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Contro Natura

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Capitolo Undici: Bloccati Dentro

Jen spalanca gli occhi con un sussulto mentre il tuono assordante che deve averla svegliata ancora romba nell’etere scemando lentamente. Subito una pioggia torrenziale inizia a bersagliare la finestra. -fantastico, cazzo!-

Il corpo di Judy accanto a lei le si appiccica addosso. È sdraiata su un fianco, Judy, con la schiena appoggiata al suo lato destro. Jen sorride al soffitto, godendosi il suo calore, poi si volta, affondando il naso nella massa dei suoi capelli e le circonda la vita con un braccio.

La mora si preme ancora di più contro di lei, allunga un braccio dietro di sé, trova la gamba di Jen e la piega in avanti, facendola aderire alla sua.

"Ehi", borbotta con voce assonnata, mantenendo la sua mano sull’incavo dietro al ginocchio dell’altra.

"Cazzo quanto mi sei mancata!", Jen le sussurra, con la faccia ancora immersa nei suoi capelli, allunga il collo per guardare l’ora, le 5.47 del mattino. Prima di riposare la testa sul cuscino, le lascia un delicato bacio sul collo. Sorride sulla la sua pelle, sentendo il brivido che scuote il minuto corpo della mora.

"Beh, almeno tu te la sei dormita per la metà del tempo, Harding!", Judy ribatte con un sorriso tra le labbra e gli occhi ancora chiusi.

"Stai cercando di farmi sentire in colpa per essere finita in coma?", la bionda domanda ridacchiando. La luce lampeggiante di un fulmine irrompe nella stanza illuminando i loro profili.

"Dipende. Stai cercando un modo per farti perdonare per essere finita in coma?", un tuono copre parzialmente la risata di Jen.

"Ahi, cazzo! Non farmi ridere!", Jen si porta una mano all’altezza delle costole dolenti, una smorfia di dolore sul viso.

————

"Charlie?", Henry entra cautamente nella stanza del fratello, appena il fulmine ne illumina l’interno, il piccolo si fionda velocemente sotto le coperte, il maggiore borbotta qualcosa ma gli lascia un po’ di spazio per sdraiarglisi accanto.

Il bimbo sussulta al tuono che segue, appena un po’ consolato dal fatto che abbia sentito il fratello maggiore saltare a sua volta, colto alla sprovvista dall’improvviso schianto.

"È solo un temporale, amico", Charlie biascica nel dormiveglia.

"Lo so ma…", il piccolo non sa bene come rispondere. Le poche volte che è scoppiato un temporale, c’era il suo papà che s’infilava sotto le coperte con lui.

"C’è un lato positivo, Hen. Se continua così, oggi salteremo la scuola", il fratello lo consola voltandosi verso di lui. Il movimento gli sollecita un’urgenza che non gli ha permesso di riposare granché durante la notte. Impreca tra sé e si libera delle coperte.

"Dove vai?", il minore gli domanda, allarmato.

"Henry, devo fare pipì!", si ferma un attimo, pensieroso, se continua a tuonare e a piovere così forte può dire addio al sonno, per il momento. In un attimo di giovane egoismo, prova un moto disgusto per sé stesso. Poi allontana il sentimento e si abbandona a un certo grado di maturità.

"Ehi, ho un’idea… Perché non vai da Mamma e Judy, mentre io preparo la colazione e vi raggiungo? Non dire niente, però. Gli facciamo una sorpresa?", il ragazzo gli sorride in modo rassicurante.

Il piccolo s’illumina in volto, entusiasta per la proposta del fratello, poi un’espressione di dubbio gli si palesa sul viso.

"Ehi, aspetta un attimo, tu non li sai fare i pancakes!", il bimbo gli ricorda.

"Beh, hai ragione, ma credo di poter mettere insieme qualcosa di decente, coraggio amico! Ci vediamo da Mamma e Judy tra un po’ e mi raccomando, non farti sfuggire nulla, okay?", Charlie si alza, lo accompagna fino in corridoio e sparisce nel bagno di corsa.

————

Al suono di qualcuno che bussa alla porta, Judy istintivamente si muove, cercando di allontanarsi da Jen.

"Ehi, dove vai?", la bionda la rassicura. "Dai, va tutto bene", insiste posandole un bacio sulla fronte quando l’altra si volta a guardarla, dubbiosa.

