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Adore You || Italian Translation

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Adore You











 

Capitolo tre.





Vide Louis ogni due giorni per le successive due settimane. Il giorno successivo al loro accordo, guidò in auto da solo fino alla dimora dei Tomlinson, grato di non essere accompagnato dai suoi genitori. Gemma gli aveva offerto le sue condoglianze quando aveva visto la sua faccia non appena era tornato a casa il giorno precedente, con una coroncina di fiori tra le mani – sua madre gli aveva espressamente chiesto di togliersela nel momento stesso in cui si erano seduti in auto.
Louis lo portò a fare una passeggiata attraverso i boschi nei dintorni della villa. Harry non ricordava di aver mai visitato quella parte di Deansville quando era giovane, ma naturalmente si rivelò bello come il resto della cittadina. I sentieri nei boschi erano abbastanza puliti da poter camminare senza problemi, e non c’erano zanzare o fauna selvatica da nessuna parte. Mentre passeggiavano, Louis fece del suo meglio per attirare Harry in una conversazione, quel giorno non lasciò passare nemmeno un minuto senza porre domande o indurre Harry a discutere.
Harry cercò deliberatamente di abbassare la guardia quando Louis lo persuase a parlare di musica. Trovò più facile discutere quando l’argomento era la letteratura o la musica, piuttosto che di questioni personali. Di tanto in tanto Louis cercava di estrapolargli qualcosa di nuovo, ed era estremamente contento ogni volta che Harry parlava con entusiasmo di ciò che amava, che fosse un autore o una poesia sulla quale stavano discutendo.
La seconda lettera che Harry ricevette da Louis arrivò a metà settimana. Anche questa arrivò insieme ad un pacco, più pesante dell’ultimo. Quella mattina, sua madre gli consegnò il pacco durante la colazione nel patio. Harry represse il dispiacere e accettò il pacchetto con un finto sorriso sulle labbra.
“Viene da Louis?” chiese Gemma, sporgendosi in avanti per guardarlo. Era pesante, Harry aveva la sensazione di sapere cosa contenesse.
“Oh si.” Rispose la signora Styles. “L’ha consegnato lui personalmente questa mattina.”
“Oh.” Mormorò Harry, sorpreso che Louis non avesse chiesto di vederlo quando era passato. Non che gli dispiacesse davvero, ma era curioso. Forse Louis aveva capito che aveva apprezzato il suo regalo precedente. Visto che era piuttosto facile prevedere il contenuto del pacco, doveva essere questo il motivo per cui non aveva richiesto di incontrarlo di persona.
Portò il pacco in camera dopo colazione e si sedette sul letto per aprirlo. Proprio come l’ultima volta, trovò una lettera indirizzata a lui con la calligrafia di Louis. Harry sbirciò nel pacco e trovò non uno, ma ben due libri diversi. Sospirando esasperato, mise il pacchetto sul comodino accanto alla coroncina di fiori e prese la lettera. Era decisamente più lunga della precedente e si notavano già i piccoli cambiamenti avvenuti nella loro relazione.
 
 

Mio caro Harry,
sono consapevole che hai rifiutato la mia offerta di regalarti uni dei miei libri preferiti, ma vedi, a volte trovo molto difficile trattenermi. Forse quello che sto per dire potrà infastidirti, ma spesso mi ritrovo a pensare che a volte dici o fai cose soltanto per infastidirmi e farmi arrabbiare. Il più delle volte penso che sia così. ma Harry, non mi dispiace tutto ciò. Non fermarti. Ogni volta che parli mi sento benedetto, le tue parole sono come baci che toccano la mia pelle.
Tuttavia, non voglio privarti del privilegio di conoscere le stesse sensazioni che provo io ogni volta che leggo questi libri. Non vorrei offenderti. Ripeto, tu sei un lettore giudizioso, unico nel tuo genere, e sono sicuro che ti piaceranno questi romanzi. Spero che non ti offenda per le mie assunzioni.
Questi due libri sono miei, ma non desidero altro che vederli nelle tue mani, che tu li ami come ho fatto io. Il primo l’ho scelto per rimediare al fatto che hai trovato Lucelle, nel libro precedente, ingenuo e sciocco. Moonshine di Alaya Johnson parla della vita di una ragazza e di una famiglia di cacciatori di demoni, in un mondo in cui le creature soprannaturali sono esseri comuni. La figlia decide di lottare per avere pari diritti per tutti, impegnandosi in una battaglia per la giustizia sociale. Qualcosa in te mi ha colpito e credo che questa sia una storia che apprezzerai molto.
Il secondo libro, temo, è stato vittima della mia adulazione nei tuoi confronti. La copertina è simile ai tuoi occhi e ultimamente non sono stato in grado di pensare ad altro che a loro. Il ricordo di come apparivano sulla spiaggia quel giorno a Wellbridge si trova saldamente impresso nel mio cuore.
Mi hai detto che non sei un grande scrittore e mi vergogno di non averlo capito subito. Forse scrivi solo per te stesso, per riempire un diario con i tuoi pensieri più profondi e per costruire mondi che esistono soltanto nella tua mente. Per quanto sia infinitamente curioso, mi piacerebbe leggere qualche tua creazione, ma mi sto trattenendo. Non ti farei mai pressione per rispondermi, e penso che tu lo sappia. Sono contento di sapere che sei consapevole di come mi sento. Voglio che tu mi conosca.
Infine, vorrei ringraziarti formalmente per avermi dato una possibilità. Grazie.
I miei più cari saluti,
Louis William Tomlinson.

 
 
