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Contro Natura

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Capitolo Cinque: Vieni Via Con Me

"Judy!", Charlie le corre incontro e, quando la donna si volta, rimane sconvolto alla vista della sua faccia gonfia e livida. Il cuore nel petto gli pompa all'impazzata e dalla paura si lancia tra le sue braccia in cerca di conforto.

"Ah… piano, tesoro", Judy gli dice, cercando di mantenere un tono calmo nella voce.

"Dov'è la mamma?!", il ragazzo domanda agitato con gli occhi spalancati dal terrore.

"Judy!", il piccolo Henry si divincola dalla presa di Christopher per correrle incontro.

"La mamma starà bene", la mora li rassicura subito entrambi, accogliendo il piccolo che gli allaccia le braccia in vita.

"Ti sei fatta male!", il minore nota alzando il faccino all'insù.

"Non è niente, amore, sediamoci, così vi dico della mamma"

Dopo aver informato i figli e Christopher che Jen è stata portata in pronto soccorso e che sa poco altro, tranne che i medici hanno espresso pareri positivi riguardo alle sue condizioni.

I tre sono seduti in una piccola sala d'aspetto, Judy ha il braccio sinistro sulle spalle di Charlie, mentre Henry, sul sedile alla sua destra, giace sdraiato con la testa sul suo grembo, mentre lei gli passa la mano sui morbidi capelli, cercando di rassicurarlo.

Tutto il lato destro della faccia le brucia e le pulsa. Ha un versamento nell'occhio destro, la spalla dalla stessa parte era dislocata quando è arrivata in ospedale e, anche se glie l'hanno rimessa a posto, è ancora terribilmente indolenzita. Ha lo stomaco in subbuglio, non sa di preciso quanto tempo sia passato dal momento dell'incidente, ma fuori la luce sta scemando e ancora non hanno nessuna notizia sulle condizioni di Jen.

Non è passato molto tempo, dal momento dell'impatto al suono delle sirene, Jen ha ripreso i sensi e li ha persi nuovamente per tre volte, prima che un paramedico si assicurare che lei fosse in grado di allontanarsi dall'auto e potessero provvedere a estrarre in sicurezza l'amica al volante. Quelle perdite di coscienza l'hanno spaventata a morte. Non le hanno permesso di avvicinarsi a lei, le hanno trasportate su due ambulanze diverse.

Grazie al cielo, uno dei paramedici intervenuti ha avuto il buon cuore di prometterle che le avrebbe fatto sapere qualcosa una volta giunta in ospedale e, salito con Jen in ambulanza, le abbia parlato sebbene lei sia rimasta incosciente per tutto il tempo. -per favore le dica che i suoi figli e Judy le vogliono un mondo di bene e che… le dica che l'amiamo e che deve tornare da noi. Anche se non fosse cosciente, per favore continui a ripeterglielo- Sente in lontananza uno scalpiccio di tacchi e si volta in quella direzione, scorgendo Lorna e Christopher. Li guarda passivamente avvicinarsi.

"Novità?", l'amico domanda speranzoso. Lei scuote il capo.

"Bambini! Che brutto livido hai, cara!", Lorna commenta squadrandola dall'alto in basso, dimenticandosi subito dei nipoti.

"Non è niente, Lorna", Judy risponde automaticamente.

"Ho un fondotinta fantastico per coprire questo disastro, cara, domani te lo porto", la vecchia cinguetta a sproposito.

"Nonna, ci porti alle macchinette a bere qualcosa, per favore?", Charlie si alza stizzito dalla sedia lanciando un'occhiata d'intesa a Judy. "Coraggio, fratellino", chiama il più piccolo e gli tende la mano. "Ti porto una soda, va bene?", le dice e a lei si forma un groppo in gola un po' dalla riconoscenza e un po' per l'orgoglio che prova nei confronti del ragazzo. Li guarda allontanarsi con la nonna e una lacrima sfugge al suo controllo.

Christopher le si siede accanto, posandole un braccio sulle spalle e il gesto fa definitivamente crollare le sue difese. Scoppia in un pianto incontrollato e si lascia andare nell'abbraccio dell'amico.

