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Adore You || Italian Translation

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Adore You











 

Capitolo sei.






La tempesta era sparita rapidamente così com’era comparsa. La mattina dopo l’escursione improvvisata di Harry sulla spiaggia, il cielo era immacolato e luminoso. Il sole sembrava persino più caldo del solito.
“Finchè le nuvole non passeranno.” Gli aveva detto Gemma con un sorriso incoraggiante quella mattina, ed Harry aveva cercato di ricambiare il suo ottimismo, ma dentro di lui si sentiva morire. Aveva inviato la sua prima lettera all’uomo con cui sperava di riconciliarsi, l’uomo che lo amava, ma che non era sicuro che lo avrebbe perdonato. Louis gli aveva detto esplicitamente che non voleva più saperne, ma Harry sapeva che era impossibile sfuggire ai propri sentimenti.
Harry era disposto a scendere a compromessi, a proseguire quello che avevano iniziato. Era quello che il maggiore aveva sempre desiderato, e sperava che Louis accettasse le sue scuse. Sperava e aspettava. Certo, era passato solo un giorno e mezzo, ma il fatto che l’uomo non gli avesse ancora risposto era sufficiente a fargli venire voglia di urlare. Alla fine riuscì a capire come si sentiva Louis all’inizio della loro conoscenza, mentre aspettava con ansia una risposta dal ragazzo che ammirava.
Il giorno seguente si unì alla sorella e al marito in spiaggia, poco prima di mezzogiorno, e ascoltò in silenzio le loro chiacchiere. Nel suo costume da bagno, la pancia arrotondata di Gemma si notava maggiormente, il fatto che Harry sarebbe diventato zio gli sembrava incredibile, e più ci pensava più provava un forte senso di eccitazione.
Naturalmente, pensare di fare da baby sitter ai figli della sorella lo portarono a pensare ancora una volta a Louis e a come si comportava con le sue sorelline. Per un breve momento, un’immagine di un possibile futuro gli invase la mente: loro due seduti sulla veranda della propria casa, Louis con indossa una bella camicia e le bretelle, mentre sorridevano con affetto ai bambini di Gemma che correvano nel cortile. Per un momento quell’immagine lo fece sussultare sul posto, sentì un grosso nodo in fondo alla gola. Era vero che uno non capiva l’importanza di qualcosa che aveva avuto finchè non la perdeva definitivamente.
Aveva ascoltato le storie di Gemma riguardo le sue amiche francesi; di come i mariti le trattassero male, gli imbrogli, le discussioni. Sempre problemi da risolvere, era così per tutte le coppie. Mentre Harry pensava  al matrimonio, arrivò alla realizzazione che non aveva mai conosciuto qualcuno gentile come Louis. Louis lo aveva fatto impazzire, in alcuni momenti, lo aveva fatto arrabbiare, ma con il senno di poi sapeva di aver incolpato il maggiore più del necessario. Dopo che si erano scambiati il loro primo bacio, la loro relazione aveva preso una svolta così veloce che Harry si era sentito impreparato. All’improvviso si era ritrovato immerso in una sorta di foschia, Louis lo faceva sentire un’altra persona. Quando Harry mise fine a quello che avevano costruito, qualcosa dentro di lui cambiò ancora più velocemente. Louis non solo lo aveva trasformato a livello fisico, ma anche mentalmente. Si era reso conto di quanto il maggiore fosse indispensabile per lui, ma ora se ne era andato. Se Louis non avesse voluto ritornare da lui, almeno Harry avrebbe capito sul serio ciò che aveva perso.
“Figlioli.” Disse una voce dietro di loro, Harry aprì un occhi per ritrovare suo padre in piedi accanto allo sdraio, un telo da male e un giornale sotto il braccio.
“Papà!” lo salutò Gemma sorridendo, mentre riceva un bacio sulla guancia dal padre.
Harry distolse lo sguardo e fissò nella direzione opposta mentre suo padre si sistemava alla sua sinistra, fischiettando.
“E’ un piacere vederti in giro, figliolo.” Disse suo padre, ed Harry si limitò ad aggrottare un sopracciglio mentre sentiva il signor Styles rivolgersi a lui per la prima volta dopo giorni di silenzio. Si chiese se sua madre avesse discusso con lui riguardo quello che si erano detti qualche sera prima, e pensò che in realtà non aveva alcuna importanza. Potevano buttarlo fuori casa o spingerlo a studiare medicina, non gli sarebbe importato. Ciò che gli importava era Louis.
“Ecco.”
Harry impiegò un istante prima di rendersi conto che suo padre stava parlando con lui. Alzò gli occhi e rimase scioccato di fronte all’oggetto che suo padre gli stava tendendo. Harry fissò la copertina nera di un grosso libro, una scritta cremisi sul davanti.
“L’ho trovato in un negozio a Brighton.”
Harry lo fissò impotente, incerto su cosa fare.
“Prendilo.” Disse dolcemente suo padre.
Harry accettò il libro, deglutendo a fatica mentre l’uomo si schiariva ancora una volta la gola, distogliendo gli occhi e voltandosi a guardare l’oceano davanti a loro. Harry non riuscì a distogliere lo sguardo dal romanzo che teneva tra le mani.
“Sono entrato nel gazebo l’altro giorno e ho dato un’occhiata ai tuoi libri, non sapevo che ti piacesse questo genere.”
Harry fissò il signor Styles con gli occhi spalancati.
“Sono andato a Brighton.” Continuò suo padre. “Perché ho pensato che non potevi andare in giro con questi romanzi rotti e rovinati. Uno di loro stava quasi per cadere a pezzi! Ho lasciato le nuove copie nella tua stanza. Ho anche trovato questo libro, il proprietario del negozio ha detto che l’autore è abbastanza popolare ma non si trova facilmente questo romanzo. Ho pagato un bel po’ di soldi per riuscire ad ottenerlo. Presumibilmente parla di questa ragazza, Lucy, che incontra dei vampiri. Non chiedermi di più, non ne so abbastanza.”
Harry sentì la gola dolorosamente secca. “No è – va tutto bene.” qualcosa di affilato e caldo allo stesso tempo gli invaso il petto. Accarezzò delicatamente la copertina nuova di zecca, le dita che sfioravano le lettere rosse e l’immagine di una donna pallida che sanguinava sul collo. “Si chiama Lucille.”
Il signor Styles borbottò in assenso e per un lungo momento rimasero seduto silenziosamente. L’uomo più anziano che osservava le onde infrangersi sulla riva, Harry meravigliato dalla situazione in cui si era ritrovato. Si aggrappò a quel libro come se ne andasse della sua stessa vita.
Dieci minuti dopo, il signor Styles parlò di nuovo. “Non ti odiamo, Harry.”
Non era granchè, non era una scusa, e sicuramente non era un “Noi ti amiamo”, ma era la più sincera dichiarazione d’affetto che Harry avesse mai ricevuto da suo padre, e contava più di ogni altra cosa. Non era così ingenuo da credere che tutto fosse cambiato all’improvviso, ma quella confessione era abbastanza importante da fargli lacrimare gli occhi. Non riuscì a trovare la forza necessaria per ringraziarlo del libro, ma aveva la sensazione che suo padre avesse capito il suo imbarazzo.
Trascorsero altre due ore in spiaggia. Harry non tornò al gazebo fino a quando il resto della sua famiglia non decise di averne abbastanza del sole cocente, anche lui sentiva la pelle arrossata. Aveva sempre avuto una carnagione chiara e quel giorno il sole era particolarmente caldo. Accese la radio e aprì una finestrella per far entrare un po’ d’aria fresca nella stanza. Seduto sulla panca, prese il nuovo libro. Lo posò con cura sul davanzale, sopra una pila di libri in attesa, e sospirò piano. Chiudendo gli occhi, ascoltò il suono dolce e accattivante della melodia estiva di Jack Hylton.
“Ciao…”
Lentamente, Harry aprì gli occhi. Sbattè le palpebre più volte, abituandosi gradualmente alle luce del sole. Sentiva la testa pesante, si era addormentato nel mezzo del pomeriggio, in realtà non era del tutto sicuro di che ora fosse.
“Sono io. Ti ho svegliato?”
Il cuore di Harry iniziò a battere furiosamente, si girò e lo vide in piedi sulla soglia. Le mani infilate nelle tasche dei pantaloni, le spalle abbassate.
“Si…” rispose Harry onestamente. Si mise comodo sulla panca, sedendosi correttamente mentre si massaggiava la testa. Riusciva a sentire il cuore in gola.
“Posso venire un’altra volta.”
“No!” Harry scosse la testa, si alzò bruscamente e gli girò la testa. “Rimani Louis, per favore.”
“Va bene.”
Inspirando bruscamente, Harry decise di avvicinarsi. Attraversò lo spazio tra loro fino a sentire il respiro del maggiore contro il viso. Gli occhi blu dell’altro era stanchi e aveva delle rughe tra le sopracciglia, Harry sapeva che non era stato facile per Louis sopportare tutto quel dolore. Erano a pochi centimetri ma Harry si sentiva immensamente lontano da quell’uomo.
“Louis –“
“Lo pensavi davvero?” chiese Louis con voce bassa e ferma, il ciuffo che gli ricadeva sugli occhi. “Tutto quanto?”
Harry sentì lo stomaco contorcersi al pensiero che Louis non sapesse se fidarsi o meno delle sue parole. Ma era venuto da lui per scoprire la verità. Annuendo lentamente, Harry sbattè le palpebre per non far cadere le lacrime che si erano accumulate negli occhi. Lo sguardo di Louis era cupo, ma alzò un braccio e allungò una mano per afferrare le cuciture laterali della giacca di Harry. Sospirò sotto la sensazione del tocco del maggiore, gli mancava così tanto.
“Non voglio stare senza di te.” bisbigliò Harry, tremando leggermente mentre allungava le dita sulla camicia dell’altro. Le lacrime scivolarono lungo le sue guance.
Louis deglutì ed Harry avvertì il petto del maggiore muoversi sotto le sue dita, il cuore che batteva forte. “Cosa è cambiato?”
Harry spostò gli occhi sul mento di Louis, dove era cresciuta una leggera barba. Inspirando, decise di rispondere onestamente. “So cosa voglio, adesso.” La sua voce era calma e bassa, ma si sentiva forte all’interno di quella piccola stanza. “Alla fine ho capito quello che tu già sapevi… ho pensato molto, e sto cercando di salvare ciò che posso prima che sia troppo tardi.”
“E io che ruolo avrei?”
“Qualunque tu voglia.” Sussurrò Harry, si strinse nelle spalle. “Basta che stai con me.” aggiunse, stringendo le mani sul petto dell’altro.
Lo sguardo di Louis era ancora duro e dubbioso ed Harry cominciò a provare un forte senso di disperazione e perdita. Spostò le mani lungo le spalle del maggiore, accarezzandolo dolcemente.
“Tutto quello che ho detto è la verità!” disse, implorandolo. “Sto ancora lavorando su determinate cose, ma so come mi sento quando si tratta di te. Farei qualsiasi cosa per fartelo capire.”
“Tutto?”
“Tutto ciò che vuoi, puoi avere tutto.” Esclamò di nuovo, mentre la sua mente pensava, Prendimi Louis, per l’amor di Dio. “Ti ho spiegato come mi sento quando sono con te.”
“Anche se tu… mi ami.” Disse Louis sottovoce, non abbassando mai lo sguardo. “Voglio ancora cose che tu non desideri.”
Harry scosse la testa, rabbrividendo contro il calore del corpo dell’altro. “Sono disposto a scendere a compromessi.” Quando Louis non reagì a questa affermazione, lo guardò confuso. “Pensavo fosse quello che volevi fin dall’inizio.”
Louis posò i palmi delle mani contro i fianchi di Harry, mentre si sporgeva verso di lui. Harry sentì il petto sgonfiarsi per il sollievo, quando avvertì il maggiore rilassarsi sotto il suo tocco. “Non è quello che volevo, Harry. No.”
Non capendo, Harry si ritrovò senza parole. Era turbato dal fatto che non riuscisse a capire che voleva dire Louis.
“Quello che volevo era che tu mi vedessi. Volevo che mi guardassi sul serio e non vedessi soltanto un uomo scelto dai tuoi genitori. Non volevo che vedessi una minaccia o un’altra persona che voleva legarti. Volevo solo che mi vedessi per come sono, un uomo normale che si stava innamorando di te.”
Oh.
Deglutendo, Harry provò un forte senso di vergogna. “E’ questo che intendevi quando hai detto che volevi che ci conoscessimo?”
Louis si strinse nelle spalle, piegano le labbra in un sorrisetto. “Sei abbastanza difficile da conquistare, lo sai.”
Ridacchiando, Harry alzò la mano per strofinarsi gli occhi umidi. Louis gliela afferrò subito dopo, portandola verso la bocca per lasciargli un bacio sulle nocche.
“Mi dispiace per quanto sono stato cattivo l’ultima volta che ci siamo visti.”
Scrollando le spalle, Harry guardò il pavimento. “Me lo meritavo.”
“Non meritavi nulla.”
“Ma ne avevo bisogno…”
Louis lo fissò per un lungo momento, le sopracciglia corrugate e la mascella serrata. Gli occhi del maggiore sembrava umidi di lacrime ed Harry sentì il cuore stringersi. “Harry –“
“Per favore, non lasciarmi.” Lo interruppe Harry, la mano libera tremò mentre premeva le dita contro la mascella dell’uomo. “Non lasciarmi.”
Fissandolo con quegli occhioni blu, profondi e meravigliosi, Louis si decise a rispondere. “Ti amo, Harry. Non è cambiato nulla in una settimana.”
Louis lo tirò più vicino a sé, posizionando la mano sulla spalla di Harry prima di avvolgergli le braccia intorno alla vita. Harry seppellì immediatamente il naso nell’incavo della spalla dell’altro, stringendo gli occhi mentre inalava il suo profumo familiare. Gli era mancato così tanto.
Harry sentì Louis rabbrividire mentre il suo respiro gli sfiorava il collo, e avvertì le mani del maggiore aumentare la presa sui suoi fianchi. “Dimmi Harry.” sussurrò dopo qualche minuto. “Quindi non mi stai prendendo in giro ancora una volta, sono davvero riuscito a conquistare il tuo cuore.”
Cercando un’intimità che non avevano mai avuto prima di allora, le dita di Harry scivolarono tra le morbide ciocche dei capelli di Louis. Accarezzando il cuoio capelluto, tremò vistosamente mentre espirava contro la sua pelle calda. “Ho molta paura, ma quando sono con te mi sento bene, come se potessi affrontare qualunque ostacolo. Non scapperò finchè mi vorrai.”
“Ti voglio per sempre.”
Premendo il viso contro la spalla di Louis, Harry si strinse maggiormente all’uomo. “Sono tuo.” Ripetè in un sussurro. Non era sicuro in quale direzione stesse andando, le sue emozioni si accumulavano l’una sull’altra.
Louis si strinse a lui, oscillando leggermente sotto l’impatto del suo corpo. “Hai ogni parte di me, tesoro.”
Sollevando la testa, Harry incontrò gli occhi dell’altro che ora irradiavano calore e sicurezza. Si passò tra le dita il ciuffo color caramello di Louis, il pollice si posò sul sopracciglio sinistro. “Sono un completo disastro, Lou.”
“Non mi dispiace perdere tempo per riuscire a capirti.”
“Questo è tutto ciò di cui ho bisogno.”
Louis inclinò la testa e qualcosa di familiare scintillò negli occhi blu. “Che ne dici di un bacio?”
Sentendo le guance in fiamme, Harry annuì alla richiesta, il cuore che batteva forte mentre la mano di Louis gli cullava la mascella. Allungandosi in avanti e circondano il polso di Louis con la propria mano, Harry chiuse gli occhi mentre il maggiore gli accarezzava dolcemente le labbra. Un momento dopo, lo sentì sporgersi e posare un bacio sulla sua bocca. Harry avvertì lampi di energia in tutto il corpo, come lampadine che si accendevano e spegnevano ad intervalli regolari, e si ritrovò a gemere involontariamente. Sapeva che Louis si sentiva allo stesso modo, quando avvertì il suo gemito basso e roco contro la bocca, e ormai sapeva che in ogni parola che si erano appena scambiati non era altro che la verità.
 