 
 Harry diede un’occhiata ai libri sul comodino, emettendo un piccolo sospiro. La generosità di Louis gli sembrava sbagliata, specialmente ora che sapeva che c’erano due nuovi buchi sulla mensola del maggiore. Inoltre, Louis era altruista e gentile, gli regalava delle cose che sapeva Harry avrebbe apprezzato. C’erano degli evidenti sforzi dietro alle sue scelte, ed era troppo da sopportar. Louis dovrebbe aver capito che Harry non avrebbe mai ricambiato i suoi sentimenti, vero? L’intero patto era stato costruito sull’idea che Harry non avesse voglia di essere corteggiato per davvero.
Inoltre, Harry non riusciva a digerire le parole che Louis aveva usato per descrivere i suoi occhi. Nonostante fosse consapevole che Louis provava un vero interesse, per lui era strano pensare al maggiore in quel modo. Quando parlavano o passeggiavano insieme, Louis pensava continuamente ai suoi occhi? Era solito abbinare la tonalità dei suoi occhi alle copertine dei libri che leggeva? Harry di certo non era immune alla bellezza di Louis, ma non fantasticava su piscine blu o cieli celesti. Non aveva mai paragonato l’oceano alle iridi di Louis… o no?
Dopo aver ricevuto la seconda lettera, Harry diventò estremamente attento alle azioni e agli atteggiamenti di Louis ogni volta che erano insieme. Si erano incontrati – con grande soddisfazione dei loro genitori – per quasi due settimane, e le loro conversazioni erano lentamente progredite, ora discorrevano ed erano completamente a proprio agio. Harry non si sentiva più nervoso  in sua presenza, eppure spesso si ritrovava a scegliere con cura le parole da utilizzare. Non voleva che Louis pensasse che si stava interessando a lui. Sebbene il maggiore non avesse provato in nessun modo a creare una sorta di intimità tra loro, Harry indietreggiava ogni volta che Louis gli sfiorava casualmente le braccia.
Una mattina, Louis era stato invitato ad unirsi alla famiglia Styles per colazione. Era arrivato alle nove in punto, indossando pantaloncini e bretelle, i capelli morbidi sotto un cappellino alla moda. Salutò Harry con un lieve sorriso e dopo colazione lasciarono il patio per fare una passeggiata in spiaggia.
Lasciarono le scarpe e le calze sotto al gazebo, gli occhi di Louis si illuminarono quando vide i suoi vecchi libri sulla panca occupata solitamente dal riccio. Non fece alcun commento, ma Harry capì che era contento e soddisfatto.
Il tempo era bello e faceva un caldo insolito. L’Inghilterra non era mai stata soggetta a tutto questo calore, i giornali dicevano ogni giorno che quell’ondata di caldo era anomala. Le gambe di Louis erano abbronzate e ricoperte da peli chiari schiariti dal sole, alcune goccioline di sudore cominciavano a formarsi sulle sue tempie. Louis stava camminando dentro l’acqua, le onde che gli sfioravano i polpacci, mentre Harry lo seguiva leggermente dietro, borbottando qualcosa riguardo il monologo tenuto da Louis sui libri di Jane Austen.
“Harry.” disse Louis di punto in bianco, guardandosi alle spalle, gli occhi lucidi sotto l’ombra fornita dal cappello.
“Cosa?” chiese Harry, saltando un’onda più grossa del normale che gli schizzò dell’acqua fredda sull’interno coscia.
“Hai appena concordato sul fatto che Mary Shelley è migliore di Jane Austen.”
Harry rallentò, fissandolo incerto. “Davvero?”
“Quanto hai letto di Mary Shelley?”
“…un po’.” Ammise Harry, e Louis si girò completamente per mostrargli un sorriso luminoso.
“Pensavo non ti piacessero i romanzi horror.”
Harry sentiva un rossore strisciargli sul collo, per poi diffondersi sulle guance. Si sentiva bruciare ovunque, mentre le sue dita armeggiavano con la cintura dei pantaloncini. “Forse mi è capitato di… procurarmene alcuni a Brighton con mia sorella, l’altro giorno.”
Gli occhi di Louis si illuminarono ed Harry sentì lo stomaco contrarsi mentre l’uomo si avvicinava all’acqua. Una grossa onda si schiantò contro di lui, bagnandolo fino al ginocchio.
“Avresti potuto prendere alcuni dei miei libri. Te li avrei dati volentieri.” Disse Louis dolcemente.
“Non voglio toglierli a te. Sono tuoi.”
La mano di Louis si allungò verso di lui, Harry sussultò quando avvertì il pollice e l’indice toccargli la vita. Per la prima volta, la carezza del maggiore non gli diede fastidio, la mano rimase affettuosamente ancora a lui. La schiena di Harry si irrigidì all’istante, i nervi a fior di pelle. Louis lo guardò, gli occhi azzurri identici al cielo senza nuvole sopra le loro teste.
“Nulla mi renderebbe più felice.” Disse l’uomo, la distanza tra i loro corpi era così minima che Harry non riusciva più a gestire tutta quella tensione.
“Non ti lascerò regalare in giro tutti i tuoi romanzi preferiti. Adori questo genere e alcuni libri sono difficili da trovare.”
Louis scosse risolutamente la testa. “Non è un problema.”
“Tienili tu, va bene?”
“Ma –“
“Louis! Fermati.” Sibilò Harry.
Louis smise di parlare, sorpreso dallo sfogo di Harry. “Io – mi dispiace.”
Harry si allontanò di qualche passo, sentendo la mano dell’altro staccarsi dalla sua vita. “Andiamo avanti.”
Si avviò davanti a lui, avvertendo sulla pelle l’acqua più fredda del solito. Non voleva che Louis capisse la sua improvvisa e insaziabile voglia di leggere altri libri horror. Dopo aver letto Anthony Burns e Alays Johnson, si era ritrovato a fissare la sua collezione di romanzi rosa con una sensazione di disagio nello stomaco. Nessuna storia poteva essere paragonata al brivido che avvertiva nelle ossa quando finiva un romando di Louis. Lucille poteva anche essere un’idiota, ma l’aveva letto dall’inizio alla fine per tre volte. Dopo aver discusso della questione con il proprietario di una libreria a Brighton, se ne era andato con tutte le opere più famose di Mary Shelley. Louis non avrebbe dovuto sapere che gli era entrato sottopelle – che quello che diceva aveva un certo effetto su di lui.
Era seccante ed Harry resistette all’impulso di mettersi a piangere, sfregandosi gli occhi. Tutto quello che riguardava Louis era incredibilmente confuso. Nonostante ci provasse con tutte le sue forze, Louis sembrava scivolare dentro di lui senza problemi.
Si spaventò quando sentì delle dita solleticargli l’avambraccio, la mano del maggiore era calda e morbida, mentre scivolava lungo il polso di Harry, e il contatto gli fece provare un ulteriore brivido.
“Amore…” disse Louis con voce sensuale alle sue spalle. “Non intendevo turbarti.”
Harry deglutì, il cuore prese a battergli all’impazzata.
“Non sono arrabbiato.”
“Sembri piuttosto arrabbiato, in realtà.”
“Sono soltanto sconvolto…” protestò Harry, forse con tono troppo duro.
Un ghigno apparve sulle labbra di Louis, apparentemente senza alcun motivo. “Mi dispiace tesoro.” Con la mano libera di coprì la bocca per un breve istante.
Harry cominciò a provare un forte senso di indignazione.
“Non intendevo ridere. Scusami per il mio comportamento, era semplicemente la peggior bugia che abbia mai sentito.”
“Non stavo mentendo!” mentì di nuovo Harry, e gemette internamente per quanto suonasse patetico.
Louis sembrò divertito da quel battibecco e, in un batter d’occhio, la sua mano scivolò dal polso di Harry fino al palmo. Prima che riuscisse a registrare quello che stava succedendo, le loro dita erano solidamente intrecciate, le mani strette l’una all’altra.
“Va bene, comunque sono stato maleducato. Dai, dimmi esattamente cosa pensi di Mary Shelly, per favore.”
Era la prima volta che Harry toccava Louis così intimamente, salvo quando lo salutava con una stretta di mano. Sentì di nuovo lo stomaco contorcersi per sentimenti che non riusciva ancora a decifrare. La pelle del maggiore era molto calda e continuava a passare il pollice sul dorso della sua mano con movimenti lenti e circolari. Louis strinse più forte la presa quando Harry espresse un’opinione sulla quale si trovava d’accordo, oltre a spingere Harry sempre più vicino al suo fianco. Non lo lasciò andare finchè non raggiunsero il gazebo e anche in quel momento sembrò riluttante a mollare la presa. Harry non aveva idea di come dovesse sentirsi.
Dopo due settimane, Louis era diventato un appuntamento fisso nella sua vita a Deansville. Stava diventando sempre più facile accettare tutto ciò che sarebbe successo durante l’estate. Louis non era neanche così terribile, il più delle volte era liberatorio discutere dei suoi interessi con qualcuno che lo capiva e si prendeva cura di lui. Ma l’intimità stava chiaramente crescendo tra loro, tutti notavano quanto fosse cambiato il loro atteggiamento reciproco.
La curiosità di Louis era infinita, ed era orribilmente seccante come riuscisse a metterlo sempre in discussione, come riuscisse a creare dei buchi profondi nella corazza di Harry. Louis analizzava ogni argomento, sempre alla ricerca del ragionamento alla base delle risposte fornite da Harry. Il più delle volte, con suo immenso sgomento, Louis riuscì  a rompere la sua facciata. Aveva l’incredibile capacità di demolire ogni suo muro, tutto ciò facendolo semplicemente riflettere e meditare sui suoi stessi pensieri. Harry si sentiva confuso e frustrato, la maggior parte delle volte si comportava in modo meschino nei confronti del maggiore che, a sua volta, con suo grande stupore, sembrava apprezzare il suo comportamento.
“Posso chiederti una cosa, tesoro?” mormorò Louis un giorno.
Erano seduto sull’altalena sotto il portico della villa dei Tomlinson. Avevano trascorso il pomeriggio a casa, Johannah e Derek erano andati via per tutta la giornata, lasciandoli soli con le ragazze. L’altalena si muoveva costantemente sotto di loro, la coscia di Louis  premuta contro il fianco di Harry. I contatti tra loro non erano più così rari, Harry si stava abituando gradualmente.
“Da quanto hai paura di chiedermi qualcosa?”
L’uomo scrollò le spalle, sfregando la spalla contro quella di Harry. “E’ una domanda molto diversa dal solito…”
Harry gli diede una breve occhiata. “Va bene.”
La voce di Louis era bassa, come se fosse consapevole di star per offendere l’altro ragazzo. “Posso chiederti perché sei così intenzionato ad andare all’università a Yorkinshare per studiare legge? Un nuovo inizio senza i fondi dei tuoi genitori non sarebbe l’ideale per te?”
Harry quasi ridacchiò. “In quale mondo?” disse incredulo, spostando gli occhi sul volto di Louis.
“So che la domanda deve sembrarti ridicola, ma pensaci…” continuò il maggiore, premendo ulteriormente la coscia contro quella di Harry. “Avresti preferito rimanere a lavorare per qualcuno tutta l’estate piuttosto che venire a Deansville.”
Louis lo guardò attentamente, due rughe profondo in mezzo alla fronte. Era la prima volta che menzionava la conversazione che avevano avuto nel gazebo, quel giorno in cui avevano deciso di fare un patto. Da allora, Harry aveva lasciato perdere il discorso, facendolo capire al maggiore ogni volta che provava a tirarlo fuori.
“Lascia che te lo chieda, amore… perché hai così tanta voglia di fare l’avvocato? Se potessi scegliere tu, decideresti comunque di essere un avvocato?”
Harry abbassò lentamente gli occhi, la sua mente iniziò ad andare in corto circuito. Sbattè le palpebre più volte e improvvisamente si ritrovò senza parole. Louis aveva sempre fatto questo? Era sempre riuscito a leggerlo così bene? Fu la prima domanda che si pose. Il suo cuore batteva furiosamente e sentiva la gola stretta in una morsa.
“E’ sempre stato il… il piano.” Balbettò Harry, rendendosi conto per la prima volta che non ci aveva mai pensato, che non aveva mai preso in considerazione un’alternativa. Anche se le sue passioni erano altre, non aveva mai pensato di non studiare legge. Era sempre stato il piano, fin da quando era bambino: andare all’università a Yorkinshare, prendere una laurea e unirsi all’azienda di suo padre, per poi un giorno prenderne il comando.
“Oh mi Dio.” Sospirò Harry, appoggiando i gomiti sulle cosce. “Sono uguale a tutti gli altri. Sono uguale a tutti quegli idioti che vivono in questa città.”
Perché voleva diventare avvocato? Dove era saltata fuori quell’idea? Non riusciva a ricordarlo. Era quello che faceva suo padre, quello che si aspettavano da lui.
E lui… non era altro che un prodotto della sua famiglia. Aveva sempre fatto ciò che volevano i suoi genitori, senza rendersene nemmeno conto. Per tutta la vita aveva pensato di essere diverso, eppure si trovava nella stessa situazione di qualsiasi altro figlio, o figlia, della sua classe sociale.
Sedeva lì, leggendo i suoi romanzi, oppure in mezzo ad una folla ad un evento importante voluto dai suoi genitori, giudicava ogni singolo ospite, scrutando le loro scelte di abbigliamento e gli accessori. Era cattivo come tutti gli altri. Dopotutto c’era del gel Dapper Dax tra i suoi capelli, o no?
“Sono inutile…” sussurrò Harry, troppo sbalordito persino per piangere.
“Gesù Cristo, Harry.” disse Louis. “Non è quello che volevo che pensassi. Solo… cerco sempre di discutere per valutare le cose da diverse prospettive. Non pensavo che avresti reagito in questo modo.”
“Stai zitto.” Espirò Harry, battendo la mano sul bicipite del maggiore. Si sentiva agitato, ma lasciò la mano sul corpo di Louis. Guardò attraverso il prato non vedendo nulla di interessante, mentre i pensieri continuavano a vorticargli in testa.
“Ero curioso per il modo in cui parli sempre della tua famiglia e… tutto qua.”
“Sono un ipocrita.” Ripetè Harry.
“Non sei un ipocrita.” Protestò Louis con tono rassicurante, posando la mano su quella di Harry, ancora appoggiata sul braccio.
Harry contrasse appena le dita sentendo la pelle calda del maggiore a contatto con la sua.
“Lascia da parte tutti i tuoi drammi per un momento, amore. Forse hai solo bisogno di capire cosa vuoi. E’ molto difficile capirlo quando i genitori ti pressano a fare ciò che vogliono loro. Alcune persone hanno bisogno di più tempo per capirlo, e va bene. Forse vuoi sul serio fare l’avvocato? Tieni presente che hai solo vent’anni ed è ancora accettabile volere le stesse cose che vogliono i tuoi genitori.”
Harry sbuffò, scuotendo la testa con sgomento. “Le altre persone sanno già quello che vogliono, e anche io… credo.”
Le dita di Louis afferrarono saldamente quelle di Harry, anche se non  riusciva a vederlo perché era appoggiato allo schienale del dondolo.
La voce di Louis suonò preoccupata alle sue orecchie. “Siamo cresciuti in un certo modo.” Mormorò subito dopo. “Forse siamo cresciuti meglio di altre persone, ma per alcuni di noi succede così in fretta che non abbiamo nemmeno la possibilità di guardarci intorno e pensare. Ti sei mai seduto e hai mai pensato a cosa vorresti fare per il resto della tua vita?”
Harry scosse rigidamente la testa. “No – non credo.”
“Forse dovresti.” Sussurrò Louis, e quando Harry girò la testa per guardarlo, la bocca del maggiore si aprì in un piccolo sorriso triste.
Harry gemette internamente e collassò sul fianco di Louis. Posò la testa contro il bordo dello schienale, sentendo il dondolo oscillare avanti e indietro. Percepì la spalla di Louis contro la sua tempia, ma non si prese la briga di allontanarsi, troppo preso dai suoi pensieri. Le parole dell’altro lo stavano facendo riflettere, ora turbinavano nella sua testa e nel suo stomaco.
Quasi sussultò di sorpresa quando sentì il maggiore stringergli la mano con fermezza e abbassò lo sguardo alle loro dita intrecciate. Non avrebbe dovuto sentirsi così bene, Louis era parte del suo problema, no? Solo un altro tassello della sua vita e della sua rigida educazione. Tuttavia, la sensazione dell’uomo che respirava al suo fianco, strofinando tranquillamente il pollice sulla parte posteriore della sua mano, lo faceva sentire meglio. Confuso e arrabbiato, chiuse gli occhi, appoggiando la testa sulla spalla di Louis.
“Stai bene, tesoro?”
“Non lo so.”
“Andrà tutto bene.”
Harry girò il volto per affrontarlo, incontrando gli occhi dell’altro a pochi centimetri di distanza. Lo fissò, Louis aveva le sopracciglia corrugate e uno sguardo premuroso. Non aveva senso tutto quello. Louis era un problema gigantesco, eppure era l’unica persona disposta a discuterne con lui, a parlarne davvero senza pregiudizi.
Harry impiegò così tanto tempo a dire qualcosa che alla fine si limitò a sedersi, fissando intensamente l’altro come un idiota. La situazione era troppo complessa, i genitori di Harry volevano che frequentasse l’università, giusto? Avevano bisogno che lui ricevesse un’istruzione eccellente per potersene vantare con gli altri. Gli avevano fatto il lavaggio del cervello, facendogli credere che legge era ciò che voleva. Forse tutte le minacce nei suoi confronti erano soltanto vuote e senza senso, volevano soltanto vincere quella battaglia.
L’inquietudine bruciava dentro il corpo di Harry, si sentiva inutile. Voleva sul serio diventare un avvocato? O era semplicemente un’idea nata dai suoi genitori mentre lui era ancora un adolescente impressionabile? Odiava la curiosità di Louis, ma non per la prima volta grazie ad essa aveva scoperto qualcosa di nuovo su se stesso.
Nel frattempo, la sua mente stava viaggiando in direzioni opposte, mentre il pollice del maggiore continuava a sfregargli la mano. Louis si mosse per alzarsi in piedi, prima di sollevare due dita e accarezzare delicatamente la guancia di Harry.
Harry, che lo stava ancora fissando, sentì le farfalle nello stomaco a quel tocco. Questo era il contatto più intimo che avessero mai avuto ed era… Harry non riusciva a trovare le parole adatte per descriverlo.
“Non ti preoccupare troppo, ok?” mormorò Louis piano, la voce genuina e le dita che toccavano la sua guancia. “Spesso le cose si risolvono da sole.”
Harry deglutì a vuoto, stringendo forte gli occhi mentre sentiva Louis avvicinarsi e lasciargli un dolce bacio sul sopracciglio. Aveva voglia di piangere e Louis era l’unico al quale avrebbe voluto dirlo.
 
