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Adore You || Italian Translation

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Adore You











 

Capitolo uno.


 
 
L’estate era appena arrivata sulla costa meridionale dell’Inghilterra quando Harry era arrivato a casa. Le foglie erano di un verde acceso sulla sommità degli alberi e i boccioli di rose nei cespugli avevano iniziato a fiorire. A poche miglia da Brighton, il vento pungente era sparito, sostituito dalla leggera brezza dell’oceano.
Harry era  arrivato nella sua proprietà privata con un’auto di città poche ore prima, ma già sentiva un profondo senso di inadeguatezza. Non aveva nulla a che fare con la fresca aria estiva, la vicinanza al mare o il grande palazzo che suo padre aveva acquistato la primavera dopo l’ottavo compleanno di Harry. No, la grande tenuta estiva era stupefacente e lontana da occhi indiscreti. Tuttavia, era la compagnia,  le persone nei dintorni della tenuta che lo soffocavano.
Da ragazzo, aveva adorato andare in quel paradiso durante le vacanze, era rimasto deliziato fin dal primo momento in cui aveva posato gli occhi sulla proprietà. Lì poteva nuotare nel mare, oziare sotto i raggi del sole e pedalare lungo le stradine di ghiaia. Ma, più diventava grande, e meno era in grado di sopportare l’atmosfera pressante fornita dalla sua famiglia.
Negli ultimi anni, l’università era l’unico luogo in cui si sentiva a casa, studiava legge e viveva da solo negli alloggi degli studenti locali, lontano dalle persone che componevano la sua famiglia. A vent’anni, si era emancipato da tutti tranne che dalla sua eredità e dal fondo fiduciario. Non essendo riuscito a visitare la villa negli ultimi tre anni, da quando sua madre e suo padre avevano smesso di richiedere costantemente la sua presenza, non si sentiva particolarmente elettrizzato di essere nuovamente scortato in quel posto.
La ragione di ciò era sconosciuta ad Harry e, potendo decidere, avrebbe preferito lavorare in una tavola calda, sudare dietro un bancone o fare il cameriere per tutta l’estate fino all’inizio dei corsi, piuttosto che passare due mesi a Deansville. Si era deciso solo quando sua madre aveva menzionato la sua posizione finanziaria come ultima risorsa. C’erano cose che Harry era obbligato a fare. Dopotutto era figlio degli Styles.
Aveva disfatto le sue due valigie nella sua vecchia stanza, quella mattina, al secondo piano dell’ala ovest. Sembrava ancora la stessa da quando l’aveva vista l’ultima volta; libri sugli scaffali, un giradischi sulla scrivania e coperte ricamate. La camera era spaziosa e poteva contenere almeno tre letti, anziché il costoso divanetto e i mobili pregiati. L’intero palazzo di Deansville – proprio come la casa dei suoi genitori a nord – era stato abbellito da un’agenzia immobiliare, sotto richiesta della padrona di casa. Harry, tuttavia, preferiva l’appartamento moderato e discreto negli alloggi studenteschi, quello che gli aveva comprato suo padre dopo aver ricevuto la lettera d’accettazione per la prestigiosa università.
Ora, mentre fissava la proprietà dalla finestra, gli occhi fissi sulla spiaggia, oltrepassando le querce verdi del giardino della villa, sentì le spalle piegarsi per la sconfitta. Era lì ormai, e non c’era nulla che potesse fare a riguardo.
 
 
 
**

 
 
