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Contro Natura

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Capitolo Sei: Fuori e Dentro

"Ok, ragazzi, ricordate cos’ha detto il medico? La mamma ha preso una bella botta, in più ci sono delle macchine che l’aiutano a guarire, quindi non sarà proprio un bello spettacolo", Judy li avverte in tono sereno.

"Però non dobbiamo preoccuparci e non dobbiamo spaventarci, soprattutto davanti a lei, okay? Cerchiamo di trasmetterle sempre vibrazioni positive", guarda il piccolo Henry annuire con sguardo un po’ preoccupato e Charlie alzare gli occhi al cielo, prima di strizzarle l’occhio.

"Pensate di essere pronti? Se non siete sicuri, possiamo aspettare ancora un pochino", suggerisce.

"Potresti andare prima tu, cosi ci dici cosa ci dobbiamo aspettare?", Charlie propone a beneficio del fratello minore.

"Questa mi sembra davvero un’ottima idea, Charlie. Per te va bene, Boop?", il piccolo annuisce sollevato.

Mentre Judy entra nella stanza, sente la voce di Charlie che incoraggia il fratello.

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La figura che giace sul letto è irriconoscibile. A Judy si mozza il fiato in gola ed è costretta a tapparsi la bocca con la mano per il timore di mettersi a piangere o a urlare, non è sicura quale delle due. Si avvicina silenziosamente mentre la vista le si annebbia a causa delle lacrime improvvise.

I soli due suoni che riempiono la stanza e che paiono assordanti sono i beep regolari della macchina per il monitoraggio dei parametri vitali e il sibilo di quella per la respirazione. Il tubo endotracheale che esce dalla sua bocca è collegato a quest’ultima. Una serie di sacche pendono da più ganci e altrettanti tubicini portano sostanze in svariati punti di entrambe le braccia. La chioma bionda è fasciata attorno alle tempie, su quella sinistra spicca un tampone più largo della benda, dove i chirurghi hanno trattato il versamento cerebrale. Lo zigomo sinistro è tumefatto e il livido profondo e rosso vivo. Una serie di cuscini dietro la testa e sotto le ascelle. Un pulsossimetro stretto sull’indice della mano sinistra.

Judy si avvicina ai piedi del letto, ricacciando indietro le lacrime e concentrandosi sul ritmo del proprio respiro, riguadagna pieno controllo di sé. Si avvicina al letto, allunga una mano e sfiora quella di Jen. Le accarezza delicatamente la fronte, vi posa un leggero bacio.

"Jen…", sussurra sfiorandole la pelle della fronte con la punta delle dita. "Coraggio piccola, sono qui con te. Siamo qui con te e ti aiuteremo a stare bene, okay tesoro?", un altro delicato bacio.

I suoi piedi nudi affondano sulla sabbia fredda, le luci della città si riflettono sulla superficie del mare calmo. Si avvicina alla donna seduta sulla spiaggia. Si lascia cadere pesantemente al suo fianco e lei liscia la coperta sopra le loro gambe. Le passa uno spinello. Jen lo prende e fa un tiro. "Chi sei?", le domanda, come se le domandasse dove è lo zucchero. "Sono la tua persona, ricordi?", risponde l’altra sorridendole.

"I ragazzi sono qua fuori e non vedono l’ora di salutarti. Tutto quello che devi fare tu è riposare e guarire. Noi saremo sempre qui con te, okay?", un terzo bacio indugia sulla fronte per un lungo attimo, "Ti voglio bene Jen", le dice sottovoce posando la fronte nel punto dove l’ha appena baciata. "Si, lo so, è disgustoso…", aggiunge provando a scherzare come farebbero di solito. "Torno subito piccola", la informa prima di avviarsi verso la porta.

Si guarda in giro, prendendosi un momento di tempo, per accogliere il fatto che questo sarà il posto dove passerà la maggior parte del tempo fino a ché Jen non sarà in grado di tornare a casa con lei.

La parete alla testata del letto è interamente occupata macchinari e strumenti medici, c’è un piccolo armadio, un paio di sedie addossate a una parete, altre due alla parete opposta, un tavolo quadrato sotto alla finestra, e una seconda porta che probabilmente alloggia un piccolo bagno.