 
 
 
 
**
 
 
 
 
La successiva lettera d’amore che ricevette da Louis, arrivò il giorno seguente, quasi come se, non appena Harry aveva lasciato la dimora dei Tomlinson, Louis si fosse seduto per mettere nero su bianco ogni suo pensiero. Harry portò la lettera nella sua stanza e si sedette sul letto, ormai era diventata un’abitudine. La coroncina di fiori era ancora appoggiata sul comodino, i fiori ormai secchi.
Aprì la busta che era arrivato senza alcun pacco, e si morse un labbro nell’attesa. Stava ancora pensando a quello che si erano detti il giorno precedente, ma Harry non era ancora pronto per affrontare la sua famiglia. Louis aveva spostato l’attenzione su quel problema, ma allo stesso tempo stava cercando di farlo rilassare. Harry sentiva il caos dentro di sé.
 
 
 

Mio caro Harry,
Spesso mi ritrovo a pensare al tuo sorriso. Il tuo viso esprime molto più che le tue parole e i tuoi occhi sembrano tradire ogni pensiero che la tua mente, invece, cerca di mantenere nascosto. Fissando le tue iridi verdi, mi sento quasi come se stessi barando, o commettendo un crimine terribile. I tuoi pensieri solo soltanto tuoi, ma non posso fare  a meno di provare a capirli.
Puoi capire, dunque, perché i tuoi occhi sono la cosa che preferisco di te, mi permettono di capirti. Non vorrei altro che conoscere la tua mente e la tua anima, ma non è giusto. Preferisco prendermi cura di ciò che sei disposto a darmi, piuttosto che rubare ciò che ti appartiene.
Ecco che finisco per pensare al tuo sorriso. Quando sorridi mi dai qualcosa; qualcosa di caldo e sacro. Quando sorridi scegli di darmi una parte di te, e ogni volta mi sento sempre più legato a te, come se delle corde mi legassero alle tue ossa. Mi attiri in ogni modo possibile. Sono irrimediabilmente innamorato.
Harry, non intendevo causare ulteriori problemi alla tua vita. Ieri non volevo turbarti o farti stare male, chiedo umilmente il tuo perdono. La tua preoccupazione è anche la mia e intendo esserti vicino che tu possa appoggiarti a me quando ne hai più bisogno. Ogni parte di te che mi concedi, la tratto con la massima cura, spero che tu sia consapevole che mi prenderò sempre cura di te.
Parla con me, confidati con me.
Proteggerò ogni tuo pensiero.

I miei più cari saluti,
Louis William Tomlinson.

 
 
 
 