Il tè pomeridiano veniva servito nel patio, l’ampio tavolo si affacciava sul cortile sul retro. Un paio di acri si estendevano dinanzi a loro, con alberi secolari e cespugli fioriti e colorati. La parte che Harry preferiva del giardino era il gazebo. Si trovava alla fine della proprietà, sotto le alte querce, vicino ad un sentiero di pietra che portava fino al mare. Il gazebo stesso era relativamente nascosto, troppo lontano dalla villa per essere visto dal giardino. Era stato dipinto di giallo e bianco quando Harry aveva soltanto dodici anni, e il piccolo portico era stato costruito in marmo. Harry era solito passare lì i suoi pomeriggi liberi, leggendo un libro o fumando segretamente. Qualcosa dentro di lui sperava disperatamente di avere il tempo per andarci.
Harry sorrise riconoscente mentre la cameriera riempieva la sua tazza di caffè e represse un gemito compiaciuto quando ne bevve un sorso. Il viaggio verso Deansville lo aveva esaurito – o forse lo stress che sentiva era semplicemente colpa della compagnia.
“Non dovresti bere così tanto caffè, caro.” Disse sua madre con disapprovazione. “Questa è la seconda tazza. Petunia, porta un po’ di tè per Harry.”
“Scusa, mamma. Temo che il viaggio in macchina mi abbia affaticato parecchio.”
La cameriera portò le mani dietro la schiena. “Vuole che le porti qualcos’altro, signore?”
“Per adesso no.” la signora Styles mandò via la donna con un gesto della mano. “Sdraiati un po’ dopo il tè e ti sentirai meglio.”
Harry osservò attentamente il volto della madre, il cappellino viola che svolazzava nella brezza estiva, i riccioli marroni che ricadevano a coprire le orecchie. “Sto bene Petunia, grazie.” Harry rassicurò la cameriera e bevve un altro sorso di caffè.
Suo padre si schiarì la voce a capotavola. “Quando hai detto che sarebbe arrivata tua sorella, figliolo?”
“L’ultima volta che abbiamo parlato mi ha detto sabato mattina, ovviamente in compagnia di suo marito.”
Harry non vedeva la sorella da Natale, poiché adesso abitava a Parigi. Suo marito era un ricco politico, che per caso andava perfettamente d’accordo con le idee politiche del suocero. L’accordo aveva funzionato sorprendentemente senza intoppi e, per quanto ne sapeva Harry, sua sorella maggiore era felice. Mentre Harry socializzava con i genitori dopo settimane, desiderava ardentemente che la sorella e il compagno arrivassero presto per condividere quel fardello.
“Giusto in tempo per il ricevimento!” Annuì Mr. Styles, chiaramente soddisfatto.
“Assolutamente fantastico.” Concordò la moglie, facendo oscillare le sopracciglia verso Harry mentre sorseggiava il tè.
Harry lanciò un’occhiata da un’estremità all’altra del tavolo. “Scusatemi, che ricevimento?”
“Oh!” disse il signor Styles, inspiegabilmente felice. Strinse le mani prima di continuare a parlare. “Stiamo organizzando un ricevimento in giardino, questo sabato. L’intera comunità ha già confermato la presenza, tua madre sta organizzando l’evento da settimane.”
“Emozionante, vero Harry?” disse suo padre ad alta voce, annuendo verso di lui e aspettando che copiasse il gesto.
“Che meraviglia…” mentì Harry.
Sua madre strinse le mani sul tavolo, il rossetto un po’ sbavato sul labbro inferiore mentre lo inchiodava con i suoi occhi grigi. “Harry, devi vestirti in modo impeccabile. Jean-Pierre ti aiuterà a ordinare un abito nuovo. Presumo che tu non ne abbia comprati, ultimamente.”
“No, mamma.”
“Hai portato i gemelli che ti sono stati regalati per il tuo diciottesimo compleanno, figliolo?” chiese suo padre.
“Ovviamente.”
La signora Styles sorrise ampiamente a suo marito. “Eccellente! Indossali sabato, per favore.”
Harry si accigliò, confuso dall’intera situazione. L’interessamento dei genitori per il suo aspetto era sospetto.
Suo padre gli fece l’occhiolino. “Ho un paio di scatole di gel Dapper Dax completamente nuovi, per domare quei tuoi riccioli.”
“Oh…” disse Harry sorpreso. Quella si che era una cosa rara, anche per le persone con la loro ricchezza.
Prendendo un sorso del proprio tè, la signora Styles rivelò finalmente il segreto dietro il ricevimento.
“Abbiamo invitato i nostri nuovi conoscenti dei quartieri alti. Devi semplicemente incontrare il loro figlio maggiore.” Disse la donna con tono serio, e improvvisamente divenne chiaro il motivo per cui i suoi genitori aveva chiesto che si unisse categoricamente a loro a Deansville.
La sorella maggiore di Harry era già sposata, ed era solo questione di tempo prima che portasse a casa il primo nipotino di Mr. e Mrs. Styles. Nel frattempo Harry, all’università, aveva sperato di essere riuscito a fuggire dalla presa dei suoi genitori sulla sua vita personale. Non era stato così fortunato, chiaramente.
Fissò il tavolo, un broncio si formò sulle sue labbra e sentì il cuore affondargli nel petto. Udì il rumore del tè che veniva versato nelle tazze di porcellana, il fruscio dei rami degli alberi e sentì il profumo di una torta al limone appena sfornata. In quel momento disprezzava Deansville più di quanto avesse potuto immaginare.
Non desiderava nemmeno sapere il nome di questa famiglia facoltosa che i suoi genitori avevano in mente di presentargli, o chi fosse il figlio. Sapeva già che l’uomo sarebbe stato assolutamente sicuro di sé, educato e straordinariamente ricco. Harry non desiderava altro che annegare sul fondo dell’oceano.
“Ha ventisei anni, Harry.” rivelò la signora Styles, come se fosse un segreto da custodire. “Sta studiando per diventare dottore in un’università non troppo lontana dalla tua. Gli resta solo un anno prima di poter cominciare ad esercitare, è un ragazzo molto intelligente.”
Il padre di Harry annuì, inarcando le sopracciglia mentre aspettava di vedere il figlio sorridere.
“E lui è oh… è così bello.” aggiunge sua madre, annuendo in modo incoraggiante. Quando Harry non rispose, la signora Styles guardò la domestica. “Non è vero, Petunia?”
“Molto bello.” concordò Petunia timidamente, le sue guance diventarono di un debole rosso.
“C’è qualcosa di piuttosto gradevole nel suo aspetto.” Mormorò il signor Styles. “E’ abbastanza elegante, o sbaglio, Lilian?”
“Niente affatto Richard, per niente. Con quei genitori non sarebbe potuto venir fuori diversamente.” Ridacchiò sua madre.
Harry si schiarì la gola. “Penso che andrò a sdraiarmi un po’, scusatemi.”
“Oh.” Disse semplicemente suo padre mentre Harry si alzava dalla sedia, un tovagliolo stretto tra le dita. “Ovviamente, vai pure.”
“Non dimenticare la cena alle sette in punto.” Esclamò la signora Styles, mentre Harry usciva dal patio con un miscuglio di rabbia e angoscia che cominciava ad agitarsi nel petto.
 
 
 
**
 
 
 
