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Contro Natura

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Capitolo Tredici: Sballo

Diciotto mesi possono essere tanti, anche per una spiaggia del sud della California. Il gradino naturale dove si sedettero non è più come lo avevano lasciato quel giorno. Magari è successo solo con la tempesta del giorno prima, o magari chissà quando. Chissà quante cazzo di onde di marea ci sono volute per cambiare i contorni della spiaggia.

A Jennifer Harding ne è bastata solo una, di onde di marea, e si chiama Judy Hale.

"Posso dire una cosa strana?"

"Certo"

"Grazie"

"Di cosa?"

"Non lo so, per essere entrata nella mia vita come una… strana fatina dell’erba. E anche per non aver fatto e detto le solite cose stupide che tutti fanno e dicono e che ti rendono più sola di quanto tu non sia già. E per non disprezzare come affronto il lutto"

"Grazie a te, per la stessa cosa"

Una strana visione si affaccia nella mente di Judy, mentre camminano sulla sabbia resa dura dalla tempesta appena passata. Si rivede lì, seduta con Jen, quella sera, ripensa al tormento del senso di colpa e per un attimo lo prova nuovamente, intenso come allora, mente la bionda le parlava a cuore aperto. E immagina la sua sé attuale, visibile e udibile solo a lei, che le si avvicina e le sussurra all’orecchio "soffrirete, molto, vi farete del male, in maniera indicibile, ma tu non ti arrendere, perché alla fine andrà tutto bene". Non le avrebbe mai creduto, ricaccia indietro le lacrime di commozione con un paio di respiri profondi, stringe la mano di Jen nella sua e la guarda sorridendo, ancora incredula.

Dopo qualche passo mano nella mano, si siedono vicine. Restano in silenzio per un po’, respirando l’aria salmastra e sorridendo alla vista di due cormorani che si tuffano sotto la superficie dell’acqua e sembrano giocare insieme a pochi metri dalla riva deserta.

Jen non è agitata, al pensiero di quel che sta per dire, è che non sa come cazzo dirlo. Si, beh, agitata no, ma emozionata si, non è più così distaccata dalle proprie sensazioni per non accorgersi del suo cuore che pompa furiosamente fino a rimbombarle nelle orecchie, cazzo! Si sporge in avanti posando i gomiti sulle proprie ginocchia, osserva per un lungo attimo la mano di Judy nelle sue e poi si volta a guardarla. La leggera brezza marina le scompiglia i capelli, ha uno sguardo negli occhi che sembra volerle dire "eccoci qui, è il momento, coraggio, sono soltanto io e lo sai che siamo sulla stessa barca", è così bella, cazzo!

"Siamo davvero sulla stessa barca, Judy? Perché io, beh, cazzo, io sono innamorata di te e… tipo, fottutamente innamorata… okay? Disgustoso, vero?", non ha il tempo di processare la stupidità delle ultime parole che le sono uscite di bocca, perché Judy la scalda con la sua risata pacata e contagiosa, le posa una mano sulla guancia, gli occhi fissi nei suoi.

"Jen, tu lo sai che anche io sono innamorata di te, vero? Fottutamente. Disgustosamente. Innamorata. Di te", e mentre lo dice le si avvicina con tutto il busto, fino a posare la fronte sulla sua e infine le labbra, sulle sue.

E questo bacio è diverso. Ha il sapore della consapevolezza, del passato, del presente e del futuro, della quiete dopo la tempesta. Di un nuovo inizio. È un lungo, morbido e casto bacio che le lascia entrambe senza fiato. Si respirano a pochi millimetri l’una dall’altra, entrambe ancora con gli occhi chiusi, prima di allontanarsi per guardarsi meglio scambiarsi un sorriso disteso.

Jen attira Judy, facendola sedere davanti a sé e abbracciandola stretta da dietro, le posa le labbra sulla guancia per un attimo e poi la copre con la sua, cullando teneramente e loro corpi insieme.

"Posso dire una cosa strana?"

"Certo"

"Mi sento sballata anche se non abbiamo fumato"

Le due ridacchiano insieme serenamente.

"Sai, io credo che sia da un po’ che i miei sentimenti per te sono cambiati. Ma eravamo così incasinate che se ne sono stati talmente sepolti, cazzo, che non me ne sono mai accorta, per davvero. È successo anche a te?", la bionda domanda, ansiosa di condividere le loro esperienze introspettive.