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Jen ha fottutamente freddo, si sente gelare fin dentro alle ossa, si rannicchia in posizione fetale ma questo non l'aiuta. Si sforza di aprire gli occhi e tutto ciò che vede è una distesa di colore verde. Sbatte le palpebre un paio di volte. Cosa cazzo ha bevuto la sera prima? Il dolore alla testa è insopportabile e ha talmente tanta sete che le brucia la gola. Capisce che è stesa su un prato. Un prato dalla terra e dall'erba fredda. Si mette stancamente a sedere, volta il capo da una parte e dall'altra. Poco lontano un viottolo di cemento si snoda sinuoso e sparisce in lontananza. Non se ne vede né l'inizio, né la fine. -Dove cazzo sono finita?! Nel paese delle merdaviglie?-

"Henry? Charlie? Judy? Dove cazzo vi siete nascosti?", si alza e d'un tratto realizza che è completamente nuda. La pelle d'oca le copre l'intera epidermide. Si porta istintivamente le braccia intorno al seno e si accorge che le cicatrici della mastectomia sono sparite! -Tutto questo non ha senso! - Si guarda in giro con movimenti frenetici. Lo conosce questo cazzo di posto. Ma non le viene in mente quando c'è già stata. Si avvia scalza e tremante verso il vialetto. Gli alberi intorno a lei hanno i colori dell'autunno, poco dopo raggiunge un ponticello sotto il quale scorre un corso d'acqua e oltre il quale si leva un palazzo che riconosce all'istante. Cosa cazzo ci fa a Prospect Park? Ci veniva a correre quando era ragazza e studiava danza.

"Cazzo, tutto questo non ha senso", borbotta tra sé.

In giro non si vede anima viva. Non tira un alito di vento. Non si sente nessun uccello che cinguetta, nessuno scoiattolo in cerca di cibo. Niente di niente. Persino l'acqua sotto al ponte sembra ferma.

Si avvicina alla sponda e s'inginocchia per bere, ma prima che possa tendere le mani verso l'acqua, la terra sotto il suo corpo cede e la inghiottisce intera. Il freddo di poco prima è niente a confronto del gelo che le scorre nel sangue ora. Annaspa nel tentativo di tornare in superficie, apre la bocca per gridare e se la ritrova piena di terra umida e quando respira di riflesso se la sente entrare nei polmoni, sempre più in profondità, fino a che diventa tutto completamente nero e finalmente non sente più freddo.

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"I congiunti della signora Jennifer Harding?", il medico ha ancora la cuffia chirurgica e la mascherina abbassata sotto il mento, una cartella clinica in mano. Charlie si alza dalla sedia, prende il fratello per mano e tende l'altra in attesa che Judy gliela stringa, guardandola con un'espressione metà incoraggiante e metà bisognosa di sostegno.

"Siamo i figli. Lei è la nostra seconda mamma", Charlie dichiara, indicando Judy e stringendole la mano come a chiederle di "stare al gioco".

Il medico li scorta nel suo ambulatorio e li fa accomodare davanti alla sua scrivania. Li guarda attentamente tutti e tre.

"Vostra mamma si riprenderà", annuncia per tranquillizzarli. Il piccolo scoppia a piangere e la mamma lo prende in braccio e lo stringe amorevolmente. Il grande rilassa le spalle e tenta di consolare il fratellino accarezzandogli le spalle. La donna si rilassa un po' sulla seduta, in attesa del resto.

"Possiamo vederla?", il ragazzo domanda.

"Tra qualche ora, giovanotto", il medico si affretta a rispondere. Poi si rivolge alla donna. "Sua moglie ha subito un trauma cranico con versamento e la rottura di due costole, oltre a varie ferite e contusioni più superficiali. Per fortuna non abbiamo riscontrato altre emorragie interne. L'abbiamo portata in sala operatoria per rimuovere chirurgicamente l'ematoma subdurale", la guarda deglutire a fatica.

"Che vuol dire, Judy?", il piccolo domanda.

"Lascia parlare il dottore, Henry, Judy ci spiegherà tutto più tardi, ok?", il grande lo rassicura.

"Per facilitare il recupero del cervello, la terremo in coma farmacologico per un periodo che potrà variare da otto giorni a qualche settimana, dipenderà da come reagisce. Abbiamo notato che la signora ha subito una mastectomia bilaterale, è immunodepressa?", il medico domanda, pronto ad annotare qualsiasi informazione utile.

"No, si è trattato di un intervento preventivo. Ha il gene BRCA1", Judy lo informa. Il medico annuisce scrivendo sulla cartella clinica.

"Si tratta di somministrarle una serie di farmaci, di solito potenti barbiturici, per ridurre il metabolismo. Questo faciliterà anche la guarigione delle costole e le risparmierà il dolore fisico dovuto alle fratture. Quando le sue condizioni lo permetteranno, procederemo al risveglio graduale, che può richiedere anche diversi giorni. In questo caso, si sospendono gradualmente i farmaci, lasciando che il paziente abbia dei risvegli sempre più lunghi. Naturalmente, durante tutto questo periodo l'aiuteremo a nutrirsi e a respirare, quindi ci saranno un po' di macchinari e qualche tubicino in giro, è del tutto normale, non c'è da preoccuparsi", il dottore si rigira la penna tra le mani e li guarda a turno mentre li informa della situazione.