La sorella di Harry, insieme a suo marito e diverse valigie, arrivarono sabato mattina come previsto. I capelli della sorella erano decolorati e legati sulla nuca, come richiesto dalle tendenze attuali, e un fiore finto era incastrato nel suo cappello rotondo e giallo. Sollevato nel vedere la faccia della sorella, Harry l’abbracciò per diversi minuti.
Gerard van der Hollande parlava inglese ma con un forte accento francese che Harry trovava fastidioso. Non pronunciava correttamente la lettera H e, ogni volta che doveva rivolgersi a lui chiamandolo per nome, doveva sforzarsi per riuscire a pronunciarlo nel modo giusto. Harry sapeva che l’uomo stava solo cercando di essere educato, ma non era mai stato in grado di farsi amico l’uomo che aveva rubato sua sorella per portarla fuori dal paese.
La serata programmata dai suoi genitori iniziò alle sei di sera, e quando Harry uscì riluttante fuori nel patio, fu immediatamente immerso da una miriade di invitati rumorosi e una band che suonava jazz dal vivo. Sebbene Harry non apprezzasse questi eventi mondani, doveva ammettere che sua madre aveva un gusto eccellente per le decorazioni e la musica. Il giardino di fronte a lui era splendidamente decorato con luci e lanterne, la gente si aggirava in abiti eleganti e sorseggiava bevande alcoliche. Gli uomini erano vestiti con abiti scuri, come Harry. Per quanto riguardava le donne, l’ultima moda richiedeva abiti lunghi fino al ginocchio, scialli piumati e lunghe collane di perle. Tutti mostravano la loro ricchezza, cosa di cui Harry non andava molto fiero.
Mentre si univa alla folla di persone, sua sorella si alzò da una sedia e allungò le braccia verso di lui. “Grazie per esserti finalmente unito a noi.” Disse con tono sarcastico.
Harry si strinse nelle spalle. “Ho pensato di bere qualcosa da solo prima di arrivare. È più facile socializzare con queste persone una volta che l’alcol è entrato in circolo.”
Gemma ridacchiò e la delicata piuma attaccato al suo copricapo, che si abbinava perfettamente al vestito, solleticò l’orecchio di Harry.
“Ho sentito dire che mamma e papà hanno intenzione di presentarti qualcuno di speciale, questa sera…?” disse Gemma gentilmente, come se non fosse sicura di come potesse reagire il fratello di fronte ad un’affermazione simile.
Harry strinse i denti. “Possono presentarmi tutti gli uomini che vogliono. Non significa nulla per me.”
“Sai che non è così.” sospirò Gemma, dandogli una pacca sul polso. “Si aspettano che tu faccia ciò che vogliono loro.”
Harry scosse la testa. “Non sono d’accordo, mi hanno praticamente ricattato per venire qui e per farmi sposare con qualcuno!”
“Sai, potrebbe anche piacerti. Non lo saprai mai finché non lo incontrerai. Io amo Gerard con tutto il cuore, anche se non me lo sarei mai aspettata.”
“Sono sicuro che sarà un coglione viscido.” Sussurrò Harry.
Gemma ridacchiò e sbuffò, alzando gli occhi verso il cielo.
“Harry.” la voce di sua madre mise fine alle loro risate e il sorriso di Harry sparì in un baleno.
Reprimendo l’impulso di sbuffare, Harry alzò la testa mentre si voltava, guardando sua madre avvicinarsi. Era vestita con un elegante abito bianco, la collana di perle intorno al collo splendeva sotto le lanterne del giardino. Portava i capelli mossi e raccolti, seguendo le ultime tendenze.
La signora Styles gli mise un guanto di seta sul braccio. “Caro.” Disse subito dopo, le labbra rosse non smettevano di sorridere. “Come mai ti sei unito a noi con un’ora di ritardo?”
“Le mie scuse, mamma.”
“Ho alcuni ospiti che non vedono l’ora di incontrarti.” Lo rimproverò lei, stringendogli il braccio con le dita. “Vieni con me, caro.”
Lo guidò tra la folla attraverso l’ampio giardino, lasciando sua sorella da sola sul patio. Ogni tanto si fermavano per salutare un vicino o un altro membro della comunità. Harry sorrise educatamente a tutti e intrattenne conversazioni con gli ospiti, sperando segretamente di procrastinare il più possibile l’incontro. Non aveva nessuna voglia di conoscere il pretendente ideale scelto dai suoi genitori. Sua madre gli lanciò uno sguardo d’intesa e si scusò con gli ospiti che li stavano intrattenendo più del dovuto.
Quando la presa solida di sua madre sul gomito cominciò a placarsi, avevano ormai raggiunto la fine del giardino. Il gazebo giallo si trovava nell’angolo destro, alcuni ospiti sorseggiavano bevande e chiacchieravano nei dintorni. Oltre i cespugli fioriti, Harry riuscì ad intravedere la spiaggia, anche se il suono delle onde era quasi indecifrabile a causa della band che suonava dal vivo. I passi della signora Styles rallentarono quando raggiunsero il gazebo, un sorriso si allargò sulle sue labbra mentre il suo atteggiamento passava da severo a determinato.
Harry seguì la direzione dello sguardo della donna e vide un piccolo gruppo di persone che chiacchieravano formando un cerchio. C’erano un uomo e una donna della stessa età dei suoi genitori, vestiti elegantemente. L’uomo era alto, con baffi grigi che gli crescevano sotto il naso, al fianco un bastone alla moda. La donna era piuttosto bassa e minuta, ma irradiava importanza e ricchezza dal modo in cui teneva il mento elevato e la postura rigida, gioielli scintillanti al collo e alle dita.
