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Contro Natura

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Capitolo Sette: Risvegli

Nel breve lasso di tempo che i medici impiegano per raggiungere la stanza di Jen, lei è nuovamente scivolata nel coma, a parte quel breve guizzo di un singolo dito avvertito da Charlie e il tremolio delle palpebre di cui tutti e tre componenti della famiglia sono stati testimoni, non ci sono state altre manifestazioni. Le reazioni alla scala di Glasgow sono state nulle, poco dopo quel primo, brevissimo risveglio. Ma i medici sono ottimisti e incoraggiano i tre a ripetere la procedura che hanno adottato, ogni qualvolta la paziente reagisca  a qualsiasi stimolo o manifesti i segni di un risveglio.

I ragazzi hanno insistito per non muoversi dall’ospedale, per il momento, vogliono essere presenti per i prossimi risvegli. Judy non ha protestato, anzi, li ha incoraggiati a rimanere. È notte, lei ha ceduto loro la propria branda. Henry si è addormentato sfinito tra le braccia del fratello, che tenta di stare il più fermo possibile per non disturbare il suo riposo.

Osserva silenzioso Judy, che siede accanto al letto della madre, la sua mano non lascia mai il contatto con quella di Jen. Ogni tanto il suo pollice le accarezza dolcemente il dorso, ogni tanto la mora solleva l’altro braccio, portando la mano corrispondente ai capelli e alla fronte della bionda.

"Ti piace? Parker?"

"Non lo so, come si fa a capire se ti piace una persona?"

"Beh, ecco… senti come… di volerla sempre accanto, hai voglia di condividere tutto con lei. E ti fa sentire al sicuro. E tira fuori il meglio di te. Ti senti vulnerabile e-…"

Chiude gli occhi con forza, cercando di ricacciare indietro le lacrime che minacciano di sfuggire al suo controllo -cazzo di femminuccia-, ora lo sa cosa vuol dire quando ti piace qualcuno. Quando ami qualcuno. Gli basta guardare Judy, adesso. Gli basta richiamare alla memoria sua madre e Judy insieme. Deglutisce rumorosamente, -cazzo-. E poi non riesce a trattenere un singhiozzo.

Judy lo raggiunge e gli tende la mano, consapevole del suo stato, facendogli segno di seguirlo fuori. Lui non la prende, ma si alza lentamente e la segue, tentando furiosamente di asciugarsi le lacrime che seguitano a rotolargli giù per le guance nonostante i suoi sforzi.

"Va bene, Charlie, tira fuori tutto. Fa bene piangere a volte, piccolo", la donna lo consola appena usciti nel corridoio deserto.

"No, Judy, non va bene, okay?", il ragazzo sbotta a bassa voce premendosi i palmi delle mani sugli occhi. Judy gli passa un braccio sulle spalle e lo guida verso le sedie dietro di loro.

"Ti va di parlarne?", propone dolcemente.

"Quando mamma si è operata, papà a malapena si faceva vedere. Solo perché eravamo noi ad insistere nel venire a trovarla", dichiara sforzandosi di mantenere la voce ferma. Judy resta in silenzio, non sapendo bene cosa dire. Gli accarezza le spalle, nel tentativo di essere di consolazione, in qualche modo.

"L’ha lasciata sola, Judy!", racconta in tono ferito e disgustato. "Loro non immaginavano che io sapessi, ma lo vedevo, quando la sera tardi se ne andava nella dependance", prosegue singhiozzando.

"Talvolta le cose tra due persone che si amano non sono così semplici, Char", Judy afferma in tono delicato. "Non si può giudicare dall’esterno", aggiunge con diplomazia.

"Io non voglio giudicare. Ma un paio di occhi ce li ho. Non ho mai visto il papà e la mamma uniti come lo siete voi due, nemmeno quando ero piccolo", afferma guardandola negli occhi. "Pensavo di essermi fatto un’idea di cosa fosse l’amore, ma non ne sapevo proprio un cazzo, finché non sei arrivata tu"

"Charlie-…", Judy tenta di fermarlo, ma lui la interrompe subito.

