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Contro Natura

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Capitolo Otto: Stessa Barca

"Char…", Jen borbotta con voce impastata osservando il figlio avvicinarsi prontamente al suo letto.

"Ehi, Ma’, come ti senti?", il ragazzo le porge il bicchiere colmo d’acqua e la donna succhia dalla cannuccia un paio di sorsate, facendogli segno di alzare lo schienale del letto, così da poter stare un po’ più eretta.

"Dove sono tuo fratello e Judy?", la bionda domanda rigirandosi il bicchiere tra le mani. Una smorfia di dolore le segna il volto. Ora che l’effetto dei potenti tranquillanti sta svanendo, le sue costole e la sua schiena malandati iniziano a farsi sentire, -Signora Harding, dovrà essere paziente col suo corpo, ormai è vicina alla menopausa e-Cazzo! Vaffanculo Doc!-

"Judy è andata a casa a prendere non so cosa, Henry ha voluto accompagnarla", il giovane rimette a posto il bicchiere e torna a sedersi vicino alla mamma.

"Ah si, ora ricordo", lei risponde ripensando a quanto Judy fosse costernata dall’aver conservato quella lettera e dal fatto che Charlie l’avesse trovata. Ma Jen, sollevata dal fatto che il figlio non l’avesse aperta, l’ha tranquillizzata e insieme hanno deciso che è meglio tenerla in cassaforte. Questo è il motivo più importante per il quale la mora è corsa a casa.

"Finalmente potrò togliermi questa cazzo di camiciola aperta sul culo e infilarmi in un vero pigiama!", la bionda si passa una mano sui capelli, finalmente puliti, dopo il primo vero bagno da giorni. Era sollevata quando le hanno tolto la fasciatura alla testa, constatando che la porzione di capelli che le hanno rasato per operarla sia minima e soprattuto resti coperta dal resto della sua chioma.

"Sai… Judy mi ha raccontato del tuo piccolo sfogo di qualche giorno fa", la donna azzarda osservando il figlio che improvvisamente alza gli occhi al cielo, a disagio.

"Certo, avrei dovuto immaginarlo, niente segreti tra voi due, eh?", il ragazzo scuote il capo con aria delusa, tornando a concentrarsi sul proprio cellulare.

"Non è entrata nei particolari, però si, me lo ha detto. Abbiamo passato troppi casini nascondendoci cose, in passato. Non vogliamo più che funzioni così", Charlie valuta in silenzio le sue parole e, anche se non è pronto ad ammetterlo, sa perfettamente che hanno un senso.

"È solo che…", il ragazzo si arrende all’evidenza che la madre non lascerà correre, e forse una parte di lui vuole persino liberarsi con lei da certi pensieri e colpe che si sente addosso. La mamma ha ragione, nascondersi cose in famiglia non ha niente di positivo. Se solo lui avesse parlato quando ha scoperto del papà, forse lui ora sarebbe ancora vivo. Magari non sarebbero più una famiglia, magari lui e la mamma si sarebbero separati. Ma lui sarebbe ancora vivo.

"Mi dispiace, mamma", le dice con le lacrime agli occhi.

La donna allunga un braccio per accarezzargli il viso e asciugare una singola lacrima sfuggita al suo controllo.

"Per che cosa, piccolo?", Jen domanda con voce dolce.

"Sapevo di Bambi, e non ho mai detto nulla", lui ammette, incapace di articolare meglio i propri pensieri ed esprimersi di conseguenza.

Jen resta in silenzio per un lungo attimo, cercando di vincere un moto di risentimento verso di lui che non si sarebbe aspettata di provare.

"Papà era la persona che si prendeva cura di voi, che vi portava a scuola, che parlava coi professori, che giocava con voi, che badava alla casa e ci nutriva tutti. Era un padre fantastico. È naturale che tu volessi proteg-"

"Già, e tu nel frattempo?", il figlio la interrompe.

"Charlie, non devi sentirti in colpa per come sono andate le cose tra papà e me", Jen lo rassicura con amore. "Non era una tua responsabilità, ma solo nostra. Okay, tesoro?"