C’era un’altra ragazza, che doveva avere più o meno l’età di Harry. Portava i capelli bianchi come quelli di Gemma, ma era più piccola e sembrava non riuscire a nascondere la noia che stava provando in quel momento, mentre fissava intensamente il suo bicchiere di champagne.
Al suo fianco c’era un uomo, significativamente più alto di entrambe le donne, ma non robusto e largo come il padre. Le spalle erano abbastanza muscolose sotto il vestito gessato e teneva tra le mani un bicchiere di whisky. Sotto un cappello alla moda, i suoi capelli erano di un tenue color caramello. Un ciuffo gli ricadde sulla fronte, coprendo in parte i suoi occhi blu – cerulei, forse. Nonostante la pettinatura non moderna, era straordinariamente bello nei suoi pantaloni aderenti, la bocca sottile e sorridente e gli occhi giocosi. C’era un’insolente sfacciataggine sulla faccia di quel ragazzo, Harry non riusciva a ricordare di aver mai trovato un uomo così tanto attraente. C’era qualcosa di esteticamente piacevole nel suo abbigliamento e nel suo portamento.
Trascurando il senso di vuoto che percepì nello stomaco, procurato dall’evidente bellezza dell’uomo, Harry esaminò nuovamente la compagnia, mentre sua madre lo conduceva lentamente verso gli ospiti.
La coppia più anziana era presumibilmente sposata, portavano due anelli uguali alle dita. La ragazza più giovane assomigliava in modo inquietante alla donna più grande, quindi doveva per forza essere loro figlia. Il resto delle persone non riuscì ad inquadrarle, ma l’unico uomo apparentemente rispettabile per Harry, oltre a suo padre, era quel bel ragazzo dagli occhi blu.
Harry lo disprezzò immediatamente.
Rapidamente, Harry deviò il percorso di sua madre e recuperò un cocktail da un vassoio. Bevve un sorso del drink, prima che sua madre riuscisse a tirargli dolorosamente il polso, guardandolo con disapprovazione. Harry tenne il bicchiere stretto tra le mani, inghiottì un altro sorso della bevanda a base di gin e seguì silenziosamente la donna.
“Johannah! Derek!” salutò la signora Styles con grazia. La coppia più anziana si voltò a guardarli e sorrisero brevemente.
“Lilian!” la donna, Johannah, esultò deliziosamente ed Harry fu immediatamente colpito dagli occhi azzurri della signora. Alcuni geni della donna sembravano essere passati al giovane, che doveva dunque essere suo figlio. Le due signore si scambiarono un abbraccio e l’uomo, Derek, lasciò un bacio sulla mano della signora Styles.
“E’ così bello rivederti Lilian. È una festa meravigliosa, incredibile!”
“Grazie Derek, sei troppo gentile.” replicò affabile sua madre. “E questa deve essere tua figlia.”
“Questa è Charlotte.” Disse Johannah sorridendo. “E, naturalmente, nostro figlio maggiore, Louis.”
Harry fece finta di non notare lo sguardo che la donna gli aveva inviato al nome di quest’ultimo.
La ragazza fece un lieve inchino. “Piacere di conoscerla, signora Styles.”
Il ragazzo dagli occhi blu, prese la mano di sua madre e la strinse educatamente. “E’ un piacere rivederla ancora una volta, signora Styles.”
La sua voce era dolce ma roca, ad Harry ricordò improvvisamente del cioccolato fuso, o forse un dolce prelibato. Inoltre, ancora peggio, il ragazzo sembrava completamente genuino. Harry sentì in bocca un retrogusto di pompelmo e Maraschino.
Lilian Styles continuò a sorridere e strinse il braccio di Harry. “Derek, Johannah… Louis. Questo è mio figlio, Harry Edward Styles. Harry, questi sono i signori Tomlinson, e i loro figli.”
Harry sentì gli occhi attenti del ragazzo puntare su di lui, e si spostò a disagio sul posto, costringendosi a sorridere cordialmente agli ospiti. Lo sguardo di Louis non vacillò nemmeno per un secondo.
“Che bel ragazzo, Lilian.” Ridacchiò Johannah gentilmente, stringendo la mano ad Harry. “Le fotografie che ci hanno mostrato i tuoi genitori non ti rendono giustizia, caro.”
“Piacere di conoscerla.” Dichiarò Harry sottovoce, baciando dolcemente la mano della donna prima di fare un piccolo passo indietro, ritirandosi da sotto i riflettori. Si aspettava che sua madre prendesse il sopravvento, iniziando a conversare come al solito, a socializzare, ma prima che Harry potesse pensare ad una qualsiasi possibilità di fuga, Louis fece un passo avanti, allungando una mano.
“Harry.” disse con voce melodiosa e sensuale. Gli occhi blu sotto i capelli color caramello rimasero incollati al suo viso. “Sono onorato di poterti incontrare, finalmente. I tuoi genitori mi hanno raccontato tante cose di te.”
Harry deglutì faticosamente e con riluttanza gli diede la mano, sentendo la stretta ferma di Louis. Harry la lasciò andare il più velocemente possibile. “Piacere di conoscerti.”
Non dovette voltarsi per vedere il sorriso sul volto di sua madre e la soddisfazione dei signori Tomlinson. Personalmente, Harry non desiderava altro che chiamare un taxi, fare le valigie e andarsene.