Non ha voglia di verificare adesso, avrà un mucchio di tempo per scoprirlo. Ora vuole solo prendere i ragazzi, tranquillizzarli, incoraggiarli, sostenerli e stare con la sua Jen.

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Judy osserva orgogliosa i due giovani seduti accanto al letto della madre. Il piccolo Henry tiene delicatamente la sua mano sotto a quella della madre, piccole dita l’accarezzano ritmicamente e il bimbo le racconta con voce squillante della nuova canzone che sta preparando con gli Holy Harmonies. Charlie partecipa alla conversazione e fa anche una battuta su Shandy e quanto sia adatta giusto per le note pedali.

Non è stato facile spiegar loro la vista che avrebbero dovuto aspettarsi e rassicurarli che, nonostante l’apparenza, la madre sarebbe stata bene e che le sue condizioni sono solo momentanee e indotte appositamente perché possa recuperare più in fretta.

Gesticola silenziosamente a Charlie, per informarlo che sta uscendo dalla stanza ed assicurargli che sarà comunque poco lontano e il ragazzo le risponde con un’occhiata tranquillizzante.

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"Mi scusi se l’ho fatta aspettare, è arrivata in un momento delicato, i ragazzi non avevano ancora visto la madre dopo l’incidente e-"

"Non si preoccupi, signorina Hale", il detective Perez taglia corto in tono più morbido del solito. "Come sta?", domanda poi con un gesto della testa verso la porta della stanza da cui la mora è appena uscita.

"Oh, beh, fortunatamente non è in pericolo di vita, Non so cosa farei sen-… ma vederla attaccata a tutte quelle macchine, è spaventoso", Judy confessa apertamente.

"Capisco", la riccia risponde a disagio. "Signorina Hale, ho bisogno di sapere cosa ricorda dell’accaduto-"

"Detective, mi dispiace. Non la posso aiutare", Judy dichiara in tono sbrigativo. "La mia attenzione era totalmente concentrata sulla mia amica che aveva la faccia piena di sangue e non rispondeva, okay? Non so chi ci sia venuto addosso, non so quanto tempo sia passato dal momento dell’impatto, non so che tipo di macchina fosse o che da che parte si sia allontanata. Tutto quello che m’interessava in quel momento era assicurarmi che la mia amica non fosse morta, okay? E non me ne frega un cazzo neanche adesso, a dire il vero! Tutto quello che voglio ora è che Jen stia bene, okay?", racconta agitata e con le lacrime agli occhi.

Perez non può che restarsene in silenzio e lasciare che si sfoghi sbattendo le palpebre, confusa dall’apparente aggressività. Le viene in mente un altro momento in cui la donna davanti a lei è esplosa in uno sfogo simile.

Quella sera l’aveva osservata allontanarsi sconvolta alla vista di Jennifer Harding insieme Ben Wood in atteggiamenti tutt’altro che dubbi e aveva approfittato del suo chiaro momento di debolezza, per farle sapere in maniera velata che prima o poi l’avrebbe incastrata per qualcosa.

"Sa che le dico? Bene! Faccia pure, mi tenga d’occhio, perché non vedrà altro che una cazzo di brava persona che cerca di fare la cazzo di cosa giusta sempre! Forse non dovrei, forse sbaglio, ma è più forte di me, perché è nella mia stupida cazzo di natura! Vado a raccogliere quei sacchetti non vorrei che qualche foca soffocasse"

E poi le tornano in mente le parole della Harding dopo quell’assurda gita mattutina, un brivido le percorre la schiena al pensiero della tipa col cane che alla fine ha trovato il cadavere di Wood. Fortuna che ha preso lei la chiamata in centrale e ha assegnato all’agente più tonto la raccolta della sua testimonianza, tenendosi lontana personalmente per timore che la riconoscesse.

"Okay, lo so che sembra strano, va bene? Ho desiderato odiare Judy, dico davvero, ma… è impossibile, sarebbe come odiare un bambino appena nato, non ci riesci. Lei… vede il bello delle persone. Anche quando non c’è"

E anche se niente, niente può mettere a tacere la sensazione che queste due non gliel’abbiano mai raccontata giusta, la invita a sedersi, comprendendo il difficile momento di stress, cercando di vincere anche il risentimento personale verso di lei a causa di Michelle.