"Avete delle domande?", l'uomo chiede con disponibilità.

"La mamma ci può sentire?", Charlie domanda.

"Non lo sappiamo con certezza, ma molti pazienti riferiscono di esperienze molto simili ai sogni, spesso influenzate dall'ambiente circostante. Per esempio, potrebbe accadere che se uno di voi le parla, lei sogni una situazione in cui dare un senso a ciò che le state dicendo, mi seguite?", i tre di fronte a lui annuiscono composti all'unisono.

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Dopo aver ragguagliato Lorna e Chris sulle condizioni e il trattamento previsto per Jen e aver spiegato al piccolo Henry in parole più semplici quello che il dottore ha detto, Judy e Charlie si appartano in un angolo della sala.

"Judy, non voglio che la mamma resti sola. Pensavo che Henry e io potremmo andare a stare dalla nonna, così non dovrai preoccuparti anche per noi. Ti daremo il cambio qualche ora il giorno, così potrai riposare un po'. Chris ci aiuterà. E cercheremo di tenere lontana la nonna, non sono sicuro che la sua energia" -il ragazzo mima le virgolette a mezz'aria e alza gli occhi al cielo- "faccia bene alla mamma", propone con aria stanca.

"Beh, se il dottore ha detto che lei può sentirci, mi sembra un'ottima idea, anche se vorrei essere io a occuparmi di voi, sono sicura che la mamma vorrebbe questo", la mora ragiona combattuta.

"Ti occuperai di noi quando torneremo tutti a casa, Judy. Come hai fatto sempre da quando sei parte della famiglia", Charlie la rassicura guardandola serio negli occhi.

Judy ingoia sonoramente il groppo in gola.

"La mamma sarà molto orgogliosa di te, quando le racconteremo come stai affrontando questa situazione, Charlie", Judy gli dice abbracciandolo e tranquillizzandosi quando sente che lui risponde all'abbraccio. "Mi dispiace per il tuo compleanno, tesoro. Ti prometto che ci rifaremo", gli sussurra con tenerezza.

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-Come cazzo sono arrivata qui?- Jen pensa, alzando gli occhi al cielo. Il sole è caldo, la strada deserta, alte palme si ergono dal marciapiede. Candidi palazzi che non riconosce svettano al lato opposto del grande viale. Si volta indietro. Oltre l’enorme parcheggio, una costruzione bassa, l'insegna del grande magazzino lampeggia anche in pieno giorno e recita "Macy's".

Il parcheggio è deserto, a parte una vecchia familiare color… merdina muffita? Uno sportello posteriore spalancato. Le sue gambe si muovono in quella direzione senza che lei se ne renda conto. Abbassa lo sguardo verso i suoi piedi. Quando cazzo si è mai vestita con un paio di pantaloni a zampa di elefante? Si avvicina all'auto, un rumore ritmico graffiante proviene dall'interno dell'abitacolo. Oltrepassa lo sportello che non le permette di vedere all'interno e allunga il collo.

"Ehi, mi sai dire in che posto siamo?", domanda alla bambina all'interno dell'auto. Deve avere all'incirca sette, otto anni. È seduta e sta disegnando qualcosa su un foglio di carta spiegazzato con il mozzicone di una matita. L'interno dell'auto straripa di cose della più svariata natura, accatastate senza nessun ordine apparente. È una bambina graziosa, con due code castane ai lati della testa e una zazzera che le sfiora le lunghe ciglia scure.

"Newport Beach?", la bambina risponde con voce incerta senza alzare gli occhi dal suo disegno. Jen sbircia il foglio.

"Wow, sei proprio brava! Potrebbe mettersi a cinguettare da un momento all'altro!", commenta all'immagine familiare tratteggiata a matita.

"Ti piace?", la bimba alza gli occhi per guardarla, un sorriso le si allarga sul visino, ma le due pozze color nocciola tradiscono una profonda tristezza e solitudine. Un groppo prende dimora nel bel mezzo della sua gola.

"Che ci fai qui tutta sola?", la bionda domanda incuriosita.

"Aspetto la mia mamma", la piccola risponde con un sorriso un po' più spento.

"È dentro a fare la spesa, la tua mamma?", Jen domanda indicando l'entrata del centro commerciale.

"No è… non lo so dov'è… prima o poi tornerà", la bimba risponde con una scrollata di spalle.

"Vieni via con me", e senza registrarne il movimento, Jen allunga una mano verso la piccola.