 
 
 
 
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Le labbra di Louis avevano un sapore dolce. Non erano tipo come lo zucchero, ma come un tratto particolare della sua personalità. I baci erano morbidi, anche con la presenza della barba che era cresciuta negli ultimi giorni. Anche se lasciava dei segni rossi sulle sue guance, era tutt’altro che spiacevole. Le mani del maggiore erano sempre gentili. La migliore sensazione al mondo era la punta delle dita dell’altro sulla pelle sensibile di Harry.
I pollici di Louis si posano agli angoli della bocca del riccio, il naso premette appena a sinistra mentre gli succhiava teneramente le labbra.
“Scusa.” Mormorò Louis, ed Harry emise una debole protesta, stringendo le dita nei capelli dell’altro uomo, l’altra mano riposava sulla nuca del maggiore, dove aveva appena scoperto che la pelle era incredibilmente morbida. “Alla fine ti lascerò andare, non possiamo fare nulla, ancora.
“No.” gemette Harry, spingendo la bocca contro quella di Louis e aggrovigliando la gamba destra attorno al polpaccio dell’altro.
Louis chiuse gli occhi e inspirò dal naso come se la vicinanza tra i loro corpi fosse troppo da sopportare. “Se continuiamo, non sarò in grado di controllarmi.”
“Lo voglio.” Sussurrò Harry.
“No, non…” provò a dire Louis affondando le dita nei fianchi di Harry e sorridendo. “Ci siamo appena ritrovati.”
Harry socchiuse gli occhi. “Ho pensato che fosse chiaro che ti voglio in tutti i sensi. Non sei contento?”
I denti di Louis gli morse il labbro inferiore ed Harry sentì lo stomaco sussultare per la sensazione. “Molto… molto contento e innamorato di te.”
Sospirò felicemente e allacciò le braccia attorno al collo del maggiore. Guardò di sottecchi l’orecchio e infilò il naso tra i capelli del suo uomo. Nell’ultima ora era rimasti appoggiati alla parete del gazebo. Non gli sembrava ancora reale quello che stava succedendo. Potevano fare tutto ciò che desideravano, nessuno li avrebbe potuti fermare.
“Mio padre mi ha comprato una nuova copia di Lucille.” Mormorò Harry appoggiando le labbra sul collo di Louis.
“Hm?” bofonchiò il maggiore, sorpreso.
Improvvisamente l’intera scenetta sulla spiaggia gli tornò alla mente. Ogni sentimento, ogni emozione, ogni pensiero, tutto lo ha lasciato sconvolto e felice. Si rese conto di quanto fosse giusto raccontarlo a Louis senza trattenere nulla. Non si era mai sentito così sollevato come in quel momento, mentre si toglieva dal petto qualcosa che non lo faceva respirare correttamente.
Louis ascoltò senza interruzioni, accarezzando la schiena di Harry mentre balbettava frasi sconnesse, e iniziando a tremare quando introdussero l’argomento della signora Styles. Anche se l’argomento era difficile, Louis rendeva tutto più semplice. Non aveva mai giudicato sua madre e, a differenza di Gemma, in qualche modo Louis era arrivato a comprendere appieno la relazione che si era sviluppata tra Harry e i suoi genitori.
Dopo aver finito di parlare, appoggiò la testa sulla spalla dell’altro. Louis gli afferrò la camicia, sebbene i loro corpi fossero già vicinissimi.
“Penso che tuo padre volesse far pace.” Mormorò Louis.
“Ecco perché mi ha comprato i libri.”
“Mi riferivo in particolare all’ultima parte… non vogliono che abbandoni la famiglia e penso che se tu gli dicessi che vuoi andartene, non ti lascerebbero senza soldi.”
Accigliato, Harry sbattè le palpebre velocemente. “Non lo farò, però. Voglio stare con te.”
“Giusto…” sospirò Louis premendogli un bacio sui capelli.
Harry deglutì a vuoto prima di fare la prossima domanda. “E il matrimonio quando sarebbe?”
Louis alzò la testa e incontrò i suoi occhi. “Quando vogliamo. Potremmo sposarci subito vicino casa, e trascorrere la luna di miele in un posto al caldo . Oppure l’estate prossima, quando avrò finito di studiare, e ci saremo un po’ abituati l’uno all’altro.”
Sconcertato, Harry lo fissò. “Dovremmo restare fidanzati un anno intero prima di sposarci.”
“So che i nostri genitori vorrebbero che ci sposassimo il prima possibile, ma io…” il maggiore scrollò le spalle, la voce bassa e seria. “Voglio che tu sia felice. E anche se mi hai detto che vuoi stare con me, tutto questo calvario non è risolto. Penso che tu abbia bisogno di un po’ di tempo per riflettere e sono disposto ad aspettare.”
Harry sentì un nodo formarsi in gola. Era un compromesso che teneva in considerazione i loro bisogni e i loro sentimenti. Non era nemmeno fidanzati ufficialmente, ma in quel momento Harry non si era mai sentito più sicuro in vita sua. Louis era la cosa migliore che gli sarebbe mai potuta accadere.
Scuotendo la testa, rispose. “L’estate non è ancora finita. Potresti cambiare idea.”
Louis rilasciò uno sbuffo che assomigliava ad una risata. “Non pensare di scappare da me, dolcezza.”
Harry accarezzò la guancia dell’uomo di fronte a lui. “Non lo farei mai, Lou.”
 