“Louis.” disse amichevolmente la signora Styles. “Harry sta attualmente studiando legge a Yorkinshare. Sta iniziando il terzo anno.”
La bocca di Louis si contorse in un sorriso riconoscente. “Così ho sentito, signora. Yorkinshare non è lontano dalla mia università.” gli occhi blu del ragazzo incontrarono di nuovo quelli di Harry. “Io stesso finirò gli studi di medicina la prossima primavera. Studio a Bradshaw, ne hai forse sentito parlare?”
“Si, certo.” Mormorò Harry, distogliendo lo sguardo. Bevve un sorso del suo drink e finì per svuotare il bicchiere. Sentì il tallone di sua madre premere contro la sua scarpa.
Louis si schiarì la gola. “Legge deve essere davvero affascinante. Quanti anni ti rimangono prima di esercitare, Harry?”
Harry si rifiutò di incontrare gli occhi dell’altro. “Ancora tre.” E non intendeva sposarsi  o fidanzarsi prima di laurearsi.
Per un breve momento, cadde un silenzio imbarazzante sul gruppo. Harry poteva ancora sentire lo sguardo del maggiore su di lui, e non era sicuro di cosa pensare a riguardo. Sicuramente Louis era riuscito a decifrare la situazione, non c’era bisogno di mettere in atto piacevoli conversazioni, Harry non voleva partecipare agli sforzi ridicoli della sua famiglia di accasarlo. Harry finì per fermare una cameriera e prendere un bicchiere pieno di champagne, cominciando a bere prima ancora che la cameriera recuperasse l’altro bicchiere vuoto. Harry si guardò intorno circospetto, senza mai incrociare gli occhi del ragazzo di fronte a lui.
“E’ un giardino incredibile, signora Styles.” Disse Louis. “Devo dire che adoro molto il gazebo.”
“Ma grazie, tesoro.” Cinguettò sua madre. “Il gazebo è il posto preferito di Harry, legge spesso durante il giorno. In estate è particolarmente affascinante questo posto.”
“E’ così?” mormorò Louis, e quando Harry alzò lo sguardo trovò quegli occhi blu guardarlo incuriositi. “Anche la lettura è una delle mie passioni.”
La signora Styles diede una gomitata al braccio di Harry.
“Certo che si.” Concordò Harry velocemente, si sentiva piuttosto brillo.
“Personalmente, adoro sedermi sul dondolo in veranda, durante il crepuscolo. Il tramonto è stupendo da casa nostra.”
“Oh, deve essere così, Louis.” ribattè la signora Styles, a voce alta e fin troppo benevola. “Derek, la tua proprietà è semplicemente meravigliosa.”
Harry ascoltava la conversazione senza parteciparvi, sua madre iniziò a discutere della tenuta dei Tomlinson, mentre lui svuotava l’ennesimo bicchiere della serata. Ad un certo punto, i suoi occhi trovarono quelli di Charlotte, la sorella minore di Louis, anche il suo champagne era ormai terminato. La ragazza gli fece uno strano gesto con il labbro. Harry si sintonizzò sulla conversazione quando sentì la risata insopportabile di sua madre.
“Devi unirti a noi per il brunch di domenica, alle undici va bene?” chiese la signora Styles con tono impaziente.
“Sarebbe un vero piacere.” Rispose Louis.
Harry aggrottò le sopracciglia quando realizzò tardivamente ciò che stava accadendo senza il suo consenso. “Mi piacerebbe unirvi a voi, domani.”
“Eccezionale!” ridacchiò Mr. Tomlinson, battendo gioiosamente la mano sulla spalla del figlio. “Ora, dov’è tuo marito, Lilian?”
“E’ troppo impegnato a gestire il tutto. Suppongo che se vuoi tenere le cose fatte bene, serve qualcuno che controlli sempre lo staff.”
I Tomlinson risero in modo esuberante e qualche minuto dopo si salutarono. Harry guardo Charlotte fare una piccola riverenza, mentre gli altri ospiti si scambiavano baci e strette di meno. Strinse la mano ai signori Tomlinson e prima di rendersene conto Louis aveva afferrato saldamente le sue mani per stringergliele dolcemente.
“E’ stato bello conoscerti, Harry.” disse sottovoce, i penetranti occhi blu che lo fissavano senza alcuna inibizione.
Harry fece un rigido cenno di assenso mentre toglieva le mani, sentendo le dita di Louis indugiare più del previsto. Era stato un contatto appena percettibile, ma Harry l’aveva sentito. Seguendo la madre lungo il piccolo sentiero attraverso il giardino, Harry si domandò se fosse finalmente soddisfatta, sapendo di aver presentato la sua esca ad una famiglia che riteneva interessante.
“Bello, non è vero?”
“I Tomlinson? Certo.” Rispose Harry, facendo finta di non capire.
“Intendo Louis, ovviamente. È molto bello, cosa ne pensi?”
“Certo.” Rispose seccamente.
Sua madre si fermò, aggrottando le sopracciglia e prendendogli il bicchiere ormai vuoto dalle mani. “Qual è il tuo problema, figliolo? Ti sei comportato come un alcolizzato. Louis è stato perfettamente gentile con te e tu hai ignorato i suoi tentativi di fare conversazione.”
Harry si morse la lingua per non urlare, impedendosi di dire qualcosa di cui poi si sarebbe sicuramente pentito.
“Ora, socializza un po’ e non bere più. Domani abbiamo ospiti.”
La prima cosa che fece Harry quando vide la madre andarsene, fu recuperare una bottiglia di rum dalla cucina.
 
