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not all who wander are lost

Work Text:

I've been wearing the same damn clothes

For three damn days

 

Bucky sospira amareggiato, buttando accanto a sé, sul grande letto matrimoniale, la cornice contenente l'unica foto presente nel suo appartamento – una cartolina comprata al museo di Capitan American, raffigurante lui e Steve durante la grande guerra, sorridenti e circondati dai detriti rimasti dopo qualche battaglia nella Francia occupata dai nazisti. Si ricorda ancora adesso, a decenni di distanza, la sensazione di essere potenti e fortunati in quel momento storico, in cui anche solo essere vivi era già da ritenersi un dono di grande valore, e loro comunque riuscivano ad amarsi e viversi senza preoccuparsi dei pregiudizi radicati nell'ambiente tossico dell'esercito.

Erano stati fortunati a trovarsi, e a trovare persone di mentalità aperta, anche se la dea bendata non mantiene a lungo il suo sguardo – ma questo non cancella la felicità provata, e invece la eleva a esperienza mistica a cui aspirare. Come un passo del vangelo serve a ricordare tramite la narrazione la grandezza del Signore, Bucky annotava in un quaderno i vaghi ricordi di Steve nel suo periodo da Soldato d'Inverno, come gemme che fioriscono in inverno, e finiscono per soccombere al freddo, oppure per sbocciare con l'arrivo della primavera, con la tempistica giusta; con il ghiaccio che si scioglie sul corpo muscoloso del suo amante, e risveglia anche lui con la semplice magia del suo nome.

Dovrebbe darsi una sistemata, alzarsi, anche solo mangiare qualcosa, ma da quando è tornato dal disastroso appuntamento, due giorni fa, non ha la forza di fare nulla se non perdersi nei ricordi e crogiolarsi nel dolore della perdita per sentirsi vivo, e provare di nuovo, anche se in maniera flebile e lontana, come ci si sentiva ad essere amati.

Da Nat, ma soprattutto da Steve.

Li aveva persi entrambi in troppo poco tempo, e se a Nat non poteva rimproverare nulla, se non il suo stupido complesso della martire, lo stesso non vale per lui.

Steve si era trovato di fronte al bivio delle direzioni del suo futuro, e la decisione l'aveva portato lontano; non era stato il caso e dovrebbe dargli la colpa, avercela con lui, ma Bucky non crede di esserne capace – non crede di potere provare risentimento verso di lui. Ogni sentimento per lui, a dirla tutta, rimane un peso troppo importante, ma è sempre meglio dell'apatia, del sentirsi ancora una volta solo ed esclusivamente l'assassino mortale senza freni morali che è stato.

 

The thing about men like you

Is you got a lot to say

But will you stay?

 

In fondo lo comprende, e comprende il modo in cui ha lasciato tutto, lui compreso, per Peggyne e per la vita tranquilla, lontano dalle lotte. È il tempismo a ferirlo; propria ora che le sue grandi ferite si erano cicatrizzate, e che il dolore e la rabbia si stavano diradando, facendo spazio al suo nuovo sé, chiaramente non il Bucky Barnes che aveva amato da adolescente, nel loro appartamento fatiscente di Brooklyn, o nelle tende di guerra tra una battaglia da grandi eroi americani e l'altra. Non questo, ma una persona decisamente simile a lui, capace di risorgere come una fenice dalla sua stessa sofferenza per tutto il male fatto in passato, quando la sua identità era solo quella del soldato d'inverno.

Si erano promessi di rimanere insieme per sempre, di potere contare sempre sull'altro; Bucky ci aveva creduto, specialmente dopo il loro ricongiungimento sentimentale durante le visite in Wakanda, e ora si trova con il nulla tra le mani, se non altro dolore e delusione.

 

'Cause every time I said no

It wasn't quite what I meant

If you know what I mean

 

Bucky si obbliga ad alzarsi dal letto, verso il bagno per una doccia veloce, prima di dirigersi verso la sua tortura settimanale, perpetuata dalla sua psicoterapeuta che, ogni singola volta, inizia la seduta chiedendogli come si sente ad essere stato abbandonato dal suo compagno di avventure, Steve.

A quella domanda non risponde mai; non è pronto a dire il suo nome, che come un incantesimo potrebbe fare magie, fare sparire qualcosa – per esempio, il suo cuore, disintegrandolo.

Steve era effettivamente un maestro nel distruggere le cose: le esitazioni quando ogni bacio avrebbe potuto rovinare la loro amicizia, il loro posto sicuro in quel mondo crudele di metà secolo; ogni paura nell'amarsi o nel sacrificarsi per l'altro, anche a costo di compiere azioni terribilmente pericolose. Steve l'aveva sempre spinto a non essere vittima delle sue mille paure, ma ora è rimasto da solo, e queste sono a un passo dall'avere la meglio.

La sua paura più grande è ammettere che Steve l'ha deluso. L'ha abbandonato a se stesso, e non gli resta che accettare che a volte le promesse non vengono mantenute, che Steve è un semplice umano, alla fine, e dovrà toglierlo da quel piedistallo sotto al quale lo venera ogni giorno; dovrà realizzare che il testo sacro che ha scritto sulla loro relazione è viziato dall'amore cieco, e dal suo bisogno di sentirsi amato, di essere ancora considerato umano.

Eppure, quando più tardi si sente chiedere la solita domanda, non riesce ad ammettere che sì, si sente abbandonato, ma nello sguardo della donna vede la comprensione; dove non è arrivata la sua voce ci hanno pensato il suo corpo e la sua voce tremante, e per oggi va bene così.

Una crepa alla volta riuscirà a distruggere la crisalide che lo circonda, per rinascere non più come fenice, ma come farfalla – leggera e capace di vivere il momento. Ha solo quello, niente vite infinite.

Vivere il presente e non un passato romanticizzato.