 
 
 
 
 
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Caddero provvisoriamente in una nuova routine, tra incontri segreti e sessioni di baci approfondite. Ad essere sinceri, non nascondevano il fatto che stavano tornando a vedersi, ma Harry non si fece avanti per dirlo in modo esplicito. Louis non aveva annunciato la sua visita in casa Styles il giorno che si erano riconciliati, e semplicemente continuarono a non dire nulla. Louis veniva dopo colazione, si incontravano sulla spiaggia o fuori la proprietà degli Styles, facevano lunghe passeggiate nei boschi e sul mare. Il più delle volte finivano nel gazebo, o occasionalmente contro un albero.
“Penso di avere un bernoccolo in testa.” Si lamentò Louis quando Harry, per la terza volta quella mattina, lo spinse contro la quercia più vicino per mordergli un orecchio. Il maggiore non sembrava particolarmente infastidito quando Harry gli disse che l’avrebbe baciato per fargli passare il male.
Si sentiva sbagliato a volte, doveva ammetterlo. Aveva sempre avuto l’idea che certe cose, all’interno di una relazione, dovessero seguire un certo ritmo. Non erano ancora fidanzati, ma all’improvviso Harry voleva più di quanto fosse consentito, a volte riusciva a malapena tenere le mani lontane dall’altro uomo. Credeva ancora che il sesso dovesse essere lasciato alla prima notte di nozze, ma era facile dimenticare quell’idea quando sentiva le gambe deboli e le ginocchia tremare mentre le mani di Louis vagano sul suo corpo.
Un giorno, Harry portò Louis a Hoot, la gelateria in cui era solito andare da adolescente. Gli insegnò la ricetta segreta per un Elle, come aveva chiamato quella bevanda diversi anni prima.
“Elle?” disse Louis curioso, mentre Harry convinceva il barista a dar loro il permesso di prepararsi la bevanda da soli, utilizzando le bottiglie sugli scaffali.
“Liquore liquoroso.” Annuì Harry mentre mescolava vodka in un frappè. “L e L.”
“Sembra disgustoso, amore.”
Lanciandogli un’occhiataccia, Harry estrasse del liquore dal bancone e lo versò nel mix. “La crema del frappè maschera la vodka e il liquore rende il gusto del cioccolato più forte.”
Louis lanciò uno sguardo dubbioso alla bevanda. “Posso immaginarti da adoscelente mentre preparavi questo intruglio.”
Harry fece scivolare il bicchiere sul bancone. “Bevilo, stupido.”
“Stupido? Siamo passati alle offese?”
Mentre leccava il cucchiaio utilizzato per mescolare la bevanda, Harry si sporse nello spazio di Louis fino a trovarsi ad un soffio dalla bocca dell’altro. “Smettila di parlare.” Posò la mano sulla coscia del maggiore e si avvicinò finchè le loro labbra non si sfiorarono.
Inutile dire che Louis bevve tutto senza fare storie. Da allora in poi, i baci al gusto di Elle divennero i suoi preferiti.
Era strano pensare che se non fosse stato così testardo, avrebbero potuto fare tutto questo molto tempo prima. Forse se Harry non avesse lottato per opporsi a quella relazione, settimane prima avrebbero potuto iniziare a toccarsi e baciarsi. Quando pronunciò quel pensiero ad alta voce, Louis obiettò, dichiarando che se la relazione di Harry con i suoi genitori fosse stata diversa, forse non si sarebbero mai incontrati.
“Potresti essere già stato promesso sposo ad un uomo viscido e orribile.” Disse Louis con determinazione. “Non posso pensarci.”
“Ti avrei preso come amante allora, ti avrei desiderato comunque.”
Louis gli baciò le nocche. “Farei qualsiasi cosa per tenerti con me.”
Harry sbirciò oltre il bordo del suo libro, premendo le dita dei piedi sulla caviglia del maggiore. La panca del gazebo era troppo piccola per contenere entrambi. “Sei un uomo fortunato, vero? Sono già tuo.”
“L’uomo più fortunato del mondo!”
Louis era più che generoso con i complimenti. Lo parole che prima lo facevano sentire sbagliato ora lo faceva arrossire vistosamente, ogni volta le guance gli diventarono di un rosso intenso. Mentre sedevano sulla panca, le spalle appoggiate al pilastro attaccato al muro, Harry riusciva a malapena a credere alla sua fortuna. Gli splendidi  occhi di Louis, i suoi morbidi capelli, le lentiggini sulla guancia sinistra e il corpo sodo ma confortevole… quella piccola piega che gli veniva sulla fronte ogni volta che trovava eccitante un libro, il pollice che gli accarezzava il polso quando leggevano in silenzio l’uno accanto all’altro. Pensare che solo due settimane prima Harry avrebbe buttato via tutto questo.
Ora non avrebbe scambiato quello che aveva per nulla al mondo.
Anche se passavano molto tempo a baciarsi o a discutere su questioni banali sulle quali si trovavano in disaccordo, avevano un sacco di tempo per leggere e godersi la tranquillità ritrovata. Leggevano, ascoltavano musica, scrivevano o semplicemente restavano abbracciati senza fare nulla. Anche quando non parlavano stavano bene, non sentivano il bisogno di riempire i silenzi.
Inevitabilmente, i genitori di Harry alla fine scoprirono la loro riappacificazione. Harry era abbastanza sicuro che Gemma avesse capito tutto, soprattutto dopo averlo visto sorridere alle menzione del nome di Louis un paio di giorni prima, oltre ai segni che portava sulla mascella. Allora non aveva detto una sola parola, ma non gli sarebbe dispiaciuto raccontare la verità.
Circa una settimana dopo quell’evento, entrambi erano tornati al gazebo dopo una breve passeggiata pomeridiana. Seduto sul prato fuori dal piccolo edificio, Louis lo afferrò per un fianco, stringendogli il braccio destro attorno alle spalle mentre con la mano sinistra gli cullava il viso
“Sai quanto adoro questo?” chiese il maggiore, accarezzandogli amorevolmente la mascella.
Guardandolo in faccia, Harry annuì. “Me l’hai detto.”
“Quando l’ho detto?” borbottò Louis, chinandosi più vicino. Le loro labbra erano a pochi centimetri di distanza.
Una sensazione di caduta libera invase lo stomaco di Harry. “Quando hai detto che avresti reso speciale la nostra prima notte insieme.”
Aspettò pazientemente la risposta di Louis, sentendo il respiro dell’uomo sulle sue labbra. Era troppo vicino per valutare realmente la sua reazione, ma Harry sentì qualcosa cambiare intorno a loro.
“Oh…” fu la risposta di Louis, e lui non fece in tempo a pensare prima che il maggiore lo baciasse di nuovo. Di solito Louis era bravo a mantenere la calma, ma Harry poteva sentirlo vibrare contro di lui, oltre ad ansimare più del solito.
“Lou,” piagnucolò Harry quando il bacio divenne più umido e profondo.
“Scusami.” Sussurrò Louis, tenendolo ancora vicino.
Stringendo le dita sulla camicia di Louis, Harry sospirò profondamente cercando di riprendere il controllo. “Scusami tu.”
Louis gli diede un piccolo bacio, il pollice che sfiorava l’angolo della sua bocca, dove gli piaceva tenerlo di solito. Harry si chiese, per un momento, se fosse possibile essere così innamorati di qualcuno che si conosceva da poche settimane.
Qualcuno si schiarì la gola alle loro spalle, interrompendo il momento. Irrigidendosi, Harry aprì gli occhi e guardò verso la fonte del rumore. Certo, non si erano impegnati più di tanto a nascondersi, sapevano che sarebbero stati scoperti, ad un certo punto. Tuttavia, essere visti da suo padre mentre baciava Louis, non era l’ideale.
Il signor Styles si trovava a pochi metri da loro, presumibilmente dopo aver passato qualche ora in spiaggia. Portava un cappello e un giornale tra le braccia, il viso abbronzato e un’espressione vuota. Stretto tra le braccia del maggiore, Harry si guardò intorno, incerto sul da farsi. Non sapeva ancora come avrebbe spiegato ai suoi genitori la situazione attuale ma… questo sarebbe bastato.
Poteva sentire Louis deglutire e tremare al suo fianco, la guancia ancora appoggiata contro la spalla di Harry. “Buona giornata, signor Styles.” Salutò, riuscendo a raccogliere tutta la dignità che gli era rimasta per non vacillare di fronte al suocero.
“Louis,” disse il signor Styles, con tono sorpreso. Avrebbe potuto essere dovuto esclusivamente alla scena che aveva di fronte, o forse al fatto che non si aspettava di vedere suo figlio seguire i consigli della famiglia, pensò Harry tra sé e sé.
Ci fu un lungo momento di silenzio tra loro, Harry e Louis seduti sull’erba, il signor Styles immobile nello stesso punto. A poco a poco, l’uomo sembrò riprendersi dallo shock, raddrizzò le spalle e sollevò il mento. “Sono felice di rivederti, figliolo. Buona serata ragazzi.” E senza aggiungere altro, si incamminò verso casa.
Scioccato, Harry aggrottò le sopracciglia fissando il punto in cui era sparito il padre. “E’… felice che io sia felice? O soltanto perché sei tornato con me?”
Con un largo sorriso, Louis toccò il naso di Harry. “Forse entrambe le cose.”
E sembra proprio che fosse così. Suo padre non menzionò l’accaduto e quello che aveva visto né alla moglie né a Gemma. Harry continuò a passare del tempo con il maggiore, cercando di nascondersi da occhi indiscreti la maggior parte delle volte. Louis lo riportò a Traqueria, dove si ubriacarono con un Highball e un Mary Pickfors, per poi dedicarsi al jazz, ballando abbracciati mentre Harry appoggiava la testa sulla spalla dell’altro, anche se era lui quello più alto tra i due.
Naturalmente, non ci volle molto prima che la signora Styles invitasse Louis a prendere un tè, facendolo sedere accanto ad Harry a tavola, senza immaginare tutto quello che succedeva tra i due ragazzi. Louis, al contrario, lo convinse a trascorrere del tempo nella casa dei Tomlinson insieme alla famiglia e le sorelle. Nonostante Harry non fosse sicuro dei sentimenti che provava nei confronti dei genitori di Louis, gli piaceva giocare con le sue sorelline. Charlotte si unì a loro in spiaggia, un giorno, ed Harry trovò la ragazza particolarmente piacevole ed esuberante, rimase subito attratto dalle sue risate cristalline. A Louis piaceva il fatto che Harry si trovasse bene con Charlotte, e suggerì alla sorella di accompagnarli a Wellbridge il giorno seguente.
Tutto stava andando bene ed Harry dubitava di essersi mai sentito così al sicuro con una persona. I suoi amici all’università erano adorabili, ma per quanto si interessasse a loro, non aveva ricevute notizie da nessuno per tutta l’estate, e lui non aveva provato in nessun modo a mettersi in contatto con qualcuno. Il tempo sembrava scorrere più veloce che mai, e prima che Harry se ne rendesse conto, era arrivato agosto. Il clima era sempre caldo e afoso, ma ormai si erano abituati a quella stagione e a tutto ciò che ne derivava.
Su una coperta distesa nel cortile della dimora dei Tomlinson, Harry si era rannicchiato vicino a Louis mentre leggevano. Louis aveva trovato un nuovo libro quella settimana e riusciva a malapena a metterlo via durante il tempo libero, nel frattempo Harry stava sfogliando un romanzo letto anni prima. Udì il tintinnio di porcellana proveniente dalla casa, la voce di Johannah che lodava una torta che la cameriera aveva preparato quella mattina.
I suoi occhi seguirono Doris, la sorella minore di Louis, mentre rincorreva una farfalla. Harry si rannicchiò più vicino al maggiore, affondando il naso nella camicia di Louis, sotto l’ascella. Sentì l’altro stringere il braccio attorno alla sua vita, tenendo lo sguardo sul libro. “Quindi…”
“Cosa?”
“Quindi, prenderesti il mio nome se ti dicessi che voglio sposarmi?” Harry guardò Louis, concentrandosi sull’espressione del suo uomo. “E’ solo una domanda, niente di più.”
Louis ridacchiò e lasciò cadere il libro per avvolgere entrambe le braccia attorno al busto di Harry, piantandogli un bacio sul naso. “Vuoi che sia io a prendere il tuo cognome?”
“Non lo so…” rispose onestamente, le dita che afferravano la parte superiore del braccio di Louis.
Louis si strinse nelle spalle. “Ho sempre pensato che ti sarebbe piaciuto dissociarti dal nome degli Styles, ma è una tua scelta, naturalmente. Louis Styles suona un po’ strano.”
“Anche Harry Tomlinson.”
Louis si morse un labbro, incurvando gli angoli della bocca verso l’alto. “Potrei abituarmi…”
“Potresti, davvero?” mormorò Harry, accarezzando con le dita il petto dell’altro. Louis gli afferrò la mano, impedendogli di sgualcirgli la camicia. Con la mano rinchiusa in quella più piccola del maggiore, Harry chiuse gli occhi, godendosi la dolce vicinanza di quel corpo caldo.
Louis spinse la bocca sul sopracciglio di Harry prima di chiedere. “Ti stai abituando all’idea di una vita coniugale?”
“Si…” Harry avvertì gli occhi dell’altro su di sé, ma era troppo comodo per guardare in alto e incontrarli.
“Veramente?”
“Si.”
“Come mai?”
“Sai…”
“No, non lo so.” Ridacchiò Louis.
Aprendo un occhi per lanciargli un’occhiataccia, Harry sbuffò. “Vuoi soltanto che ti dica che voglio restare con te per sempre. Ti eccita.”
Ridacchiando rumorosamente, Louis si avvicinò maggiormente. “Mi eccita… se è così che lo chiami, okay.” Sollevando la mano libera per farla scorrere tra i capelli lisci di Louis, Harry alzò lo sguardo per ammirare quegli occhioni blu. “Stavo scherzando.”
“Non è vero.”
“Invece si, ma ora che so…”
“Districa le gambe dal mio corpo, Harry.” ordinò Louis, scuotendo la testa esasperato. “Siamo davanti alla mia famiglia, in questo momento.”
Sorridendo con insistenza, Harry le leccò le labbra in modo indecente, facendo sospirare Louis  che distolse gli occhi senza riuscire a trattenersi dal ridere di fronte alle buffonate del riccio.
Harry tolse la mano dai capelli del suo uomo e la posò sulla coperta.
“Sono abbastanza sicuro che mia madre mi stia inviando occhiate assassine dal patio. Pensa che io sia troppo invadente. Per favore, mi permetti di fare un di spazio tra noi, caro?”
Harry sbuffò. “Non mi stai facendo niente di compromettente.”
“Tu sei troppo osceno.”
“Non stai nemmeno pomiciando con me.”
Louis gli lanciò un’occhiata. “Perché, ti piacerebbe?”
Alzando la testa, Harry la sfregò contro il mento del maggiore. “Come se non l’avessi già fatto svariate volte.”
Cedendo apparentemente, Louis annuì, sfiorando con il naso la sua guancia. Infine si chinò, lasciando che Harry appoggiasse la testa per terra, la bocca ad un soffio dalla sua. “Mi piacerebbe…ma non qui.”
Louis si sporse di qualche centimetro, Harry aggrottò le sopracciglia e strinse le braccia attorno al collo dell’altro, chiudendolo in un forte abbraccio e lasciandogli un bacio deciso sulla bocca. Lo sentì grugnire in segno di protesta, ma Harry lo liberò subito dopo.
“Cazzo, Harry.”
Harry alzò gli occhi al cielo mentre catturava lo sguardo sospettoso di Louis. “Non faro più nulla.”
“Promesso? Non voglio sottoporre alle mie sorelle più di quanto sono in grado di gestire, va bene?”
Ridacchiando, Harry annuì, allungando le mani verso il petto di Louis e facendo scivolare le mani sotto la camicia mezza aperta. Sospirando, Louis lo abbracciò dolcemente. “Posso fare il bravo…” borbottò in risposta mentre il maggiore raccoglieva il libro per tornare a leggere.
“Lo so che puoi farcela.” Le labbra di Louis sfiorarono il suo orecchio, mandandogli brividi lungo tutto il corpo e facendogli sussultare lo stomaco. “Ti amo.”
Sentendosi completamente a suo agio, Harry annuì, mordendosi un labbro e accarezzando il petto del maggiore. “Lo so.”
 