 
 
**
 
 
 
La mattina dopo, Harry si svegliò alle sei del mattino per colpa della sorella che si muoveva nella stanza accanto alla sua. Aveva trascorso il resto della serata evitando tutti i Tomlinson, in particolare il figlio, nascondendosi di soppiatto ogni volta che vedeva l’orlo del suo cappello. Ad un certo punto aveva visto gli occhi di Louis trovarlo dall’altra parte del giardino, nel panico si era andato a nascondere dietro un albero con la bottiglia di rum come unica compagnia.
Non aveva mai apprezzato gli eventi appariscenti e stravaganti. Prima di trasferirsi dalla casa dei suoi genitori all’università, aveva imparato a resistere e a perseverare, credendo che un giorno sarebbe diventato sopportabile socializzare con queste persone  - quelle persone che discutevano perennemente delle loro finanze e proprietà, senza mostrarsi mai interessati alla cultura o all’intrattenimento intellettuale. Due anni dopo, aveva capito che se non fosse accaduto un miracolo – o una tragedia – non si sarebbe mai trovato a suo agio tra questa gente.
Sua sorella, che aveva diversi anni più di lui, era sempre stata adatta a quello stile di vita. Eppure, sembrava che anche lei avesse preso le distanze da quell’ambiente per riuscire a sopravvivere.
“Cosa stai facendo?” gemette Harry mentre Gemma rivendicava il lato vuoto del letto. La stanza era ancora buia ma riuscì a scorgere una striscia di sole fare capolino dalle tende.
“Mi sono svegliata male.” Mormorò Gemma, mettendosi sotto le coperte.
“Sei incinta?” chiese Harry.
Lei gli diede un calcio. “E’ colpa dell’alcol di ieri sera.”
Harry premette la faccia nel cuscino, la voce soffocata. “E’ stato così brutto anche per te come lo è stato per me?”
“Ne dubito.”
Chiuse gli occhi, rilasciando un gemito mentre i ricordi riemergevano nella sua testa. Quando era arrivato qualche giorno prima, non pensava di riuscire a passare due mesi a Deansville senza impazzire, ora con l’aggiunta di quel peso sulle sue spalle, era sicuro che non sarebbe riuscito a resistere nemmeno un mese.
“L’ho incontrato.” Sussurrò Gemma, spingendo il piede contro il polpaccio di Harry. “E’ stato molto affascinante.”
Harry si girò, guardando la sorella indignato.
“Sono consapevole che non lo vuoi ma non è un uomo viscido. È stato gentilissimo.”
“E allora? Non mi importa. Mamma e papà vogliono soltanto spingermi a sposarlo.”
Gemma ridacchiò e allungò una mano per accarezzargli i ricci. “Si, ma Louis potrebbe rendere tutto questo più sopportabile.”
Harry la guardo intensamente. “Voglio tornare a Yorkinshare.”
Lei lo fissò di nuovo, uno sguardo triste sul volto. “Lo so, fratellino.”
Restarono in silenzio e, dopo un tentativo di tenere a bada i suoi pensieri angoscianti, Harry riuscì a riaddormentarsi.
La seconda volta che si svegliò, quella mattina, il sole entrava prepotentemente dalla finestra e la stanza intorno a lui era più luminosa del necessario. La sveglia sul comodino rivelò che mancavano soltanto trenta minuti al brunch organizzato con il figlio dei Tomlinson, e riemerse profondamente in Harry la voglia di buttarsi dal balcone del terzo piano.
Prendendo un ultimo sospiro profondo, si preparò per affrontare la giornata. Francamente, non aveva idea di come gestire i tentativi dei suoi genitori di renderlo interessante agli occhi di Louis, si domandò brevemente se Louis lo avrebbe guardato allo stesso modo oggi, se si sarebbe comportato ancora in modo così affascinante ed educato. Sperava ardentemente di no. Sperava che Louis si dimostrasse insopportabile persino agli occhi di Lilian e Richard Styles.
Gemma aveva lasciato la stanza, si rese conto Harry mentre toccava il lato vuoto del letto. Presumibilmente si trovava già al piano inferiore con tutti gli altri – era tipico solo di Harry essere sempre in ritardo.
Fece una lunga doccia rinfrescante, cercando invano di liberarsi dai postumi di una sbornia, provando allo stesso tempo a cercare dentro di lui la forza necessaria per affrontare quella domenica. Uscì la doccia e iniziò a vestirsi, scelse un paio di pantaloni casual e una camicia elegante. Optò per lasciare alcuni bottoni della camicia aperti a causa del clima caldo e provò a domare i riccioli nella parte superiore della testa. I suoi capelli castano scuro erano tagliati un po’ più corti sui lati e con l’aiuto del gel Dapper Dax riuscì a sistemarseli in modo da risultare presentabile.
Era ormai le undici e venti quando si decise ad uscire dalla camera e scendere le scale, temendo quello che sarebbe successo di lì a poco. Attraverso le grandi finestre del piano inferiore, riuscì ad individuare un tavolo apparecchiato sul patio, sotto un grosso ombrellone per ripararlo dal sole. Come previsto, erano tutti riuniti all’esterno, Harry era sempre l’ultimo a presentarsi.
Prendendo un respiro profondo e raddrizzando le spalle (oltre ad implorare che avvenisse un miracolo e che sparissero tutti i Tomlinson dalla circolazione), uscì nel patio. Tutto quello che fece fu gettare uno sguardo casuale alla sua sinistra, per trovare suo padre e Louis che chiacchieravano amichevolmente sotto il sole del mattino.
Era davvero troppo da sopportare.
Louis indossava un paio di pantaloni grigi aderenti e una camicia bianca non del tutto abbottonata. Un paio di bretelle erano adagiate sul suo petto e aveva un bellissimo cappello in testa, a coprire i capelli color caramello. Oggi, i suoi acuti occhi blu, erano coperti da un paio di occhiali da sole, e mentre sedeva su una delle sedie accanto a suo padre, lasciando la caviglia appoggiata elegantemente sul ginocchio opposto, Harry sentì un altro brivido corrergli lungo la schiena. Louis era innegabilmente bello, tuttavia lui non desiderava altro che scomparire.
Si voltò e si diresse all’estremità opposta del patio, dove Gemma e Gerard erano impegnati a conversare, tenendosi per mano.
“Buongiorno.” Salutò Harry, interrompendoli senza alcun rimorso.
“Buongiorno ‘Arry.” Disse Gerard con benevolenza, Harry lo ignorò e si allungò per posare un bacio sulla guancia della sorella.
“Ciao, dormito bene?”
“Tutto bene, grazie.” Mormorò in risposta, mantenendo lo sguardo puntato su Gemma senza voltarsi verso il patio. Tuttavia, i suoi occhi catturarono il profilo di Louis accanto a suo padre e non poté fare a meno di notare la carnagione abbronzata del ragazzo in contrasto con la camicia bianca che indossava.
“Il nostro ospite è laggiù.” Sottolineò Gemma, urtandogli una spalla.
Harry sospirò. “E perché pensi che io sia qui?”
Lei alzò gli occhi al cielo. “Piccolo ingrato, vai a salutarlo. I nostri genitori saranno contenti e non ti turberanno durante il brunch.”