"Va bene, Judy", si affretta a precisare. "Cazzo non ho mai visto la mamma così felice intorno a qualcuno che non fossimo io e Henry." Ma questo mi porta a rivalutare il papà e la mamma, e fa male, cazzo!", il ragazzo continua a singhiozzare.

Lei resta in silenzio, lasciandolo sfogare. Il punto adesso non è precisare la relazione tra Jen e lei. Anche perché, visti gli avvenimenti poco prima dell’incidente, non saprebbe neanche cosa precisare.

"Ho passato mesi a incolpare mamma per quell’unica cazzo di volta che ha perso le staffe e l’ha sbattuto fuori di casa! Ma lui se lo meritava! E io non ho mai fatto nulla per sostenerla o consolarla, anzi", il giovane prosegue nel suo sfogo.

"Tesoro tu sei ancora un ragazzino, non puoi incolparti o sentirti responsabile per-…", ma Charlie la interrompe di nuovo.

"È sempre stato preso dal suo sogno di diventare un cazzo di musicista e l’ha lasciata sola ad ammazzarsi di lavoro per noi", si tocca il mignolo, a contare un "uno".

"L’ha abbandonata quando ha deciso di farsi operare per non rischiare di lasciarci orfani e da allora non l’ha neanche più guardata", l’anulare, a segnare un "due". "Lo sai che quando è tornata dall’ospedale non riusciva neanche ad alzare le braccia e ha dovuto assumere un’assistente personale per potersi almeno dare una cazzo di lavata?"

Digrigna i denti dalla rabbia e si tocca il medio a indicare un "tre", sospira pesantemente. "L’ha tradita per oltre un anno e mezzo, con una tipa che avrà si e no cinque o sei anni più di me!", adesso la sua faccia è contorta dal dolore e dal risentimento e Judy non riesce più a trattenersi e lo stringe forte cercando di calmarlo.

"Basta, tesoro… coraggio, va tutto bene", lo rassicura.

"Lui le ha detto che la mamma era morta e che ci stava crescendo da solo", confessa, singhiozzando. "Io lo sapevo, cazzo, e non ho fatto un cazzo di niente. Non le ho detto nulla nemmeno dopo l’incidente. E l’ho sentita piangere non so quante volte-…"

"Charlie, adesso basta!", Judy lo afferra per le spalle allontanandosi per guardarlo con decisione negli occhi. Lui si blocca, spiazzato dalla sua presa di posizione.

"Ascoltami bene, okay? Non ti puoi incolpare per qualcosa di cui non sei responsabile, primo, e secondo, tenere qualcuno a cui si vuole bene all’oscuro di qualcosa a volte è necessario a proteggerlo. E io sono sicura che, anche se inconsciamente, tu non abbia detto niente alla mamma di Bambi proprio per questo motivo", Judy conclude guardandolo sgranare gli occhi.

"Si tesoro, a un certo punto la mamma e io lo abbiamo scoperto. È acqua passata oramai", lo rassicura accarezzandogli una guancia.

"Coraggio, piccolo, asciughiamoci queste lacrime, ricomponiamoci e torniamo dentro prima che tuo fratello si svegli tutto solo", suggerisce asciugandogli il viso.

"Hai mai tenuto nascosto qualcosa alla mamma, o lei a te?", il giovane domanda.

"Oh, non hai idea, tesoro!", confessa cercando di alleggerire l’atmosfera. "Ma adesso abbiamo raggiunto un punto d’incontro"

"Beh suppongo sia successo ogni volta che vi siete mollate", Charlie ragiona provando a sghignazzare.

"Ok, Charlie, un’ultima cosa", Judy aggiunge colta da un improvviso imbarazzo.

"La mamma e io… ecco noi non siamo-…", Charlie sbotta in una risata.

"Oh, dai Judy! È evidente da un bel po’, e poi ho trovato la lettera della mamma", afferma grattandosi la testa imbarazzato.

