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Contro Natura

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Capitolo Uno: Voglio Vederti

"Devo iniziare ora a dire di no?"

"Puoi iniziare domani?"

"Oh, Dio, pensavo fosse un test… allora si"

Eppure, nessuna delle due ha intenzione di lasciare quella bolla d'incredibile, serena, onesta intimità che hanno finalmente raggiunto, dopo tutta la tempesta di merda in cui sono quasi affogate, molteplici volte, negli ultimi… quanto tempo era passato? Sedici, diciotto mesi, più o meno?

Adesso, l'unico movimento concepibile, per Jen, è quello di allungare un braccio verso la parte opposta del divano, non certo quello di alzarsi a prendere il vino e i bicchieri, e se fosse Judy ad alzarsi ora, lei la fermerebbe.

Ma la salda stretta della bruna non è abbastanza, e Jennifer Harding scivola sulla seduta fino a poterla abbracciare, incoraggiata dal suo sorriso amorevole e comprensivo. La sente aggrapparsi al suo braccio mentre le allaccia le mani sulla spalla e appoggia la guancia sui suoi capelli.

"Ti voglio bene", le sussurra, e queste tre semplici parole le sembrano sempre più ridicole ogni volta che le pronuncia, e le pronuncia disgustosamente spesso, cazzo.

"Ti voglio bene anche io", e Jen sa che non le risponde per un riflesso, come quando chiede "scusa", o come quando risponde "tranquilla". Le mani di Judy stringono la presa sul suo braccio, e lei risponde rafforzando la sua stretta.

"Oddio Jude, avresti mai pensato che sarebbe finita così, quando hai iniziato a stalkerarmi?", le domanda dopo un lungo silenzio animato dai ricordi.

"Non ti stavo stalkerando", la mora puntualizza con voce calma, "Come potevo? Non riuscivo nemmeno guidare, allora, non ricordi?"

"Oh…", Jen è sorpresa, non ha mai pensato a questo dettaglio, ma ha perfettamente senso. Allenta l'abbraccio per poterla guardare negli occhi, incuriosita.

Judy è colta automaticamente dal timore di aver detto qualcosa di sbagliato, succede sempre così, le cose vanno bene e poi la sua stupidità deve rovinare tutto! Ma lo sguardo di genuino interesse che coglie negli occhi dell'amica la rasserena all'istante.

"Come sapevi che mi avresti trovata a quell'incontro, allora?", non c'è traccia di sospetto, né nel suo tono, né nell'azzurro dei suoi occhi. È come se le dicessero -raccontami qualcosa che ancora non so di te, voglio vederti-

"Non lo sapevo...", risponde con un sorriso sincero. Incoraggiata dal silenzio dell'altra, prosegue. "Okay, questa è una cosa che non ti ho mai raccontato… Ma non volevo tenertelo nascosto, è solo che…", si affretta ad aggiungere, presa dall'ansia, un riflesso automatico, il bisogno di giustificarsi, sempre.

"Judy… è tutto a posto, tesoro", Jen la rassicura, accarezzandole una ciocca di capelli in un gesto affettuoso. La sente esalare un sospiro di sollievo, il suo corpo che si rilassa tra le sue braccia.

Judy torna a posare la sua testa nell'incavo del collo di Jen, incapace di mantenere il contatto visivo più a lungo. Inala profondamente, nel tentativo di decidere da dove iniziare, sa di volerle dire tutto e per farlo deve necessariamente tornare a quella notte maledetta, anzi, a prima di quella notte.

"Sapevi che… dopo la sedicesima settimana, per abortire ti inducono il parto?", Judy si morde l'interno della guancia, sentendosi a disagio nell'istante in cui le parole lasciano la sua bocca. Non vuole che Jen provi pena per lei, non vuole giustificarsi per ciò che è successo. Vuole solo condividere con lei il momento che ha cambiato il corso della vita di entrambe.