Harry non avrebbe mai iniziato una conversazione con quell’uomo. Non voleva assolutamente darla vinta ai suoi genitori.
“Harry!” ansimò la signora Styles. “Eccoti, ti ho cercato dappertutto.”
Sospirando di nuovo, Harry sorrise tristemente e si voltò verso la madre, che indossava un vestito giallo abbinato al cappello, gli occhi che lo stavano rimproverando silenziosamente per il ritardo. Di sottecchi, Harry vide Louis alzarsi rapidamente dalla sedia, tirandosi le bretelle. Quando il maggiore cominciò ad avvicinarsi, si tolse gli occhiali da sole e li infilò nella tasca della camicia.
“Harry.” disse calorosamente Louis mentre raggiungeva il punto in cui si era bloccato, costringendolo a voltarsi per affrontarlo. “Le mie più sincere scuse. Non ho notato che ti eri unito a noi.”
Allungò la mano ed Harry costrinse il suo braccio a muoversi, evitando gli occhi blu dell’altro a tutti i costi. Gli strinse la mano con cura, le dita di Louis erano morbide e forti contro le sue.
“Ehi ciao.” Rispose Harry alla fine, facendo un passo indietro e lasciando il maggiore leggermente incuriosito dalla situazione. Tuttavia, Louis si riprese rapidamente e inclinò la testa di lato. “Vorrei ringraziarti per avermi invitato ad unirmi al vostro brunch.”
Harry di certo non aveva invitato Louis al brunch. Distolse lo sguardo con nonchalance. “Benvenuto.”
Sentendo lo sguardo di Louis addosso, Harry si mordicchiò l’interno della guancia, cercando di placare quel senso di disagio che sentiva nello stomaco. Sarebbe stato più facile se gli occhi dell’altro ragazzo non fossero stati così blu, e se non lo guardasse con tale intensità e ammirazione.
“Bene.” disse Mr. Styles di buon umore. “Ora che ci siamo tutti, andiamo a tavola?”
“Si…” concordò Harry all’istante, allontanandosi da Louis rapidamente. L’uomo non era molto più alto di lui, ma aveva sei anni di più, e il modo in cui si comportava era molto più sicuro e autorevole. Inoltre, il modo in cui i suoi occhi continuavano a posarsi su quelli di Harry era leggermente snervante.
Il signor Styles si sedette a capotavola, la moglie alla sua destra. Harry riuscì a sedersi accanto alla sorella, con Gerard al fianco. Louis, situato in diagonale rispetto ad Harry, sembrava completamente a suo agio accanto alla signora Styles. Harry sperava vivamente che quel brunch non durasse troppo a lungo.
Petunia, la cameriera, cominciò a servire alcune bevande fresche ed Harry ignorò il cipiglio severo di sua madre quando decise di ordinare una tazza di caffè. Louis, invece, stava bevendo il tè con una spruzzata di latte all’interno. Harry non riusciva a sopportare quel ragazzo e la sua evidente genuinità. Non si meravigliava che sua madre fosse innamorata di lui, dopotutto beveva il tè con il latte.
“Quindi…” disse il signor Styles mentre iniziavano a mangiare. “Louis, vivi nel campus di Bradshaw?”
“No, signore.”rispose educatamente Louis. “Vivo a casa mia, in una zona più tranquilla, ci vuole poco per arrivarci con l’auto. Ha mai sentito parlare di Bellmore?”
Naturalmente avevano sentito parlare di Bellmore. Chi non l’aveva sentito nominare? Era il sogno di ogni famiglia risiedere in quel posto magnifico. Harry, però, si chiese se Louis non si sentisse solo a vivere in una di quelle grosse ville in totale solitudine. Non aveva mai capito perché le persone preferissero vivere in un quartiere esclusivo e lussuoso, perché Louis aveva deciso di vivere in un posto pieno di snob e gente anziana? Era un ragazzo giovane, aveva solo ventisei anni. Inoltre quel quartiere era più vicino a Yorkinshare che a Bradshaw.
“Naturalmente.” Annuì Mr. Styles. “E’ un quartiere molto bello, e si fanno dei buoni investimenti immobiliari.”
“E’ molto caratteristico.” Concordò Louis. “Adoro il verde che circonda la proprietà. Gli alberi e i cespugli sono bellissimi in primavera. Non avrei mai pensato di potermi innamorare di un giardino.”
Caratteristico era l’ultima parola che Harry avrebbe usato per descrivere quel quartiere lussuoso. Era ridondante e molto molto costoso.
“Sembra meraviglioso!” disse Gemma con tono amabile, Harry resistette all’impulso di calciarle la gamba sotto al tavolo.
“Ci sei mai stato, Harry?” chiese Louis, attirando la sua attenzione.
Harry si costrinse a muovere le labbra per rispondere e nascose il naso nella tazza di caffè caldo. “Una volta o due…”
“E cosa hai pensato di quel posto?”
Si schiarì la gola, scrollando le spalle e tracciando con gli occhi la decorazione sulla porcellana. “Molto costoso.”
Richard e Lilian sorrisero e Gerard iniziò a ridacchiare mentre beveva un sorso di tè. Gemma sembrò alzare gli occhi al cielo di fronte alle maniere arroganti del marito, ma Harry non riuscì a sentire alcun tipo di risposta da parte di Louis Tomlinson. Lanciando un’occhiata furtiva intorno a sé, Harry trovò il maggiore che lo osservava attentamente, gli occhi furbi e calcolatori.
“Ovviamente è molto costoso, Harry.” disse sua madre, scuotendo la testa con un sorriso affettuoso. “Se si desidera vivere comodamente bisogna scegliere un posto costoso, è così che va la vita. Volete altro tè?”
“Si, per favore.” Rispose Louis.
Il brunch fu caratterizzato da una conversazione leggera che riguardò esclusivamente Louis, i suoi hobby e la sua istruzione. L’interrogatorio fu piuttosto ridicolo, sebbene ad Harry piacesse guardare il potenziale pretendente scelto dai suoi genitori visibilmente in difficoltà di fronte alle domande che gli venivano poste senza tregua. Harry era pronto per guardare l’uomo rompersi in mille pezzi, trovare il suo punto debole, e sentirlo fornire una risposta tutt’altro che buona. Louis non poteva essere invincibile, giusto? Ogni persona possiede dei difetti e i genitori di Harry li avrebbero scoperti e avrebbero cambiato idea su quell’uomo.
Sfortunatamente, quel momento non arrivò mai. Louis parlò con gentilezza e totale libertà, senza inciampare di fronte alle numerose domande da parte della famiglia Styles. Louis non balbettava imbarazzato, non utilizzata frasi pompose per ammaliare, ogni tanto i suoi occhi blu si posavano su Harry, come se parlasse direttamente a lui, guardando ogni singola reazione sulla sua faccia. Era estremamente impegnativo, e sebbene Harry avrebbe dovuto essere in grado di inquadrare quell’uomo, non l’aveva ancora fatto. Lo irritava in modo inquietante.
“Sei impegnato in politica?” chiese Gerard alla fine, inarcando un sopracciglio in modo critico. Per la prima volta, gli occhi di Harry guizzarono su Louis, che emise un respiro a malapena decifrabile e nervoso, e un leggero rossore cominciò a invadergli il collo. Harry si morse un labbro divertito vedendo finalmente il maggiore cominciare a sudare sotto quell’interrogatorio serrato. Compiaciuto, Harry iniziò ad apprezzare proprio in quel momento il marito francese della sorella.
