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Adore You || Italian Translation

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Adore You











 

Capitolo due.





La prima lettera che Harry ricevette da Louis arrivò alla villa due giorni dopo la passeggiata sulla spiaggia a Wellbridge, ed era accompagnata da un pacco.
Harry era in cucina e stava scegliendo cosa mangiare per colazione, come al solito aveva scelto di non raggiungere la sua famiglia sul patio, come ogni mattina. Sua madre era entrata in casa mentre lui stava finendo di mangiare, il piatto contenente un paio di panini e succo d’arancia. Era già vestita, i capelli acconciati alla perfezione e non erano ancora le nove del mattino. La donna aveva un ghigno sul volto che Harry sapeva non avrebbe promesso nulla di buono.
Da dietro la schiena, sua madre tirò fuori un pacchetto marrone e glielo consegnò.
“E’ da parte di Louis.” disse la donna, così contenta ed entusiasta che Harry si sentì invadere dalla rabbia. La guardò con disprezzo, ma la signora Styles non pronunciò una parola, si ritirò rapidamente, così come era apparsa.
Infuriato per il comportamento della madre, Harry fissò il pacco che teneva tra le mani. Lasciò il resto della colazione nel piatto e salì le scale di fretta per raggiungere la sua stanza, chiudendo la porta dietro di sé.  Il pacco era piuttosto pesante, e mentre si sedeva sul bordo del letto, si domandò cosa gli avesse inviato Louis Tomlinson, e soprattutto perché.
Aprì il pacco e tirò fuori una lettera, sigillata e indirizzata a lui. L’oggetto all’interno era un libro. Harry si accigliò, confuso dall’intera situazione, valutando la copertina malconcia e nera del volume con aperta ostilità. La parte posteriore era usurata e le pagine avevano iniziato ad ingiallire. Sulla copertina c’erano delle scritte rosso sangue e sotto la foto di una donna pallida e sanguinante.
Lucille and the Healers.
Sperando in una spiegazione all’interno della lettera, Harry mise il vecchio libro sul comodino e aprì la busta. La calligrafia elegante e ordinata del maggiore riempieva quasi un’intera pagina.
 
 

Mio caro Harry,
Ti sto scrivendo nella speranza di rimanere in contatto con te nonostante la mia partenza prematura da Deansville. Non avrei desiderato altro che passare le giornate in tua compagnia, ma sfortunatamente sono tornato a Bradshaw per prendere parte ad un corso speciale, che si spera si rivelerà molto utile per la mia professione futura. Vorrei poterti vedere di persona. Mi hai catturato il cuore e ricevere il privilegio di imparare qualcosa in più su di te, riscalderebbe anche le parti più profonde di me.
Nel pacco, come avrai notato, c’è un libro horror, scritto da Anthony Burns. È il primo romanzo horror che abbia mai acquistato, e so che d’ora in poi sarà in possesso di un’altra anima degna. I lettori come noi sanno cosa significa prendersi cura e apprezzare la letteratura, prenditene cura.
Spero, anzi ti imploro, di avere una risposta. Forse potresti parlarmi dei tuoi libri preferiti. Mi piacerebbe condividere qualcosa con te.
I miei più cari saluti,
Louis William Tomlinson.

 
 
 
 
Harry si sentì esasperato, prese una penna e scrisse, Caro Louis, riprenditi il tuo libro e la tua lettera d’amore e rimani a Bellmore per il resto dell’estate. Grazie, Harry.
Gemette, passandosi una mano sul viso e sui riccioli. Odiava le parti di lui che desideravano rispondere a quell’uomo, per discutere di letteratura e libri. Non aveva mai avuto delle conversazioni su questi argomenti a scuola, o con persone del suo calibro. Studiava giurisprudenza e non c’era spazio per l’arte che anche Louis sembrava adorare così tanto. Questo non andava bene. Louis non doveva già essere innamorato delle cose che Harry apprezzava di più al mondo.
Guardò di nascosto il libro appoggiato sul comodino, corrugò le sopracciglia così forte che il viso cominciò a fargli male. Gli prudevano le dita dalla voglia di prendere quel libro e guardarlo, ma la sua mente disapprovava. Non avrebbe dovuto farlo. Tuttavia, sfidando ogni pensiero razionale, Harry prese il volume e iniziò a sfogliarlo.
Sospirò profondamente prima di iniziare a leggere la prima pagina.
 
 
 
 
 
**
 
 
 