Non è ciò che Jen si stava aspettando, ma dopo un secondo di sorpresa, immagina il dolore che deve aver provato la donna e le si stringe lo stomaco, non può fare a meno di ancorarla a sé con una presa più salda. Tuttavia, percepisce che non è abbastanza, per nessuna delle due.

"Vieni qui, piccola…", le scivola più vicino fino ad azzerare completamente lo spazio personale tra loro, scioglie la presa attorno alle sue spalle giusto il tempo per prenderle le gambe e adagiarle sul suo grembo, in un gesto quasi materno, e mentre torna a stringerla, realizza qualcosa che fino a quel momento le era totalmente sfuggito.

"È stata la notte dell'incidente, vero?", non più -la notte in cui TU hai investito Ted-, ma solo -la notte dell'incidente-. Un lieve cenno del capo, totalmente superfluo. "E quel figlio di puttana ti ha lasciata guidare?", sbotta, colta da un eccesso della sua solita rabbia.

"Lo feci chiamare dall’ospedale, mentre si stavano prendendo cura di me, mi mandò a dire di avvertirlo quando ero pronta. Lo aspettai per quasi quattro ore, quella sera. Avevo ancora addosso il vestito sporco di sangue. Mi disse di mettermi al volante, perché lui era troppo sconvolto per guidare. Lui, capisci, che non aveva nemmeno voluto vederla, salutarla...", il corpo di Jen s'irrigidisce in preda all'agitazione, poi un incredibile senso di colpa la invade, Steve era un insensibile figlio di puttana e un manipolatore, -ma io che l'ho obbligata a seppellirlo, nel bosco, che razza di persona di merda sono io, allora?-, le si riempiono gli occhi di lacrime e inspira con frustrazione. Sente la presa di Judy sul suo braccio farsi più decisa.

"No Jen, no…", la donna la obbliga a guardarla. "Lo so cosa stai pensando, per favore, no. Non voglio che tu ti senta in colpa per quel che è successo dopo, non te lo sto raccontando con questo proposito", ma la bionda evita il contatto visivo, i suoi occhi sono pieni di lacrime e la sua bocca si contorce nel tentativo di dominare il dolore e il repulso verso sé stessa, è un attimo ed enormi gocce salate iniziano a rotolarle giù per le guance.

In un gesto istintivo Judy scioglie l'abbraccio e senza pensare le si siede a cavalcioni in grembo, per poterle prendere il viso tra le mani. Le asciuga le lacrime con i pollici, seguitando amorevolmente ad accarezzarle la pelle. E non importa se Jen non riesce a guardarla, anzi, ha la sensazione che sia meglio così, l'argomento è doloroso, delicato e intimo, la stessa posizione dei loro corpi è intima, si rende conto solo adesso, e si chiede cosa l'abbia spinta a sedersi su di lei in questo modo, le è venuto naturale, ma ora non è più tanto sicura di voler rimanere così a lungo. Eppure, sente le mani di Jen sui suoi fianchi, e la donna non sembra infastidita o a disagio, ma solo concentrata a riprendere il controllo.

"Voglio raccontarti com'è andata, tutto qui. Voglio che tu sappia com'è iniziata. Non saremmo qui, ora, altrimenti. Non so dove sarei, se le cose fossero andate diversamente. Ma sono qui, siamo qui, a dispetto di tutto il dolore, i casini, i segreti e io… non c'è altro posto dove vorrei essere", il rimbombo del suo cuore nelle orecchie e la difficoltà a respirare le fanno tremare la voce.

"È la nostra storia, giusto?", la consapevolezza delle implicazioni di quelle parole la raggiunge solo dopo che si sente pronunciarle. Perché con Judy è sempre cosi fottutamente contro la sua natura? E contro la sua natura, le allaccia le braccia in vita e si avvicina, riposando la testa sulla sua spalla.

"Tutto okay, Jen?", Judy domanda, sorpresa sia dall'affermazione della donna, sia dall'improvvisa effusione. Le allaccia le braccia attorno al collo e affonda il viso nella massa di capelli biondi, inalando il suo profumo.