Harry fissò la lettera, leggendo ripetutamente i diversi paragrafi finchè ogni parola non si stabilì definitivamente nella sua mente.
“Che casino…” borbottò, aggrottando le sopracciglia mentre un misto di shock e indignazione gli si agitava nello stomaco.
Louis parlava come se sapesse cose che Harry non aveva nessuna intenzione di condividere. Aveva scritto di scusarsi per prendere più di quanto Harry fosse disposto a dargli, in realtà, ed era… cosa pensava di sapere esattamente? Dopo la conversazione avuta il giorno precedente, Harry non riusciva nemmeno più a riconoscere se stesso. Yorkinshare era davvero quello che voleva? O lo avevano obbligato ad andarci?
E ora Louis pensava di conoscerlo? Era tutto un caos nella sua testa. Si, avevano trascorso molti giorni in compagnia l’uno dell’altro, ed Harry sapeva di essersi lasciato andare, qualche volta. Gli aveva parlato di musica e di arte, soprattutto di letteratura, ma non avevano mai discusso di cose serie o profonde. Il giorno precedente era stata un’eccezione, e all’improvviso Harry si innervosì. Louis era affondato così profondamente nella sua vita, nelle ultime settimane, che era riuscito a capire cose di lui che nemmeno Harry era ancora riuscito ad accettare.
Questo era snervante.
Erano più vicini di quanto si aspettasse inizialmente. Harry fissò la lettera per un secondo, quindi la rinchiuse nel cassetto. Non era giusto. Harry non aveva nessuna intenzione di sposare Louis.
Rimase in piedi mentre la rabbia sfrigolava nel suo corpo. Raggiunse lo specchio della sua camera, si chinò in avanti e appoggiò le mani sulla sedia, ogni secondo che passava diventava sempre più difficoltoso respirare. Sentiva il cuore stranamente pesante mentre fissava il proprio riflesso, gli occhi verdi e le sopracciglia aggrottate. I suoi capelli erano tirati indietro con del gel, i denti stretti così forte che cominciava ad avvertire dolore. La sua vita era un disastro.
Un appendiabiti era sistemato nell’angolo della sua stanza, un vestito elegante già preparato per quella sera. Louis aveva chiesto al signor Styles il permesso di portare Harry fuori a cena. In quel momento Harry era stato curioso, poiché Louis aveva insistito che quella serata fuori sarebbe dovuta rimanere una sorpresa, e che non poteva svelargli nulla. Ora, aveva una mezza idea di fare una telefonata a cancellare l’appuntamento, ma l’altra parte di lui desiderava incontrare l’uomo e attaccarlo di persona, sbriciolare la sua presunzione e fargliela pagare. Louis non lo conosceva, nonostante pensasse il contrario.
Harry diede un calcio alla sedia, incapace di sopportare tutto ciò che aveva scoperto e capito negli ultimi giorni. Lasciò la stanza in un turbine di rabbia, sbattendo i piedi contro il pavimento  e sentendo le spalle e il collo rigidi per la tensione. Doveva scappare, e in fretta.
Attraversò il corridoio per raggiungere le stanze di Gemma e suo marito, la porta socchiusa rivelò la stanza vuota. Ignorando la cosa, virò lungo l’altro corridoio in direzione delle scale, ma non andò troppo lontano. Mentre superava il bagno al piano superiore, trovò Gerard sulla soglia che si affrettava ad entrare mentre dal bagno si sentiva il rumore di conati di vomito. Harry si fermò all’istante quando vide sua sorella in ginocchio davanti al gabinetto, tossendo e sbuffando.
“Gemma?” chiese, confuso e preoccupato.
“Harry,” ansimò lei, guardandosi alle spalle. Aveva la fronte imperlata di sudore e le braccia erano strette intorno allo stomaco. Gerard le aveva afferrato i capelli e li teneva stretti tra le mani per evitare che si sporcasse.
“Stai bene?” domandò Harry, stupidamente.
“Sto bene. Non ti preoccupare. Divertiti al tuo appuntamento stasera, tesoro. È soltanto un po’ di nausea.”
Harry esitò sulla soglia, alla fine annuì. “Va bene…”
Dopo qualche secondo decise di andarsene, ma sapeva che la sorella sarebbe stata in buone mani con Gerard a prendersi cura di lei. Tuttavia, la rabbia che aveva provato fino a quel momento, quella che era sul punto di farlo esplodere, sembrò evaporare. Gli rimase una strana sensazione nel petto mentre tornava nella sua stanza. Il suo cervello gli stava dicendo qualcosa, ma al momento non poteva permettersi di pensarci troppo. Appena entrò nella sua stanza si rannicchiò sul letto, avvolgendosi le braccia intorno al corpo in modo protettivo. Finora era stata una giornata orribile e passare la serata con Louis avrebbe peggiorato notevolmente le cose. La sensazione del bacio che aveva lasciato sulla sua fronte il giorno precedente non lo abbandonava mai, si era creata una forte intimità tra loro, un qualcosa che non aveva preso in considerazione fino a qualche ora prima. Dove stavano andando? Sentì lo stomaco sobbalzare, non sapeva come fosse successo e soprattutto non capiva come mai fosse accaduto tutto così in fretta.
Quando Louis arrivò alla villa, Harry era già pronto per uscire. Aveva messo il gel nei capelli e si era vestito in modo appropriato per una serata in città, con pantaloni eleganti e giacca eleganti, tuttavia il suo viso era cupo e gli occhi privi di qualsiasi scintilla. Non era sicuro di cosa aspettarsi da quella serata, ma il fatto che fosse obbligato ad uscire con il maggiore metteva un freno al suo umore.
L’uomo si fermò sul vialetto di casa e scese da una lussuosa macchina nera, aggiustandosi la giacca sul petto. Harry guardò attraverso la finestra accanto alla porta e vide Louis avvicinarsi alla veranda. Naturalmente, era vestito in modo impeccabile; un completo gessato, scarpe costose, bretelle, e i capelli color caramello tirati leggermente all’insù. Sembrava un sogno, ed Harry sentì un’ondata di calore avvolgerlo completamente. Harry detestava Louis.
Suonò il campanello e nel soggiorno il padre di Harry si alzò in piedi, guardando l’orologio sul polso. “A proposito di essere puntuali.” Mormorò, come se fosse turbato dal fatto che fossero passati due minuti dall’orario prestabilito.
Harry non aprì la porta, optando per aspettare il maggiore in casa mentre il signor Styles apriva la porta d’ingresso. Riusciva a vedere Louis muoversi nervosamente all’esterno, tirandosi le maniche della giacca e raddrizzando le spalle.
“Harry, per l’amor di Dio.” Disse suo padre. “Fai entrare quell’uomo!” il signor Styles scosse incredulo la testa, allungando una mano per aprire la porta. “Louis!”
La voce di Louis era calda e amichevole mentre salutava il padre di Harry, dandogli una forte stretta di mano. “Richard! E’ un piacere rivederti! Mi scuso per il ritardo.”
“Nessun problema.” disse il signor Styles, scuotendo la testa.
“Oh…” mormorò Louis, fermandosi sul posto quando i suoi occhi trovarono il riccio. “Harry, non ti avevo visto. Il mio comportamento è terribile oggi.” Ridacchiò e i suoi occhi si ammorbidirono mentre accarezzava il braccio del più piccolo. “Ciao, caro.”
“Ehi.” Lo salutò freddamente, indietreggiando dal suo tocco ma rimanendo nel suo posto contro il muro, con le mani bloccate dietro la schiena.
Louis lo guardò confuso e fece una smorfia prima di tornare a concentrarsi sul padrone di casa.
“Richard, non andremo troppo lontano stasera. Resteremo in città, ma preferirei non dire il luogo preciso, al momento. E’ una sorpresa.”
Il signor Styles ridacchiò. “Va bene, figliolo. Portalo a casa per le dieci, ok?”
“Certo.” Promise Louis e si voltò verso Harry porgendogli una mano. “Harry, tesoro. Vuoi andare?”
“Certo…” rispose seccamente, e procedette a passargli davanti ignorando la sua mano e dirigendosi verso l’auto posteggiata sul vialetto. Sapeva che Louis e suo padre lo stavano fissando, ma non gliene importava nulla.
“…va bene.” sentì sussurrare Louis, mentre augurava rapidamente al signor Styles una buona serata. Harry sentiva i passi del maggiore sul sentiero mentre provava a raggiungerlo, e ci riuscì prima ancora che potesse aprire la portiera della macchina. Louis gliela aprì senza dire una parola, guardandolo attentamente con un’espressione dolce sul volto.
Harry distolse gli occhi e salì in macchina, Louis chiuse la portiera con una leggera spinta e si diresse dall’altro lato del veicolo dando al conducente un indirizzo che Harry non aveva mai sentito prima. Era passato un po’ di tempo da quando era uscito a Deansville, ma per quel che ne sapeva, Louis era solito uscire a divertirsi con gli amici. Forse lo stava portando in qualche locale funky. Non poteva voltare lo sguardo verso quei profondi occhi blu per cercare di capire cosa aveva in mente.
Louis doveva aver capito il suo malumore quindi decise di rimanere in silenzio. Harry avvertì le occhiate che gli lanciava di tanto in tanto il maggiore ma riuscì a tenere gli occhi fissi sulla strada. Fu solo quando arrivarono nel centro città che Louis parlò, una nota preoccupata nella voce.
“Stai bene, amore mio?”
Harry gli lanciò un’occhiata indignata, ma non rispose.
Il maggiore stava sicuramente pensando a come fare per estorcergli la verità. “E’ per qualcosa che ho fatto?”
Incapace di mordersi la lingua, Harry sussurrò. “Perché non mi guardi negli occhi e lo scopri da solo?”
Se Louis rimase sorpreso non lo diede a vedere. Si limitò a socchiudere la bocca, mordersi il labbro inferiore ed esitare un istante, riflettendo attentamente prima di parlare.
Harry lo guardò di sottecchi, le sopracciglia aggrottate e un broncio sulle labbra mentre aspettava la sua replica.
“Sei stato offeso da qualcosa…” dichiarò Louis. “Perché ho insinuato di sapere su di te più di quanto tu voglia.”
Harry sospirò profondamente, guardando fuori dal finestrino.
“Harry, tesoro…” continuò Louis con tono sconcertato. “Volevo scusarmi per quello che ho scritto.”
“Non riesci a sentire quanto suoni assurdi tutto questo? Pensi di conoscermi meglio di me stesso.”
“Beh…” sostenne Louis, cercando di trovare le parole giuste per non sconvolgerlo ulteriormente. “Forse un po’ ti conosco. Di recente ho trascorso tanto tempo con te.”
La faccia di Harry si oscurò. “Non mi conosci.”
Louis sospirò. “L’intera lettera è stata uno sbaglio…”
“Non ho bisogno delle tue scuse. Smettila di comportarti come se stessimo insieme.”
Inspirando intensamente, Louis socchiuse gli occhi e la sua voce diventò rigida quando parò di nuovo. “Sei arrabbiato per il fatto che sono stato presuntuoso o semplicemente perché ho imparato delle cose di te?”
Harry serrò i denti, non riusciva a sopportare il fatto che Louis avesse sempre ragione. Quando il taxi si fermò, aprì la portiera senza aspettare la conferma che fossero arrivati nel posto giusto. Vide Louis lasciare all’autista un paio di sterline e uscire rapidamente dal veicolo.
“Quindi, ho ragione?” chiese di nuovo il maggiore mentre faceva il giro della macchina. “Sei arrabbiato perché ci stiamo avvicinando. Non è quello che hai accettato quando abbiamo stretto il patto? Hai accettato di conoscermi.”
Harry incrociò ostinatamente le braccia, fermandosi sul marciapiede. Non era del tutto sicuro di dove si trovassero, ma udì un musica in sottofondo provenire da un ristorante dall’altra parte della strada, la zona era affollata di giovani della loro età. Non era in grado di rispondere alle domande di Louis, indubbiamente l’altro aveva ragione. Louis scosse la testa contrariato, apparentemente sfinito dall’atteggiamento del riccio. Le mani dell’uomo afferrarono le braccia di Harry appena sopra i gomiti, la presa solida e sicura, e lo fissò.