 
Il mare stava diventando abbastanza caldo per poter nuotare di mattina presto. Harry aveva intrapreso quella routine qualche giorno prima, andava in spiaggia a farsi un bagno e restava seduto sulla sabbia per diverse ore, fino a quando non era sicuro che la colazione fosse terminata. Portava con se i suoi libri, ogni mattina trascorreva qualche ora friggendo sotto il sole nella sezione di spiaggia privata della sua famiglia. Da quel punto, il gazebo non era troppo lontano, e se il sole risultava troppo caldo si trasferiva all’ombra, riparato sotto gli alberi imponenti del suo giardino.
Nel pomeriggio, i raggi del sole riuscivano a sgattaiolare tra i rami delle querce  e il gazebo si riempieva di luce. Harry aveva trascorso la maggior parte di quel giovedì sotto il gazebo, leggendo e ascoltando musica jazz alla radio che aveva sistemato dall’altra parte della panca. Aveva portato con sé alcuni cuscini morbidi e, con un paio di occhiali da lettura sul naso, aveva terminato due libri.
“Cosa stai facendo?” chiese sua sorella.
Harry alzò la testa di scatto, leggermente sorpreso da quell’intrusione. Nessuno osava mai disturbarlo in quel posto, ma sua sorella maggiore aveva interrotto quella tradizione, visto che se ne stava appoggiata alle colonne bianche che reggevano il soffitto della struttura. I suoi capelli decolorati erano attorcigliati in una complicata acconciatura, il suo vestito era di un verde chiaro e una collana di perle le pendeva dal collo. “Posso venire?”
“Certo.” Disse Harry, spostando nuovamente gli occhi sul libro che aveva appena iniziato. Si sentiva ancora in parte euforico per il libro che aveva finito qualche minuto prima, e non era sicuro di essere abbastanza concentrato per iniziarne uno nuovo. Forse aveva bisogno di una pausa.
Dopo aver rimosso la pila di libri e spento la radio, Gemma si sedette sulla panca. Le dita della sorella toccarono il suo ginocchio. “Gerard ed io stavamo pensando di andare a Brighton tra qualche giorno. Ti piacerebbe venire? Potresti esplorare la città da solo mentre noi cerchiamo dei mobili.”
Uscire da Deansville per un giorno era una proposta molto allettante. Nonostante non vedesse Louis o i Tomlinson da un’intera settimana, a parte la lettera che gli era stata recapitata, era ancora in preda al terrore per la possibilità che ricomparissero da un momento all’altro. Il pensiero di andare in gita con Gerard gli smorzò un po’ l’entusiasmo, ma passare un’intera giornata in un’altra città, senza alcuna preoccupazione, gli avrebbe fatto bene.
“Certo.” Rispose, e passò alla pagina successiva del romanzo.
“Va bene.” disse Gemma. “In realtà sono venuta a dirti che sono arrivati i Tomlinson.”
Harry alzò lo sguardo. “Quando?”
“Sono ancora qui. Louis ha chiesto di te.”
Harry restrinse gli occhi. “Io non vengo.”
“Lo so, gli ho detto che eri qui, e…” lei abbassò lo sguardo, imbarazzata.
“Che cosa?”
“Mi sono offerta di portarlo qua. È lì fuori.”
La testa di Harry ricadde contro il muro alle sue spalle e gemette forte. “Gesù Cristo, Gemma.”
Girò la testa per guardare fuori dalla finestrella e dopo alcuni istanti lo vide in mezzo alle querce, le mani legate dietro la schiena e gli occhi fissi sul terreno. Quel giorno indossava dei pantaloncini corti e una camicia larga, per la prima volta i capelli non gli ricadevano disordinati sulla fronte. Invece che il solito ciuffo, i capelli erano stati pettinati ai lati della testa. Gli sembrava quasi troppo bello per essere vero, ma Harry si sentiva troppo frustrato per apprezzarlo.
“Mi dispiace H, sii gentile…” si scusò Gemma, gli diede una pacca sul ginocchio prima di alzarsi dalla panca e lasciare il gazebo.
Harry gemette di nuovo, stringendo gli occhi mentre aspettava l’arrivo di Louis. Aveva sperato che il maggiore avrebbe scelto di stargli lontano dopo non aver ricevuto risposta alla sua lettera d’amore. Ancora una volta, non era stato così fortunato.
“Ciao Harry.” sentì la voce di Louis ad una certa distanza. Harry aprì gli occhi, cercando di mantenere il respiro regolare.
“Ehi…” rispose, senza muoversi dalla sua postazione, le ginocchia piegate e il libro appoggiato sulle cosce.
Louis rimase all’ingresso, uno sguardo preoccupato negli occhi chiari. “Non ti disturbo, vero?”
“Suppongo di no.” mormorò, non pensava che sua madre avrebbe apprezzato veder tornare Louis in casa dopo essere stato cacciato malamente dal gazebo.
Louis entrò timidamente all’interno, gli occhi che scrutavano la stanza rotonda con un’espressione ammirata sul volto. Il maggiore si morse un labbro nervosamente mentre i suoi occhi scivolavano sulle pile di libri sparsi in diversi punti del gazebo. Ce n’erano alcuni sui davanzali delle finestrelle e altri attorno alla postazione in cui Harry era rimasto seduto per tutta la giornata. Louis si sedette in silenzio sulla panca alla sua destra, come se avesse paura di rovinare l’atmosfera, come se sapesse quanto fosse importante per lui quel luogo.
“Ti piace davvero tanto leggere.” Dichiarò Louis, incantato e particolarmente contento. Trascinò gli occhi su una pila di libri e si fermò momentaneamente a leggere i diversi titoli sul dorso di ognuno, poi si chinò e raccolse uno dei romanzi appoggiato su un cuscino. Era nero e rovinato, Harry si rese conto troppo tardi che era quello che Louis gli aveva regalato. “Il mio libro.” Disse allegramente.
Harry deglutì a vuoto. “Si, grazie del regalo.”
Louis gli sorrise, gli occhi luminosi. “L’hai già finito?”
Harry sentì un profondo senso di vergogna dentro di sé. Aveva cercato in tutti i modi di non finire quel libro dopo aver letto il primo capitolo, sapeva che non avrebbe dovuto interessarsi a tutto ciò che riguardava l’altro ragazzo. Alla fine, non era stato in grado di smettere.
“Si…” ammise con rammarico. Aggrottò le sopracciglia e abbassò le spalle, come se volesse proteggersi da qualcosa, o da qualcuno.
“Cosa hai pensato?” chiese Louis, l’eccitazione evidente sul suo viso mentre aspettava una risposta.
Infastidito da se stesso, Harry ribattè. “Era disgustoso.” Loro due non dovevano legare in nessun modo, poi la sua bocca si aprì inconsapevolmente e aggiunse. “E Lucille è un idiota, comunque.”