"Okay, ma…", il giovane tira su col naso un paio di volte. "Stavolta non me ne starò zitto. So che non sono affari miei, ma Judy è diversa. E io te lo devo dire", si affretta a proseguire.

"No, Charlie, basta! Non voglio sentire paragoni di questo genere!", la madre lo ferma con decisione, consapevole del fatto che, per quanto ingiusto, anche lei indugia spesso su certi pensieri.

"Okay, allora! Niente paragoni, ho capito, scusa, hai ragione, però stammi a sentire, okay?", il ragazzo insiste imperterrito, per niente intimorito dal tono fermo della madre.

Jen alza gli occhi al cielo e allarga le braccia a mezz’aria, sconfitta dalla sua insistenza.

"Non mandare tutto a puttane!", lui l’ammonisce secco.

"Cosa?", la donna sgrana gli occhi, colta totalmente di sorpresa da quelle parole.

"Mamma, dai, Judy ha negato e lo capisco, ma tu me lo puoi anche dire, per noi va bene", il ragazzo afferma in tono sereno.

"Negato cosa? Che ti dovrei dire?", lei domanda sospettando già quale sia la risposta del figlio e vagamente delusa da Judy.

"Sul serio, Ma’? Se ne sono accorti tutti già da un bel pezzo, e se nessuno ha il coraggio di aprire bocca è solo perché tutti conoscono il tuo carattere di merda", Charlie prosegue, ormai quasi divertito dalla piega ridicola che sta prendendo la conversazione.

"Ehi!", la donna esclama offesa guardandolo in cagnesco. Poi d’un tratto si affloscia, sconfitta.

"Oh mio Dio, Charlie! Cazzo non posso credere che sto discutendo di questo con mio figlio!", esclama incredula portandosi le mani ai capelli in un gesto di divertita frustrazione.

"Beh, vuoi sapere una cosa? Ve ne siete accorti tutti, tranne noi!", gli confessa sentendosi stupida.

"Non ci posso credere!", lui ribatte sghignazzando.

"Beh sono stati mesi… difficili… avevamo altro a cui pensare, okay?", la donna si giustifica con un lieve imbarazzo, più al pensiero di quanto siano state cieche entrambe che per altro. Osserva il figlio scuotere il capo, ancora col sorriso sulle labbra.

"Assurdo, mamma! Cazzo, lasciatelo dire! Ci avete fatto da genitori per mesi, hai passato più tempo con lei da quando è entrata a far parte della nostra famiglia di quanto tu possa averne passato con tutto il cazzo di vicinato da che io mi ricordi. Le hai affidato la nostra custodia. La casa, tutto. Siete sempre schifosamente appiccicate, cazzo! E da quanto tempo non passa la notte nella dependance?"

Jen arrossisce di colpo, consapevole delle implicazioni di quell’ultima domanda, ma prima che possa intervenire, il figlio scoppia in una risata fragorosa.

"Non siete usciti dall’auto? E che cos’avreste fatto, chiusi lì per CINQUE ore?", Charlie non aveva potuto fare a meno d’incrociare lo sguardo di Judy, chiedendo silenziosamente -Glielo devo spiegare sul serio?-

"Cosa cazzo hai da ridere, adesso?", domanda, confusa.

"Scusa, Ma’, ripensavo a quando… lasciamo stare. Beh, spero che questa brutta esperienza vi faccia aprire gli occhi una volta per tutte, sul serio, ormai siete ridicole, cazzo", il ragazzo afferma tornando serio.

"Si, beh… suppongo tu abbia ragione", Jen afferma a disagio, focalizzando la propria attenzione sul tessuto del lenzuolo che le copre le gambe.

"Cazzo, si! Forse la botta alla testa ti è servita!", il giovane scherza.

"Beh ci stavamo arrivando già prima, se proprio lo vuoi sapere!", la madre concede alzando un sopracciglio con nonchalance. È strano parlare con lui di questo, ma forse anche liberatorio. In un certo senso, glielo deve.

