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Contro Natura

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Capitolo Tre: Verità, Omissioni, Promesse

"Mi dispiace, piccola, immagino non sia stato per niente facile", Jen la conforta passando un braccio sulle sue spalle, mentre si appoggia accanto a lei sul bancone della cucina.

"Si è vero, non lo è stato per niente, sai, una parte di me sperava ancora di poter recuperare un rapporto con lei, ricominciare daccapo. Ma mi sono dovuta arrendere all'evidenza che alcune cose e persone non cambiano. È stato quasi catartico cominciare da mia madre a dire NO", Judy le racconta. Jen stringe la presa sull'amica per comunicarle il suo sostegno.

"Ehi, guarda qui…", Jen estrae dalla tasca della sua giacca un foglio spiegazzato con una lista di nominativi e lo apre con una sola mano, depositandolo sul bancone davanti a loro.

"Il Pastore Wayne è stato davvero gentile ad aiutarci, in fondo, va contro i propri interessi", la mora ragiona in tono comprensivo.

"Beh, insomma, avrà capito che siamo troppo scoppiate per il suo gruppo e che era meglio scaricarci a un paio di strizzacervelli veri", Jen scherza sghignazzando.

"Ehi! Non siamo scoppiate!", Judy si finge offesa, ma una risata improvvisa la tradisce subito.

"Mamma! Judy!", la voce squillante di Henry le raggiunge dall'ingresso. Il ragazzino corre loro incontro, facendo saltellare il suo zaino sulle spalle. Le due si voltano contemporaneamente proprio mentre il bimbo si fionda infilandosi tra di loro e abbracciandole entrambe in vita.

Si scambiano uno sguardo di amorevole intesa, i loro visi a pochi centimetri l'uno dall'altro, per poi concentrarsi sul più giovane degli Harding, che in cerca di contatto, ha chiuso gli occhi e schiacciato il suo viso sul fianco della più giovane.

"Ciao piccolo!", Jen lo saluta carezzandogli affettuosamente le spalle, poi volta lo sguardo allargando un sorriso verso Charlie.

"Ehi, Ma'! Judy!", il grande saluta senza troppe cerimonie aprendo il frigo distrattamente.

"Charlie, com'è andato il test di francese?", domanda Judy con sincera curiosità.

"Ùne mèrde!", l'adolescente risponde con voce piatta versandosi del succo d'arancia.

"Cazzo, Charlie!", Jen esclama spazientita.

"Mamma, lo so! Mi rimetterò in pari, promesso!", Charlie si difende mentre lava il bicchiere che ha appena usato.

Da quando in quà quella merdina si prende la briga di eliminare le tracce del suo passaggio? Il suo sguardo meravigliato si posa sulla certa responsabile di quel sorprendente cambiamento, -ti adoro-, le mima a labbra mute quando la donna incrocia il suo sguardo, e lascia che il suo cuore faccia i capricci alla vista del sorriso che si allarga sul volto di Judy. Le due restano a fissarsi per qualche secondo, mentre le loro mani sulle spalle di Henry si sfiorano, entrambe ignare dello sguardo divertito del maggiore. Il ragazzo alza gli occhi al cielo e scuote il capo, affrettandosi verso il piano superiore.

"Ehi Judy! Abbiamo studiato la fotosintesi oggi a scuola!", Henry esclama con entusiasmo alzando il capo verso la bruna.

"Ah sì? Allora puoi farmi un bel ripasso mentre prepariamo la cena? Non sono sicura di ricordarmi bene come funziona", gli propone arruffandogli i capelli.

"Che cosa cuciniamo?", il bimbo domanda entusiasta.

"Che ne pensi di una bella insalata greca, con feta, olive e tutto il resto? Cuciniamo a parte anche un po' di carne per voi tre, okay?", Judy propone con energia.

"Io non la voglio la carne!", il ragazzino protesta con enfasi.

"Henry, la carne è importante quando si deve crescere, e poi so che ti piace, quindi perché rinunciarci del tutto?", la donna gli spiega con pazienza.

"Henry, amore, perché non vai in camera tua a toglierti questo zaino di dosso e poi torni ad aiutarci? Coraggio piccolo!", la bionda lo incoraggia.

"Cucini con noi, mamma?!", il bimbo domanda stupito.

"Prometto che cercherò di non combinare disastri e starò lontana dai fornelli!", la madre lo rassicura alzando teatralmente le braccia. Una miriade di delicate ali le solletica le pareti del torace al suono di Judy che ride alla sua battuta. -le cazzo di farfalle, cazzo, nel suo cazzo di stomaco?-

"Che c'è?", Judy le domanda notando l'espressione trasognata di Jen, mentre posa sul bancone gli ingredienti per la cena.