"Vieni, Boop", la mamma indovina quale dei due figli c’è dalla parte opposta della porta chiusa e lo accoglie con un sorriso rassicurante.

"Posso stare un po’ qui con voi?", il bimbo domanda in tono spaventato.

"Certo tesoro, avanti, vieni qui", Judy lo incoraggia allargando le braccia e accogliendolo proprio mentre un nuovo fulmine annuncia il prossimo tuono.

Henry si accoccola tra le braccia della mora, e la madre allunga un braccio oltre il suo corpo per toccare il figlio. Appoggia la fronte sulle spalle di Judy e chiude gli occhi, lasciandosi cullare dalla sua voce mentre si lancia entusiasta in una spiegazione scientifica sull’origine di fulmini, tuoni, eccetera. Si ritrova persino a contare i secondi che intercorrono tra l’uno e l’altro fenomeno insieme a loro.

Tutto questo sa di casa, e di amore. Ed è fantastico, cazzo, e disgustoso.

Proprio. Tanto. Disgustoso.

Quando Charlie entra senza bussare trasportando cautamente un vassoio tintinnante di bicchieri, la madre non protesta e come Judy, spalanca gli occhi colta di sorpresa e il piccolo henry salda a sedere eccitato e curioso di vedere cosa si è inventato il fratello.

"Wow Char, adesso ho capito perché è scoppiato il temporale!", la mamma scherza per mascherare il proprio orgoglio.

"Cazzo Ma’, volevo solo ringraziare Judy per ieri sera! Se avessi saputo che non avresti perso occasione per prendermi per il culo, avrei preparato un sandwich in meno!", il ragazzo si avvicina temendo di rovesciare tutto. Alla fine riesce a posare il vassoio in mezzo al letto, dopo che i tre occupanti gli hanno fatto posto. Si gratta la testa provando un misto di orgoglio e imbarazzo.

"Charlie! Grazie! È un pensiero dolcissimo!", Judy lo ringrazia con gli occhi lucidi.

"Si, si, okay, vedete di non farci l’abitudine!", lui taglia corto arrossendo. "E comunque è solo un po’ di succo d’arancia e qualche sandwich con burro d’arachidi e marmellata", prosegue sedendosi a un angolo del letto.

"Beh è più di quanto avrei potuto preparare io a quest’ora, Char, grazie davvero", la mamma gli sorride orgogliosa.

La pioggia scroscia ancora con potenza, sollecitata dal vento, i fulmini continuano a invadere periodicamente la stanza i tuoni, sempre più lontani, non disturbano minimamente il chiacchiericcio e le risa della famiglia radunata ai quattro angoli del letto.

"Okay gente, programmi per la giornata? Il bollettino dice che in centro è tutto bloccato e le scuole sono chiuse. A quanto pare è attesa un altro temporale nel giro di poche ore, quindi… che si fa?", Jen li guarda ad uno ad uno, in attesa di proposte. Non è mai stata tanto contenta di rimanere bloccata a casa a causa del maltempo.

"Maratona di Harry Potter?", il piccolo Henry propone.

"No, vi prego!", Charlie sbuffa alzando gli occhi al cielo.

"Okay, un titolo a testa, che ne dite?", Judy propone, diplomatica come al solito.

"Ottima idea!", Jen approva sorridendole amorevolmente.

"Io scelgo Resident Evil!", Charlie esclama.

"Char… no…", la madre lo guarda severa.

"Uhm… Pitch Black?", il ragazzo insiste ridacchiando. "Okay, okay, ci devo pensare su…"

"Harry Potter e la camera dei segreti", Henry cinguetta entusiasta.

"Una notte al museo", Judy propone.

Jen alza gli occhi al cielo, già consapevole che il titolo che sta per proporre susciterà una qualche reazione divertita alla mora. "Eh va bene, che ne dite di… Galaxy Quest?"

"Harding!", Judy esclama meravigliata con un sopracciglio alzato.

"Che cos’è?", il figlio minore domanda.

"Un film con Sigourney Weaver, contento?", la mamma dichiara con nonchalance, strizzando l’occhio prima al bimbo e poi a Judy.

"Okay, okay, ce l’ho!", Charlie annuncia elettrizzato.

"Avatar!", appena apre bocca la madre alza gli occhi al cielo, infastidita.