"Stiamo un momento così, vuoi?", Jen le propone, perdendosi nel calore dei loro corpi.

È sempre stato così, fin dall'inizio, cazzo! Invitare una sconosciuta a vivere in casa sua! -beh tecnicamente nella dependance-, -in cui sono riuscita a entrare dopo tre mesi, solo per aiutarla affinché si sentisse a suo agio e lo trasformasse in un cazzo di… rifugio_personale_slash_studio_artistico_slash_camera_da_letto_slash_eccetera, perennemente invaso del profumo di quei cazzo di merdosi incensi!-, e oltretutto, quando già aveva tradito la sua fiducia! Ma come stracazzo le era vento in mente?

Eppure… non è mai stata casa come lo è da quando c'è Judy. Neanche quando era vivo Ted. Forse, nei primi anni, quando era piccolo Charlie? Ma lei non se lo ricorda. Man mano si era trasformata in un posto in cui ognuno aveva semplicemente il suo spazio, e l'unico momento di "condivisione" per l'intera famiglia, e neanche sempre, era la sera a cena.

Soprattutto da quando aveva subito la mastectomia. Giocavano a fare la famiglia perfetta, ma non solo Ted non l'aveva più toccata, da quando era tornata dall'ospedale, non dormiva neanche più nella stessa camera, nel loro letto.

Recitava la parte finché i ragazzi se ne andavano a dormire e, spesso, senza nemmeno aver la premura di augurarle una cazzo di buonanotte, sgattaiolava nella dependance. L'unico motivo per cui teneva ancora i suoi vestiti e le sue scarpe nel loro armadio comune era solo l'apparenza. -Vaffanculo Ted!- Già… i vestiti e le scarpe di Ted, cosa cazzo aspettava a sbarazzarsene?

La prima persona con cui ha condiviso il suo letto, dopo quasi due anni, è stata Judy. E in quell'anno e mezzo hanno condiviso, -condiviso veramente-, quello spazio quasi ogni sera, soprattutto di recente. È il loro rifugio, ormai, il luogo dove non c'è posto per i rancori e la rabbia. Magari il luogo delle lacrime, ma quelle versate insieme, l'una nelle braccia dell'altra. È il luogo delle riconciliazioni, -pensavo l'avessi lasciato apposta… come scusa per vedermi di nuovo - ha funzionato?-, dell'Albero delle Mele in tv, degli abbracci sereni, delle loro dita intrecciate insieme sotto le coperte, dei sonni incredibilmente lunghi e riposanti, per i suoi standard, dei risvegli accoccolate insieme. È il luogo dei loro ridicoli "Ti voglio bene".

-Fottuto angelo sulla terra!-, scioglie la stretta e con un leggero bacio sulla spalla, l'allontana a sé, guidandola a riposizionarsi di fianco, come poco prima. Sistema la coperta sul groviglio di gambe e torna a stingerla tra le sue braccia.

"Va' avanti", le sussurra accogliendo la sua testa nell'incavo del collo.

"Sono stata male per diversi giorni, un po' per l'incidente, un po' per l'aborto, non riuscivo a stare in piedi più del tempo necessario a raggiungere il bagno e vomitare il poco che ero riuscita a buttare giù. Volevo informazioni su quella notte, ma lui mi teneva lontana persino dal mio cellulare, mi diceva che avevo solo bisogno di riposare e che lui si sarebbe occupato di tutto, e mi riempiva la testa di stronzate per mettermi paura. Ho capito che dovevo andarmene, al più presto. Mi chiamava in continuazione quando non era a casa e mi ci è voluto tutto l'impegno possibile per riuscire a convincerlo che non avrei fatto nulla. Il giorno che finalmente sono riuscita fisicamente a stare in piedi per più di dieci minuti, sono uscita e sono andata dritta alla Centrale con l'idea di costituirmi. Ma quando sono arrivata lì, mentre aspettavo che l'agente all'ingresso mi desse udienza, ti ho vista. Stavi urlando contro Perez, e ho capito che eri tu. E che io ero la persona che stavi cercando, che odiavi così tanto. Avrei dovuto farmi avanti subito, ma sono stata codarda, non sono riuscita ad affrontarti, eri così incazzata… me ne sono andata"