"Ha lavato il cazzo di bicchiere, Jude", la donna le fa notare puntando il dito verso il piano superiore, mentre le si avvicina con un sorriso.

"Già, sta crescendo, Jen. E gli ultimi avvenimenti forse lo hanno scosso un po' in maniera positiva. Era davvero spaventato ieri mattina, quando mi ha consegnato l'astuccio che aveva trovato nella macchina di Steve", conferma l'altra separando le verdure dal resto.

"Dobbiamo parlarci, insomma… non è più un bambino, è chiaro che non se l'è bevuta la stronzata sul regalo di compleanno…", Jen ragiona a bassa voce.

"Soprattutto dopo avermi visto il piano familiare per le emergenze in mano", sussurra la mora con espressione colpevole.

"Non fare quella faccia, Jude, sei stata grandiosa ieri mattina, sul serio", la rassicura coprendole una mano con la sua.

"Vuoi dirgli tutta la verità?", le domanda l'altra timorosa.

"Assolutamente no! Sta crescendo, ma non è un adulto. Insomma, dovrò inventarmi un modo per mettere a tacere la sua ansia e la sua curiosità. Non mi piace dovergli mentire. Ma devo farlo", si volta verso Judy e la guarda con occhi seri. "Lascia fare a me, ok? Promettimi che terrai la bocca chiusa con lui, almeno finché non gli avrò parlato io e ti dirò cosa gli ho detto", insiste, conscia delle debolezze di Judy.

"Muta come un pesce, promesso", Judy mima l'atto di chiudersi le labbra con una cerniera, il suo sguardo tradisce preoccupazione.

"Lo so che per te è difficile. Ma credo davvero che non possiamo fare diversamente, però se tu hai un altro punto di vista, ti ascolto", la bionda la rassicura amorevolmente.

"No, cioè… Odio il pensiero che tu sia costretta a dover mentire ai tuoi figli", l'altra risponde con aria afflitta.

"I nostri figli!", Jen si affretta a correggerla. "Lo odio anche io, ma è per il meglio", conferma posandole delicatamente una mano in fondo alla schiena. "Coraggio chef, dimmi come posso aiutarti qui!"

—————

"Mamma, posso andare da Judy a farle vedere il mio disegno?", Henry domanda entusiasta mostrandole l'opera appena terminata.

"Oh wow! Piccolo, ma è bellissimo! Judy è occupata in questo momento, glielo farai vedere più tardi quando torna per il film, okay?", la madre gli risponde asciugando le stoviglie della cena.

"Allora corro a finire i miei compiti! Così quando torna non la farò aspettare!", squittisce saltellando verso la sua camera al piano superiore.

Al suono del campanello, Jen impreca tra sé, sperando che non sia Karen e si avvia verso l'ingresso.

"Vado io!", interviene Charlie che è appena sceso dalle scale. Apre la porta distrattamente e sbianca alla vista dell'agente Perez.

"Buonasera, Charlie", la donna saluta con la sua solita aria imbronciata.

"Mamma…", il ragazzo sussurra, temendo che sia venuta per lui e la storia della mercedes di Steve, o peggio ancora, per l'astuccio che ha affidato a Judy la mattina precedente.

"Agente Perez! Quanto tempo!", Jen improvvisa stropicciando il panno con cui stava finendo di pulire la cucina. La poliziotta la fulmina con lo sguardo, ripensando alla loro scampagnata mattutina nella foresta nazionale di Angeles.

"Cerco la signorina Hale", annuncia sbrigativa, "Ho dei quadri da restituirle", precisa per rassicurare sia madre che figlio.

"Ah, sarà felice che li avete trovati, Judy è nella dependance, passi pure dal retro", la bionda risponde chiudendo la porta, grata che la donna si sia allontanata subito. Si concentra su Charlie, ancora scosso dalla visita inaspettata.

"Cazzo pensavo cercasse me!", il ragazzo esala riprendendo un po' di colore.

"È tutto a posto tesoro", la bionda gli assicura, "Coraggio, siediti un momento con me e parliamone un po', ti devo delle spiegazioni per ieri mattina", propone, sfruttando l'attimo per mettere in atto i propositi discussi prima di cena con l'amica.

Jen fa sedere il figlio sul divano e gli si accomoda affianco, voltandosi di lato per poterlo guardare in faccia.

"Okay, prima di tutto, nessuno verrà a cercarti per la storia della macchina, te lo prometto", gli dice diretta vedendolo annuire un po' più rilassato.

"Cazzo stavo per cagarmi sotto", il giovane esclama passandosi le mani nei capelli.

"Adesso ascoltami bene, okay?", la madre gli ordina in tono perentorio. "Questa storia l'ho risolta io, è per questo che non ero a casa ieri, quando vi siete svegliati", gli racconta sottovoce, cercando di riordinare le idee per scegliere cosa dirgli e cosa no.