Louis ridacchiò, c’era qualcosa di inspiegabilmente dolce nella sua risata. “E ti è piaciuto?”
Detestandosi ancora un po’ di più, Harry confessò la verità. “Si, molto.”
Per fortuna, Louis non rise dopo aver sentito la sua risposta, accarezzò semplicemente la copertina nera con una mano, come se amasse sul serio quel libro. Harry provò immediatamente un pizzico di vergogna per averlo denigrato, inizialmente. Il maggiore sorrise e appoggiò delicatamente il libro sulla panca.
“Quindi, hai ricevuto la mia lettera.”
“Si, l’ho ricevuta.”
La voce di Louis era calma. “Non ne ero sicuro, dato che non mi hai risposto.”
“Non sono un grande scrittore.” Mentì Harry.
Gli occhi di Louis guardarono attorno nel gazebo, scrutando i molteplici rotoli di pergamena, sia usati che intatti, che costeggiavano le panche e i davanzali delle finestrelle, oltre a diverse penne e bottigliette di inchiostro. I suoi occhi tornarono su Harry, inarcò un sopracciglio in attesa di una spiegazione migliore.
Harry sentì la rabbia sbocciargli nel petto, rabbia che non era rivolta direttamente all’uomo di fronte a lui. “Perché sei qui?”
“La mia famiglia è voluta venire a fare visita ai tuoi genitori, ma quando siamo arrivati non eri in casa. Tua sorella mi ha riferito che eri qua.”
Esausto, Harry chiuse di scatto il libro con uno schiocco e si raddrizzò, si tolse gli occhiali e guardò Louis con occhi indignati. “Voglio dire, perché tu sei qui?”
Louis guardò verso il basso, prima di schiarirsi la gola. “Pensavo fosse implicito…”
Harry piegò le spalle pateticamente. “Ma perché sei d’accordo con tutto questo? Cosa vogliono i tuoi genitori? Non mi conoscono.”
Una piccola ruga si formò sulla fronte del maggiore, i suoi occhi si oscurarono leggermente. “Perché voglio sposarmi.” Rispose seriamente. “Vorrei sposarmi e avere dei figli. Quando i tuoi genitori mi hanno parlato di te, pensavo fosse un sogno. E…ad essere sincero, se tu provassi a conoscermi penso che cambieresti idea.”
Per Harry, quelle parole risuonarono inutili e scontate.
“Ma non ho mai desiderato essere corteggiato.” Disse, fissandolo con impazienza.
Louis scrollò le spalle. “A volte restiamo sorpresi dal fatto che le cose vadano come non ci saremmo mai aspettati.”
Harry parlò lentamente e con determinazione. “Non voglio sposarmi. Potresti dire ai tuoi genitori che hai cambiato idea su di me e porre fine a tutto questo.”
“E mentire?” sbuffò Louis, turbato da quel suggerimento. “Perché dovrei mentire?”
“Perché non sono adatto per te, forse?” disse Harry a voce alta. “Non voglio continuare con questa scenetta ridicola. Non voglio te.”
Si aspettava di mettere Louis fuori combattimento, con quel discorso, ma non si aspettava di vedere la faccia dell’altro trasformarsi in quel modo. Non era evidente, non proprio, ma Harry riuscì a scorgere le labbra del maggiore abbassarsi in un triste sorrise e la scintilla nei suoi occhi dissiparsi completamente.
“Perché no?” domandò Louis. “Non mi conosci nemmeno.”
“Ne so abbastanza.”
“Dammi una risposta più concreta.”
Harry voleva strapparsi i capelli. “L’hai appena detto, tu vuoi sposarti e avere figli.”
Louis lo guardò con aria interrogativa. “E tu non hai nessuna intenzione di avere queste due cose, un giorno?”
“Si…” balbettò Harry. “Un giorno si, non adesso.”
“Perché non ora?”
“Perché io… non lo so, sto ancora studiando.”
Louis lo guardò negli occhi. “Qualcuno dei tuoi compagni di corso è sposato?”
“Si ma-“
“E sono felici?”
“Si, ma Louis…”
“Che cosa?” insistette il maggiore.
“Quello non sono io.”
“Perché no!”
Maledetto inferno.
“Vorresti…” Harry lottò per riuscire a mantenere la calma. “Vuoi smetterla di fare tutte queste domande! E’ la mia risposta definitiva.”
Louis non rispose, Harry si appoggiò contro il muro alle sue spalle. Il sole irrompeva all’interno del gazebo attraverso le finestre, anche se stava lentamente calando all’orizzonte, verso il mare. Per un lungo momento, aleggiò un silenzio imbarazzante, ed Harry si chiese se fosse finalmente riuscito a scoraggiare Louis dal continuare quel ridicolo corteggiamento. Tenendo la testa inclinata, guardò l’uomo con la coda dell’occhio.
Louis si era chinato per appoggiare i gomiti sulle ginocchia, le mani intrecciate sotto al mento. Con sgomento di Harry, gli sembrò scoraggiato e allo stesso tempo pensieroso. Le rughe sulle sopracciglia erano aumentate notevolmente, ma i suoi occhi restavano fissi sul muro, come se stesse meditando su qualcosa.
Infine, Louis si schiarì la gola, anche se la voce risultò lo stesso un po’ sgranata. “E perché non riesci a mettere una fine tu stesso? Perché dovrei essere io a respingerti?”
Il cuore di Harry affondò sentendo quelle parole, gli mancò il respiro per qualche secondo. “A meno che non collabori per l’intera estate, i miei genitori non mi pagheranno l’università. Non posso dir loro di no, non posso respingerti di mia spontanea volontà.”
Louis deglutì prima di rispondere. “Allora… desideri che dica ai miei genitori che non funzionerà tra noi?”
“Si, per favore.” Sussurrò Harry, una scintilla di speranza si accese dentro di lui. Per un momento si sentì più leggero, osservando attentamente Louis meditare per alcuni minuti.
“Facciamo un patto, Harry.” disse il maggiore, e la bolla di speranza di Harry scoppiò in mille pezzi. “Se passi il resto dell’estate con me, provi a conoscermi e ti lasci corteggiare… se fai del tuo meglio, senza combattere o fingere, e poi deciderai che non vorrai sposarmi, dirò ai miei genitori che non sta funzionando tra noi. Ma devi assolutamente provarci. In caso contrario, dovrai occuparti della tua famiglia da solo.”
Harry sentì la gola secca e lo stomaco sottosopra, probabilmente il suo cipiglio arrabbiato si era trasformato in uno sguardo sofferente. Si sentiva soffocare ad ogni respiro.
“Che ne dici se ti lascio un giorno per pensarci, tesoro?”
“Va bene…” sussurrò Harry, combattendo contro le lacrime che stavano per traboccare dai suoi occhi. Non che avesse altra scelta. “Qualunque cosa, va bene.”
Se Louis notò i suoi occhi lucidi, non disse nulla a riguardo.
 