-cazzo!-

"Scusa, volevo fumare una canna per il mio compleanno, ma alla fine non l’ho presa perché nel frattempo voi vi siete schiantate e mi avete rovinato tutto"

"Oh, aspetta", a Judy si è gelato il sangue nelle vene al pensiero della lettera, ma dopo un attimo di mancamento intuisce che Charlie è troppo sereno per averla letta. "Non ci siamo schiantate, ci sono venuti addosso!", prende tempo e osserva il ragazzo, per cercare di capire se abbia o meno sbirciato ciò che Jen le ha scritto. -È la sua cazzo di stupidità, avrebbe dovuto nasconderla meglio, quella lettera, o meglio bruciarla, ma come avrebbe potuto? -Ti amo più del vino. Grazie per l’amore che hai per me e i nostri ragazzi-, si schiarisce la voce e non riesce a non domandare. "Non l’hai letta, la lettera, vero?"

"Sei matta? Non sono mica così sfigato da voler sbavare su una disgustosa lettera d’amore!", il giovane risponde offeso. La mora tira un sospiro di sollievo, cercando di mostrarsi indifferente.

"Comunque… ecco… davvero, noi non siamo… non siamo insieme, Charlie. Sul serio", precisa.

"Beh, farò finta di crederti, okay?", lui ribatte alzando un sopracciglio. "Però dovreste, Judy. Dico sul serio. È bello vedervi insieme. Henry un paio di volte mi ha chiesto come mai non ci avete ancora detto nulla, sai? Lui ti adora davvero", abbozza un sorriso mesto, ancora provato dallo sfogo di poco prima.

"Okay basta con le fantasie, adesso. Sono sicura che se dovessero cambiare le cose tra me e la tua mamma, anche lei vorrebbe parlarvene, quindi, stai sereno, si?", Judy conclude esortandolo ad avviasi verso la porta della stanza di Jen.

"Quando cambieranno!", il ragazzo precisa, sicuro di sé.

"Si, si, ora chiudi la bocca, furbetto", la mora sghignazza un po’ più leggera.

————

Nei seguenti due giorni Jen si risveglia a intervalli piuttosto regolari, mai per non più di dieci, massimo quindici minuti ogni volta. I ragazzi sono stanchi, ma resistono dormendo a turno, anche Judy è riuscita a stendersi qualche ora, ognuno di loro con l’impegno di allertare gli altri, quando la donna mostra i primi segni di un imminente risveglio. La prima volta che ha aperto gli occhi, faceva fatica a tenere lo sguardo fisso su qualcuno di loro, ma reagiva quando la chiamavano. La seconda volta i medici erano già presenti e l’hanno sollecitata provando con stimoli dolorosi. La terza e la quarta volta si è agitata, trovandosi un tubo in gola e solo le parole dolci e rassicuranti di Judy sono riuscite a calmarla. Ha pianto, enormi lacrimoni che si schiantavano sonoramente sul guanciale sotto la sua testa.

Ma la quinta volta è stata da primo premio, quando ha alzato gli occhi al cielo all’ennesimo zelante riassunto di  Judy sul come e sul perché si trovasse lì, esprimendo a tutti, medici compresi, seppur senza pronunciar parola, che si è rotta le palle di essere ragguagliata sull’accaduto perché non è una cazzo di vecchia rincoglionita.

A quella manifestazione Charlie è scoppiato a ridere di gusto esclamando "Che cazzo ma’, mi hai distrutto la macchina!", Henry ha azzardato un premuroso abbraccio attorno ai suoi fianchi e Judy è scoppiata in un pianto di sollievo.

A quel punto i medici hanno provato a ridurre un po’ più drasticamente i barbiturici e dopo neanche ventiquattro ore hanno tentato con successo l’estubazione.

I ragazzi hanno ripreso la scuola dopo qualche giorno di assenza ed sono tornati a stare da Lorna.