"Judy è venuta da me l'altra sera, aveva saputo per certo che la polizia aveva in mano le foto di te e di Parker su quella macchina. Mi ha detto che si sarebbe presa lei la colpa del rogo, così che ci lasciassero in pace", osserva la reazione di Charlie.

"Perché avrebbe fatto una cosa del genere?", lui ragiona alzando le spalle, perplesso.

"Perché ci vuole bene, tesoro, e voleva proteggerci. Non è la prima volta che si espone per noi, sai?", gli dice, sorridendogli amorevolmente.

"Ti ricordi la storia della corvette distrutta con la mazza da golf?", gli sussurra alzando le sopracciglia.

"Oh un momento io non c'entro nulla con quella!", il giovane solleva le braccia scuotendo il capo.

"Ero stata io, citrullo!", si affretta a precisare, divertita dall'espressione imbambolata del figlio.

"Cazzo, mamma!", esclama con una risata isterica.

"Senti, era un coglione quello lì! Se lo meritava!", si giustifica lei.

"Ma questo non ha importanza, ora. Ascolta, Non potevo lasciarglielo fare. Ero io che avevo in custodia la macchina di Steve. È stata colpa mia se tu l'hai trovata e hai pensato fosse li tuo regalo di compleanno. Perché sei un cazzone come me e agisci prima di pensare", scherza goffamente.

"È per questo che avete litigato l'altra sera?", il ragazzo domanda.

"Non abbiamo litigato", puntualizza.

"Mamma, quando mai Judy non cucina per noi e fila dritto in camera vostra senza toccare il piatto o passare la serata con Henry?", Charlie dissente pensieroso.

-in camera vostra-, la tranquillità con cui il figlio ha pronunciato quelle tre semplici parole le fa sperare che il resto della conversazione non possa andare poi tanto male.

"Judy è una persona generosa, Charlie. E ci vuole un mondo di bene, a tutti e tre. Ma io non potevo permettere che si esponesse così tanto. Spettava a me espormi per voi. Altre vie non c'erano. Da quando papà non c'è più, la mia più grande preoccupazione è stata quella di assicurarmi che foste in buone mani, qualora fosse successo qualcosa a me. Quando Judy è entrata nelle nostre vite… beh magari non subito… lei farebbe di tutto per proteggervi e prendersi cura di voi, e lo sa fare, meglio di me. La lettera a cui ho accennato quando sono tornata è quella che ho scritto a Judy l'altra notte. Ero convinta che mi avrebbero arrestata e le ho affidato la vostra custodia e l'amministrazione della famiglia", prende fiato, osservando il figlio che annuisce pensieroso, ma non contrariato.

"Cosa pensi, di questa mia decisione, piccolo?", gli chiede apertamente per coinvolgerlo, mentre gli accarezza i capelli.

"No, cioè… non ti arresteranno, vero?", lui domanda confuso.

"No, dopo ti spiego. Voglio davvero sapere che ne pensi. Avrei dovuto parlarne con voi, prima, ma è accaduto davvero tutto così in fretta", lei insiste in tono sincero.

"Beh… suppongo che sia la scelta più giusta. Cioè, Judy è a posto, Henry l'adora e… insomma… è logico, si", Charlie risponde, sforzandosi di non sbilanciarsi troppo.

"Okay…", risponde la madre, un po' delusa dalla risposta di Charlie. "Ero seria, quando ti ho detto che dietro a questa storia c'è gente molto pericolosa Charlie. Perez non mi ha incriminata grazie alle informazioni nell'astuccio che hai dato a Judy e grazie a Dio è tutto finito e siamo al sicuro. Quindi, Charlie, adesso ho davvero bisogno che tu capisca che non è necessario che tu sappia tutti i dettagli, che meno ne sai e meglio è. Ho bisogno che tu mi prometta che ti accontenterai di queste spiegazioni e non tornerai più sull'argomento. Okay tesoro?", lo guarda negli occhi con attenzione, esigendo una risposta.

"Okay mamma, ho capito. Te lo prometto! Però per favore, non sono più un bambino. Ricordatene quando decidi cosa dirmi e cosa no, d'ora in poi. Okay?", Charlie insiste lasciandosi stringere dalla madre, esala un sospiro sollevato.

"Jeeeen?", madre e figlio sobbalzano per la sorpresa.

"Eccoci! Cosa c'è ora?", la bionda esclama, alzando gli occhi al cielo per strappare una risata al ragazzo. Si alza arruffandogli i capelli e si avvia verso la porta che da sul giardino, per raggiungere Judy che l'aspetta elettrizzata sulla porta della dependance.