 
 
 
 
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Non c’era altro modo per sfuggire a quella situazione. Non c’era nulla che potesse fare se non accettare l’offerta di Louis e collaborare con lui per tutta l’estate. Per lo meno, sapeva per certo che Louis avrebbe posto fino al corteggiamento su richiesta di Harry.
Inoltre, provando a conoscere il maggiore, avrebbe soddisfatto automaticamente le richieste dei suoi genitori. Loro desideravano che sposasse Louis, e fintanto che si comportava bene avrebbero creduto che tutto funzionasse alla perfezione. Era un gioco lungo e faticoso, ma Harry sapeva di poter vincere. Poteva riuscire a ridere e fingere, e alla fine dell’estate avrebbe riferito a Louis che si rifiutava di diventare suo marito.
Gli ci vollero alcune ore per accettare completamente la sua decisione; nella mente aveva ingenuamente sperato che tutto ciò non fosse altro che un incubo, e che tutto sarebbe finito abbastanza presto. Non era ancora contento della situazione, e ciò lo infastidiva parecchio, inoltre non capiva perché Louis insisteva per abbattere i suoi muri e conoscerlo. Non avrebbe cambiato le sorti della loro storia.
Non sentì Louis per un paio di giorni dopo la conversazione sotto al gazebo, si rese conto che l’uomo gli stava lasciando del tempo per prendere una decisione. Un pensiero fugace gli passò per la mente, prendendo in considerazione l’idea di lasciar andare Louis, ma sapeva che non sarebbe stato così facile. Se non fosse stato Louis, i suoi genitori avrebbero comunque organizzato altri incontri per accoppiarlo. Per quanto ne sapeva Harry, Louis non si sarebbe presentato a casa sua fino a quando non avesse fatto una scelta.
Seduto a cena, la domenica sera, Harry digrignò i denti, masticando l’arrosto fino a quando non restò nulla da ingoiare. Si era preparato per tutto il pomeriggio, prima di cena aveva consumato due bicchieri di vino e aveva mangiato un pezzo di torta alle noci pecan. Al suo fianco, Gemma stava chiacchierando tranquillamente con Gerard, che era appoggiato al bordo del tavolo, ascoltando attentamente la moglie. Il loro matrimonio combinato era andato bene, e tutto questo non aiutava Harry a sentirsi meglio.
Mentre la cena stava volgendo al termine, Harry si costrinse a parlare prima di perdere l’occasione. Ingoiò l’orgoglio con cui aveva lottato per tutto il giorno e si rivolse al signor Styles. “Padre…”
L’uomo più anziano sollevò lo sguardo, sorpreso. Harry non intraprendeva una conversazione con la sua famiglia dalla notte in cui lo avevano presentato ai Tomlinson. “Si, figliolo?”
Harry mantenne la voce leggera. “Mi chiedevo soltanto perché non abbiamo ancora fatto visita ai Tomlinson.” Sentì gli occhi scioccati di sua madre fissarlo, al suo fianco Gemma sembrava altrettanto confusa. “Voglio dire, loro sono venuti un paio di volte, ho pensato che sarebbe irrispettoso non andare a trovarli.”
Suo padre lo fissava con occhi grandi e verdi, la confusione evidente sul volto rugoso. Aveva la bocca socchiusa e si grattò la mascella perplesso. Guardando alla sua destra, Harry trovò la madre nella stessa situazione, con gli occhi che brillavano di felicità. Gemma e Gerard rimasero in silenzio, condividendo degli sguardi preoccupati. Harry ignorò tutti i presenti e attesa la risposta del padre. Doveva ammettere, tuttavia, che era stato soddisfacente lasciare la sua famiglia senza parole. Finchè li teneva in pugno, sarebbe andato tutto bene.
“Ecco… esatto, Harry. Lilian, perché no?”
“Non lo so, Richard. Harry ha certamente ragione.” Rispose la madre con tono quasi teatrale.
“Bene. Perché non gli proponete che andremo presto a trovarli?”
“Presto, si.” Sentì dire a sua madre sottovoce.
“Molto bene.” replicò il signor Styles. “Lo faremo subito, Harry. Non preoccuparti di queste faccende, ci pensiamo noi.”
“Non lo farò, papà.”
La cena si concluse pochi minuti dopo, Harry si sentiva decisamente euforico mentre lasciava il patio. Dopotutto, era riuscito a stupire i suoi genitori in modo schiacciante. Nonostante i suoi sforzi per sembrare credibile, non appena la sorpresa e lo shock fossero passati, era consapevole che sua madre avrebbe capito che c’era qualcosa di strano nel suo comportamento.
I suoi pensieri vennero confermati dal ticchettio dei tacchi che lo seguivano all’interno della casa, sentì le unghie curate della madre affondargli nel braccio.
“Che cosa stai facendo?” sibilò, e lui si girò rapidamente, liberandosi dalla presa dolorosa della donna.
“Cosa vuoi dire, mamma?” rispose innocentemente alla vista dell’espressione sconcertata della madre. “Non vedo l’ora di rivedere i Tomlinson, in particolare Louis.  Era oltraggiosamente bello l’altro giorno, non credi?”
Gli occhi della signora Styles si indurirono. “Non so cosa hai in mente, ma non distruggerai in alcun modo la relazione di amicizia che abbiamo stretto con Derek e Johannah. Se fai un passo falso puoi dimenticare il tuo fondo fiduciario e l’università.”
“Accidenti, mamma.” Sbuffò Harry. “Non posso credere che tu abbia così poca considerazione di me. Adesso scusami, ho tante cose da fare.”
Scomparve al piano superiore senza guardarsi indietro, ma era sicuro che sua madre fosse ancora in fondo alle scale, ribollendo di rabbia. Anche quando tutto era andato secondo i suoi piani, quella donna non era contenta. Harry si chiese se fosse un tratto presente in tutte le persone perfezioniste come sua madre. Si chiedeva, inoltre, se ciò significasse che quella donna non possedeva la capacità di essere felice. Non poteva dire che gli interessasse particolarmente la risposta, in quel momento.
 
 
 