“Piccolo, mi sforzo così tanto nel rispettare i tuoi confini. Mi scuso per aver fatto cose che non ti piacciono e sono consapevole che questa situazione è abbastanza difficile per te. Tutto quello che ti ho chiesto è che tu ti apra con me, che possiamo conoscerci come due amici. Sei ancora arrabbiato?”
Irritato per quello stupido nomignolo, Harry rispose. “Sono arrabbiato per quello che hai scritto, non puoi sapere tutto di me, Louis.”
“Ovviamente non so tutto di te, ma conosco alcune cose, forse più di quanto pensi.” La voce dell’altro si fece tesa. “Non voglio intromettermi nella tua vita più di quanto abbia già fatto. Vorrei che tu…”
Harry si accigliò per il cambiò repentino dell’atteggiamento del maggiore, vide Louis abbassare le spalle e fissare il pavimento. “Che cosa?”
Louis premette le labbra e aumentò la presa sulle braccia di Harry. “Mi interessi molto, vorrei davvero conoscerti. Vorrei che la curiosità fosse ricambiata, così da incontrarci a metà strada.”
Perché era così difficile dire di no? Perché Harry sentiva i muscoli rifiutarsi di spostare dalla presa di Louis? Perché gli occhi di quell’uomo erano così blu, perché le sue suppliche gli perforavano il cuore in quel modo? Sapeva di piacere a Louis, ma era stato facile ignorarlo fino a quel momento.
“Non voglio sposarmi.” Sussurrò con voce rauca.
Louis scosse la testa. “Dimentica la parte del matrimonio.” Lo implorò. “Guardami in modo diverso. Non voglio sposarti e non ti sto giudicando per questo. Non me ne frega un cazzo se i tuoi genitori vogliono che stiamo insieme, e non dirò a nessuno se ti arrendi soltanto per una notte, se ti lasci andare. Abbiamo un pub, drink illimitati e una band che suona jazz. Harry io –“ sembrava quasi disperato. “Non capisci come mi sento, non capisci i miei sentimenti.”
Harry si sentiva fluttuare mentre cercava di elaborare le parole dell’altro. L’orgoglio gli stava legando un cappio al collo, e se avesse pronunciato un “si” sarebbe stato l’equivalente di perdere la battaglia. Tuttavia, qualcosa lo spinse a lasciarsi andare, forse gli occhi di Louis, il tono della sua voce, o semplicemente il desiderio di rilassarsi e sentirti se stesso.
Puntando gli occhi a terra, sentì il corpo rilassarsi notevolmente. “Louis, sono…”
Prima ancora che potesse spiegarsi, Louis fece scivolare le mani e intrecciò le loro dita. Si avvicinò e con i pollici cominciò ad accarezzargli la pelle. “Dai, amore.”
Harry annuì. “Va bene…”
Un sorriso comparve sul volto del maggiore. “Benissimo.”
Lasciò andare una mano di Harry e lo condusse lungo il marciapiede. Rilasciando un sospiro profondo, Harry si sentì pronto ad affrontare quella serata e a lasciarsi andare. Darla vinta a Louis non significava aver ammesso di provare qualcosa nei suoi confronti. Voleva dimenticare Louis e andare avanti senza di lui, ma ormai era impossibile. Aggrottò le sopracciglia mentre Louis lo trascinava rapidamente verso un luogo sconosciuto, il respiro affannato mentre, per la prima volta, si prese un momento per osservare l’area circostante.
Non era ancora buio pesto, ma la maggioranza delle persone intorno a loro aveva già consumato una considerevole quantità di alcol. C’erano bar e pub lungo tutta la strada, gruppi di persone che entrano e uscivano dai locali. La musica di una band jazz cominciò a risuonare più forte nell’aria, man mano che avanzavano lungo la via. Quando si fermarono, avevano raggiunto quella che sembrava una banale tavola calda, soltanto che all’interno c’era una lunga fila di persone davanti ad una scala che portava nel seminterrato.
“Questa è Traquerie.” Disse Louis, tirando Harry contro il suo fianco e sfiorandogli la spalla. “Stammi vicino.”
Harry non ebbe nemmeno il tempo di rispondere prima che Louis si avvicinasse alla fila di persone, ignorando completamente gli insulti dei presenti e passando davanti a tutti. Mantenne una presa salda sulla mano di Harry, non lasciandolo mai avventurarsi di un solo passo lontano da lui. Quando raggiunsero il seminterrato, il maggiore fece scivolare il braccio attorno alla sua vita.
“Trip!” esclamò Louis, cercando di parlare sopra il volume troppo alto della musica che risuonava all’interno del locale.
Il buttafuori – un uomo grande e grosso vestito con un completo nero, apparentemente sui trentacinque anni – sollevò lo sguardo e gli si illuminarono gli occhi quando vide la faccia di Louis.
“Tommo! È passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ti ho visto!”
“Hai ragione.” Concordò Louis, tenendo stretto Harry al fianco. “Questo è il mio ragazzo, Harry. Ci puoi far entrare, vero? Sto provando ad impressionarlo.”
Gli occhi di Trip si spostarono su Harry, lanciandogli uno sguardo accurato. “Un bel tipo.” Commentò, e fece loro cenno di entrare.
Harry sentì le persone in coda lamentarsi, ma Louis si limitò a sorridere e a schiaffeggiare il braccio del buttafuori. “Buona serata, amico!”
Nel momento in cui varcarono la soglia del locale, fu come entrare in un mondo diverso. Dall’esterno, il posto si presentava come un normalissimo ristorante, ma Harry era sicuro di non aver mai visto niente del genere. La musica risuonava ovunque grazie a potenti amplificatori, sassofoni, trombe, batterie. Non c’era un angolo del locale che fosse vuoto, un mare di persone si spostavano avanti e indietro oppure ballavano a ritmo di musica.
“Ecco il bar!” gridò Louis indicando alla sua sinistra, anche se Harry non riuscì a vedere nulla.
Louis gli strinse la mano ma, prima che potesse seguirlo, una donna inciampò sui loro piedi. Indossava un vestito nero che arrivava alle ginocchia, impreziosito di perle luccicanti. Portava anche delle perle intorno al collo e dei guanti argentati fino ai gomiti. Uno scialle di piume era aggrovigliato sulle sue braccia e un rossetto scuro rendeva la sua bocca piuttosto sensuale.
“Oh, mi scusi.” Disse la donna quando posò gli occhi su Harry. Il respiro della donna era venato di alcol e represse l’impulso di rabbrividire. La mano guantata della signora gli afferrò la camicia per poi toccargli il petto e la pancia fin sopra l’ombelico. Prima che la donna potesse continuare la perlustrazione, Louis le afferrò il polso e la spostò dal suo corpo.
“Mi scusi, cara. Purtroppo il ragazzo è impegnato.”
La donna fece una smorfia, delle rughe le si formarono sul naso, ma si strinse nelle spalle prima di girarsi per trovare qualche altra preda da benedire con la sua attenzione. Louis ridacchiò divertito mentre fissava la signora passare la folla al setaccio, quindi afferrò di nuovo la sua mano e iniziò ad incamminarsi in direzione del bar. Harry si sentiva stordito da tutto quel caos e dal comportamento del maggiore.
La folla era fitta e ci vollero diversi minuti prima di riuscire ad attraversare il locale. Harry non riuscì a vedere molto, a parte copricapi colorati o giacche nere. Il bancone del bar apparve di fronte a loro e Louis riuscì a scovare un angolino vuoto all’estremità, vicino al muro. Il bancone si estendeva lungo l’intera parete, almeno dieci baristi erano al lavoro dietro di esso. Gli scaffali erano stracolmi di liquori di ogni genere, le luci del locale rendevano l’atmosfera soffusa ed eccitante. Alla fine, Harry riuscì a dare un’occhiata al luogo in cui si trovava, individuò un palco dall’altra parte della stanza e una moltitudine di coppie che ballavano.
Louis appoggiò il braccio sinistro sul bancone e incontrò i suoi occhi mentre alzava le loro dita intrecciate, ponendo un dolce bacio contro le nocche. “Posso scegliere il tuo drink?”
“Solo se io posso scegliere il tuo.”
“Mi sembra giusto.” Concordò Louis, stringendo la mano di Harry contro il petto, non sembrava aver nessuna intenzione di lasciarla andare molto presto.
Harry non era abituato a provare tutte quelle sensazioni, ma la necessità di avere un maggiore contatto intimo con quell’uomo cresceva di giorno in giorno. Gli piacevano le loro mani aggrovigliate, i nomignoli con cui lo chiamava ogni tanto, lo sfregamento di gambe e braccia; tuttavia, Harry sentiva allo stesso tempo i nervi a fior di pelle ogni volta che Louis si avvicinava. Non comprendeva del tutto il suo stato d’animo, avrebbe dovuto semplicemente dire all’altro di lasciarlo perdere. Mentre la mano di Louis gli accarezzava il polso, realizzò di non esserne in grado.
“Che ne dici di un Mary Pickford?”
“Cosa c’è dentro?”
“E’ rum bianco, maraschino e succo d’ananas. La prima volta che ci siamo incontrati stavi bevendo un cocktail molto forte, poi ti ho visto svuotare una bottiglia di rum. Penso che questo ti piacerà.”
Harry distolse lo sguardo con le guance in fiamme, ricordando di come Louis lo avesse guardato per alcuni secondi durante il ricevimento in giardino. “Mi avevi visto? Ti stavo evitando.”
“L’ho pensato anche io.” Mormorò Louis affettuosamente, posando un ulteriore bacio sulle nocche di Harry. “Il mio drink qual è invece?”
“Highball. Soda e Whisky.”
Louis sorrise. “Niente male.”
Harry scrollò le spalle. “Ho pensato che ti potesse piacere, visto che ti piace portare Charlotte a fare una nuotata a mezzanotte con i tuoi amici, dopo esserti ubriacato di whisky.”
Louis inarcò un sopracciglio, incredulo e sbalordito.
“Vedi? Non sai tutto quanto.” Harry si voltò e intravide un barista libero. “Oi! Un Mary Pickford e un Highball.”
“Subito, signori.” Rispose il barista.
“Al contrario…” sostenne Louis dopo qualche minuto. “Che tu sappia questo significa che entrambi sappiamo molte cose dell’altro.”
“Due shot di tequila insieme ai drink.” Disse Harry, fissando nuovamente il barista al lavoro per poi lanciare un ghigno a Louis. “Anzi, quattro.”
Il maggiore ridacchiò, gettando la testa all’indietro e increspando gli occhi. Harry scosse la testa, seccato dalla piega presa dalla situazione. Louis sogghignò maliziosamente, stringendo le dita attorno alle sue mentre aspettavano i loro drink. Harry sentiva la pelle andare a fuoco ogni volta che sbirciava di sottecchi l’uomo accanto, ed era terribilmente irritante. Odiava che Louis vincesse sempre, senza alcuno sforzo, anche se non se ne vantava in alcun modo.
“Ecco i quattro shot di tequila.” Disse il barista posizionando i bicchierini di fronte a loro e poi una saliera e due pezzi di limone. Tornò indietro per prendere i loro drink, Louis gli porse alcune banconote poi se ne andò rapidamente per soddisfare altri clienti.
Liberando la mano dalla presa del maggiore, Harry prese il cocktail e ne bevve un lungo sorso. Il sapore del rum era leggermente nascosto dal succo d’ananas, ma si sentiva il sapore del liquore. Toccò la ciliegia in bilico sul bordo del bicchiere, pensando se mangiarla subito o alla fine.
“Ti piace?”
“Molto buono.” Ammise Harry, e mentre la donna seduta sullo sgabello alla sua sinistra si alzava, fu veloce ad occuparlo e sedersi prima che arrivasse qualcun altro. Louis si avvicinò all’istante, spostando i loro drink sul bancone. “Il tuo, invece?”
“E’ whisky e soda, piace a tutti.” Replicò amichevolmente l’uomo.