————

La mattina appena passata, Jen ha ricominciato ad assumere una leggera dieta liquida. La sua voce è ancora rauca a causa dell’irritazione provocata dal tubo endotracheale. Sollecitata da Judy più volte al giorno, su suggerimento del fisioterapista che si prende cura di lei per una mezz’ora ogni mattina, la bionda riesce a muovere le braccia ogni volta con meno sforzo di quella precedente. Benché faccia più fatica con il braccio sinistro, essendo sul lato delle costole rotte. I medici le hanno detto che ci vorrà del tempo, prima che il dolore sparisca del tutto, anche a causa della sua età, pericolosamente vicina alla menopausa. Se avesse potuto, li avrebbe letteralmente fulminati con un’occhiataccia. Ma i supereroi non esistono e lei ha ripiegato mostrandosi abbattuta quel tanto che è bastato perché Judy s’impegnasse a consolarla.

Non ha idea di che ore siano, quando si sveglia con un senso di oppressione al petto. Prima di aprire gli occhi, viene colta dalla paura. Tenta un paio di respiri profondi, e a parte il bruciore alla gola, che comunque sta diminuendo,  e il dolore alle costole, abbastanza sopportabile, non le pare ci siano complicazioni. Azzarda a sollevare una palpebra.

Un paio di dolci occhi nocciola la stanno fissando a non più di quindici centimetri dai suoi. Distende la zona sopra le sopracciglia nel tentativo di non storcere gli occhi. Judy le sorride, con la testa appoggiata sul suo torace. Il senso di oppressione, in effetti, non è poi così potente, e si rende conto che la donna sta cercando di trattenere la maggior parte del suo peso per non gravarle addosso.

"Ciao", le sussurra con sguardo adorante.

"Cazzo, Jude. Devo avere un procione morto da una settimana in bocca, allontanati dalla mia faccia!", cerca di scherzare strascicando le parole e cercando di deviare il flusso d’aria che le esce dalle labbra lontano dalla mora.

"È vero", l’altra sghignazza tranquilla.

"Ehi, vaffanculo!", le risponde scherzosamente.

"Ma non me ne frega niente", Judy precisa seguitando a sorriderle.

"Allora avvicinati che voglio darti un bacio", Jen chiede dolcemente.

"Non sulle labbra, stramba! Mica voglio ucciderti!", protesta cercando di allungare il collo verso la fronte dell’altra.

Judy le accarezza la guancia, mentre si avvicina offrendole la fronte. Un morbido bacio indugia sulla sua pelle. Lei chiude gli occhi godendosi la sensazione piacevole delle farfalle nello stomaco.

"Sembri esausta, piccola", Jen osserva con voce premurosa. Con un po’ di sforzo, riesce a sollevare il braccio e a sfiorarle il viso con le dita per qualche secondo, dopodiché lo abbandona su quello della donna, ancorandosi con la mano alla sua spalla.

————

"Non ora, piccolo", Charlie sussurra al fratellino, bloccandogli la strada verso la porta.

"Perché?", Henry domanda perplesso.

Il maggiore si mette un dito davanti alle labbra per suggerirgli di fare silenzio, gli mette una mano sulla spalla e lo guida lentamente verso la porta socchiusa. Con l’altra mano la spinge quanto basta perché si possa vedere all’interno e gli fa cenno di sbirciare dentro.

I due fratelli assistono sorridenti alla tenera scena della mamma e di Judy. Nessuno dei due osa respirare. Nessuno dei due osa allontanarsi.

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"Ehi, Jude", Jen sussurra, "Non voltarti", le ordina giocosamente. "Abbiamo un paio di spettatori", la informa.

"Si?", la donna le sorride complice.

"Sono troppo divertenti, che dici, li teniamo in sospeso per un po’?", le fa l’occhiolino.

"Harding, certo che sei proprio dispettosa!", Judy commenta sghignazzando insieme all’altra.

"Okay, ragazzi, entrate, non passate per niente inosservati", la mamma alza un po’ la voce per farsi sentire.

I due fratelli si guardano imbarazzati, poi il piccolo si fionda sorridente verso il letto, rallentando solo all’ultimo secondo, per paura di far male alla madre. Il grande si gratta nervosamente la testa e varca la soglia con un sorriso mesto.