 
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Nonostante le molteplici richieste di Gemma se avesse bisogno del suo sostegno durante la visita ai Tomlinson, Harry decise di andare da solo con Lilian e Richard. I Tomlinson vivevano lontano dal mare, in quello che era considerato il nord di Deansville. La città della costa meridionale non era enorme ma, mentre attraversavano la città, non potè fare a meno di notare che tutto in quel luogo urlava ricchezza. Ogni proprietà era composta da un paio di acri e mentre passavano per i viali del centro di Deansville, riconobbe solamente negozi di marchi importanti, oltre a caffè e bistrot.
Il palazzo dei Tomlinson era situato in cima ad una collinetta, alla fine di un vicolo cieco. La proprietà era circondata da querce e, con sorpresa di Harry, tutto quel verde faceva sembrare la dimora intima e confortevole piuttosto che appariscente e lussuosa. Ma anche così, mentre percorreva il sentiero di pietra levigata fino alla porta principale, non potè fare a meno di guardare quello splendido edificio con gli occhi spalancati. Aveva un sottile tocco vittoriano nell’architettura e la porta principale era elaborata e color noce. La casa era grande quanto quella della sua famiglia e mentre si avvicinavano, Harry inclinò la testa all’indietro per fissare la facciata della villa.
“Accidenti.” Mormorò  a se stesso, anche se avvertì gli occhi della madre su di lui subito dopo. Immediatamente aggiustò la sua espressione facciale, ritornando ad avere uno sguardo indifferente.
Il signor Styles suonò il campanello ed Harry si passò una mano sulla camicia e tra i capelli arruffati. Suo padre aveva annuito con approvazione quando lo aveva visto pettinarsi i ricci ribelli con il gel che gli aveva regalato settimane prima, Harry si era sentito quasi in colpa di essere così tanto suscettibile di fronte alle magie di quel gel per capelli.
La persona che aprì la porta fu una cameriera dai capelli rossi, vestita con un abito bianco e nero tradizionale, proprio come le domestiche in casa Styles. La donna fece un inchino educato e si spostò di lato per lasciarli entrare.
“Il signore e la signora Tomlinson sono in salotto. Vi accompagno.”
Harry seguì la domestica insieme ai suoi genitori, dando un’occhiata al corridoio e memorizzando il tutto. L’interno della casa era molto simile alla dimora Styles – moderna e antica allo stesso tempo – ma a differenza dell’abitazione degli Styles, in questa c’erano dei chiari segni che era abitata da molti bambini. In contrasto con il lusso dei mobili, c’erano giocattoli ovunque sul pavimento, e sebbene i Tomlinson avessero diverse cameriere, non sembrava dar loro fastidio avere un po’ di disordine in casa.
“Affascinante, vero Harry?” chiese sua madre con tono elettrizzato.
“Assolutamente.” Concordò Harry, non avendo idea se fosse una bugia o meno.
“Molto molto imponente, una villa incredibilmente bella.” Mormorò il signor Styles.
Harry alzò gli occhi al soffitto dopo quella dichiarazione. Evidentemente i suoi genitori avevano una cotta spropositata per i Tomlinson – e per i loro soldi. Era abbastanza certo che gli occhi di suo padre stessero scintillando mentre passavano sotto un lampadario di cristallo.
I signori Tomlinson li stavano aspettando in salotto, il sole del pomeriggio irradiava nella stanza attraverso delle ampie finestre panoramiche, che davano su un immenso cortile. Un patio pulito era situato appena dopo le finestre, ma non era largo quanto quello degli Styles.
“Signori Tomlinson, i vostri ospiti sono arrivati.” Annunciò la cameriera.
Johannah si girò all’istante, alzandosi dal divano con un sorriso luminoso sul volto. I suoi occhi li valutarono da cima a fondo ed Harry avvertì lo sguardo della donna indurirsi leggermente mentre si posavano sulla sua figura. Rimanendo fedele a ciò che aveva giurato di fare, Harry si avvicinò alla coppia con finto entusiasmo.
“Signora Tomlinson.” Salutò in modo affabile mentre girava attorno al divano, e notò chiaramente le sopracciglia della donna sollevarsi incuriosite di fronte al suo sorriso. “E’ un piacere rivederla. Grazie per averci fatto entrare in casa vostra.”
“Oh.” Disse Johannah, sorpresa dal suo comportamento insolito. “Non preoccuparti, sei il benvenuto qui, Harry.”
Harry sorrise calorosamente e si spostò per salutare il padre di Louis. “Signor Tomlinson, piacere di rivederla.”
“Anche per me è un piacere, figliolo.” Annuì educatamente l’uomo, stringendogli la mano. Sembrava contento, ma mentre i due signori salutavano i suoi genitori, sapeva che erano entrambi ancora abbastanza confusi sul suo comportamento e sul fascino che stava provando ad esercitare su di loro.
“Ancora una volta.” sospirò la signora Styles dopo essere stata invitata a sedersi su un divanetto. “Devo ammettere che la vostra casa è semplicemente meravigliosa.”
“Oh, sei troppo gentile Lilian. Mi scuso per il casino, avremmo pulito in modo accurato se lo avessimo saputo prima.”
Harry non riuscì ad individuare nemmeno un granello di polvere sui mobili, ma conosceva gli standard di pulizia di queste persone.
“E’ colpa nostra Johannah. Avremmo dovuto avvisarvi molto prima.” si scusò suo padre.
Derek scosse la testa. “Non sei altro che il benvenuto qui, Richard.”
“In realtà,” disse l’uomo con voce lenta e accattivante, Harry lo fissò con la coda dell’occhio, leggermente sconcertato. “Harry era molto ansioso di venire a farvi visita. Non capita spesso che venga a trovare i nostri amici, ma per qualche ragione oggi non era in grado di contenere la sua eccitazione.”
“E’ così?” chiese Johannah.
“Oh si.” Concordò la signora Styles, la mano accarezzò il braccio di Harry amorevolmente. Tuttavia lui non percepì altro che freddezza in quel tocco; cominciò a sentirsi imprigionato dalle persone che lo circondavano. “Credo che potrebbe avere qualcosa a che fare con quel tuo splendido figlio.”
Cristo.
Harry sentì le guance diventare rosse mentre i presenti ridacchiavano, gli ci volle tutta la sua forza di volontà per non dare un calcio a sua madre sullo stinco. Tutta quella situazione non era per niente divertente.
“Non imbarazzarti, tesoro.” Disse la signora Styles, condividendo un sorriso compiaciuto con Johannah.
“Forse dovremmo bere tutti un buon tè?” chiese il signor Tomlinson, cercando di deviare il discorso.
“Assolutamente, Derek.” Johannh guardò Harry e sogghignò. “Louis è fuori in giardino, caro. Non sarà difficile trovarlo.”
Harry, capendo di essere stato licenziato, annuì educatamente e si alzò in piedi, ritirandosi dal soggiorno mentre sentiva le chiacchiere dei genitori alle spalle. Seguendo il corridoio, trovò una porta che dava direttamente sul patio e inspirò profondamento quando avvertì la brezza fresca all’esterno. Tutta quella messa in scena era stata umiliante.