“Dammi qua.” Mormorò Harry girandosi verso Louis, aspettando che gli passasse il bicchiere. Louis lo fece scivolare sul bancone, toccandogli le dita durante l’operazione. Harry ne bevve un sorso, avvertì il whisky sul palato e gemette internamente, senza restituire il drink.
“Buono?” chiese Louis, con una voce fin troppo bassa per riuscire a sentirla sopra la musica jazz.
Harry prese un altro sorso della bevanda, decidendo di non restituirla al proprietario. Annuì semplicemente, spostando gli occhi altrove per osservare le persone intorno a loro. Sembrava che non ci fosse una sola persona sobria nel locale, il bar era costantemente occupato da clienti che tentavano di farsi servire da bere. Una donna si era seduta in cima al bancone, ma a nessuno sembrava importare. La signora stava dando spettacolo, alzandosi il seno e sorridendo sia agli uomini che alle donne che la circondavano.
“Finiamo i nostri drink.” Suggerì Louis, spostando gli shot tra loro. Infine si tolse la giacca, estraendo il portafoglio prima di gettarla dietro al bancone quando nessuno dei baristi stava guardando nella loro direzione. Harry guardò il maggiore mentre versava una striscia di sale sulla mano per poi aprire il limone, con movimenti rapidi Louis leccò il sale, bevve lo shot di tequila e morse il limone. Non trasalì dopo aver bevuto, ma contrasse gli occhi in modo adorabile.
“E’ il tuo turno.” Disse Louis.
Harry scrollò le spalle, la tequila non era mai stata il suo liquore preferito ma era quello giusto se si voleva sentirsi più leggeri. Non si ubriacava da molto tempo, e mentre mordeva il suo limone, Harry riusciva già a sentire la mente alleggerirsi a causa dell’alcol.
Louis ridacchiò e arricciò le labbra in un sorriso affettuoso. “Le tue fossette mi fanno impazzire.”
Harry tossì e si asciugò col pollice un lato del viso. Apparentemente non si era pulito nel modo giusto perché Louis allungò un dito e lo strofinò delicatamente sul suo labbro per togliere alcune gocce di liquore, i loro visi si trovavano a pochi centimetri di distanza. Il maggiore sorrise quando spostò la mano, gli occhi che brillavano.
“Smettila di sorridere così…” sussurrò Harry educatamente, inclinando il mento verso l’alto.
“Così, come?”
“Proprio così.”
“Non sono del tutto sicuro di cosa intendi.”
“Smettila…” mormorò di nuovo Harry, spingendo il palmo della mano contro la spalla di Louis. L’alcol stava facendo il suo effetto, non si sarebbe mai azzardato a toccarlo se non avesse bevuto.
Louis inclinò la testa di lato, le labbra ancora tese in un sorrisetto sarcastico. “Non ho idea di cosa tu stia dicendo, amore.”
Harry alzò gli occhi al soffitto e guardò il secondo shot di tequila. “Insieme?”
“Va bene.” concordò Louis, bevendo rapidamente.
Harry chiuse gli occhi mentre finiva il liquore, mordendo il limone mentre Louis rideva per l’ennesima volta.
“Pensavo ti piacesse la tequila!”
“Si, mi piace. A volte è un po’ disgustosa…” spiegò Harry.
Il maggiore ridacchiò, scuotendo la testa e facendo un altro di quei sorrisi mozzafiato mentre sorseggiava il suo Highball ancora mezzo pieno. Harry tornò a concentrarsi sul Mary Pickford e fece la brutta scelta di berlo tutto in una volta. Si piegò su se stesso quando una nausea momentanea gli colpì lo stomaco, ma gli passò rapidamente. Cristo.
“Stai bene?” chiese il barista dietro il bancone.
“Splendidamente, grazie. Altri due shot, amico.” esclamò Harry mentre il ragazzo annuiva e andava a prendere due bicchierini puliti.
“Sei un grande fan degli shottini, vero?”
“Tantissimo!” affermò Harry, mentre altri due shot venivano posti sul bancone e Louis tirava fuori dal portafogli due sterline. Harry potrebbe star approfittando dell’illimitata generosità di quell’uomo.
Si leccò la mano e vi posò il sale, non aspettando Louis prima di bere il terzo shottino della serata. Scosse la testa mentre l’alcol gli bruciava lungo la gola, la mente ancora più leggera. Louis seguì il suo esempio e procedette ad ingoiare l’ultimo sorso di whisky per placare il retrogusto amare della tequila.
Harry emise una risata, toccando con le dita l’angolo dell’occhio sinistro del maggiore. “Qua si contrae sempre, quando bevi…”
Louis fu veloce e afferrò un dito di Harry per premere un leggero bacio su di esso. Harry sentì le guance riscaldarsi di nuovo e abbassò lo sguardo sul petto dell’altro, improvvisamente troppo imbarazzato per guardarlo negli occhi. L’affetto di Louis era così…così… era difficile da elaborare, ma allo stesso tempo sentiva il corpo formicolare dal piacere.
“Devi ballare con me. Proprio adesso.” Disse Louis spalancando gli occhi.
Harry alzò velocemente lo sguardo, per poi osservare il palco dal quale era uscita una donna vestita con un abito da sera nero e un copricapo piumato, teneva un microfono tra le dita delicate.
“E’ la donna più brillante che abbia mai sentito. Si chiama Karolina. Dai amore, vieni.”
Sembrava che Harry non potesse dire nulla in proposito, Louis lo tirò giù dallo sgabello e lo spinse in mezzo alla folla, sulla pista da ballo. La gente stava ballando al ritmo della musica, la voce della signora vibrava magnificamente attraverso le casse che circondavano il locale. Quando arrivarono al centro della sala, Louis si avvicinò e prese Harry per mano.
“Ti piacerebbe guidare?” domandò il maggiore.
Normalmente Harry avrebbe risposto di si, ma non aveva mai ballato in un posto del genere, e il pensiero di toccare la vita di Louis gli creava un vortice spaventoso nello stomaco. Scosse la testa e lasciò che fosse l’uomo a posare il palmo sulla parte bassa della sua schiena, molto più in basso di quanto fosse necessario. Harry sentì un brivido risalirgli lungo la colonna vertebrale mentre Louis si avvicinava ulteriormente e spostava la mano libera nella sua.
La donna cantava nel microfono, la batteria e le trombe creavano un ritmo jazz meraviglioso, la folla era euforica.
“Spero che tu sappia ballare in questo modo, tesoro.” Disse Louis con un sorriso sfacciato, gli occhi blu che scintillavano di un qualcosa che Harry non vedeva da un po’ di tempo. Prima che potesse registrare ciò che stava accadendo, Louis iniziò a muoversi immergendosi nella musica. Conduceva bene, e senza dubbio sapeva quello che stava facendo mentre alzava le braccia per far piroettare Harry sul posto, prima di riprenderlo e continuare a ballare, lasciandolo completamente senza fiato nei polmoni. Gli occhi del maggiore erano ridotti a due fessure blu, e il sorriso era più largo che mai.
Va bene, pensò Harry, forse valeva la pena divertirsi e lasciarsi andare.
Strinse la mano attorno a quella dell’uomo e in breve tempo si accordò uniformemente con il ritmo dell’altro. Era passato un po’ di tempo dall’ultima volta, ma sapeva ballare e riuscì a vedere negli occhi di Louis quanto lo apprezzasse. La voce della cantante si adattava perfettamente a quel genere di locale, le coppie si muovevano con estrema facilità in quello spazio ristretto. Gli occhi di Louis luccicavano ogni volta che Harry sorrideva, e per un momento era facile dimenticare che non erano soltanto due semplici ragazzi che si erano incontrati in un bar dopo l’università.
La canzone si concluse dopo qualche minuto ed Harry si ritrovò senza fiato, il corpo leggero. Le iridi blu di Louis brillavano sotto le luci colorate del soffitto, mentre la donna iniziò a cantare una melodia più lenta. Louis attirò Harry contro di sé e gli avvolse le braccia attorno alla vita. Il cuore di Harry cominciò a battere selvaggiamente mentre percepiva il corpo dell’altro contro il suo, caldo e confortante.
“Te l’ho detto che era fantastica.”
“Non ne dubitavo…” rispose Harry, tenendo le mani sulle spalle dell’uomo.
Rimasero in silenzio per un minuto intero mentre Karolina cantava, poi Harry abbassò lo sguardo sui loro piedi mentre percepiva gli occhi del maggiore sul suo viso. Quegli occhi erano troppo penetranti e tutto sembrava precipitare ogni volta che li fissava.
La voce di Louis ruppe il silenzio tra loro, era piena di così tanta meraviglia e adorazione che un brivido si diffuse lentamente lungo la schiena del riccio. “Sei così bello adesso, non ne hai idea.”
Harry sentì un nodo formarsi in gola. Perché Louis doveva dire cose che erano così difficili da ignorare? In quel momento lo stava guardando con tenerezza e onestà. Nessuno gli aveva mai detto qualcosa del genere. Il fatto che non gli fosse permesso di ricambiare, lo fece sentire male per qualche secondo.
“Louis…” gemette Harry, spostando lo sguardo oltre la spalla dell’uomo.
“Che cosa?”
“Non farlo.”
“Ti ho detto soltanto che sei bello.”
Si strinse nelle spalle. “E tu non farlo.”
“Ma voglio che tu sappia come mi sento.” Continuò Louis. “Qual è il problema se te lo dico?”
“Non posso proprio… non adesso.”
Louis si accigliò. “Perché non ora? Se non ora, quando?”
“Per favore, non farlo.” Lo implorò Harry.
Lo sguardo di Louis si indurì all’istante. “Non puoi semplicemente vietarmi di condividere qualsiasi tipo di sentimento che provo nei tuoi confronti.”
“Lo so che sembra ridicolo.” Sbuffò Harry. “Ma ogni volta che dici qualcosa del genere, è come…” prese un profondo respiro. “Ho bisogno di alcol.”
Si spostò dal corpo di Louis e si diresse verso il bar, facendosi largo tra la folla. Louis lo seguì subito dopo, mettendogli una mano sul fianco per non perderlo in mezzo a tutto quel caos. Harry ignorò il tocco ma il suo stomaco si contrasse di nuovo, sentimenti e sensazioni che non riusciva a spiegarsi.
“Harry.” disse Louis con un velo di rabbia nella voce. “Per favore, non allontanarti mentre stiamo discutendo.”
“Mi dispiace.” Rispose con tono piatto, scorgendo poi un barista libero. “Oi! Due drink con la vodka, grazie.”
Louis estrae altre banconote dalla tasca, appoggiandole sul bancone, quindi lanciò ad Harry uno sguardo di disapprovazione, che aveva più a che fare con il suo eludere l’argomento precedente piuttosto che con l’alcol. I capelli di Louis gli continuavano a cadere sulla fronte, leggermente spettinati. Se li spostò dagli occhi prima di aggrottare le sopracciglia con fare indignato e rivolgersi ad Harry.
“Qual è il problema, allora?”
Harry sospirò, allontanandosi. Il barista gli mise davanti due bicchieri e prese i soldi.
“Per favore, puoi smetterla di ignorarmi?”
Harry emise un gemito frustrato. “Sei sempre così romantico…” si lamentò, anche se non avrebbe mai denigrato quel comportamento se si fosse trattato di un’altra persona. In qualsiasi altro contesto, un atteggiamento come quello del maggiore sarebbe stato attraente, ma l’intera situazione tra loro aveva reso tutto molto più complicato.
“Preferiresti che fossi cattivo?” sogghignò Louis a voce alta, per sovrastare i rumori del locale. “Potrei andare a cercare qualcun altro su cui mettere le mani, se questo è il genere di cose che ti fanno eccitare.”
Harry avvertì lo stomaco sobbalzare a quelle parole e lo guardò confuso. Quello era certamente un atteggiamento che non avrebbe mai voluto vedere, odiava soltanto l’idea di vedere Louis ballare con un altro uomo. Si voltò per finire il suo drink e arricciò le labbra con sdegno.
Louis si sedette su uno sgabello libero, il petto a pochi centimetri di distanza dal fianco di Harry, che avvertì gli occhi dell’altro sul viso, oltre ad un calore familiare strisciargli lungo il collo.
“Sei vergine?”