 
 
 
**
 
 
 
 
 
Stava andando tutto alla grande. Louis sembrava accettare le sue decisioni e si assicurava sempre che fossero sulla stessa lunghezza d’onda. Non era necessario, ma Harry poteva capire perché lo facesse.
La metà di agosto si stava avvicinando e a settembre avrebbe ripreso l’università. Tutti pensavano che entro la fine dell’estate si sarebbero impegnati seriamente. Harry vedeva gli sguardi preoccupati di sua madre ogni volta che Louis lasciava la proprietà senza aver esternato i suoi sentimenti per il figlio e, per quanto fosse divertente la situazione, gli dava sui nervi. Nonostante avesse deciso di passare la vita con Louis, sua madre lo disturbava, ed era convinto più che mai a fare di testa sua.
Per lo più riuscì a controllarsi in presenza di sua madre, ma a volte le occhiate della donna erano troppo difficili da gestire. La sera prima, seduto in soggiorno, aveva visto il modo in cui la signora Styles aveva rigirato la propria fede al dito mentre fissava il maggiore, come se quel movimento potesse magicamente aiutare la loro condizione. Mordendosi una guancia per stare zitto, Harry aveva fatto scivolare una mano sulla coscia di Louis, stringendola fino a quando le dita dell’altro non si erano chiuse attorno al suo polso, e una vena sul collo della madre sembrava pronta per scoppiare. Era andata a letto presto quella sera,  e quando Harry tornò alla villa la mattina seguente, dopo una rapida nuotata in mare, doveva ancora incontrarla.
Un fidanzamento ufficiale sembrava una cosa logica. Ritornando a casa, Harry non trovò quell’idea così brutta. Soltanto che Louis doveva ancora fargli la proposta. Deciso a non pensare più a quell’argomento, si diresse in stanza per prepararsi alla giornata. Louis gli aveva promesso che sarebbe venuto verso mezzogiorno, ed erano già le undici quando uscì dalla doccia. Canticchiando, si asciugò il corpo e si infilò un paio di pantaloncini marroni. Mentre si pettinava, si ritrovò a pensare ai momenti che aveva condiviso con Louis, la sensazione delle mani e delle labbra dell’altro ragazzo. Era una cosa che faceva spesso quando aveva del tempo libero. Dopo aver scelto una camicia bianca elegante, decise di aggiungere un gilet sopra, spruzzandosi infine un po’ d’acqua di Colonia. Venti minuti dopo, scese le scale, progettando di aspettare Louis fuori in giardino. Quando raggiunge il soggiorno si bloccò sul posto. Lanciò un’occhiata alla stanza, confermando ciò che aveva sospettato quando aveva visto Louis seduto sul divano. Guardò l’orologio al polso, notando che il maggiore era davvero in anticipo. Era tutt’altro che un problema, ma il fatto che non fosse stato avvisato del suo arrivo lo sconcertava. Avrebbero potuto mandarlo a chiamare, ma invece Louis era seduto sul divano con suo padre nella poltrona accanto, che parlavano amichevolmente tra loro.
Deglutendo, Harry si decise ad entrare in soggiorno e salutare i presenti, quando Louis infilò la mano nella tasca della giacca che aveva appoggiato al suo fianco. Con il cuore in gola, Harry lo guardò estrarre una piccola scatola di velluto scuro.
Oh cazzo.
Un profondo rossore iniziò ad espandersi sul suo petto, sul collo, sul viso. Le guance gli si colorano, avvertiva brividi lunga la schiena. All’improvviso sentiva troppo caldo, mentre una sensazione completamente nuova si schiantò su di lui come un’onda. Facendo due passi indietro, scomparve dietro un muro, passandosi una mano tremante tra i capelli.
Come aveva fatto a cambiare così tanto in soli due mesi? Quando era arrivato a Deansville a Giugno, si era detto che sarebbe tornato presto in università, senza lasciare alcuna traccia di sé. Tra i suoi compagni a Yorkinshare era noto per essere completamente disinteressato alle buffonate delle loro famiglie benestanti. Ora invece sarebbe ritornato a scuola da fidanzato. Come era potuto succedere? I suoi compagni gli avrebbero chiesto ulteriori dettagli e lui avrebbe risposto che, beh, aveva incontrato un ragazzo. Un uomo. L’uomo migliore che avesse mai potuto conoscere.
Si precipitò fuori dalla porta della cucina, il suo stomaco sussultò e sorrise dolcemente. Senza fiato, si diresse verso il giardino, sedendosi per riprendere fiato su una panchina, circondato da cespugli di rose. Stava accadendo, e tutto ciò lo rendeva nervoso e spaventato.
Incerto su che ora fosse, lanciò un’occhiata all’orologio quando vide che Louis stava uscendo sul patio. Non era ancora mezzogiorno, ma Louis lo stava cercando, osservando il giardino. Guardandolo. Harry dovrebbe premersi una mano sullo stomaco, quell’uomo così bello non aveva idea di sentimenti che aveva generato dentro di lui. Vedere Louis illuminarsi nel momento in cui lo trovò, non fece che peggiorare la situazione.
“Per l’amor del cielo.” mormorò Harry tra sé e sé mentre Louis si avvicinava. “Datti una calmata.”
“Stai parlando da solo?” chiese Louis, sollevando un sopracciglio mentre gli afferrava una mano, dandogli un bacio sulle nocche. Si sedette al suo fianco, sorridendo allegramente.
“Si.” Rispose a bassa voce, rosicchiandosi il labbro inferiore. Louis si era rasato di nuovo, aveva i capelli un po’ spettinati e il ciuffo che gli ricadeva sulla fronte, cosa che Harry adorava profondamente. Il solo pensiero di quello che l’altro nascondeva nella tasca della giacca gli fece formicolare la pelle. “Quando sei arrivato?” sussurrò. “Sei in anticipo.”
“Proprio ora. Ti lamenti?”
Inspirando forte, Harry si morse nuovamente un labbro, costringendosi a fermare il sorriso gigantesco che minacciava di diffondersi sul suo volto. Scosse la testa, sicuro che non sarebbe riuscito ad impedire alle fossette di comparire sulle sue guance.
“Non pensavo di stravolgerti così tanto, tesoro.” Disse Louis sarcastico.
“Vorrei un bacio.” Chiese Harry con voce calma.
“Avrai tutto ciò che desideri.” Replicò Louis felice.
Le ossa di Harry stavano per sciogliersi mentre il maggiore alzava le mani per curargli il viso. Le dita dell’altro scivolarono tra i suoi capelli ricci, ed Harry si ritrovò ad ansimare mentre Louis si avvicinava alla sua bocca. Non avrebbe dovuto farlo sentire così disperato ed eccitato.
“Adoro il modo in cui ansimi.” Mormorò Louis, il palmo caldo posato sul ventre di Harry.
Harry aggrottò le sopracciglia e prese la camicia dell’altro tra le dita. “Lou…”
Scuotendo la testa, Louis si alzò in piedi, un sorriso accecante sul volto e gli occhi blu luminosi. “Dai, H. Abbiamo così tante cose importanti da fare oggi. Andiamo.”
Quel formicolio strano nella sua pancia esplose di nuovo, Harry non potè fare a meno di annuire e prendere la mano di Louis. “Dove stiamo andando?”
“Il molo, volevi andarci oggi, non ricordi?”
“Oh, si.” Sbattendo le palpebre un po’ sorpreso, Harry annuì. “Me l’ero dimenticato.”
Dandogli un dolce bacio sul naso, Louis rispose. “Andiamo, tesoro.”
Avanzarono verso il mare, Harry guardò dietro di loro, più precisamente la giacca che aveva lasciato sulla panchina. “Amore, non hai bisogno della giacca?”
“Fa caldo oggi, non credi?” tirò la mano di Harry per farlo camminare più velocemente. Louis sorrise di fronte alla sua espressione infastidita. “Penso che riusciremo a sopravvivere senza giacca.”
Inutile dire che Louis non gli fece la proposta quel giorno sul molo. Ad essere sinceri, non era il luogo più romantico dove fare una proposta di matrimonio. Considerando la situazione quella sera stessa, Harry suppose che la proposta sarebbe stata fatta davanti all’intera famiglia, in modo che tutti potessero vedere. Era così che andava fatta, ed Harry sospirò profondamente, tirandosi la coperta fin sopra la testa. Adorava Louis, e il maggiore era il tipico uomo romantico pronto ad organizzare una festa vera e propria per un fidanzamento.
La mattina successiva, Harry si unì alla famiglia nel patio per la colazione. La pancia di Gemma era più rotonda e più sporgente del solito, ed era ovvio che lei l’adorasse. Gerard era costantemente al suo fianco, e seduto a quel tavolo, Harry realizzò che gli mancava terribilmente Louis. In qualche modo, l’affetto tra la sorella e il marito che aveva sempre trovato fastidioso, ora lo faceva soffrire perché lo desiderava anche lui, costantemente.
Bevve un sorso di caffè, ascoltando in silenzio la sua famiglia chiacchierare. Sua madre sembrava più luminosa di quanto non l’avesse vista negli ultimi giorni, e indubbiamente aveva a che fare con quello che Louis aveva chiesto al signor Styles il giorno precedente. Il braccialetto di perle della donna tintinnò contro la tazza di porcellana, il sorriso sul suo volto era compiaciuto. Harry si morse una guancia, reprimendo l’impulso di alzare gli occhi.
“Mamma sembri… ringiovanita, stamattina.” Disse Harry, qualcosa nel suo cervello decise che quella mattina doveva provare ad essere più carino e gentile.
Sentì gli occhi di Gemma addosso, il padre che gli dava ragione, valutando la moglie attentamente. “Sei bellissima come sempre, Lilian.”
“Grazie Richard, ed Harry.” aggiunse lei, lanciandogli un’occhiata.
Harry fece una smorfia in risposta.
“In realtà,” continuò la signora Styles. “Tuo padre e io abbiamo deciso di organizzare un’altra festa. I Tomlinson si sono resi disponibili per organizzarla insieme a noi. Non è fantastico? Perfino i tuoi nonni verranno per l’occasione, tesoro!”
Harry la fissò, i muscoli rigidi, le labbra premute insieme.
“Qual è l’occasione?” riuscì a chiedere, anche se lo sapeva già, e vide negli occhi di sua madre che era ne era consapevole anche lei. Suppose che certe cose non sarebbero mai cambiate.
“Bene, è la fine dell’estate. La gente sta lasciando la città per tornare a lavoro, abbiamo pensato fosse un’idea meravigliosa terminare le vacanze con una festa. Ho parlato con la signora Dorsey e lei approva. Ci aiuterà ad organizzare il tutto.”
Abbassando lo sguardo sul tavolo, Harry annuì, rassegnato. “E quando sarà questo evento?”
“Giovedì.”
Giusto. “Splendido.” Rispose semplicemente.
Aveva acconsentito a tutto quello, ed era giunto alla conclusione che stare con Louis era ciò che voleva. Non aveva mai desiderato qualcosa così tanto come desiderava Louis ma… le loro famiglie stavano organizzando una festa in cui Louis, probabilmente, avrebbe fatto la sua proposta, ed era evidente che il tutto sarebbe stato fatto solamente per pure spettacolo, per farsi vedere dagli altri. Ricordando di aver visto il maggiore chiacchierare con suo padre, si chiese se Louis fosse d’accordo con l’idea… e non gli piaceva tutto ciò. Fatta eccezione per la proposta, non gli piaceva tutto il resto.
Quella sensazione non passò facilmente. La preoccupazione e l’ansia che nutriva non passarono, e durante i giorni che precedettero l’evento, questi sentimenti crebbero soltanto. Il pensiero di Louis che si metteva in ginocchio di fronte a tutte quelle persone che non li conoscevano, sembrava pomposo e imbarazzante, non era certamente quello che Harry avrebbe voluto. Non aveva mai pensato molto a come sarebbe dovuto essere la proposta perfetta, perché da adolescente non era nemmeno sicuro che si sarebbe sposato. L’unica cosa che sapeva era che odiava quello scenario voluto dai suoi genitori. Pensava che Louis lo conoscesse sul serio.
Il giorno dell’evento, affacciato alla finestra della sua stanza, era ormai certo di cosa sarebbe successo quel pomeriggio. Sua madre aveva trascorso l’intera mattinata a decorare il giardino in modo adeguato, ora era pieno di fiori, ghirlande e luci, nonostante fosse giorno. Era meravigliosa, naturalmente, ma Harry non aveva mai pienamente apprezzato queste cose.
Lo smoking semplice che la cameriera gli aveva lasciato nella sua stanza era scuro, con una camicia bianca come la neve e una cravatta colorata. Un bastone era stato lasciato al fianco dell’abito, ma Harry non aveva nessuna intenzione di utilizzarlo, nel caso in cui l’impulso di colpire qualcuno fosse stato troppo travolgente.
Gemendo dal terrore, mentre guardava gli ospiti riempire il giardino, chiuse gli occhi. Sposare Louis era ciò che voleva, perché avrebbe potuto averlo per sempre al suo fianco, ma non voleva abbassarsi a fare quello che desideravano i suoi genitori, senza tenere in considerazione ciò che piaceva a lui.