"Mi scusi io-", Judy esclama con voce stanca.

"Fa niente, la capisco", la poliziotta la rassicura.

"Davvero?", la mora domanda stupita.

"No", l’altra risponde con voce piatta.

"Le faremo sapere se scopriremo qualcosa riguardo al pirata che vi è venuto addosso, d’accordo, signorina Hale?", la osserva annuire, dopodiché, contro la sua volontà, si osserva posarle una mano sulla spalla e stringerla lievemente in segno di supporto, prima di alzarsi e dirigersi verso gli ascensori.

-Fottuto angelo sulla terra-

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"Henry, che stai facendo, tesoro?", Judy domanda osservando incuriosita il piccolo Harding, che sventola il suo giubbotto vicino alla finestra aperta.

"Sta cercando di mandar via l’odore", Charlie risponde divertito.

"Quale odore?", la donna domanda con sguardo perplesso.

"L’odore di ospedale Judy!", il bimbo specifica con voce affannata.

"Beh, sai che facciamo Boop? Adesso mandiamo Chris a comprarci qualcosa di più adatto per migliorare l’odore della stanza, ok?", Judy propone rovistando nella sua borsa.

"Perché proprio io?", l’uomo protesta in tono scherzoso.

"Vedrai, ti piacerà talmente che vorrai comprarne una anche per te!", la mora ribatte scrivendo su un foglietto.

Apre gli occhi di scatto. Cazzo non si è mica accorta di essersi addormentata! Su una sedia. Buono per la sua schiena, si, cazzo! E prima di alzare lo sguardo, l’odore le dice già dove si trova. Scivola sul bordo della sedia, stringe amorevolmente la mano davanti a sé e se la porta alla guancia, mentre guarda la donna che giace sul letto.

"Ciao mamma", la saluta con voce calma poco prima di baciarle il palmo. La donna, pressappoco della sua età, ormai non le somiglia più molto. Il viso è scavato e consumato dalla malattia. La chioma bionda cancellata dalla chemio. Ma le sorride, anche se con espressione stanca.

"Sei ancora arrabbiata con me, Jenny?", la donna le domanda con voce affaticata.

"No mamma", Jen le bacia ancora la mano con amore.

"E con te? Sei ancora arrabbiata?"

"Ci sto lavorando"

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"Cos’è Judy?", Henry domanda con espressione entusiasta.

"Questa è una lampada Berger, ragazzi!", la mora annuncia estraendo dalla confezione i vari elementi che compongono l’oggetto e il flacone di liquido profumato. "Serve per purificare e profumare l’aria. È un oggetto antico, sapete? Risale a prima del novecento", racconta.

"Sul serio?", Christopher domanda mostrandole quella che ha scelto per sé.

"Come si usa?", anche Charlie pare interessato.

La stanza profuma di incensi, è a soqquadro, ma ha un buon profumo. Jen ammucchia tutto in mezzo alla stanza. Ci sono vestiti a fiori, varie chincaglierie, un paio di tele, ma sono girate al contrario e lei non ha voglia di vedere cosa rappresentano. Una coperta verde. Ha una sensazione strana. Vuole che sia odio. Ma ogni volta che respira e le narici le si riempiono di quel profumo, è amore. E solitudine. E malinconia. E senso di abbandono. Riconosce queste emozioni, ma non le prova veramente. Come se ne fosse distaccata. Inspira ancora amore, questo lo sente. Lo prova. Si guarda le mani, una sigaretta in una mano, l’accendino nell’altra. Sa che cosa deve fare, vorrebbe non farlo, ma sa che non ha alcun potere sulle proprie azioni. Le fiamme divampano dalla base del mucchio, divorando lentamente ogni cosa. Una sensazione di urgenza la investe, allunga una mano verso la pira, afferra la coperta verde e se la porta al petto. -Questa no. Non posso. Se brucio questa è tutto finito- pensa. E la stanza profuma di incensi e di amore.