Harry si immobilizzò, spalancò gli occhi così tanto che gli fecero male. Completamente sbalordito, girò la testa ed esclamò. “Cosa hai detto?”
Louis si strinse nelle spalle con aria di sfida. “Sto solo cercando di conoscerti, dato che non vuoi dirmi nulla. Vuoi che sia rozzo? Posso essere volgare finchè vuoi.”
Harry lo fissò a bocca aperta, scandalizzato. “Non ti ho chiesto di essere volgare!” esclamò quando lo shock iniziale cominciò a dissiparsi. “E non ti ho mai fatto domande invasive.”
Louis prese il drink dal bancone per berne un sorso. “Non sarei diventato invasivo se mi avessi lasciato agire come un normale gentiluomo.”
“Non ho fatto niente.”
“Mi hai chiesto di non essere romantico.”
Harry lo fissò con disgusto e Louis scosse di nuovo la testa prima di svuotare l’intero bicchiere.
“Merda.” Imprecò il maggiore, tossendo a causa del bruciore lungo la trachea. La mano di Louis si protese verso quella di Harry, gli occhi ricolmi di scuse silenziose mentre univa le loro mani. “Mi dispiace, sono stato terribile, vero?”
Lo era stato, ma Harry dovette ammettere che lui non era stato da meno. Nessuno dei due si erano comportato in modo appropriato, quella sera.
Louis toccò con il ginocchio la sua gamba, avvicinandosi ancora un po’ mentre la musica continuava a rimbombare dentro al locale. Le persone intorno a loro erano tutti ubriache e urlavano e ridevano senza porsi troppi problemi.
“Si…” rispose Harry dopo qualche momento, e lasciò che Louis appoggiasse le mani sulle sue ginocchia. Abbassò lo sguardo e osservò le loro dita intrecciate giocherellare.
“Quindi?” chiese Louis con voce morbida. “Sei vergine? Non mi arrabbierò se non lo sei. Non mi aspetto niente da te. Sei un bel ragazzo, puoi fare ciò che vuoi.”
Harry deglutì a vuoto, il cuore che gli batteva forte nel petto. “Non risponderò a questa domanda, Louis.”
“Perché no?” mormorò il maggiore, sporgendosi più vicino. Con la mano libera gli accarezzò il viso per poi spostarsi sulla mascella. “Voglio sapere tutto di te.”
“Louis… fai troppo domande.”
“Piccolo.”
Disturbato da quel soprannome, Harry spinse lontano dalla sua faccia la mano di Louis, guardandolo con disapprovazione. “Non te lo dirò.”
“Non ti fidi di me?”
“Louis, dimentichi come stanno le cose.” Disse Harry con voce fredda.
A quel punto, il viso di Louis divenne serio e gli occhi blu persero definitivamente quella scintilla che avevano avuto per tutta la serata. “Giusto. Preferiresti essere ovunque piuttosto che qua con me, vero?”
Harry sentì il petto stringersi a quella domanda, le parole di Louis gli stavano facendo più male del solito. “Non è così, invece.” Sussurrò, il tono ruvido e disperato.
Louis lo fissò intensamente, gli occhi pieni di tristezza. “Non è così?”
“Non lo è.” Replicò Harry, ma sembrava del tutto inutile provare a dire la verità. Si sentiva frustrato ed esasperato, non riusciva a spiegare il caos che ribolliva da tempo dentro di lui. Quindi, alla fine, disse l’unica cosa di cui era certo. “Non voglio sposarmi, ma tu lo vuoi, non funzionerà tra noi.”
“Di cosa hai paura? Di impegnarti con qualcuno? O di desiderare qualcosa che i tuoi genitori approvano?”
Gli occhi di Harry lampeggiarono di rabbia. “Non ho paura!”
“Certo che hai paura.” ridacchiò Louis, incredulo. “Cosa ti passa per la testa quando ti dico che sei bello? Cosa ne pensi? Che ti porterò via, che ti rinchiuderò nella mia villa a Bellmore e ti obbligherò a stare dietro ad un mare di bambini, oltre alle faccende domestiche? Sei un uomo per l’amor di Dio, puoi fare ciò che ti pare! E se anche tu fossi una donna, ti lascerei fare ciò che desideri.”
“Smettila di pensare di conoscermi!” esclamò Harry.
“In realtà,” continuò il maggiore. “Non ti conosco affatto, non mi lasci entrare dentro di te. Mantieni costantemente la guardia alzata. Penso di averti visto completamento libero due volte nelle ultime settimane.”
“Ci sto provando, Louis.” urlò in risposta, indietreggiando di qualche passo e sbilanciandosi. Forse aveva ingerito più alcol del necessario, quella sera. “Ma ovviamente non faccio mai abbastanza! Perché mi vuoi lo stesso, allora? Tutto ciò che fai è lamentarti di me. Non sono mai abbastanza per nessuno…”
Prima che potesse finire la frase, la sua schiena si schiantò contro qualcosa, o meglio, qualcuno. Harry si irrigidì, trasalendo mentre si girava per affrontare chiunque fosse stato vittima della sua sbadataggine. C’era un uomo dietro di lui, due bicchieri vuoti tra le mani, che un momento prima erano stati sicuramente ricolmi di birra. L’uomo era più alto di Harry, i suoi occhi erano arrossati e intimidatori.
“Si…” disse il tipo con un accento gallese, fissando la sua camicia rovinata a causa della birra. “Mai abbastanza per nessuno, eh? E’ chiaro il perché.”
“Ehi amico.” lo interruppe Louis alle sue spalle, quindi prese dal portafoglio qualche sterlina e la porse all’uomo. “Tieni un paio di sterline, ok? Per il disturbo.”
Il tipo ridacchiò, incredulo, e scosse la testa come se l’intera situazione fosse ridicola. La sua voce era piuttosto alterata quando parlò. “Soldi? Ti sembra che abbia bisogno dei tuoi fottuti soldi, amico? Perché non insegni al tuo ragazzo le buone maniere, eh? Potresti farglielo capire togliendogli i vestiti…”
Successe così in fretta che Harry registrò appena il movimento. Come al rallentatore, osservò il pugno di Louis alzarsi e abbattersi sul volto dell’uomo, il quale emise un suono angosciato. Harry udì le urla delle persone intorno a loro, ma soprattutto notò il sangue che inondava la camicia del tizio.
“Che cazzo, Lou.” Sussurrò Harry, alzando la mano per coprirsi la bocca per lo shock, spostando lo sguardo sul pugno del maggiore che ancora tremava. Aveva dato un pugno a quel ragazzo.
“Ehi voi!” urlò un tipo in mezzo alla folla, grosso e vestito di nero.
“Merda.” Sussurrò Louis con voce tesa. L’uomo che si lanciava verso di loro era sicuramente un buttafuori, e dalla faccia non sembrava essere un amico di Louis. Il maggiore afferrò rapidamente la giacca di Harry e iniziò a spingerlo nella direzione opposta rispetto a quella dell’uomo muscoloso. Harry inciampò sui piedi di qualcuno, il cuore che batteva all’impazzata contro il petto.
“Hey!” urlò di nuovo l’uomo, ma Louis non si fermò, correndo in mezzo alla folla di persone che non fecero alcuno sforzo per bloccare il buttafuori.
Harry cominciò a sudare abbondantemente, per un paio di minuti il suo cervello smise di pensare, avvertì soltanto diversi odori di profumi e fumo di sigaretta; successivamente sentì le gomitate delle persone mentre cercavano di farsi largo verso l’uscita.
“Cazzo!” urlò il ragazzo con il naso rotto dietro di loro mentre cercava di raggiungerli attraverso la pista da ballo.
Riuscirono a raggiungere una porta sul retro e si ritrovarono su un marciapiede dietro al locale. Louis strinse la presa sulla mano di Harry mentre correvano lontano dell’edificio, imprecando contro se stesso. Harry rimase come paralizzato, la bocca aperta per dire qualcosa, ma non riuscì a pronunciare nemmeno una parola. Tutto ciò che era accaduto dal momento in cui si era imbattuto in quel tizio arrabbiato era confuso. Fu solo quando Louis fece segno ad un taxi di fermarsi che Harry riacquistò l’uso della parola.
“Louis!” esclamò, sbattendo le palpebre rapidamente, la voce seria e forte nel silenzio della notte, la testa che gli martellava a causa dell’alcol che aveva bevuto nelle ultime ore. “Cosa stai facendo?”
“Andare via di qui prima che quella guardia ci raggiunga.” Gridò Louis prima di spostare lo sguardo lungo la via, dove l’uomo vestito di nero stava provando a raggiungerli.
Con il cuore in gola ed emozioni contrastanti, Harry corse verso il taxi. “Sei un tale idiota!” esclamò quando vide il buttafuori avvicinarsi pericolosamente a loro. “Perché l’hai preso a pugni?”
“Era uno stronzo.” Rispose Louis, aprendo la portiera dell’auto. “Si è comportato da coglione.”
“Non ho bisogno che tu difenda il mio onore!”
Harry entrò in macchina e sbattè contro il maggiore nel sedile posteriore, chiusero velocemente le portiere da entrambi i lati e Louis ripetè l’indirizzo all’autista. L’auto si mosse rapidamente ed Harry sobbalzò per lo spavento quando vide il buttafuori toccare con una mano il vetro del finestrino. Si voltò verso Louis, ma esitò a rimproverarlo quando lo vide stringersi la mano destra contro il petto, la faccia contorta per il dolore.
“Non avrei mai lasciato che quello stronzo ti riempisse di insulti.”
“Stai zitto.” Sibilò Harry, era stanco di ascoltare le giustificazioni dell’altro. Afferrò la mano ferita di Louis e se la portò in grembo per esaminare il danno. “Fammi vedere.”
“Sono quasi un pediatra, sai…” mormorò Louis e digrignò i denti mentre Harry tastava le dita una per una. “Posso curarmi da solo.”
“Sei un bambino per caso?”
Louis sbuffò ed Harry scosse la testa esasperato. Louis era chiaramente un pazzo, fare a pugni in un jazz bar, Gesù Cristo. Forse lo preferiva romantico.
Passò delicatamente le dita sulle nocche, sentendo il gonfiore. La pelle del maggiore era morbida ma si era rotta in diversi punti, creando delle piccole crepe dove fuoriusciva un po’ di sangue. La mano sembrava contusa e danneggiata e doveva far molto male. Harry la sollevò delicatamente e Louis emise un gemito di sofferenza. La strofinò di nuovo, accertandosi che soltanto le nocche fossero danneggiate.
“Il verdetto?”
“Sei un idiota.” Concluse Harry, continuando a tenere la mano di Louis sul grembo. “E hai bisogno di un po’ di ghiaccio.”
Nonostante la sofferenza, Louis provò a sorridere. “Serata ricca di eventi, eh?”
Harry guardò fuori dal finestrino. “Credo di aver preferito la parte dove non picchiavi qualcuno.”
La mano di Louis si contorse nella sua stretta e intrecciò le dita alle sue. “Me lo ricorderò la prossima volta, tesoro.”
Trascorsero il resto del viaggio verso casa in silenzio, gli occhi di Harry indugiavano spesso sulla mano dolorante di Louis appoggiata sulla sua coscia. Non ricordava più il motivo per il quale stavano litigando prima che i suoi movimenti goffi causassero tutto quel trambusto. In tutta onestà, tutta la notte gli risultava sfocata in quel momento. Il suo corpo non reggeva più l’alcol come una volta, e sembrava sopportarlo ancor meno quando si trovava insieme all’altro ragazzo. Louis continuava a scivolare indisturbato dentro di lui, abbattendo i suoi muri uno per uno. Non si sarebbe mai arreso, non avrebbe ceduto. Harry lo aveva trattato male per tutta la serata, eppure eccolo lì, con la testa appoggiata contro il sedile posteriore, mentre le loro dita erano intrecciate in un gesto intimo e confortante.
Louis gli aveva detto che era bellissimo. Le emozioni che quelle parole avevano suscitato dentro di lui erano difficili da comprendere.
L’auto si fermò sul marciapiede fuori dalla villa degli Styles. Louis gli sorrise dolcemente, facendo un cenno col capo al sentiero e alla lampada accesa fuori dalla porta d’ingresso. Erano le dieci passate, ma non gli importava. “Ti accompagno fino alla porta.”