Jen deglutisce a fatica, le sue labbra premute nei capelli di Judy. Il profumo del suo shampoo al cocco le inonda le narici. Se lo ricorda, quel giorno, il corpo di Ted era ancora in mano alla Polizia, e lei stava gridando contro la Perez per sapere come mai, invece di cercare il colpevole della morte di suo marito, perdevano tempo a trattenerlo, impedendo alla famiglia di dargli una cazzo di degna sepoltura. Era a pezzi, non dormiva da giorni ed era decisamente ubriaca.

"Il giorno del funerale sono venuta al cimitero. Volevo vederti, sapere come stavi, che assurdità, eh? Come avresti dovuto stare? Ho visto i ragazzi, Dio, avevo il cuore in frantumi. Due giorni dopo sono tornata in centrale. Quando ti ho vista lì, per la seconda volta di fila… ecco io… l'ho preso come un segno. Le mie cazzate spirituali, sai… Forse potevo aiutarti in un'altra maniera. Potevo farti stare meglio, non lo so… Piuttosto presuntuoso, eh? Per una che si è sempre sentita fuori posto dappertutto e d'intralcio a chiunque. Sentirsi sempre inadeguata e al tempo stesso avere la presunzione di credere di poter fare la differenza per qualcuno!"

"Ehi… tu hai fatto un'enorme differenza, per me e i nostri ragazzi, Jude! -i nostri ragazzi- Non so cos'avrei fatto e non so dove sarei senza di te, adesso. Questa è anche casa tua, qui sei voluta e tutt'altro che d'intralcio", Jen le sussurra con sincerità e dolcezza. Non avrebbe voluto interromperla, ma al tempo stesso, non ha potuto trattenersi dal rassicurarla. E adesso non sa più come fermarsi. Disgustoso!

"Cazzo, io stavo miseramente annegando nella mia stessa merda, una merda che mi portavo avanti da anni! Non da quando è morto Ted! Con un marito a cui facevo schifo e che si scopava una ragazzina, e una cazzo di suocera di merda che godeva nel trovare qualsiasi scusa per esprimere, tutt'altro che velatamente, il suo disappunto a ogni minima stronzata! Davanti a Ted! Davanti ai bambini, cazzo!", si meraviglia della calma, della tranquillità e del volume della propria voce, -fottutamente contro la sua natura-, a dispetto del suo linguaggio -assolutamente nella sua natura-, e sa chi ringraziare di questa pacatezza.

"Una vita sociale pari a zero per proteggermi da qualsiasi ulteriore fonte di pressione, o peggio, di delusioni! Per i ragazzi sono sempre stata l'osso duro della casa! Era Ted quello permissivo, amorevole… Io ero troppo incazzata e troppo impegnata a portare il pane a casa, cazzo! E a Ted andava bene così, non si è mai preoccupato di fare squadra. Del resto, si è spacciato per un padre vedovo, no?", quest'ultimo commento le fa storcere la bocca, mossa dal risentimento. E benché Judy non possa vederla in faccia, è come se percepisse il cambio di energia, e stringe la presa sul suo braccio, per empatia. Jen cambia posizione per poterla guardare negli occhi, prima di proseguire.

"Tu hai rimesso a posto le cose, ma lo hai fatto sotto una forma nuova, tutta tua, e se la guardi e la vivi, questa nuova forma, ha molto più senso di quella che aveva prima! Ti vorrei solo descrivere il calore che ho provato la prima volta che sono rientrata a casa e vi ho trovati tutti e tre al bancone della cucina a mangiare pizza! Improvvisamente mi sono ritrovata vicino una persona adulta che mi supportava, che mi aiutava a dare il ritmo giusto alle nostre giornate, che si preoccupava per i ragazzi e per me, sempre pronta a incoraggiare tutti, a trovare il lato positivo in ogni cosa. A trovare un punto d'incontro che andasse bene a tutti! Un fottuto angelo sulla Terra, Judy!"