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Non è stato poi tanto difficile adattarsi alla routine dell’ospedale. Le hanno fornito una brandina, che lei tiene chiusa durante il giorno e che la notte sistema accanto al letto di Jen. Le prime due notti è stata dura, con i rumori delle macchine, ma poi la stanchezza ha vinto e adesso riesce a riposare quanto basta. La mattina preferisce allontanarsi e lasciare lavorare i medici e le infermiere che si prendono cura di Jen.

Lorna e Christopher sono incredibilmente di aiuto nella gestione dei ragazzi e non c’è pomeriggio che Charlie e Henry non riempiano la stanza del chiacchiericcio sommesso mentre fanno i compiti o quando raccontano qualcosa alla madre e a Judy.

Hanno stabilito una regola e tutti la rispettano rigorosamente. Niente emozioni negative, davanti alla mamma. Niente bisticci, toni sempre pacati.

"Facciamole sentire la nostra presenza, ma non carichiamola di troppi stimoli. La mamma ha bisogno di concentrare le sue energie per guarire e più la facciamo stare tranquilla più sarà veloce il recupero", aveva spiegato loro Judy, e i due ragazzi si fidano di quel che dice.

Il più delle volte riescono anche a consumare la cena tutti insieme, grazie a Karen, che si è presentata più di una volta lasciando loro qualcosa di pratico da mangiare.

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"Ehi mamma…", Charlie le prende delicatamente la mano. "Henry aveva una prova importante degli Holy Harmonies oggi, Judy è andata con lui per registrare la canzone, così quando torneranno potranno fartela sentire. Era così eccitato, sai?", prosegue carezzandole il dorso della mano col pollice.

La scruta in volto, sperando assurdamente in un qualche segno, anche se i medici hanno escluso la possibilità di qualche reazione esterna, almeno finché non inizieranno a ridurre i farmaci. Il livido sul lato sinistro è passato dal rosso vivo delle prime ore al viola intenso, e adesso sta mutando in una tonalità verde-blu, proprio come quello sulla faccia di Judy, anche se dal lato opposto.

"Ciao, piccolo", Jen sussurra accarezzando la testolina del neonato che sta allattando. "E così… eccoti qui… Mi hai fatto patire le pene dell’inferno, sai?", gli racconta guardandolo ammirata. "Adesso siamo io e te, Charlie".

"Sai Judy è… fenomenale, mamma. Davvero. Lei è sempre qui con te. Giorno e notte. E si preoccupa che noi siamo a posto. Lei è… una buona madre. Senza di lei sarebbe un vero casino, dico sul serio"

"Non sei sola", la mora le sorride con la spalla appoggiata allo stipite della porta. "Tu hai me", le dice avvicinandosi al letto. "Potremmo essere un team", la rassicura accarezzando il neonato.

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È al nono giorno che i medici decidono di tentare un primo risveglio. L’impegno costante e positivo di Judy li fa ben sperare riguardo al recupero della paziente. Sono rimasti molto stupiti quando la donna ha precisato di non essere né la moglie né una parente della signora Harding. Ma i documenti che ha fornito la indicano come tutore dei figli di lei e amministratore di famiglia, compito che svolge con zelo e coscienza. L’esperienza lavorativa con persone non autosufficienti, sicuramente è un altro punto suo favore, soprattutto dal momento in cui la paziente potrà lasciare la terapia intensiva.

Ha chiesto consiglio su come affrontare i primi risvegli e accettato l’avviso dei professionisti di ragguagliare in breve la degente durante i primi risvegli, in quanto la memoria a breve termine potrebbe avere diverse lacune e l’impossibilità di comunicare per via verbale, in quanto ancora intubata, potrebbe far agitare la donna. I primi risvegli saranno molto brevi, l’hanno informata, e se reagisce bene a questa prima fase, il recupero potrebbe richiedere solo pochi giorni.

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Con un po’ di riluttanza, Judy ha infine chiesto a Lorna di farle avere quel famoso fondotinta, non vuole che Jen si spaventi e la veda con quell’enorme livido addosso. Anche se ormai è in via di guarigione, gli aloni gialli che ne delimitano i contorni sono ancora evidenti.