"Sul serio, Char?"

"Che c’è? Dai mamma, è ganzo! Non fare la pallosa solo perché c’è quella tipa forte pure lì!"

————

A dispetto del tempo fuori, l’atmosfera in casa è rilassata e piena di calore. La prima parte della mattinata passa in fretta, ognuno dedito alle proprie attività. Jen e Judy devono rimandare, per la seconda volta di fila, il loro primo appuntamento coi rispettivi terapisti, scelti dopo una meticolosa ricerca incrociata tra la lista del Pastore Waine e le recensioni su Yelp.

Poi si accomodano sul divano a guardare per l’ennesima volta Harry Potter. Beh, in realtà lo guarda solo Henry, e Judy ogni tanto si sforza di partecipare perché le dispiace farlo sentire solo. Charlie seguita per tutta la durata del film a messaggiare presumibilmente con Natalie. E Jen… beh cazzo, Jen è totalmente assorbita dalla sensazione di avere Judy appiccicata accanto a lei, un braccio intrecciato col suo e le mani allacciate sotto una calda coperta.

E cazzo quelle mani, quelle mani! Si è imposta di tenerla stretta tutto il tempo la mano di Judy, per paura di cominciare a giocarci come quella volta alla presenza di Lorna. -Cazzo sono solo le 11 del mattino! Datti una cazzo di regolata, Jen!-

Proprio mentre l’auto volante dei fratelli Wesley salva Ron e Harry dall’orda di ragni sguinzagliati da Aragog, le due adulte si alzano per preparare il pranzo. Judy propone un curry con riso, ceci e latte di cocco, tanto per scaldare l’atmosfera tempestosa della giornata, dice. Henry accoglie con entusiasmo l’idea, mentre Charlie, come suo solito, scherza facendo il guastafeste.

Jen non pensava che potesse divertirsi così tanto in cucina a tagliare verdure sotto la guida attenta della mora. Resta affascinata dalla ricetta man mano che questa prende forma sotto le mani abili di Judy e quando alla fine versano la salsa cremosa e ambrata nelle ciotole già colme di riso basmati cotto a vapore, il profumo pungente e speziato che si sprigiona è ancora più intenso di quello che già invade la stanza.

Jen pensa che quel piatto sia una delle cose più buone che abbia mai assaggiato, e col figlio minore si ripropongono di provare, prima o poi, a sostituire i ceci con del pesce, mentre Charlie, che non riesce contenere il suo entusiasmo, visto che anche lui adora il piatto, propone anche una versione con carne.

Judy è così contenta che per un attimo si chiede come mai le è venuto in mente solo ora, dopo quasi due anni, di cucinar loro un piatto simile! Li avrebbe avuti tutti nelle sue mani già dalla prima sera! Pensa divertita.

Jen insiste perché se ne torni sul divano e lasci a lei la pulizia della cucina, rubandole un veloce bacio, mentre i ragazzi ridono ogni volta che Sigourney Weaver si tasta le sue tette finte sull’astronave che "Non è l’Enterprise".

"Una notte al museo" passa sonnacchioso, il curry, caldo di temperatura e grazie alle spezie, ha un effetto soporifero su tutti quanti e benché il divano sia abbastanza grande per tutti, il fatto che Jen sia ancora dolorante spedisce gli altri tre appiccicati a un lato del divano, mente la bionda "riposa gli occhi", lunga distesa con la testa sul grembo di Judy, per tutta la durata del film. È talmente presa a riposare gli occhi che alla fine del film Judy deve ripetere il suo nome tre volte, prima che la donna le risponda.

Un pigiama per uno, due fette di pizza a testa, (grazie al cielo le consegne di Slice non si fermano neanche durante una tempesta), e un Avatar dopo, la famiglia si da la buonanotte, contenta per la bella giornata passata tutti insieme. Nonostante non si sia praticamente mosso dal divano, il piccolo Henry è talmente esausto che non chiede nemmeno la solita compagnia "finché non si addormenta", e Charlie da loro una buonanotte veloce sparendo subito in camera propria, contento di avere finalmente un po di tempo per sé.

Jen e Judy si ritirano mano nella mano nel rifugio che è la loro camera. Anche loro esauste, si trascinano a turno in bagno, e si addormentano abbracciate poco dopo essersi coricate.