Si prese qualche secondo per rimettersi in sesto, in effetti Louis non fu difficile da trovare. Harry riuscì a sentire la voce del maggiore prima ancora di aver chiuso la porta dietro di sé. Si guardò intorno e lo trovò nel prato, a circa quaranta metri di distanza. C’era una piccola dependance a ovest del cortile, perfettamente abbinata alla dimora principale, anche se più piccola. La facciata grigia, il portico in legno e le ampie finestre le davano un aspetto magnifico, intorno alla dependance c’erano cespugli rigogliosi. Harry sussultò bruscamente quando un pallone volò verso la sua faccia, per fortuna lo schivò per poi atterrare su un cespuglio lontano da lui.
Alzò lo sguardo velocemente e notò Louis correre verso la palla per recuperarla. Non lontano, c’era un gruppo di bambine, le figlie più piccole dei Tomlinson che aveva conosciuto a Wellbridge; indossavano abiti eleganti e avevano un largo sorriso sui volti accaldati. Harry iniziò lentamente ad avvicinarsi, ascoltando il maggiore ridere e lodare una delle sue sorelline per il calcio impressionante. Il ragazzo più grande indossava dei pantaloncini e una camicia molto casual, i capelli spettinati con il ciuffo davanti agli occhi, sembrava impegnato ad insegnare alle bambine come giocare a calcio. Harry sentì lo stomaco stringersi mentre osservava la scena, incerto su come presentarsi.
“Ehi.” Disse alla fine, a soli venti metri di distanza dal gruppetto.
Louis, che aveva appena preso in giro una delle ragazze, alzò lo sguardo sorpreso e si raddrizzò all’istante quando i suoi occhi raggiunsero la figura di Harry.
Harry si schiarì la gola, alzando goffamente la mano in segno di saluto.
“Harry!” sospirò Louis, affrettandosi a sistemare i vestiti sgualciti. Si scostò il ciuffo dagli occhi, le iridi blu lo fissarono con sorpresa che, man mano, si sciolse in una leggera incertezza. “Uhm, cosa ci fai qui?”
Harry deglutì, le dita che tiravano nervosamente la cintura dei pantaloni. Non sapeva più cosa dire e cosa provasse in quel preciso momento, inoltre Louis sembrava sia contento che incuriosito.
“Io, um… beh.” Aggrottò le sopracciglia, sperando disperatamente che Louis capisse senza doversi spiegare.
“Lou!” urlò una delle bambine strattonandogli la camicia. “Stiamo giocando a calcio!”
Louis guardò verso il basso per un momento, poi spostò nuovamente gli occhi su Harry mentre cercava di togliere le dita della sorella dalla sua camicia. Le prese la mano e le parlò dolcemente. “Daisy, mi dispiace. Per oggi abbiamo finito. Ma voi continuate a giocare, ok? Ma non tirate la palla verso la casa.”
Infine, Louis fece una corsetta per raggiungere Harry, si spostò di nuovo il ciuffo dalla fronte e si fermò dinanzi a lui. Harry si spostava da un piede all’altro, non sapendo dove guardare. Louis era terribilmente bello, con un po’ di sudore sulle tempie e nei capelli, ed Harry si sentiva umiliato e imbarazzato. Non riusciva a credere di essere lì, in procinto di ammettere la sua sconfitta e dire a quell’uomo che stava accettando di essere corteggiato. Perché in nessun modo sarebbe stato lui a corteggiare l’altro ragazzo.
“Non sapevo che saresti venuto oggi.” Disse Louis velocemente, utilizzando poi un tono di voce più dolce. “Mi sarei dato una ripulita. Sei adorabile oggi, Harry.”
Harry si morse l’interno del labbro e strinse le dita dietro la schiena, alzando lo sguardo da sotto le ciglia. Il suo orgoglio riusciva a malapena ad accettare un complimento. “I miei genitori sono qui.”
“Oh.” Sussurrò Louis, questa volta il suo viso si trasformò e assunse un’espressione seria. “E’ questo – per questo che sei qui…?”
“L’ho chiesto io.” Rispose Harry, sentì le guance riscaldarsi immediatamente a quella confessione. Fissò i propri piedi, sentendo il viso arrossato e ancora a disagio al pensiero di continuare quella conversazione. Avrebbe accettato il patto, ma non ne era entusiasta. Due mesi a fingere di fronte alla famiglia di Louis, facendogli credere di essere attratto dal loro figlio? Trascorrere pomeriggi con lui e vedere il sorriso compiaciuto negli occhi di sua madre? Era qualcosa che doveva fare, ma si sentiva nauseato al solo pensiero di dare ai suoi genitori quello che volevano.
“Ehi.” Replicò Louis, facendo un passo in avanti per allungare una mano e toccare il braccio di Harry. “Lascia che ti faccia vedere il resto della proprietà, che ne dici?”
Harry annuì in risposta e si avvicinò al maggiore mentre gesticolava verso la dependance. Louis tenne un passo regolare e rimasero in silenzio per alcuni minuti. Disprezzava il calore che gli colorava le guance, e non era in grado di spiegare la gratitudine che provava nei confronti di Louis quando l’altro cercava di deviare il discorso riguardo la loro situazione. Se avesse potuto scegliere, avrebbe preferito non parlarne affatto per il resto dell’estate.
Harry lo seguì su per i gradini del portico che conducevano alla dependance e lo guardò aprire la porta di legno con una chiave che estrasse dalla tasca di pantaloncini. Louis si passò una mano tra i capelli per pettinarseli, mentre infilava la chiave nella serratura. Nel frattempo Harry cercò di non mostrare il proprio nervosismo, anche se il suo cuore batteva più veloce del normale e odiava sentirsi così tanto insicuro. Non sapeva esattamente cosa Louis si aspettasse da questo accordo.
Louis aprì finalmente la porta e si fece cortesemente da parte per far entrare il riccio. Harry varcò la soglia senza guardarsi indietro e si ritrovò in un ingresso di modeste dimensioni, alla sua destra c’era un soggiorno moderno, alla sinistra un breve corridoio che sembrava condurre alla cucina, mentre una grossa scala sul lato opposto portava sicuramente alle camere da letto. Louis seguì Harry all’interno e fece un gesto per indicare il soggiorno, composto da un ampio divano con cuscini di velluto e le pareti senza finestre piene di scaffali ricolmi di libri. In cima ad un tavolino c’erano quelli che sembravano alcuni volumi di architettura e arredamento. Harry decise che non si sarebbe mostrato affatto impressionato da quel luogo meraviglioso.
“Scusa, mio padre vuole rimodernare.”
Non c’era molto casino, ma Harry si ritrovò a chiedere. “Come mai?”
“Tendo a trascorrere le mie estati a Deansville, ma resto sempre nella dependance. Sono un po’ vecchio per vivere ancora con la mia famiglia ma voglio stargli vicino. In particolare alle mie sorelle.”
Harry aggrottò le sopracciglia, la sua voce risuonò gelida anche alle sue orecchie. “E perché vuole rimodernare?”
Louis si strinse nelle spalle, un piccolo sorriso sulle labbra. “Noia? Insoddisfazione? Non lo so.”
Sopprimendo l’impulso di rilasciare una risata, Harry guardò verso il pavimento. Louis  avrebbe potuto avere opinioni simili alle sue riguardo la famiglia. Non sapeva fino a che punto, però. Chiaramente, non erano sulla stessa lunghezza d’onda riguardo determinati argomenti.