"E vogliamo parlare di Lorna? Oddio è disgustoso solamente il fatto che io ne stia parlando in positivo! Ma, per il compleanno di Ted, dopo che ti sei fatta portare via da Perez al posto mio perché "questo è quello che fanno gli amici", Jen mima le virgolette a mezz'aria alzando gli occhi al cielo e Judy non può fare a meno di sghignazzare alla pantomima, "Lorna è rimasta a bocca chiusa, quando ha capito che se attaccava te, con me rischiava grosso, tanto quanto se avesse attaccato i nostri ragazzi -i nostri ragazzi-. Ma io lo so che nel corso di tutto questo periodo ti ha studiata, e ha studiato anche me, e, beh deve aver visto del bello persino lei, perché man mano che il tempo passa è sempre meno una vipera con me, e se non te ne sei accorta, anche con te! Certo… ancora non sa che alla fine ho nominato te come tutore legale dei ragazzi, ma, cazzo, mica potevo dirglielo oggi quando è venuta a prenderli!?", storce giocosamente la bocca e le due condividono un'altra risata carica di leggerezza.

"Scusa, è stata una lunga interruzione, ma dovevo dirtelo, ti va di continuare?", ed è una piccola vittoria quando la sente riprendere a parlare non rispondendo prima automaticamente con un "Okay" o con un "Tranquilla".

"Ero sulla spiaggia, ti stavo pensando, cercavo un modo per avvicinarmi a te, ma non avevo idea che saresti venuta lì, non sapevo nemmeno che ci fosse il gruppo di supporto del Pastore Wayne, da quelle parti. Te lo giuro"

"Non hai bisogno di giurare, Jude. Ti credo", la sua mano raggiunge quelle della bruna e le stringe, trattenendole nel suo grembo.

"Ricordo che guardando le onde che s'infrangevano sulla battigia feci una promessa. Avrei trovato il modo d'incontrarti, e avrei fatto tutto ciò che potevo per farti stare meglio. Qualsiasi cosa, Jen. E quando mi sono voltata per andarmene, ti ho vista", il ricordo di quel momento è così vivido che sente il battito del suo cuore accelerare come fu allora. Stringe la mano di Jen, per enfatizzare il punto.

"È stato solo un attimo, prima che scomparissi al di sotto della mia visuale, credo che ti stessi versando quell'orribile caffè. Non ero sicura che fossi tu, ma me lo sentivo. Non ho potuto non avvicinarmi e quando ho avuto la certezza che eri davvero lì… ho capito che quello era il momento", conclude abbassando lo sguardo sulle loro dita incrociate insieme.

"Grazie per avermelo raccontato, Jude", Jen le sussurra giocando distrattamente con uno dei suoi anelli. È un'abitudine ormai vecchia quasi quanto la "loro storia", quella di giocare con le sue mani. -è quello che fanno gli amici, no? Uhm...-, il pensiero le sfiora per un attimo la mente e per poco non scoppia a ridere non sapendo neanche bene il perché.

Jen non è mai stata un tipo fisico, non solo con gli estranei, ma anche con le persone a lei più care, a parte Henry e Charlie -Quando glielo lascia fare-. Eppure, con Judy è sempre stato diverso. Questo bisogno di sentirla sempre vicina, disgustoso. Da codipendenti proprio! Si ricorda la sera che erano sulla spiaggia a fumare una canna. La prima volta che sono uscite insieme, dopo sere condivise a parlare al telefono per ore, -Ti dispiace aspettare finché non mi addormento?-, la prima volta che ha riso di cuore, dopo mesi. Cazzo, si era ritrovata a sfiorarle le spalle mentre cazzeggiavano ed era stato così disgustosamente piacevole, cazzo! -Così fottutamente contro la sua natura-, eppure così naturale e istintivo, che lì per lì la sua razionalità non l'aveva neanche registrato! Era solo quando era tornata a casa, che ci aveva ripensato, non preoccupandosene troppo, bollandolo come episodio gradevole.