"Davvero? Racconta!", lui domanda, interessato.

"Adesso non ti allargare!", la madre l’ammonisce.

"Hai ragione, meglio di no!", il figlio esclama, fingendo un’espressione schifata. "Vado a prendere qualcosa da bere", annuncia sollevato, lasciando la madre ai propri pensieri.

Forse Charlie ha ragione, forse è proprio assurdo, cazzo, che non se ne siano accorte prima, pensa, rilassando la testa sul cuscino e fissando con sguardo assente il bianco della parete.

Chiude gli occhi, abbandonandosi ai ricordi dei mesi passati, sforzandosi d’individuare il momento esatto in cui collocare un cambiamento nella loro dinamica, ma è impossibile, cazzo. Non c’è un momento preciso, ma un’infinità di attimi, anche quelli dolorosi, in cui la relazione tra lei e Judy era semplicemente incomparabile, unica e in continuo divenire.

Ciò che era successo alla presenza inconsapevole di Lorna, ad esempio, cazzo, quello si che era stato… non sa nemmeno come definirlo. Okay, un azzardo. Okay forse anche un gioco, in parte. Ma cazzo c’era stata una complicità tale tra di loro in quell’ufficio! Era questo che aveva reso quel momento assolutamente speciale e unico.

E il bacio che era seguito nell’ascensore? Ripensa alla sensazione delle labbra di Judy sulle sue, al suo sguardo pieno di amore, mentre l’ha attirata a sé. Alla delicatezza e alla dolcezza di quel primo (e unico, a dirla tutta), vero bacio.

E ripensa alla naturalezza con cui, invece, si erano scambiate automaticamente quel fugace bacio quella sera nel portico di casa. Era stato come se tutti quei mesi passati non potessero che portarle inevitabilmente a quel… punto di svolta?

Ripensa a quando si è svegliata un paio di giorni prima, incontrando quello stesso sguardo, e capisce che era stato come guardarsi allo specchio, perché lei sa di avere la stessa cazzo di disgustosa espressione quando guarda Judy, adesso più che mai.

Tutte queste capriole di pensieri le fanno girare la testa, cazzo! Quindi siamo proprio innamorate, cazzo! Forse è un po’ troppo presuntuoso, affermarlo per entrambe, pensa razionalmente. Ma ne è così fottutamente sicura che non può proprio farne a meno. E poi si blocca per un attimo, aspettandosi una qualche reazione negativa da parte della sua razionalità. Niente.

"Mamma!", appena la porta si spalanca, il piccolo Henry corre verso il letto salutandola con un largo sorriso. Uscire un po’ da quell’ospedale gli ha fatto decisamente bene.

"Sono contento che sei sveglia, Shandy e sua mamma ti salutano, e Karen mi ha detto di dirti che ha un nuovo vino da farvi assaggiare e che non vede l’ora che torni a casa", Jen alza gli occhi al cielo al pensiero dei vicini che non ha mai considerato e che solo grazie a Judy ha imparato ad accettarli come una parte, anche se marginale, della loro quotidianità.

Judy sghignazza alla sua espressione, mentre si avvicina abbandonando due borse sulla sedia. Come sempre si china verso la sua fronte posandovi un delicato bacio e sorridendole subito dopo, -disgustoso-, Jen pensa dimenticandosi di respirare per un momento.

"Stai bene?", la mora le domanda lisciandole una ciocca di capelli. Jen le risponde con un sorriso e un semplice cenno del capo.

"Solo un po’ dolorante", dichiara sperando in qualche coccola extra, -Ew, Harding! Eh sì, tu di sicuro si che sei innamorata, cazzo!"-

"Coraggio, Jen, ancora un paio di giorni e ti lamenterai a casa", Judy commenta. È così contenta di portare Jen a casa che non vede l’ora. Il pensiero che possano tornare alla loro routine quotidiana, anche se vorrà dire riprendere il lavoro a breve, magari part-time per poter continuare ad assisterla, la riempie di energie, nonostante le ultime due settimane siano state sfiancanti sia fisicamente sia emozionalmente.