"Si, mi sa che hai proprio ragione. Beh, io forse qualche avvisaglia sui miei l’avevo avuta, ma poi i casini devono averla messa a tacere per necessità", Judy risponde cercando di richiamare degli episodi in particolare.

"Già, e poi quando tutto si è calmato, sono venuti fuori da soli prima ancora che ce ne rendessimo conto, cazzo, meno male! Conoscendomi, penso che avrei dato di matto, lì per lì. O forse no, chissà. L’ho vissuta in maniera così spontanea, da quella sera nel portico di casa. Non lo so… l’ho accettata e abbracciata come la cosa più naturale che potesse accadere tra noi due. Fottutamente bella e fottutamente inevitabile"

"Già, forse lo è stata davvero, inevitabile, se ci pensi. Insomma… quante cose avrebbero potuto dividerci, strapparci l’una dall’altra, per sempre? Eppure… per quanto tremendamente sbagliate, ci hanno unite. Ci hanno permesso di vederci reciprocamente, anche al nostro peggio. Di continuare a funzionare insieme anche al nostro peggio. E siamo ancora qui, per il nostro meglio"

"E cazzo se funzioniamo bene, insieme Jude!", Jen scherza scostandosi appena dalla sua guancia per guardarla negli occhi. "Allora, raccontami un po’, di queste avvisaglie, ti va?", le propone ancora bisognosa di confrontarsi con lei.

"Oh, beh, lasciami pensare… Ci sono stati dei momenti in cui… non lo so mi sono sentita quasi sul punto di oltrepassare un limite, con te", le dice cercando di dare un ordine ai suoi ricordi. "Quella volta mentre aspettavamo il risultato del test di gravidanza, ad esempio, ricordi?", osserva la bionda annuire con un dolce sorriso.

"Poco prima che l’allarme sul mio telefono si mettesse a suonare", l’altra le conferma con voce comprensiva.

"Cazzo! Te n’eri accorta?", Judy è stupita e un po’ imbarazzata.

"Ho pensato che fosse l’emozione del momento, sai, quando mi hai guardata in quel modo ho pensato, cazzo, vuole baciarmi, che cazzo faccio se mi bacia?", si mette a ridere al ricordo. "E poi ho pensato, glielo lascio fare, non voglio allontanarla in un momento così"

"Grazie… è bello pensare che non mi avresti respinta", Judy le dice, esprimendo la sua commozione all’istinto protettivo di Jen. "Anche io l’ho attribuito all’emozione del momento, grazie al cielo quell’allarme si è messo a suonare e mi ha riportato coi piedi per terra, e la coscienza ai sensi di colpa, sai", sente l’abbraccio si Jen farlesi più stretto attorno alla vita, a quell’affermazione.

"Oh e poi c’è stata la sera in cui hai scoperto che papà uccellino in realtà era una mamma! Hai agganciato il nido dei piccoli davanti alla porta della dependance, ricordi?"

"Certo che me ne ricordo, Jude. Sono corsa da te quella sera, volevo solo condividere quel momento con te, ma quando mi sono avvicinata, tu eri dentro, ti ho vista piangere e mi sentivo così in colpa, per quello che ti avevo fatto…", la tristezza le vela gli occhi, ma è solo un attimo, il palmo caldo di Judy sulla sua guancia e il suo sguardo comprensivo, come sempre, mettono le cose a posto.

"Ma io ti ho vista, là fuori, mentre agganciavi il nido. Una delle cose che ho sempre amato di te è il tuo istinto materno, Jen. Forse perché mi è sempre mancato, per tutta la vita, da parte di chi avrebbe dovuto occuparsi di me, è sciocco?", domanda timorosa.

"È perfettamente comprensibile, tesoro. E vale lo stesso per me. Come hai sempre agito nei confronti dei nostri ragazzi, è una delle prime cose che ho amato di te", Jen la rassicura scuotendo il capo e stringendo l’abbraccio. "Sai, col senno di poi, potrei avere anche io almeno un episodio in cui, non lo so… in circostanze diverse", ragiona cercando di dare ordine a ciò che le è appena venuto in mente. Judy l’ascolta silenziosa, in attesa che prosegua.