Prendendosi tutto il tempo possibile per prepararsi, erano quasi le due quando si unì alla festa. Il giardino era pieno di gente, Harry dovette prendere un respiro profondo prima di uscire sul patio. Si fece strada tra la folla di persone, fingendo sorrisi a quelli che lo notavano. Prendendo un momento per orientarsi, alla fine individuò sua madre vicino ad un cespuglio, mentre chiacchieravano con suo nonno e sua nonna. Allontanandosi da quella direzione, trovò Gemma in un angolo, lei e Gerard mostravano con orgoglio il suo ventre crescente a chiunque sembrasse interessato.
Sospirando, si avventurò verso un cameriere per afferrare due cocktail.
“Assetato?”
Girandosi, si ritrovò faccia a faccia con Charlotte. I suoi grandi occhi lo valutarono attentamente, notando le bevande che teneva tra le mani. I capelli della ragazza erano arricciati alla perfezione, le labbra rosse, ma sembravano anni luce più innocenti delle altre donne che indossavano un rossetto rosso. Portava un vestito al ginocchio come solito, pieni di cristalli Swarovski.
Scrollando le spalle, Harry le offrì un bicchiere. “Ti va?”
“Certo.” Disse lei, ridendo. “Meglio togliertene uno in modo che non ti ubriachi prima del tempo. Louis non sarà troppo contento se oggi non riuscirai nemmeno a pronunciare la parola giusta.”
Fissando il cocktail tra le mani, sollevò un sopracciglio e si morse il labbro inferiore. “Giusto.”
Lo sapevano tutti e nessuno si era preso la briga di tenerlo segreto. Strinse delicatamente la mano di Charlotte. “Ci vediamo tra un po’, ok?”
“Va bene, Harry.”
Si voltò e afferrò immediatamente un altro bicchiere dal vassoio di qualcuno, senza preoccuparsi di guardare cosa fosse. Gli ci vollero due minuti per buttare giù le bevande, e in poco tempo decise di bere un quarto e un quinto bicchiere. La gente si avvicinava a lui per parlare, ma il più delle volte le lasciava senza dire loro nulla di interessante. Situato nell’angolo del giardino, vicino ad un cespuglio, osservava gli ospiti, tutti lì per festeggiare il suo imminente fidanzamento. Non c’era una singola persona con cui gli sarebbe piaciuto passare qualche minuto a parlare, odiava quella situazione.
Come per contraddire il tutto, la folla si aprì e vide Louis nel mezzo. Indossava uno smoking, papillon, scarpe lucide sotto il sole caldo, i capelli tirati indietro dal viso con il gel. Era bello, assolutamente affascinante mentre stringeva la mano a qualcuno, socializzando con un sorriso a trentadue denti e le rughette intorno agli occhi. Sembrava felice ed Harry desiderava così tanto provare le stesse sensazioni. Ma non era così.
Gli occhi di Louis catturarono i suoi. Blu come l’oceano. Harry sentì lo stomaco svolazzare e il respiro affannoso. Lo amava così tanto. Ma non amava tutto questo.
“Ciao…” Louis parlò a distanza, le labbra di Harry si trasformarono in un sorriso. Per un momento si guardarono semplicemente l’un l’altro. Louis con la fronte aggrottata ed Harry che si mordeva un labbro, sentendo ogni centimetro d’amore che provava per quell’uomo formicolare nel suo corpo.
Interrompendo il momento, qualcuno entrò nello spazio vitale di Louis, attirando la sua attenzione. Harry prese altri due drink e se ne andò. Sentiva le gambe come argilla, le emozioni che si aggrovigliavano nel petto mentre si allontanava da tutti, dirigendosi verso una zona del giardino dove nessuno sembrava essersi avventurato.
Apparve il gazebo, giallo e meraviglioso come era sempre stato. Il posto più sicuro del mondo. Seduto sulla panca imbottita, tra i suoi libri e le pergamene, la radio a basso volume, si sentì meglio. Aiutato dai drink che si era portato dietro, fissò le sue scarpe sul pavimento, un broncio triste sul viso. Quando aveva visto Louis chiedere al signor Styles la sua mano, aveva provato un forte senso di felicità. Adesso non riusciva a capire come si sentisse sul serio, non sapeva esattamente cosa voleva.
“So che il mio uomo non è un fan delle feste, ma ho pensato che sarebbe durato più di un’ora…” Harry alzò lo sguardo e vide Louis sulla soglia, mentre chiudeva la porta del gazebo dietro di sé. “Sapevo che ti avrei trovato qui, amore.”
“Mi hai trovato…” Harry scrollò le spalle, lo sguardò torno sul bicchiere mezzo vuoto.
Louis si sedette sulla panca accanto a lui, la coscia che sfiorava la sua mentre si toglieva la giacca dello smoking. “Vedo che hai iniziato con il gin.”
Harry sollevò il bicchiere, offrendogli l’ultimo sorso all’interno, ma Louis scosse la testa. “Non mi piace.”
Prendendo il drink dalla mano di Harry, Louis lo posò sul davanzale della finestra dietro di loro, prima di lasciar scivolare con cautela la mano sulla sua coscia, le dita che si allungavano verso il bordo dei pantaloni. Il maggiore si chinò su un fianco, osservando attentamente il viso meditabondo di Harry. “Che festa che hanno organizzato, vero?”
Harry increspò le labbra, irrigidendosi. “Non hai aiutato i tuoi genitori a pianificare tutto?”
Louis rise. “No, è quello che hai pensato?”
Girò la testa per guardare Louis negli occhi, aggrottando le sopracciglia, confuso. Vide leggera incredulità negli occhi del suo uomo. Sentì la spalla di Louis sbattere contro la sua, mentre gli stringeva forte una coscia.
“Hai chiesto a mio padre la sua benedizione?”
“Si…” rispose Louis onestamente.
Harry annuì, ma il suo sguardo non lasciò mai il pavimento. Poteva vedere un accenno di calzini sotto l’orlo dei pantaloni eleganti del maggiore, e si concentrò dove il tessuto incontrava la pelle.
“Ricordi la prima volta che ci siamo seduti qui?” mormorò Louis. “E’ stata la prima conversazione seria che abbiamo avuto, in cui non hai chiuso bocca ogni volta che ti facevo una domanda. Mi hai più o meno detto di fregarmene e poi ho fatto una cosa, forse era un ricatto.”
“Non è stato un ricatto.” Obiettò Harry, lanciandogli un’occhiataccia. “Non avevo molta scelta allora ma… sono felice che tu l’abbia fatto.”
“Bene.” disse Louis. “A quel punto mi avevi già incastrato con quei tuoi occhi verdi, per lo più ostili e arrabbiati. Dovevo averti.”
“Ci sei riuscito.”
Louis fece una smorfia, i suoi occhi continuarono a brillare. “L’ho fatto? Perché tu, in questo gazebo, mi hai detto di lasciarti.”
Harry lo fissò intensamente.
“Non scusarti…” disse prima ancora che Harry potesse aprire bocca per replicare. “Perché qui, proprio dove siamo seduti adesso, ci siamo anche riconciliati.”
“Mi dispiace…”
Louis alzò gli occhi al cielo, un sorriso gli scoppiò sul viso. “Stai zitto, sto parlando io, piccolo.” Allungò una mano per accarezzare il mento di Harry e poi toccargli il collo. “Quello a cui volevo arrivare è che abbiamo trascorso molti momenti importanti qui. Questo gazebo è sempre stato il tuo posto preferito e penso di essere l’unica persona a cui è stato permesso di sentirsi a casa, qua dentro.”
Harry annuì di nuovo, affondando i denti nel labbro inferiore. Mentre Louis parlava, i ricordi che balenarono nella mente e il petto gli si strinse per le troppe emozioni che quell’uomo gli faceva provare.
“So che sono stato molto duro con te quando ci siamo lasciati. Ho detto alcune cose cattive, che sicuramente sono state difficile da elaborare.”
Lo erano state sul serio, ma aveva avuto bisogno di sentirsi dire quelle cose. Durante l’estate, Louis era riuscito ad aprirgli gli occhi di fronte a cose che, da solo, non sarebbe mai riuscito a capire. All’improvviso, realizzò che non sapesse dove diavolo sarebbe finito se non avesse conosciuto quell’uomo.
“Voglio scusarmi per il modo in cui ti ho detto certe cose, ma soprattutto voglio dirti grazie.” Con il pollice accarezzò la mascella di Harry, trasmettendo amore e adorazione in un unico tocco. “Nonostante le nostre discussioni e la posizione in cui ci troviamo, siamo arrivati a questo punto, e per te è stato molto più difficile che per me. Potrò non sapere fino a che punto hai lottato, ma so che non è stato facile. Ti voglio ringraziare perché hai scelto me. Hai scelto me, per sempre. Te ne sarò eternamente grato.”
Harry sentì il cuore scoppiargli nel petto. Non poteva farlo. Non poteva uscire, non sarebbe stato onesto nei confronti di Louis. Aveva scelto consapevolmente di amare Louis e di sposarsi, gli sarebbe piaciuto essere suo marito, ma non nel modo che si sarebbero aspettati tutti quanti.
“Louis, non posso andare là fuori e…” inspirò profondamente, la gola gli faceva male e gli occhi cominciavano a lacrimare. Le iridi blu di Louis si voltarono dolcemente per guardarlo.
“Lou, non voglio una proposta di fronte a persone sconosciute. Non posso farlo, anche se so che le cose dovrebbero essere fatte in questo modo.”
Il gazebo era silenzioso. Harry guardò verso il basso, chiedendosi se l’altro riuscisse a sentire il suo cuore battere. Sospirando, alzò il volto e, con sorpresa, vide che Louis stava sorridendo, gli occhi ridotti a due fessure.
“Lo so.” Bisbigliò Louis, piegandosi per mettersi in ginocchio.
Harry spalancò la bocca e gli occhi contemporaneamente, guardando Louis inginocchiato di fronte a lui. Il suo cuore – il suo povero cuore – batteva più veloce del solito, sembrava quasi che stesse per esplodere.
“Mio caro…” cominciò a parlare Louis, sorridendo. “Harry Edward Styles.”
Quest’uomo sarebbe stata la sua morte.
“Ti ho già detto quanto sei forte e coraggioso, e quanto sono grato per questo. Ogni giorno, sono grato per mille altre cose. Ogni volta che mi tocchi la mano, il mio cuore sembra esplodere e riesco a malapena a respirare. Ogni volta che mi guardi, con quei tuoi meravigliosi occhi verdi.” Louis rise piano mentre la bocca di Harry si apriva in un sorriso. “Temo sinceramente di collassare. Ogni volta che dici il mio nome –  se lo dici dolcemente contro la mia bocca quando ti bacio, o quando lo urli perché sei furioso con me – il mio corpo vibra, e mi rendo conto di quanto sono dannatamente fortunato nell’aver trovato qualcuno che riesca a pronunciare semplicemente il mio nome e farti sentire in questo modo. Perché il mio mondo ruota attorno a te. Se mi chiami, io ci sono. Se mi dici di andarmene, io me ne vado. Se sussurri il mio nome e mi chiede di darti di più, io ti darò il mondo intero, tutto ciò che è mio appartiene a te.”
Louis guardò Harry seriamente, facendo scivolare la mano nella tasca. Harry non riuscì a distogliere gli occhi nemmeno per un momento dal volto dell’altro.
“Ho bisogno di te, ti amo.”
Harry deglutì a fatica, fissando senza fiato gli occhi blu di Louis mentre apriva la scatolina.
“Vuoi sposarmi?”
Non sapeva di star piangendo finchè non sentì le lacrime scivolargli lungo le guance e cadere sulla mascella. Naturalmente, Louis sapeva tutto. Certo che lo sapeva. Aveva sempre capito come prenderlo nel modo giusto e come superare le sue aspettative. Tutti gli altri potevano credere a ciò che volevano, ma Louis riusciva sempre a capirlo.
Crollò tra le sue braccia, il respiro tremante mentre si aggrappava al maggiore con tutta la sua forza. Sentì Louis riporre la scatolina da qualche parte, allacciargli le braccia attorno alla vita.
“Si.” Sussurrò Harry, annuendo. “Si, lo voglio.”
Sentì il sorriso radioso di Louis contro la bocca mentre si avvicinava. Riusciva a malapena a respirare mentre si baciavano, le mani che tiravano il maggiore sempre più vicino mentre le dita dell’uomo tiravano i suoi vestiti come se volesse spogliarlo proprio in quel momento. Harry non aveva mai conosciuto qualcuno con cui si sentisse così in sintonia, che si adattava così bene a lui.
“Dove sei stato per tutto questo tempo?” gemette Harry, sentendo dei brividi lungo la schiena.
Louis sospirò, gli occhi in fiamme quando incontrarono i suoi. “Aspettavo te.”
Il mondo sembrava essere sparito intorno a loro. Tutto ciò che riuscì a vedere furono gli occhi affamati del maggiore, la sua coscia fra le sue, chiedendo sempre di più. Harry rabbrividì, inarcò le sopracciglia quando i loro petti si incontrarono bruscamente. Senza parlare, si guardarono negli occhi, Harry prese la mano di Louis e la posò sul suo stomaco. Il fuoco negli occhi dell’altro non fece che aumentare ed Harry si sentiva al settimo cielo, le farfalle che continuavano a svolazzare nel suo stomaco.
Quando Louis lo avvolse nuovamente tra le braccia e lo appoggiò sul pavimento sotto di sé, non era mai stato così sicuro di qualcosa in tutta la sua vita.
 