Judy alza lo sguardo verso il cielo ormai scuro, proprio mentre alla bionda sfugge uno lungo sbadiglio.

"Harding! Sono appena passate le nove e tu hai già sonno?", Judy scherza in tono gioviale per alleggerire l'atmosfera triste di poco prima. "Ci siamo anche dimenticate il vino! Non posso crederci!", aggiunge con sorpresa.

"Oddio tutto ciò è disgustoso!", Jen ribatte arricciando giocosamente le labbra, strappandole una risata alla quale si unisce la sua. E con un paio di pacche sulla gamba, la invita ad alzarsi.

"Beh, sai che ti dico?", aggiunge mentre insieme piegano la coperta, "Credo che ci andrò piano col vino e gli alcolici d'ora in avanti", afferma con aria pensierosa, mentre Judy muove un passo nella sua direzione unendo gli angoli della coperta e lasciandola a Jen.

"Okay, allora è una cosa seria!", la prende in giro afferrandole le spalle, "Chi sei tu? E che cosa ne hai fatto della mia Jen?", -la mia Jen-, la bruna esclama in tono teatrale scuotendola. L'altra scoppia in una risata aperta e lascia andare la coperta sulla seduta del divano, fregandosene delle pieghe.

"Beh, in realtà questa è proprio la tua Jen, caro fottuto angioletto", Jen la sfotte agitando un dito davanti al suo naso, "Perché se mi sono ridotta a preferire te al vino è solo a causa della tua cazzo d'influenza hippie, cara mia!", conclude sghignazzando insieme all'altra. Il dito seguita a stuzzicare giocosamente la punta del naso di Judy, che cerca di allontanarselo dalla faccia continuando a ridacchiare.

E senza che nessuna delle due si renda razionalmente conto dei propri movimenti, per una frazione di secondo le loro labbra si sfiorano e l'attimo dopo è già tutto finito, lasciandole entrambe di stucco. Cala il silenzio, mentre le due si fissano con un mezzo sorriso ciascuna, meravigliate. È stato solo un tocco leggero e fulmineo, non proprio un bacio. Jen non è sicura se sia stata la sola a compiere l'azione, ma sa per certo che lei si è mossa verso Judy, è stato istintivo, un riflesso, non se lo sa spiegare. Sbatte le palpebre un paio di volte, per risvegliarsi dall'incantesimo.

"E questo cosa cazzo era?", esclama soffocando una risata, per mascherare un imbarazzo che si aspetta di provare, ma che stranamente non sente.

"Beh… è stato piuttosto repentino, quindi, potrei anche sbagliarmi, ma sono abbastanza sicura che fosse un bacio", ragiona Judy in tono leggero, seguendo l'umore della bionda.

"Cazzo, si! Ma da dove è venuto? Scusa, io…", si passa le dita tra i capelli, d'un tratto timorosa.

"Jen…", l'altra la chiama e attende un lungo attimo prima di proseguire, "È tutto okay, tranquilla", sorride serena, sicura che la pausa sia servita a comunicare che intende davvero quello che dice e che la sua non è stata una risposta da cane di Pavlov.

"Okay, coraggio, andiamocene a dormire, sono a pezzi, sul serio!", Jen taglia corto allungando una mano, e mentre lo fa si obbliga a chiedersi se sia il caso, dopo quanto è appena successo.

"Uhm… No?", Judy scherza alzando un sopracciglio, mostrandosi per niente turbata dagli eventi dell'ultimo minuto.

"Avevamo deciso da domani con questi cazzo di NO!", la bionda protesta fingendo delusione. Calde dita sfiorano le sue e vi s'intrecciano insieme, come sempre, entrano dalla porta sul retro e il loro passaggio verso la camera da letto è scandito dalle luci della casa che via via si spengono, come sempre.

E le due donne si domandano tra sé se l'inatteso momento che hanno condiviso sia accaduto davvero.