“Questo è il salotto.” Annunciò Louis quando Harry non rispose. “Ogni volta che non ho niente da fare, mi metto a leggere qua. C’è anche un giradischi nell’ufficio, anche se non sono riuscito a portare tutti i miei dischi preferiti da Bellmore.”
Harry fece alcuni passi titubanti attorno al divano, avvicinandosi allo scaffale più vicino. I dorsi dei libri erano sbiaditi e usurati, come se fossero stati letti troppe volte, lasciati in posti sconosciuti e posti sotto il sole cocente. C’era un posto vuoto, lo spazio abbastanza ampio da contenere un solo libro.
“Tengo qua i miei romanzi preferiti.” Rivelò Louis. “Sono prevalentemente horror e storie d’amore.”
Harry distolse rapidamente lo sguardo dalla fessura vuota e increspò le labbra. “Molto ben organizzato.”
Louis scosse la testa. “Questo è soltanto il salotto, come ti ho anticipato. La mia camera da letto ti farebbe impazzire. Assomiglia molto al tuo gazebo, ma con pile di libri molto più grosse e rotoli di pergamena ovunque.”
Harry guardò il maggiore provando a fargli un sorriso e vedendo l’altro alzare lentamente le sopracciglia in modo incoraggiante. Era ovvio che desiderasse vedere Harry conversare con lui, lasciarsi andare, ma Harry non era sicuro di cosa dire o se addirittura aveva voglia di parlare con quell’uomo.
Dopo un lungo momento di silenzio, Louis sembrò arrendersi e tornò alla porta principale. “Al piano superiore c’è la mia camera da letto e un piccolo bagno. E’ quasi come un loft, ma l’ho amato da adolescente e mi ci sono trasferito quando avevo circa la tua età.” Louis attese una risposta, anche se poi decise di continuare con il giro turistico. “Qua c’è la cucina.”
Harry entrò nella stanza trovando un’isola al centro e un tavolo da pranzo nell’angolo, oltre ad un paio di finestre panoramiche. Si affacciavano sull’estremità orientale del parco e non troppo lontano iniziavano i boschi di querce. Era molto accogliente e il tavolo era immenso, forse per riuscire a contenere tutte le sorelline di Louis.
“Nessuna cameriera?”
“Solo fino a pranzo. Ti piace la dependance?” ribattè Louis.
“Credo di si…”
Louis increspò le labbra, guardandolo in silenzio per un istante in cui Harry abbassò nuovamente lo sguardo sulle sue scarpe. Il silenzio tra loro non era una novità, ma Harry continuava a sentirsi ansioso.
“Sediamoci un po’.” Disse Louis, il tono di voce a tratti autorevole. Si avvicinò con calma al tavolo da pranzo e si sedette, facendo un cenno verso la sedia di fronte a lui. Incerto sul da farsi, Harry obbedì e spostò la sedia. Era lì, ci stava provando, ma era tutto così fottutamente difficile.
“Harry…” disse Louis, tenendo gli occhi fissi su di lui. “Non devi per forza parlare con me, lo so. Sei qui, ma non ci sei davvero. Tuttavia, non posso conoscerti se non comunichi, e se scegli di non… non so cosa fare.”
Harry sbuffò perché non era affatto facile per lui, okay? “Cosa ti aspetti da me? Sono qui, ho accettato la tua offerta.”
Louis sembrava frustrato. “Vorrei che tu ci provassi per davvero. Voglio parlarti, sembri così intelligente e interessante, mi piacerebbe molto conversare liberamente con te.”
“Forse non mi piace parlare.”
“Invece so che lo fai.”
Harry sollevò un sopracciglio con fare provocatorio. “Come potresti saperlo?”
“Ti ho visto parlare con tua sorella. E se non ricordo male, credo ci sia stato un momento nel gazebo in cui hai parlato perfettamente. Inoltre non hai problemi a trasmettere i tuoi sentimenti quando ti viene chiesto di farlo… come in questo momento.”
Incrociando le braccia al petto, Harry scrollò le spalle. “Non ho davvero nulla di cui discutere.”
“Va bene.” concluse Louis. “Spero che tu capisca cosa intendo, inoltre so che preferiresti discutere di qualcosa di interessante piuttosto che non parlare affatto.”
Harry stava per sigillare le labbra come gesto di sfida, ma sembrava che Louis avesse vinto ancor prima di iniziare la guerra. Le labbra del maggiore si spalancarono in un largo sorriso e la pelle intorno agli occhi blu si increspò formando delle deliziose rughette. Emise una risata soffocata e scosse la testa. “E’ così difficile capire perché non voglio lasciarti perdere…?”
Harry sentì lo stomaco sottosopra e non aveva idea di come usare la bocca per produrre parole di senso compiuto.
“Siamo d’accordo sul fatto che, se non sei d’accordo con me su qualcosa, me lo dirai e basta? Invece che tacere?”
Internamente, Harry cercò di farsi forza e resistere senza fornire alcuna risposta. Tuttavia, rendere Louis felice faceva parte dell’accordo, pensò tra sé e sé, e non poteva in alcun modo ritirarsi dal patto stipulato.
“Ti restituirò il tuo libro.” Mormorò. “La tua libreria sembra vuota senza di esso.”
Louis sorrise, evidentemente soddisfatto. “Penso che ce la farà, sono abbastanza certo che Lucille sia al sicuro tra le tue mani.”
“Beh… Lucille è un idiota, quindi…”
Gli occhi di Louis si posano sul viso di Harry per qualche istante, senza batter ciglio, si limitò a fissarlo con tenerezza e dolcezza. Naturalmente, Harry aveva capito che l’uomo aveva  un’infatuazione nei suoi confronti, ma riusciva a restare calmo e distinto mentre lo osservava dall’altra parte del tavolo. Harry, che non sembrava mai saper cosa fare ogni volta che Louis lo guardava così intensamente, abbassò gli occhi verso il tavolo. Era stancante il modo in cui il maggiore si comportava, sempre così sicuro di sé, mentre lui al contrario barcollava e balbettava ogni volta che si trovava in presenza dell’altro.
“Vuoi che ti presto un altro libro horror?” domandò Louis, guardandolo incantato.
Harry scosse la testa. “Non posso accettare che tu mi dia i tuoi libri preferiti.”
“Perché no?”
“Sarebbe maleducato.” Sbuffò, anche se, in realtà, aveva più a che fare con la sua riluttanza ad avvicinarsi agli interessi dell’altro ragazzo. Aveva la netta sensazione che Louis non gli avrebbe creduto.
“Pensavo non ti importasse di quello che penso.”
“…quando l’ho detto?”
Louis scrollò le spalle, accennando un sorriso consapevole. “Forse non l’hai fatto.”
Harry si sentì sprofondare, lo stomaco in subbuglio, scosse la testa e distolse lo sguardo. Voleva andarsene, voleva allontanare Louis perché era convinto che quella non fosse da considerarsi una conversazione educata o convenzionale, ma sapeva che nessuna delle due opzioni era praticabile. Poteva soltanto resistere.
“Non mi mostri il resto della proprietà?” chiese, impedendosi di utilizzare un tono spocchioso, senza riuscire ad incrociare gli occhi dell’altro.
“Assolutamente si, scusami.”
Si alzarono dal tavolo ed Harry seguì il maggiore fuori dalla cucina e dalla dependance. Louis chiuse a chiave la porta principale ed Harry trasse un sospiro di sollievo nel momento in cui lasciarono l’edificio. Sembrava che la parte più difficile della giornata fosse ormai passata, mentre Louis procedeva attraverso il cortile e intorno alla villa.
