il direttore si fa allegro.

-Ma ora vediamo nel dettaglio cosa parlerà lo spettacolo teatrale, forza!

 

 

Una smorfia: tocca il piccolo pane bianco sopra il proprio vassoio, con la punta estrema del dito, e decide che anche quel giorno ne avrebbe fatto a meno. Meno carboidrati ingerisce, meglio si sente.

Finisce con un sorso l’acqua fresca nel bicchierino di plastica, guardando con uno sguardo privo di reale attenzione alcuni colleghi del settore della ristorazione passare accanto al loro tavolo.

Floyd è disteso in avanti, braccia incrociate in aria e voce lamentosa.

-Te l’avevo detto che non era una buona idea.

Finito il sorso, Azul si sistema gli occhiali sul naso e gli lancia un’occhiata bieca, piena di sincero rancore.

-Se solo tu non ti fossi messo a ballare sul tavolo, sarei riuscito a ottenere il mio finanziamento!

Interviene anche un’altra voce, alla sua destra.

-Azul, chiedere tre volte una cosa per tre giorni di fila non credo sia un approccio molto vincente.

-Ti ci metti anche tu Jade, adesso?

-I miei sono solo consigli, sei tu il capo tra di noi. A te gli oneri e gli onori, come sempre.

Jade gli sorride, alzando un po’ troppo gli angoli della bocca per essere realmente sincero.

Azul sbuffa e torna al suo riso con salmone, cercando di ignorare i due gemelli almeno per qualche istante.

L’aria che sale dal mare, piena di salsedine, smuove il telone sopra le loro teste, e porta con sé una brezza che li accarezza. Su quell’isola in mezzo all’oceano, inizio pomeriggio, batte quel sole forte che tutti i turisti si aspetterebbero da una giornata d’Agosto.

Azul è distratto dal movimento che Floyd fa con la sua forchettina di plastica, mentre molesta un povero gnocco lasciato per ultimo con i dentini bianchi; sospira alle sue parole.

-Certo che anche quel fulmine… se fosse caduto sulla nostra piscina, avremmo avuto noi tutti quei soldi…

-La prossima volta ti useremo come parafulmini e ti metteremo sopra il nostro scivolo della morte.

-Davvero? Figo!

-Come fai a essere felice per la prospettiva irreale di essere messo a morire…

Socchiude gli occhi agli ultimi bocconi, perché la prospettiva di affrontare altre ore di lavoro con i nervi a fior di pelle non lo alletta per nulla – vorrebbe rilassarsi, per quei secondi di pausa che gli sono concessi.

Ma si ritrova a sobbalzare all’improvviso quando Floyd urla, alzandosi dalla propria sedia.

-Jamil!

Azul e Jade, e diverse altre persone, guardano nella stessa direzione del giovane uomo. Dall’altro lato della zona mensa per i dipendenti, Jamil Viper sta reggendo il proprio vassoio e rimane fermo poco distante dalle casse forse pensando a come ignorarlo. Ma Floyd insiste, senza lasciarlo andare.

-Jamil, ehi!

A quel punto è inevitabile che Jamil si avvicini al tavolo solitario del trio – non troppo, ma abbastanza da farsi sentire e abbastanza perché Azul riesca a vedere benissimo il suo cipiglio indisposto.

-Ti prego di non chiamarmi mentre gli altri ti sentono.

Pessima morsa. Per Azul è naturale sorridere, mentre il proprio compagno mette ancora più in imbarazzo l’interlocutore, alzando volutamente il volume della voce.

-Amico mio! Jamil Viper! Jamil il mio migliore compagno-

-Ok, ok! Stai buono!

Si guarda attorno e non trova gente che ride, come ha temuto: i pochi presenti a quell’ora sono per lo più impegnati a mangiare i loro magri pasti e non a badare ad altro.

Tornando a rivolgersi a Floyd, incrocia per caso gli occhi con Azul – qualche istante appena, perché il giovane con gli occhiali possa trattenere un brivido. È ancora Floyd a interromperli.

-Stasera, altra prova?

-Sì, certo. Alle 21.30.

-Eh? Così tardi?

-Non posso prima, ho i clienti del villaggio che fanno salsa.

-Eh… va bene! Ci sarò!

Jamil fa un piccolo inchino silenzioso, a quel punto, e si incammina verso un tavolo ben lontano dal loro.

Azul lo segue con lo sguardo fino a vedere anche Kalim, dove un cono di luce penetra all’interno del tendone.

Uno gnocco entra nel suo campo visivo: Floyd gli sta sorridendo in modo malizioso, occhi sottili.

-Se vuoi, puoi venire anche tu.

Lui solleva le spalle, prima che l’altro possa farsi idee sbagliate a riguardo.

-Ho delle cose da fare.

-Tipo? Provare altri discorsi con cui cercare di convincere il direttore?

-No, non direi.

Floyd lascia andare una risata, che termina nelle parole di Jade, dall’altro suo lato.

Circondato, Azul non può far altro che difendersi.

-Quindi non è vero?

-Cosa?

-Le guardie di Diasomnia dicono di avervi visti in un cespuglio, la scorsa settimana.

I gemelli, proprio davanti a lui, si scambiano alcune occhiate d’intesa, e ben più che un sorriso.

-Pensavo fossi un po’ innamorato di Jamil. È un bravo ragazzo, alla fine.

-Molto alla fine.

Prende con decisione la forchetta tra le dita di Floyd e lo imbocca, in modo da zittirlo e allo stesso tempo far cessare le ostilità. Il giovane uomo gli sorride e non può replicare alle sue parole.

-Non scherziamo, non ho tempo per queste cose. Devo curare i miei affari!

Replica però Jade, e Azul sa immediatamente che i suoi intenti non sono bellicosi.

Un sorriso diverso, uno sguardo diverso, persino una posa diversa. Come la loro decennale conoscenza spinge la loro intimità allo scherno più becero, così la spinge a una sincerità senza schermi – e Azul teme la seconda molto più che la prima.

-Stai attento che a continuare a dire bugie finisci per crederci davvero.

Sbuffa e si sistema gli occhiali sul naso, alzandosi dal proprio posto.

Senza neanche rendersene conto, i suoi occhi si dirigono dove è Jamil, ma le sue labbra si aprono a una smorfia contratta.

Non avrebbe permesso loro di indugiare oltre.

-Piuttosto, finite in fretta. La vostra pausa è quasi terminata, bisogna tornare a lavoro.