Harry annuì e lasciò la mano del maggiore, aprendo la portiera. L’aria fresca della sera gli colpì le guance, lontano da quel locale rumoroso e caotico, tutto gli appariva improvvisamente troppo silenzioso. La nottata era buia e non si vedeva nessuno delle vicinanze. Harry si alzò in piedi e aspettò che Louis lo raggiungesse per fargli compagnia. L’altro, tuttavia, non si incamminò lungo il sentiero ghiaiato, prese la mano di Harry e si avvicinò.
“Perché non ti lasci corteggiare?” chiese Louis con tono triste.
Harry sussultò, lo sguardò del maggiore era splendido, nonostante il dolore che stava provando in quel momento..
“Perché non la smetti di fare domande?”
Louis sorrise. “Perché sono innamorato di te e tutto ciò che voglio è conoscerti meglio.”
Un brivido traditore gli attraversò la schiena a quella confessione, Harry provò a mantenere la voce calma. “Perché dovrei? Neanche io ti conosco. Ti comporti come un vero gentiluomo poi all’improvviso gridi parolacce e prendi a pugni gli sconosciuti.”
Louis sollevò le spalle. “Posso anche parlare come un gentiluomo, ma non lo sono. Almeno, provo ad esserlo, ogni tanto.”
Harry lo fissò nuovamente negli occhi. “Anche io faccio un’enorme sforzo, per tutto il tempo. Tutta questa situazione non è… facile.”
“Sono così insopportabile?”
“Sai che non è colpa tua.”
“Davvero?” il ginocchio di Louis premette contro quello di Harry. “Perché ti comporti come se io fossi un parassita.”
“Non è vero!”
Un sorriso apparve sulle labbra del maggiore e i suoi occhi improvvisamente cambiarono. “Sai cosa?” borbottò. “Mi piace questa situazione.”
Il cuore di Harry saltò un battito, il tono sensuale di Louis che pizzicava la pelle. “Ti piace?”
“Mi sono divertito stanotte…pugni a parte, sei la cosa più selvaggia che abbia mai visto, e non ha nulla a che fare con infrangere le regole o essere disobbedienti. Sei solo… magnifico.”
“Smettila.”
Louis si avvicinò. “Perché?” sussurrò, inarcando le sopracciglia. “Mi piace quando mi dici contro brutte parole e a te… piace tutto questo.” Il ginocchio del maggiore si incastrò tra le gambe di Harry.
“Io – non è vero.”
Louis esitò un istante, per niente convinto dalla risposta del riccio. Con una mano si sfiorò la mascella, gli occhi socchiusi mentre fissava Harry, il quale era pericolosamente vicino a sciogliersi come burro. “Ti sei divertito stasera? Rispondi senza mentire.”
Harry sentì la pelle formicolare. “Si.”
Louis increspò le labbra, la voce sensuale. “Penso che ti piaccia tutto questo. Non sto cercando di sedurti, è soltanto la mia onesta opinione.”
La mano di Louis si posò sulla schiena di Harry che quasi saltò sul posto non appena avvertì il tocco, sentiva il calore della mano dell’uomo nella parte bassa della schiena. Fece un piccolo passo avanti e non si rese conto di quanto fossero vicini fino a quando il suo petto non sfiorò quello dell’altro. Si sentiva bene, anche se stava fissando il ragazzo più grande con una tensione evidente negli occhi chiari. Non pensava che tutto ciò fosse consentito in un corteggiamento tradizionale.
“Ho bevuto molto alcol stasera.” Lo informò Louis, inclinando la testa in avanti e urtandogli la fronte mentre con le dita accarezzava il petto di Harry sopra la giacca elegante. “E voglio fare qualcosa che non è assolutamente consentito.”
Harry sapeva di non essere sobrio, sentiva i nervi a fior di pelle, ansimava ogni volta che Louis respirava contro la sua pelle. Il respiro del maggiore si posò sulla sua bocca, caldo e leggero come una brezza estiva. Incontrò gli occhi di Louis, socchiusi e più scuri di quanto li avesse mai visti. Poteva anche parlare come un gentiluomo ma i suoi occhi non erano altro che peccaminosi quando spinse la faccia contro quella di Harry, fino a che i loro nasi non si incastrarono.
Harry non aveva idea di cosa fare, la sua mente era divisa. Una parte di lui stava vibrando sotto la presa delle mani dell’uomo, un’altra parte stava pensando a ciò che stava per accadere e ciò che significava per la loro posizione, un’ultima parte stava ansimando per l’eccitazione mentre la faccia di Louis si abbassava contro la sua.
Aveva un odore caldo, muschiato, di Colonia costosa. Odore di uomo. Aveva un odore così buono che Harry voleva soltanto scavare più a fondo dentro quell’uomo, premere il naso nella curva della spalla di Louis. La stretta attorno alla sua mano si intensificò, Harry cominciò ad ansimare, il respiro che si schiantava sulla bocca dell’altro. Tenendo gli occhi chiusi, Harry sentì la mano di Louis spostarsi sul suo fianco, le dita che stringevano possessivamente la sua vita. Le dita dell’altro sembravano pesanti e lo tenevano stretto saldamente, come se avesse paura che potesse fuggire. Harry sentì la coscia di Louis incastrata tra le sue ed era più di quanto avesse mai provato in vita sua.
“Devi dirmi di no perché io… non posso…” la voce rude di Louis si trasformò in un gemito. “Sei troppo per me da gestire, piccolo.”
Harry emise un gemito contro le labbra del maggiore e crollò definitivamente tra le sue braccia. Praticamente cadde sulla bocca aperta dell’altro, ansimando quando le sue labbra catturarono quelle di Louis. Le mani dell’uomo si strinsero all’istante attorno a lui ed Harry allungò una mano per toccarlo sul petto, per sentire la loro vicinanza. Dio, Louis era così dolce e aggressivo allo stesso tempo, proprio come in ogni cosa che faceva.
Harry cercò di scostarsi di qualche centimetro, il cuore che batteva furiosamente contro le costole. Le loro bocche erano ingarbugliate e bagnate, i respiri irregolari e le labbra che si cercavano continuamente. Harry si sentiva indifeso ed eccitato, completamente abbandonato contro il corpo dell’altro uomo. Sentì l’eccitazione di Louis contro la sua bocca, un suo gemito profondo gli inviò brividi in tutto il corpo.
“Oh…” sussurrò Harry contro le labbra di Louis. Dopo qualche momento, la bocca del maggiore prese il controllo della situazione, i loro corpi così vicini da potersi fondere insieme: le mani di Louis lo afferrarono disperatamente, Harry si lasciò andare contro il petto dell’altro, le loro bocche erano calde e si muovevano disordinatamente all’unisono.
Louis decise di cambiare posizione, afferrò Harry per la vita e lo fece ruotare fino a quando non sbattè la schiena contro un lato della macchina. Ad Harry mancò il respiro per qualche secondo, la superficie dietro di lui era dura e scomoda, ma si dimenticò ben presto dell’auto non appena Louis premette il corpo contro il suo, la coscia che sfregava tra le sue gambe aperte. Il cuore gli balzò in gola quando le mani del maggiore si avventarono più in basso per toccargli i fianchi. Harry si sentiva felice e leggero, le farfalle svolazzano nel suo stomaco mentre la mano destra di Louis scivolava sul suo sedere.
Le loro bocche erano ancora un casino, i movimenti rigidi, la concentrazione si era improvvisamente spostata altrove. Harry emetteva un gemito ogni volta che Louis stringeva il suo sedere e lo toccava così intimamente. Le mani dell’uomo era dappertutto, forti e possessive, mentre cercava di spingere i fianchi contro i suoi, come se non ne avesse mai abbastanza. Harry era a malapena consapevole dei suoni che sfuggivano dalle loro bocche, gli arti intrecciati. Era spaventato dalla situazione, ma dei piccoli fuochi d’artificio stavano scoppiettando dentro di lui.
Louis roteò i fianchi ed Harry ansimò un po’ più forte, sentendo il cavallo prominente del maggiore contro il suo. Il gemito di Louis fu il suono più accattivante e sensuale che avesse mai sentito in tutta la sua vita, Harry appoggiò la testa contro la macchina alle sue spalle, incapace di respirare. Le labbra di Louis lasciarono la sua bocca e si spostarono sulla mascella, i denti gli raschiavano la gola con movimenti affamati. Harry non avrebbe mai creduto possibile che Louis lo portasse fino a quel punto.
“Dio…” sussurrò mentre Louis si avvicinava ancora una volta ai suoi fianchi. Harry si sentiva perso, ma quel senso di euforia non poteva essere totalmente sbagliato.
I capelli del maggiore sfiorarono la mascella di Harry, che fece scivolare le mani sulla testa dell’altro per afferrarglieli con forza, senza averne il permesso. Louis gemette quando gli tirò i capelli, un suono così bello che non poteva essere reale, quindi affondò i denti nella sua mascella, facendolo sussultare per il dolore.
All’improvviso, la macchina contro cui erano appoggiati suonò il clacson, entrambi si spaventarono e si staccarono. Trascorsero lunghi istanti di silenzio prima che uno dei due riuscisse a parlare.
“Cristo.” Sospirò Louis, sporgendosi per lasciare un bacio sulle labbra di Harry. “Non voglio lasciarti andare.” Ma allo stesso tempo allontanò le mani dai suoi fianchi per accarezzargli la mascella. “Sei così bello adesso.”
Era simile alla frase che aveva pronunciato sulla pista da ballo, qualche ora prima. Harry non aveva idea di cosa significasse tutto quello, questa volta la sua reazione fu così diversa dalla precedente che la cosa lo spaventò parecchio. Si sentiva eccitato e felice.
Louis lo baciò un’ultima volta sulle labbra, breve e dolce, anche se il corpo di Harry desiderava ardentemente tirarlo dentro l’auto e continuare quello che avevano iniziato. Non poteva farlo, Louis doveva andarsene.
“Domani.” Disse Louis con voce rauca, c’era una promessa in quell’unica parola che scombussolò lo stomaco di Harry, una sensazione che non aveva mai provato prima.
L’uomo fece un passo indietro, lasciando spazio ad Harry per sollevarsi dalla portiera della macchina. Si spostò sul marciapiede, sentiva le ginocchia deboli come gelatina e guardò il maggiore mettersi a posto i pantaloni, una fastidiosa erezione faceva capolino dal tessuto. Louis gli prese la mano per lasciargli un bacio sulle nocche. “Arrivederci.”
Harry annuì silenziosamente e non riuscì a distogliere lo sguardo mentre il maggiore apriva la portiera e saliva in macchina. Il taxi ripartì immediatamente e lui rimase a fissarlo mentre scompariva in fondo alla strada.
Tutto quello che sapeva in quel momento era che le sue labbra pulsavano a causa dei baci crudi e bisognosi di Louis. Il suo corpo si trovava in uno stato disastroso, faceva fatica addirittura a stare in piedi. Per quanto ne sapeva, le sue ginocchia avrebbero potuto cedere da un momento all’altro.
Si diresse lentamente verso casa. Non aveva idea di che ora fosse, ma non gli importava. L’immagine di Louis che lo baciava gli inondò il cervello e non riuscì a smettere di rabbrividire.
Aprì piano la porta ed entrò nella casa silenziosa, sperava che i suoi genitori fossero già andati a letto, altrimenti avrebbe dovuto sopportare un interrogatorio. Chiuse la porta dietro di sé e si passò una mano tra i capelli spettinati, espirando.
“Ciao.” Disse una voce alla sua destra.
Harry sussultò sentendo la voce di sua madre nell’oscurità. La vide nell’angolo, appoggiata contro il muro. Si trovava accanto alla finestra con vista sul vialetto d’ingresso, una tazza fumante di tè tra le mani. Non disse una parola mentre lo fissava intensamente, sollevò semplicemente la tazza e bevve un sorso della bevanda calda, un sorrisetto compiaciuto sul volto.
Sua madre aveva visto cosa era successo fuori casa qualche minuto prima. Tutto ciò che aveva sempre desiderato si era finalmente avverato.
Harry si allontanò rapidamente, chiudendo gli occhi e provando un forte senso di angoscia e sconfitta.