"La notte che abbiamo passato nell’Antelope Valley…Voglio dire… era tutto così fottutamente incasinato… non so se è un pensiero che mi sta venendo ora o se davvero in circostanze diverse… però sento che quella volta avrei potuto oltrepassare il limite, con te. Perché quando ti ho chiesto se volevi essere la mia persona, ogni cazzo di fibra del mio corpo lo intendeva veramente, sai? E quando siamo rientrate e ti ho allontanata non l’ho fatto perché mi sentivo soffocata da te, in realtà. Ma dal mio bisogno di sentirti vicina, che faceva a cazzotti coi miei sensi di colpa"

"Posso farti una domanda, Jen?", Judy chiede dopo un lungo momento di silenzio.

"Certo, piccola", la bionda la guarda in attesa.

"Hai paura? Voglio dire…"

"Che le cose tra di noi vadano male, e che potremmo perderci?", Jen l’aiuta, perché ci ha pensato anche lei, nei giorni precedenti. La guarda annuire, timorosa.

"Cazzo, no! E sai perché? Abbiamo superato il peggio del peggio, tu e io, e siamo ancora qui, più unite che mai. Non credo che possa esistere una circostanza che sia in grado di separarci definitivamente, trasformare il nostro rapporto, magari, ma separarci, proprio no. Non voglio aver paura di arrendermi a quello che ci sta succedendo perché è la cosa più bella che mi sia capitata, assieme alla nascita di Charlie e Henry. Tu si?", domanda infine, più incuriosita che pavida della sua risposta.

"Cazzo, no!", Judy le sorride e la bacia dolcemente, sollevata e anche un po’ sorpresa dalla sua serenità. Chissà, forse davvero il tempismo nello sbocciare dei loro sentimenti è stato fondamentale perché questa donna incredibile che ha di fronte e che ama con tutta sé stessa vi si arrendesse così facilmente.

"Judy…", Jen cambia posizione, per poterla guardare bene in viso e stringe le mani che tiene tra le sue. "Sei entrata nella mia vita forse nel momento più buio, e anche in circostanze avverse, hai portato solo luce. Sei e resterai sempre la mia migliore amica, ma sono innamorata di te, così tanto che non credevo fosse mai possibile, e l’amicizia non mi basta più, se tu provi lo stesso per me. Voglio condividere la mia vita con te, in ogni suo aspetto. Voglio questa famiglia che abbiamo creato con tanta naturalezza. E quando dico 'voglio', lo dico con l’aspettativa che sia per tutta la vita, nel bene e nel ma-"

"Jennifer Harding, non mi stai chiedendo di sposarti, vero?"

-CAZZO!-

Cazzo questa non se l’aspettava! Jen si gratta un sopracciglio, completamente colta di sprovvista dalla DOMANDA. La vista della mora che la guarda divertita con un sopracciglio alzato le fa sfuggire una risatina a metà tra il nervoso e l’intenerito.

"Ecco, a questo non avevo ancora pensato, cioè-"

"Jen-"

"Sicuramente nel nostro futuro ci vedo-"

"Jen ti stavo prendendo in giro", Judy si affretta a precisare con una risatina, quasi dispiaciuta per averla messa in difficoltà.

"Oh… beh voglio dire-"

"Non che non ti sposerei seduta stante, sia chiaro", la mora aggiunge con sincerità.

"Beh, anche io!", un’altra risatina le sfugge, ma questa volta è più euforica che altro. "Dico sul serio!", esclama incredula. "Cioè, ora che ci penso… cazzo si, ti sposerei seduta stante anche io!", la bacia prima con entusiasmo e poi con più tenerezza.

"Io mi ci vedo sposata con te un giorno", le sussurra sfiorandole la punta del naso con la sua.

"Si, anche io piccola", Judy risponde tra le labbra mentre la bacia ancora.

"Siamo davvero così fottute, eh?", Jen scherza.

"Sempre state così fottute!", Judy risponde con fierezza.

"Okay, Hale, basta parlare di roba da matrimonio! Dobbiamo ancora fare la spesa per domani e cucinare almeno due cazzo di crostate di ciliegie. Coraggio!", la sprona alzandosi energicamente. Troppo energicamente, tanto che una fitta alle costole smorza all’istante i suoi entusiasmi.

"Ahia!", si lamenta appoggiandosi a Judy.

"Ehi, vacci piano, stai invecchiando, Harding, vedi di non dimenticartene!", la mora scherza, abbracciandola.

"Vaffanculo", Jen le sorride in cerca di un tenero bacio. "Ti amo Jude", aggiunge scostandole una ciocca di capelli dietro l’orecchio.

"Ti amo anche io Jen", le due si voltano a guardare per qualche attimo l’orizzonte inondato dai colori del tramonto, prima di allontanarsi mano nella mano.