 
 
 
 
**
 
 
 
 
“Potrei farlo per sempre.” Sussurrò Harry, facendo scorrere le dita tra i capelli di Louis, appoggiato contro il suo petto. Erano sciolti e ribelli, opera delle mani di Harry. Sentì la bocca dell’altro contro la pelle, calda e bagnata.
“Fortunato te.” mormorò Louis, socchiudendo gli occhi.
Harry avvertì la pelle bruciare dove era appoggiato Louis, dove la camicia era stata strappata malamente. Poteva sentire ancora tutto; le guance rosse per l’imbarazzo, i muscoli delle gambe tesi per la tensione, il respiro caldo di Louis sul collo. Dopo aver terminato, Louis si era accasciato contro di lui, il respiro pesante. Harry sarebbe rimasto lì per l’eternità, ripensando a ciò che avevano fatto.
“E migliora?”
Louis ridacchiò. “Andrà sempre meglio.” Appoggiò un bacio sul petto di Harry, sollevandosi leggermente sul gomito.
Harry lo guardò, lo stomaco sottosopra mentre valutava il petto nudo dell’uomo, per poi scivolare sui fianchi stretti, la scia di peli che spariva sotto i pantaloni.
“Smettila di guardarmi così. Potrei non farcela.”
Sfidandolo, Harry si sporse e avvolse le braccia attorno alla vita nuda dell’altro, inalando il suo profumo. “Vuoi scommettere?”
Appoggiò un bacio sul pomo d’Adamo di Louis, entusiasta quando le dita del maggiore gli solleticarono la schiena. Il palmo di Louis si appiattì contro il suo sedere, spingendolo vicino al suo corpo mentre si sporgeva in avanti per recuperare la scatolina dalla panca.
“Guarda cosa ho trovato.” Sussurrò Louis, aprendo la scatolina mentre Harry si spostava per vedere all’interno.
L’anello era una delle creazioni più belle che Harry avesse mai visto. Sembrava antico, in oro bianco e più spesso della maggior parte degli anelli di fidanzamento. Al centro, in cima, un grande diamante, mentre pietre più piccole abbellivano i lati.
“E’ come te.” disse Louis con voce rauca. “Modesto, ma allo stesso tempo meraviglioso e accecante.”
“Lo adoro.” Sussurrò Harry, guardandolo attentamente. Sembrava troppo bello per essere vero, appoggiato in quella scatolina di velluto scuro.
Come se Louis sapesse come si sentiva, come se sapesse sempre la verità, disse a bassa voce. “Non devi indossarlo ora, lo indosserai quando sarai pronto.”
Harry non sapeva cosa avrebbe fatto se non avesse avuto un uomo del genere al suo fianco, che si era sempre dimostrato rispettoso dei suoi sentimenti.
“Okay.” Annuì, sospirando piano.
Ci volle quasi un quarto d’ora per rivestirsi, ogni istante si fermavano per scambiarsi un bacio, le dita che indugiavano sulle cinture dei pantaloni. Harry non riuscì a distogliere gli occhi dal volto di Louis per più di due secondi.
“Sono presentabile?” domandò il maggiore dopo aver nascosto la scatolina di velluto nella tasca.
Harry lo guardò per un momento, mordendosi il labbro per evitare di ridere di fronte ai capelli scompigliati del suo uomo e alle labbra rosse. “Perfetto!” rispose, baciandolo sotto lo zigomo.
Mano nella mano, tornarono alla festa. La band scelta per l’evento aveva iniziato a suonare, mentre si avvicinavano alla folla di persone, Louis continuava a baciargli le nocche.
“Non iniziare a ridere quando mia madre verrà a chiedermi come mai non ho ancora fermato la festa per farti la proposta.”
Rilasciando una risata, Harry allungò una mano per pettinare i capelli indomabili di Louis. “Te lo prometto.”
Unendosi alla folla, Harry tenne la mano dell’altro ragazzo tra le sue, incapace di non sorridere felice, evitando le persone con cui non voleva parlare e nascondendosi dietro ai cespugli per poter baciare il suo fidanzato.
“L’ha fatto nel modo?” chiese Charlotte quando li trovò a sorseggiare un Mary Pickford.
Quando Harry si girò, vide che la ragazza li stava guardando, incuriosita.
“Si, l’ha fatto bene.”
“E ha detto le parole corrette?”
Sorridendo, Harry annuì di nuovo, mentre Louis lanciò uno sguardo giocoso alla sorella. “L’ho fatto.
“Bene.” ribattè Charlotte. “Divertitevi stasera.” Aggiunse prima di lasciarli soli.
“Mi piace tua sorella.” Sussurrò Harry, sporgendosi verso il maggiore.
“Beh, meglio per te visto che diventerà tua cognata.”
“Ah, ecco la parte migliore del fatto che ti sposerò.”
Louis scosse la testa. “E’ pura blasfemia quello che hai detto.”
“Non sei sacro, Lou.” Lo stuzzicò Harry. “Inoltre, pensavo che il mondo ruotasse intorno a me, o sbaglio?”
Louis lo fissò socchiudendo gli occhi, combattendo per non sorridere mentre gli metteva un braccio attorno alla schiena. “Penso che ci sia una regola che dice che le parole che utilizzi per una proposta di matrimonio non possono essere usate contro di te.”
Sorridendo e mostrando le fossette sulle guance, Harry sfregò le labbra contro quelle del suo uomo. “Penso sia giusto, mio futuro marito.”
 
 
 
 
 