I ragazzi hanno proposto di mettere i suoni dell’oceano in sottofondo, mentre attendono speranzosi che la mamma cominci a reagire agli stimoli esterni. A turno le prendono la mano e le parlano dolcemente per qualche minuto, per poi lasciarla tranquilla per un po’.

La brezza soffia leggera e le scompiglia i capelli, il sole scalda piacevolmente la sua pelle. Socchiude gli occhi mentre osserva sorridente i figli giocare sulla battigia. Una figura le si avvicina, alza gli occhi incuriosita dalla presenza.

"Ehi", la donna le sorride con serenità, porgendole una soda in lattina. La condensa sulla superficie forma delle enormi gocce che rotolano giù e lasciano segni scuri sulla sabbia.

"Oh, ti adoro. Ho una cazzo di sete che non hai idea!", commenta riconoscente. La mora le appoggia una mano sulla spalla mentre le si siede affianco.

"Posso dire una cosa strana?", Jen domanda tornando a guardare i ragazzi. Apre la lattina e ne trangugia metà tutta d’un fiato.

"Certo!", con la coda dell’occhio nota che la donna si è voltata a guardarla.

"Non ho idea di chi cazzo tu sia, ma so che il tuo posto è con noi. Come cazzo è possibile?", dichiara a metà tra il perplesso e il sereno. Riporta le labbra alla bibita e la finisce in un paio di grandi sorsi.

"Datti tempo, Jen. Io non vado da nessuna parte", la donna dice con voce tranquilla. Poi si volta a guardarla, "A meno che tu non lo voglia", precisa in tono pacato.

"No, resta", ribatte con un lieve senso di urgenza. Si stende appoggiando la testa sul grembo della mora, e chiude gli occhi appena lei inizia a passare una mano tra i suoi capelli.

"Credo di sapere chi sei", dichiara dopo un tempo indefinibile.

"Ah si?", l’altra risponde sottovoce passando i polpastrelli sulla sua fronte e le sue tempie.

"Sei un angelo", Jen commenta sicura.

"No", l’altra ride sommessamente.

"Oh si", la bionda insiste aprendo gli occhi e sorridendole. "Mi hai salvato il culo", le dice sicura, anche se non ricorda i fatti. Le prende la mano e le bacia il palmo guardandola negli occhi.

Judy seguita ad accarezzarle la fronte con la punta delle dita, mentre le parla sottovoce, sfruttando il momento di privacy mentre i ragazzi si sono allontanati per andare a prendersi qualcosa da bere.

"Eccoci qui, piccola… datti tempo, okay? Io non vado da nessuna parte, Jen", forse lo ha solo immaginato, ma crede di aver notato un impercettibile movimento sotto alle sue palpebre chiuse. Trattiene il respiro mantenendo fissa l’attenzione sui suoi occhi, mentre fa scivolare la mano libera a cercare quella di Jen. La prende delicatamente nella sua. Nessun movimento.

"Fai con calma, tesoro. Sono qui con te"

"Cazzo tutta questa luce comincia a darmi fastidio agli occhi, a te no?", domanda alla mora mentre osserva la mano nella sua.

"Vuoi andare?", le domanda la donna, seguitando a tracciare linee immaginarie sulla sua pelle. La sua carnagione è più scura della sua, le dita più esili, i suoi polpastrelli raggiungono uno degli anelli e cominciano automaticamente a giocarci. L’atto la fa rilassare ulteriormente.

"Non ancora, è così tranquillo qui"

"Ragazzi, venite qui", Judy sussurra appena Henry e Charlie rientrano nella stanza.

"Si sta svegliando?"; il piccolo domanda eccitato sottovoce.

"Penso sia ancora presto, Boop. Ma è il vostro turno di stare un po’ vicino alla mamma e farle sentire la vostra presenza", Judy gli dice non volendo sbilanciarsi troppo.

Così i due giovani si siedono ognuno a un lato del letto ed entrambi fanno scivolare delicatamente una mano sotto a quelle di Jen, così che lei possa eventualmente sentirli.