————

Dopo essersi goduta la compagnia dei figli per un po’, Jen li invita a lasciare la stanza e aspettarla nel corridoio, in modo da potersi finalmente infilare nel suo pigiama e muovere i primi passi fuori da quella cazzo di stanza.

Non appena resta sola con Judy, un piccolo dilemma fa capolino nella sua testa. Fino a quel momento, sono state le infermiere a prendersi cura della sua igiene personale. E benché oramai riesca a muovere gli arti superiori abbastanza agevolmente, ha ancora bisogno di assistenza per quanto riguarda la sua stabilità a stare eretta, un po’ per la debolezza alle gambe, un po’ per il dolore alle costole.

È indubbio che, in questo momento, come per i prossimi giorni, quando tornerà a casa, avrà bisogno di aiuto. Per lavarsi, per vestirsi, per salire e scendere le scale, sicuramente. Per un attimo le passa perla testa di chiamare la donna che l’ha assistita dopo la mastectomia, ma esclude subito l’eventualità. Lei s’incazzerebbe a morte se le loro parti fossero invertite e fosse Judy ad avere bisogno del suo aiuto.

Si scopre le gambe e si siede di lato sul materasso, coprendosi il fondoschiena con l’ammasso di lenzuola. Non è che non voglia il suo aiuto, anzi. Ma dopo quello che di recente è successo tra loro, ecco, si sente un tantino a disagio, cazzo! Insomma, non è proprio il massimo del romanticismo, no? -Harding, vedi di non mettere il carro davanti ai buoi, cogliona che non sei altro!-, vivere questa nuova fase del loro rapporto dovendo dipendere proprio da Judy. Si tira il camice fin sotto le ginocchia.

"Jude…", si schiarisce la voce portandosi istintivamente le braccia attorno al seno, aspettando che la mora si volti a guardarla.

"Eccomi, va tutto bene?", la donna domanda notando la sua espressione preoccupata. Si avvicina posando il pigiama sul letto. Le sorride, lisciandole una ciocca di capelli, con la punta delle dita le sfiora il contorno del viso cercando il suo sguardo.

"Lo so… è un po’ imbarazzante, vero?", ammette osservandola sospirare con sollievo e guardarla con espressione vagamente frustrata.

"Ssssiiii, scusa!", Jen sibila a denti stretti.

"Scusa di cosa? Cioè, se fossi al tuo posto, probabilmente mi sentirei allo stesso modo… Beh… è imbarazzante anche da questa parte. Voglio dire… uhm, cioè dopo…", la donna annaspa grattandosi un sopracciglio.

"Quindi suppongo che siamo sulla stessa barca", Jen l’interrompe ridacchiando con tenerezza. L’idea che anche Judy stia sperimentando le stesse emozioni la tranquillizza.

"Già, pare che ultimamente siamo sulla stessa barca su un sacco di cose", l’altra risponde ammiccando e facendosi contagiare dalle sue risate.

"Davvero?", la bionda sussurra e le prende una mano tirandola a sé, incoraggiata dalla sua risposta. Alza il viso per poterla guardare negli occhi. La sensazione delle sue ginocchia a contatto con i fianchi di Judy le provoca un’ondata di calore che si espande velocemente verso il suo basso ventre e risale disturbando le farfalle parcheggiate nel suo stomaco, facendole svolazzare quà e là e un po’ ovunque, cazzo.

Il bisogno di baciarsi è così fottutamente forte che è impossibile fermarsi, per entrambe. Sorridono, mentre le loro labbra si sfiorano in un morbido e casto bacio.

È Judy ad allontanarsi poco dopo, leggendo un leggero moto di frustrazione nell’espressione di Jen, lascia che la sua fronte riposi su quella della bionda.

"Sai cosa facciamo? Ti aiuterò solo quando sarà proprio necessario, e tu, da brava, ti farai aiutare, senza tante storie. Non toccherò e non guarderò a meno che non sia costretta o che tu lo voglia. Che te ne pare?"