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C’era voluto un po’ di tempo per diffondere la notizia. Charlotte era stata la prima a saperlo, e durante la festa i loro genitori continuavano a parlottare tra loro, lanciando occhiate incuriosite nella loro direzione, mentre Louis rideva mezza ubriaco appoggiato al corpo di Harry. Quando Louis non ha fatto nessuna proposta nel bel mezzo della festa, era ovvio che i signori Tomlinson fossero sconvolti e i genitori di Harry ancora di più. Ad Harry non importava, e nemmeno a Louis.
Harry impiegò un po’ di tempo a trovare il coraggio per indossare l’anello di fronte alla sua famiglia. Louis non gli aveva mai messo fretta, parlavano insieme di un futuro viaggio a Brighton in modo che Harry potesse scegliere un anello di fidanzamento adatto al maggiore.
L’anello di Louis si trovava nella scatolina di velluto, Harry lo tirava fuori ogni tanto per ammirare gli splendidi diamanti all’interno. Ogni volta lo provava e si meravigliava della sua perfetta vestibilità. Non era pesante da indossare e gli stava comodamente attorno al dito senza spostarsi. Ogni volta che lo toglieva e lo rimetteva nella scatola per poi nasconderlo, sentiva un forte senso di vuoto. Gli mancava anche dopo averlo indossato per pochi minuti.
Lo mostrò a Gemma due giorni dopo la festa, e lei rimase a bocca aperta di fronte ai diamanti. Harry si chiese se fosse solamente scioccato o se stesse pensando a come rubarglielo.
“Congratulazione.” Aveva detto infine la sorella, baciandogli la testa e abbracciandolo. “Ti ho detto che non era un coglione viscido.”
Harry avrebbe voluto colpirla con un cuscino, poi si era ricordato che Gemma era incinta di suo nipote.
Le vacanze estive si conclusero ed Harry vide i suoi genitori così frustrati che non riusciva a smettere di ridacchiare ogni volta che li incontrava. Lo sguardo sui volti dei signori Styles, ogni notte che Harry tornava alla villa senza un anello al dito, era incredibilmente divertente, e continuavano ad aspettare una proposta ogni volta che invitavano a cena i Tomlinson. Una notte Harry ripensò alla faccia di sua madre quando Louis lo aveva baciato in bocca, davanti a tutti loro, le loro dita senza alcun anello incrociate sulla tavola.
Tuttavia, quel divertimento doveva finire. Dopo due giorni sarebbero dovuti tornare a casa, a nord. La famiglia Tomlinson li aveva invitati per un’ultima cena ed Harry aveva indossato l’anello per tutto il pomeriggio dopo aver terminato di leggere un libro che gli aveva regalato Louis. Mentre scendeva al piano di sotto per unirsi alla sua famiglia, non si tolse l’anello.
Arrivarono alle sei in punto, tutti e cinque si incamminarono verso il portico di fronte alla villa. Suonando con la mano destra, Harry infilò la sinistra nella tasca dei pantaloni eleganti, mordendosi un labbro per l’anticipazione. Fu la cameriera ad aprire la porta, salutandoli calorosamente e annunciando il loro arrivo.
“Ciao Jenny, che bello rivederti.” Salutò Harry mentre la giovane cameriera arrossiva.
Louis, seguito dai signori Tomlinson, apparvero nel corridoio, gli occhi del maggiore si illuminarono mentre salutava gli ospiti, lanciando ad Harry un rapido bacio sulle labbra. Mentre le loro famiglie si spostavano in soggiorno, Louis attirò Harry vicino a sé e gli diedi un ulteriore bacio.
“Flirti di nuovo con la nostra cameriera?”
Harry scrollò le spalle. “Che devo dire? Le piaccio.”
“Dai, dovrebbe avere una cotta per me, non per te.”
Harry inarcò un sopracciglio. “Flirti con lei?”
“Quindi, tu puoi flirtare e io no?”
“Posso flirtare perché…”
Louis si avvicinò ancora di più. “Che ne dici di flirtare con me?” mormorò, catturando le labbra di Harry in un bacio sensuale. Gemette piano, stanco per la lunga giornata appena trascorsa e leggermente nervoso per quello che sarebbe successo. La mano sinistra di Louis lo strinse possessivamente, e l’altra si spostò verso il basso per unire le loro dita. Louis sentì l’anello dopo qualche secondo e, terminando lentamente il bacio, abbassò lo sguardo sulle loro mani.
“Stai indossando l’anello?” borbottò Louis mentre esaminava la sua mano, sfiorandogli col pollice la superficie del grosso diamante.
“Non va bene?”
Louis sospirò e lo strinse in un abbraccio, la mano che ancora stringeva le dita di Harry. “Ti amo Harry. Niente mi renderebbe più felice.”
Entrarono in sala da pranzo mano nella mano, sedendosi l’uno accanto all’altro quando la signora Tomlinson li invitò a sedersi. Il tavolo era grande e lungo, anche se non tutta la famiglia Tomlinson si unì alla cena. Nonostante Harry fosse andato a mangiare da Louis tantissime volte, era sempre strano vedere una famiglia così numerosa.
Charlotte si sedette accanto ad Harry, e quando iniziò la cena non fece altro che chiacchierare con lui. Gemma sembrava molto divertita e Louis alzava gli occhi al cielo mentre la sorellina rubava l’attenzione del suo fidanzato. Il pasto continuò senza interruzioni, Gerard e Derek si misero a discutere di affari, sembravano aver trovato un punto d’incontro. Anche se Louis e Harry avevano reso le cose molto più difficile del solito, le loro famiglie erano riuscite ad intrecciarsi senza problemi.
Venne servito il dessert ed Harry sorrise in modo esagerato alla cameriera mentre Louis socchiudeva gli occhi e gli colpiva un fianco da sotto il tavolo.
“Smettila, le spezzerai il cuore quando partiremo martedì.”
“Sei geloso?” sussurrò Harry, posando la mano sulla guancia del maggiore per pizzicargliela. “Piccolo…”
“Non essere stronzo –“
“Oh mio – che cos’è questo?” chiese la signora Tomlinson, bloccandosi sul posto, il bicchiere alzato per metà, gli occhi spalancati.
Posando lo sguardo prima sull’anello e poi sugli occhi della signora Tomlinson, Harry inspirò profondamente. Si era completamente dimenticato di quel piccolo dettaglio, era stato colto alla sprovvista. Incrociò lo sguardo di Louis prima ancora di osare a voltarsi verso la sua famiglia.
“Fammi vedere!” sibilò la signora Styles, sporgendosi il più vicino possibile dall’altra parte del tavolo.
Tenendo la mano ancora a quella di Louis, Harry allungò la sinistra verso la donna, dandole una visione completa dell’anello. A quel punto, sapeva che tutti i presenti avrebbero potuto vederlo, la tensione era palpabile.
“E’ quello…” iniziò a dire Derek Tomlinson.
“Non può essere!” strillò la signora Styles, scuotendo la testa.
Harry deglutì, stringendo le dita attorno a Louis mentre faceva scivolare le mani sotto al tavolo. Sentì il sospiro di Charlotte alla sua sinistra, nel frattempo Gerard stava sussurrando qualcosa a Gemma, entrambi già consapevoli del fidanzamento.
“E’ davvero un anello di fidanzamento?” chiese il signor Tomlinson, fissando suo figlio con occhi severi.
“Si. Ci sposiamo.” Replicò Louis.
Lo sguardo sui volti dei presenti era inestimabile. Era esattamente quello che avevano chiesto per tutta l’estate, eppure il modo in cui era successo li sbalordiva sopra ogni altra cosa. Il cuore di Harry batteva forte, il pollice di Louis continuava a sfiorargli le nocche.
“Bene, e l’anello che ti abbiamo regalato io e tuo padre?” chiese Johannah.
Tutti gli occhi caddero su Louis, che scrollò le spalle, incontrando lo sguardo di Harry. “Ho pensato che ad Harry sarebbe stato meglio questo.”
“Questo è bellissimo.” Sospirò Harry, il cuore che batteva dolorosamente contro le costole. “Non ne vorrei nessun altro.”
“Quando è successo?” chiese la signora Styles con voce acuta, cercando di interromperli. Accanto a lei. Gemma abbassò lo sguardo per evitare di far vedere che stava sorridendo.
“Giovedì.” Disse Harry, sorridendo ai ricordi di quella giornata. Era un miracolo che riuscisse a mantenere un comportamento dignitoso ogni volta che si trovava insieme al maggiore.
“Ma giovedì non hai fatto nessuna proposta.” Disse la signora Tomlinson.
“Si, l’ho fatta.” La corresse Louis. “Ho scelto di non farla davanti ad una folla di persone. Volevo che fosse una cosa romantica e privata. Non è una cosa che persone sconosciute dovrebbero vedere.”
Sua madre lo guardò a bocca aperta, stringendo la mano sul bicchiere. “Giusto…” bisbigliò, comportandosi come se non fosse sotto shock.
Il silenzio crebbe intorno a loro, ma Harry non si era mai sentito così calmo e sicuro. Quando litigava con i suoi genitori, si sentiva sempre amareggiato, deluso e troppo agitato. Discutere con loro con Louis al suo fianco, non gli faceva alcun effetto, non gli interessava chi avrebbe vinto o perso. Ciò che contava era che potesse dire la sua opinione. Vincere o perdere non avrebbe cambiato le cose. Con Louis, poteva fare tutto ciò che voleva.