"Siamo qui con te mamma", Henry sussurra in tono delicato. "Ci sono io, c’è Charlie e c’è anche Judy, proprio come a casa", il bimbo racconta.

"Dai mamma, Judy, venite a fare il bagno", il piccolo Harding le prende una mano e tende l’altra alla donna.

"Quindi è così che ti chiami, Judy", conviene Jen alzandosi. Segue i movimenti della mora che le risponde con un sorriso e si alza a sua volta. Lentamente si avviano verso la battigia, insieme al figlio, ancora tutti e tre mano nella mano.

Scrolla con serenità le spalle alla muta risposta, "Per me resti sempre il mio fottuto angelo sulla terra"

"Mamma ho ripetuto il test di francese stamattina a scuola, e sai, non è andato poi tanto male. Sono riuscito a rosicchiare una D. Prometto che continuerò a impegnarmi, anche se il francese… ew… è disgustoso, ammettiamolo", Charlie scherza.

"Dai mamme, muovetevi! Non avrete mica paura di bagnarvi il culo!", Charlie le chiama agitando l’acqua attorno a sé con le braccia, pronto a schizzarle non appena le avrà a tiro.

Jen ride di gusto, seguita da Judy. Henry unisce le loro mani e le lascia, raggiungendo di corsa il fratello maggiore, gli salta al collo e si fa lanciare in acqua. Entrambe assistono divertite allo spettacolo, avanzando verso l’acqua. Le loro dita intrecciate.

"Cazzo ma è freddissima!", Jen esclama a corto d’aria per lo shock termico.

"Judy, credo che la mamma abbia appena mosso un dito!", Charlie esclama non riuscendo a contenere l’eccitazione. Il piccolo Henry sgrana gli occhi per la sorpresa, trattenendo il fiato.

Judy si avvicina al ragazzo, che ha lo sguardo fisso sulla mano della madre. "Non ne sono sicuro ma mi pare di aver sentito un movimento, cazzo!", dichiara emozionato. "Scusa Judy! Scusa mamma!", aggiunge arrossendo. Avevano stabilito di fare attenzione ai toni e alle parolacce, in quella stanza, ma è stato più forte di lui.

"Va bene Char, capisco il momento, sono sicura che la mamma non si offenderà", la mora lo rassicura facendole l’occhiolino.

"Okay, allora, che ne dite di cominciare a fare quel che ci hanno suggerito i medici?", propone con voce tremante. L’emozione del momento le ha provocato una scarica di adrenalina tale che si sente le gambe molli e il cuore in gola. I due giovani annuiscono all’unisono e Charlie le cede il posto raggiungendo il fratello dalla parte opposta del letto. Posa una mano sull’avambraccio della madre per farle sentire la sua presenza.

Judy prende la mano di Jen nella sua e si piega verso il suo orecchio, le sue dita vanno immediatamente e automaticamente alla fronte della bionda.

"Jen, tesoro, sono Judy, qui ci sono anche Henry e Charlie", alza brevemente lo sguardo verso di loro.

"Ciao Mamma", il piccolo saluta con voce dolce.

"Ehi mamma", Charlie gli fa eco.

"Siamo in ospedale, giorni fa abbiamo avuto un piccolo incidente io e te. Io sto bene e i ragazzi anche. Tu hai preso una bella botta però e hai bisogno di riposare per guarire, fai con calma. Noi siamo sempre qui con te. Puoi aprire gli occhi, o muovere una mano, se te la senti"

Dopo un lungo attimo, i tre trattengono il fiato quando un lieve tremolio si manifesta sulle palpebre della donna.

"Brava, piccola, ti abbiamo vista", Judy la incoraggia cercando di mantenere il tono della voce fermo, nonostante le lacrime che le hanno velocemente riempito gli occhi.

Charlie circonda le spalle del fratello con un braccio e lo attira a sé, respirando pesantemente.

"Si mamma, grande!", aggiunge con voce ferma.

"Dai mamma", il piccolo partecipa con un sorriso.

"Adesso dobbiamo chiamare il medico, tesoro, così viene a darti un’occhiata, okay? Noi siamo sempre qui con te, tranquilla", le sussurra schiacciando il pulsante per chiamare l’assistenza.