Si aggirarono per il giardino ammirando la meraviglia di quel luogo, Louis raccontava piccoli aneddoti su qualunque cosa gli capitasse sotto tiro, Harry si limitava ad ascoltare. Sembrava che Louis fosse cresciuto in città per poi trascorrere le vacanze estive a Deansville. Aveva molte storie da raccontare riguardo le sue sorelline più piccole e, anche se era molto più grande di loro, evidentemente erano una parte importante della sua vita. Harry ricordò improvvisamente che Louis aveva perso un fratello, sperava che all’uomo non dispiacesse rivangare tutti quei ricordi del passato, anche se era stato lui ad iniziare il discorso.
Harry sapeva che Louis voleva che rispondesse, ma lo trovava ancora difficile. Ascoltava tranquillamente le storie del maggiore, semplicemente non sapeva di cosa avrebbe dovuto parlare. Louis notò il suo imbarazzo ma non sollevò l’argomento, gli fece soltanto alcune domande.
“Ti piace l’arte?” chiese Louis dopo avergli mostrato alcuni dipinti al secondo piano della villa. Erano entrati dal davanti, scegliendo di non farsi vedere dai loro genitori.
“Si.” Rispose Harry. Louis stava aspettando una risposta più elaborata. “…ma non in questo modo.”
Louis annuì, come se provasse le stesse sensazioni. Forse nemmeno per lui erano particolarmente elettrizzanti i ritratti di vecchi antenati. “Allora cosa ti piace?”
“Mi piace Monet.” Mormorò Harry a bassa voce. “Ammiro la sua scelta del colore e la sua tecnica. I piccoli tratti del suo pennello tendono a dare un aspetto vibrante al quadro, ma anche senza tempo.  Sono sicuro che tra molti decenni sarà ancora apprezzato.”
Louis annuì lentamente. “Sono d’accordo con te, tesoro.”
Ripresero il tour, Harry respinse il disgusto ogni volta che il maggiore utilizzava un nomignolo affettuoso, consapevole del fatto che non era ottimale per il suo benessere pensare ai sentimenti contrastanti che sentiva dento di sé ogni volta che l’altro pronunciava determinate parole.
“Torniamo fuori?” chiese Louis mentre scendevano le scale. Harry sentì le voci dei suoi genitori nella stanza accanto e accettò rapidamente. Louis mosse la testa verso la direzione da seguire, scivolarono oltre l’arco del soggiorno, dove le loro famiglie erano ancora sedute a chiacchierare. Harry era abbastanza sicuro che il signor Tomlinson li avesse visti, ma Louis decise di non fermarsi quindi lo seguì fuori dalla villa.
All’esterno, le bambine avevano smesso di giocare a calcio ed erano sedute in cerchio sull’erba tagliata accanto al patio, intrecciando coroncine di fiori. I fiori erano colorati e somigliavano a quelli che venivano piantati nel giardino degli Styles. Harry cercò di non mostrare troppo il suo divertimento e sorrise dolcemente, mentre Louis alzava gli occhi al cielo.
“Louis! Stiamo realizzando delle coroncine da principessa.”
“Lo vedo, Fizzy.” Replicò Louis sedendosi sul bordo del patio, i piedi nell’erba fresca. Toccò il posto accanto a lui ed Harry si sedette. “Harry, loro sono Fizzy, Phoebe, Daisy e Doris.”
Nessuna di loro aveva più di otto anni, Doris era evidentemente la più giovane. I suoi capelli erano rossi e aveva all’incirca quattro anni.
“Ciao.” Le salutò Harry e in cambio ricevette un coro di saluti.
“Jack avrebbe compiuto quattordici anni.” borbottò Louis, sfiorando leggermente la spalla di Harry per attirare la sua attenzione.
Harry si voltò per affrontarlo, ma vide il maggiore togliersi il ciuffo dagli occhi e guardare intensamente la brezza estiva scompigliare i vestitini delle sue sorelle.
“Tuo fratello morto?” chiese Harry, con tono incerto.
“Charlotte era ancora così giovane ed io ero un adolescente. Era il nostro unico fratello e poi… beh, è stato difficile. I miei genitori hanno impiegato un po’ di tempo per riprendersi e fare altri figli e poi… sono uscite tutte loro.” disse indicando le quattro ragazze di fronte a lui.
“Mi dispiace per la tua perdita.” Sussurrò Harry, fissando un lato del viso di Louis.
Louis si girò, il volto più vicino che mai. “Grazie.” Rispose, genuino e dolce.
Harry sorrise a sua volta, mordendosi un labbro. Era stato un pomeriggio strano, difficile da inquadrare, ma in quel momento non si sentiva a disagio. Per un attimo, pensò che non gli dispiaceva restare seduto accanto a Louis ad osservare quelle bambine giocare.
Guardarono le ragazze lavorare ininterrottamente alle coroncine di fiori, Louis si unì a loro dopo alcuni minuti, aiutando Doris. Le sue dita sottili erano sorprendentemente abili, sovrapponendo steli e formando delle bellissime treccine. Ben presto, tutte richiesero il suo aiuto.
“Puoi prendere la mia, Harry.” disse Phoebe.
Harry sentì le guance andare a fuoco mentre la bambina lo fissava con occhi grandi e blu.
“Sicura di non volerla tenere tu? Ci hai lavorato così tanto.”
Lei scosse la testa con determinazione. “Ne ho già tante! A te starebbe bene, sei troppo carino.”
“Sono d’accordo.” Si intromise Louis, tenendo gli occhi incollati sulla coroncina che stava terminando. Infine alzò lo sguardo e quei pozzi blu scintillarono sotto il sole pomeridiano. “Hai un aspetto incredibile.”
Con le guance in fiamme, Harry si rivolse a Phoebe. “Okay… grazie Phoebe. È molto gentile da parte tua.”
La bambina si sporse verso di lui e posò con cura la coroncina di fiori sulla sua testa. Dietro di lui, Harry sentì la porta del patio aprirsi, gli adulti stavano uscendo a prendere una boccata d’aria.
“Fammi vedere! Molto bello!” esclamò Phoebe.
Louis gli diede un colpetto con la spalla, ed Harry vide che il maggiore lo stava osservando dolcemente. Il suo cuore iniziò a battere forte mentre il maggiore si allungava verso la sua faccia. Come se riuscisse ad avvertire la sua inquietudine, Louis evitò accuratamente di toccare la pelle di Harry e sistemò un fiore tra i suoi riccioli.
“Si, molto bello.” mormorò Louis.
Deglutendo a vuoto, Harry sentì il corpo irrigidirsi per un istante, per poi rilassarsi quando Louis si allontanò. Dietro di loro, riuscì a sentire la voce di Johannah Tomlinson. “Credo che mio figlio sia rimasto piuttosto colpito dal tuo, Lilian.”
Harry non poteva negarlo. Louis era interessato a lui e per il resto dell’estate Harry aveva accettato di farsi corteggiare. Era un corteggiamento che non aveva richiesto, ma in cui si era ritrovato irrimediabilmente incastrato.
Mentre salutavano la famiglia Tomlinson, Louis gli prese la mano. Prima che Harry potesse lasciarlo andare, il maggiore fece un passo avanti e gli tenne le mani bloccate, anche se non era necessario. “Verrai domani?” chiese timidamente, gli occhi blu che brillavano e il pollice che sfiorava la superficie della sua mano.
Harry annuì. “Credo di si.”
“Posso portarti a fare una passeggiata?”
“Dove?”
Stringendo ancora la sua mano, Louis rispose come se fosse la cosa più ovvia del mondo. “Ovunque tu voglia andare, amore.”