La madre di Harry ruppe il silenzio. “Ma… quindi dobbiamo iniziare a pianificare!”
“Oh si! C’è così tanto da fare!” esclamò Johannah.
“Non ci sposeremo fino alla prossima estate.” Disse Louis a voce alta, fermandole prima che potesse continuare a preparare il matrimonio. La sua voce era ferma e autorevole. “Entrambi preferiamo aspettare fino al prossimo anno, quando non saremo impegnati con l’università e avremo avuto il tempo di adattarci alla nostra vita futura. Fino ad allora, non faremo alcun piano.”
“E cosa pensate di fare fino ad allora?” chiese il signor Styles con voce dubbiosa.
Deglutendo, Harry lanciò a Louis un’occhiata. “Pensavo che forse potrei andare a vivere con Louis mentre frequento l’università. Dopotutto, Bellmore è più a vicino a Yorkinshare di Bradshaw. Se lui vorrà, ovviamente.”
Gli occhi di Louis si spalancarono. “Veramente?”
“Vivere insieme? Senza essere sposati?” disse il signor Styles.
Senza fiato, Louis annuì, sorridendo dolcemente. “Penso che finora siamo riusciti ad essere bravi.”
“Si, sappiamo tutto quanto…” rispose la signora Styles.
Mentre le guance di Harry si scaldavano pensando a quello che avevano fatto, Louis guardò sua madre e ridacchiò.
“Tutto questo mi sta facendo venire mal di testa.” Sospirò Derek.
Harry sorrise di nuovo quando vide il suo bellissimo e radioso fidanzato, finalmente felice di aver preso una decisione.
“Che ne dite di un po’ di champagne per festeggiare?” suggerì Gemma. “Una volta tornati a casa, tutto cambierà. Questa è l’ultima serata che passeremo con voi, poi io e Gerard ce ne andremo, non vorremmo altro che celebrare il fidanzamento di Harry e Louis.”
Tutti rimasero in silenzio e ci volle qualche minuto prima che una delle cameriere chiese, con esitazione, se dovesse portare dello champagne per festeggiare. Con la mano di Louis sulla coscia, Harry guardò Johannah deglutire profondamente e piegare il tovagliolo sul tavolo.
“Bene, direi che dobbiamo festeggiare.”
Charlotte fu la prima ad alzarsi in piedi, tutti la seguirono subito dopo per uscire sul patio. Louis afferrò rapidamente la mano di Harry, tirandolo vicino a sé prima che qualcun altro potesse avvicinarsi. Mentre uscivano in giardino, il sole stava cominciando a tramontare, dipingendo il cielo di rosa e arancio.
Harry sentì il sospiro rassegnato della signora Tomlinson. “Louis ha sempre fatto le cose a suo piacimento, non sono mai riuscita a convincerlo a seguire i miei consigli.”
La signora Styles sbuffò in risposta. “Harry non è da meno. È sempre stato indipendente, suppongo che quei due si siano trovati.”
“Hai sentito?” sussurrò Louis scherzosamente, mentre si incamminavano verso la zona del giardino dove Harry sapeva esserci una piccola altalena. Era un punto nascosto alla vista ed Harry decise di approfittare della situazione.
“Adesso ho anche la benedizione di tua madre.”
Harry ridacchiò e afferrò le bretelle sul petto dell’altro. “Sarà l’unica che avrai, fidati di me.”
Louis sorrise e si protese per lasciargli un bacio sulla bocca. La pancia di Harry si riempì di farfalle, il corpo tremava mentre la sua pelle formicolava per la felicità. Guardando Louis negli occhi, sapeva di aver fatto la scelta giusta. Harry sapeva quanto Louis si fosse impegnato per renderlo felice. Entrambi erano cambiati ed erano scesi a compromessi per far funzionare la loro relazione. E c’erano riusciti. Sembrava tutti così facile adesso. Harry si rese conto di quanto fossero entrambi disposti a sacrificarsi l’uno per l’altro, o di quanto fossero disposti a modificare le proprie opinioni solo per poter trascorrere il resto della vita insieme.
“Siediti.” Ordinò Harry, spingendo Louis sull’altalena.
Mantenendo l’equilibrio, Louis afferrò le sottili corde che reggevano il sedile di legno, nel frattempo Harry gli prese il viso tra le mani, fissando quegli occhi blu scintillanti. “Ascoltami.”
“Sto ascoltando.”
“Ti devo parlare…”
“Ti ascolto, dimmi.” Sussurrò Louis, unendo le loro mani.
Mentre le loro dita erano intrecciate, Harry lasciò che l’altra mano setacciasse i capelli disordinati di Louis, prima di spingersi tra le gambe aperte dell’uomo.
“Non mi sono mai sentito realmente felice.” Disse Harry, catturando l’attenzione del maggiore. La sua voce non tremò nemmeno per un istante, ma sentì il respiro mancargli per un momento.
Louis lo guardava preoccupato, le dita che accarezzavano delicatamente la sua mano, incoraggiandolo ad andare avanti.
“Sono sempre stato un passo indietro a tutti. Anche quando faccio una cosa giusta, sono sempre la pecora nera della famiglia. Sono sempre scortese, in ritardo e distante con tutti, e non avevo ancora trovato marito… mi hanno dovuto costringere per farmi venir qui e passare l’estate con la mia famiglia, che non vedevo da mesi.”
Si morse un labbro. “Gemma invece… è sempre stato un passo avanti. È più grande di me, e mi sembra di aver provato per tutta la vita a raggiungerla, volevo essere come lei.” Deglutì di nuovo, sbattendo le palpebre rapidamente per non mettersi a piangere. “Ho sempre cercato l’approvazione degli altri, da bambino soprattutto. Alla fine mi sono reso conto che nessuno mi avrebbe mai capito veramente, non avrei mai ricevuto attenzioni dai miei genitori, o da chiunque altro. Quindi, ho iniziato a fregarmene, sono diventato in questo modo e non riuscivo più a smettere.”
“Lou…” sussurrò Harry, stringendo la mano dell’altro ragazzo. “Ti ho ferito molte volte, e allo stesso tempo ho fatto del male a me stesso. Tutto ciò che ho fatto nella vita si è rivolto sempre contro di me, e solo quando ti ho incontrato ho capito che stavo sbagliando.”
Inspirò, avvicinandosi a Louis finchè non sentì il mento dell’altro contro il petto. “Quando sono con te non mi sento più in quel modo, non sento la necessità di vincere sugli altri. Con te mi sento me stesso. Penso che tu sia la cosa migliore che mi sia mai capitata.”
Quando Harry non continuò, Louis gli sorrise dolcemente. “Lo pensi davvero?”
“Ricordi il discorso di Gerard quando ha annunciato la gravidanza di Gemma?”
“Si…”
“Ha detto che era il giorno più bello della sua vita, il mio sarà quando finalmente ci sposeremo, e avremo un bambino insieme, o quando guarderemo il nostro passato tra venticinque anni o più.” espirò lentamente, rabbrividendo quando sentì la mano di Louis strofinarsi tranquillamente sulla sua coscia. “Tutto questo fa un po’ paura Lou, ma lo affronteremo.” Harry tornò ad accarezzare i capelli del maggiore, tirandogli indietro il ciuffo. “Ascoltami…”
“Ti ascolto.”
“Louis…” disse Harry seriamente, la voce emozionata. Gli occhi blu dell’altro luccicavano nella crescente oscurità ed Harry non si era mai sentito più innamorato di quel momento. “Quando dici che tu hai bisogno di me, io ho bisogno di te mille volte di più.”
Sentì il respiro di Louis tremare.
“E quando dici che mi ami, io ti amo così tanto che non sarò mai in grado di spiegartelo.”
Gli occhi di Louis si fecero lucidi e abbassò lo sguardo, come se fosse addolorato. “Davvero mi ami?”
“Si, ti amo da morire.”
“Harry…” Louis si alzò così in fretta che Harry inciampò all’indietro, afferrando la camicia dell’uomo per non cadere. Il cuore gli batteva forte mentre Louis gli afferrava saldamente la vita. I suoi occhi bruciavano  mentre catturavano quelli del maggiore. Harry annuì di nuovo, facendo scivolare le mani sulla mascella di Louis.
“Sei la cosa migliore che mi sia successa. Non sentirti mai un passo indietro, perché tutto ciò che faccio è cercare di essere abbastanza per te.”
“Lo sei già, Lou.” Sussurrò Harry, sporgendosi per baciarlo.
Le loro bocche si intrecciarono, disordinate e voglioso, Harry sentì le ginocchia deboli e, come sempre, si sciolse sotto le mani di Louis. Poteva sentire il cuore del suo fidanzato battere contro il suo petto, e sperava, e pregava, che non avrebbe mai smesso di battere in quel modo accanto a lui. Come se avesse ascoltato le sue preghiere, Louis si distaccò dalle sue labbra.
“Ti amerò per sempre.” Promise il maggiore, gli occhi sinceri e pieni d’amore.
Harry capì che non stava mentendo.
“E io ti amerò ancora di più.”








Ho amato questa storia, spero sia piaciuta anche a voi. 
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A presto.
Chiara