“Solo ogni tanto, occasionalmente…” ammise Louis, ed Harry non riuscì a nascondere un ghigno. Prima che qualcuno potesse lasciarsi sfuggire una risatina condiscendente, Louis si avvicinò al tavolo e i suoi occhi si posano su quelli di Gerard.
“Sa, signore, anche se la maggior parte dei miei interessi non si basa sul seguire la politica giorno per giorno, sono sempre stato estremamente interessato all’educazione civica e alla storia. Naturalmente, la politica è una parte enorme di tutto ciò. Le opere della nostra società e il modo in cui si sviluppa e si ricrea continuamente basandosi sul passato sono estremamente affascinanti. Si può vedere in numerose varianti della storia, non solo nella guerra e nella politica, ma anche nell’arte, nella moda, la letteratura e la musica. È tutto collegato e più imparo, più mi stupisco di tutto questo. Vivo costantemente all’interno di un mondo pieno di conoscenza e meraviglia che si manifesta in diverse forme, alcune non convenzionali.”
Louis inspirò profondamente.
“Signor van der Hollande, vorrei avere più tempo da investire nella politica, ma per il momento mi sto concentrando sui miei studi di medicina. È sempre stato il mio sogno diventare un pediatra, fin da quando ero adolescente, quando uno dei miei fratelli più giovani, come sanno il signore e la signora Styles, è morto per un’influenza. Da allora il mio unico obiettivo è stato quello di conseguire una laurea, aiutare quanti più bambini e famiglie possibili nel nostro paese. Se potessi aiutare anche un solo bambino a guarire, mi considererei pienamente soddisfatto.”
Louis terminò il discorso con un umile sorriso, appoggiandosi allo schienale della sedia mentre il resto del tavolo rimaneva in silenzio, anche Harry fissava il maggiore senza batter ciglio.
“Ed è del tutto comprensibile il motivo per cui hai scelto di porre i tuoi interessi altrove.” Concluse il signor Styles, facendo un cenno con la testa verso Louis. Sua moglie e sua figlia furono immediatamente d’accordo, entrambe sorrisero con apprezzamento verso il ragazzo.
E dannazione, Harry era rimasto totalmente impressionato dal discorso di Louis. Lo detestava.
“Sono d’accordo con il signor Styles.” Annuì Gerard e tornò a bere il suo tè, scrollando le spalle.
Harry ritrattò immediatamente il suo precedente pensiero sul francese. Era un bastardo inaffidabile.
“Allora, ti piacciono l’arte e la letteratura?” chiese Gemma allegramente, dando un calcio verso Harry da sotto il tavolo, sapendo che erano argomenti verso i quali lui nutriva un profondo interesse.
“Si, lo sono.” Confermò Louis, apparentemente felice di aver cambiato argomento. “La musica, in particolare.”
La mano di Gemma si strinse sul suo polso in cima al tavolo, il braccialetto di perle era freddo contro la sua pelle. “Anche ad Harry piace. Possiede tantissimi vinili, Lew Brown, Jimmy Dorsey, Benjamin Sparks.”
Gli occhi di Louis si posarono di nuovo su Harry, e questa volta c’era un sorriso dolce sulle sue labbra, come se fosse sinceramente incantato. “Veramente? Sono un grande fan di Walter Donaldson.”
“Si.” Annuì Harry, i denti che affondavano nel labbro inferiore. “Lui è un grande.”
Quando alzò lo sguardo trovò il maggiore che lo fissava dolcemente, gli angoli della bocca inclinati verso l’alto. Quando incontrò direttamente i suoi occhi, le sue labbra formarono un sorriso pieno e la pelle intorno agli occhi si increspò delicatamente. Improvvisamente consapevole del silenzio intorno al tavolo, Harry abbassò lo sguardo, certo che sua madre e suo padre avessero osservato ogni loro piccolo scambio con occhi di falco, e presumibilmente stavano ridacchiando come matti per la riuscita del loro piano.
Espirando profondamente, Harry sentì la rabbia accumularsi nello stomaco. Lo faceva infuriare il modo in cui Louis doveva comportarsi per compiacere i suoi genitori, doveva essere attraente e spiritoso in modo da infatuarli completamente. Harry aveva bisogno che quel brunch finisse, essere sotto il costante controllo degli occhi incuriositi del maggiore era troppo faticoso. Il fatto che tutta la sua famiglia li osservasse attentamente era completamente devastante.
“Scusatemi.” Sbuffò Harry alzandosi dalla sedia. La sua famiglia alzò lo sguardo, sorpresa, e naturalmente Louis dovette alzarsi lentamente dal suo posto, prima che Harry potesse spostare la sedia e incamminarsi dentro casa.
Dietro di lui, sentì sua madre inventare una rapida scusa, il rumore dei tacchi sul pavimento lo seguì per tutto il percorso verso il soggiorno, fino ad arrivare nella grande cucina. C’erano un paio di cameriere in servizio, ma Harry le ignorò e prese un bicchiere dalla credenza riempiendolo d’acqua fredda. Prima di averlo svuotato, la signora Styles entrò in cucina, i capelli castani erano ancora raccolti sotto il cappello e il rossetto sulle labbra era privo di sbavature, nonostante avesse appena consumato la colazione. La donna si fermò a pochi passi da lui, incrociando le braccia.
“Cosa pensi di fare, giovanotto?” domandò la donna severamente, gli occhi mostrarono una profonda indignazione.
Harry sospirò, esausto all’idea che avrebbe semplicemente dovuto seguire e accettare queste buffonate.
“Mamma…” disse sottovoce, la voce traballante. “Non sono uno sciocco, riconosco cosa state facendo tu e papà.” Aspettò una risposta, ma sua madre non fece altro che inarcare un sopracciglio. “Non voglio essere corteggiato da quell’uomo!”
La faccia della signora Styles si indurì e fece un passo verso di lui. “Louis Tomlinson è un brav’uomo, di buona famiglia.” Disse a bassa voce. “E’ tuo dovere verso questa famiglia impegnarti con un brav’uomo. Hai seguito per troppo tempo le tue idee Harry, è tempo che tu ti renda conto che non è appropriato per uno come te scegliere un uomo qualunque.”
Harry la fissò implorante. “Non sono pronto per sposarmi, mamma. Perché non posso aspettare?”
“Perché dovresti? Hai vent’anni. I Tomlinson sono interessati e Louis è accettabile.”
“Perché te lo sto chiedendo io!” esclamò Harry, poteva sentire la rabbia ribollire sotto la pelle. “Dovresti tenere in considerazione anche i miei sentimenti.”
Lo sguardo della signora Styles si indurì ulteriormente. “In considerazione i tuoi sentimenti? Da quando sei nato sei stato la nostra priorità! Sei cresciuto nel migliore dei modi, con tutto ciò che avresti potuto desiderare. Hai sempre avuto enormi privilegi, specialmente quella tua prestigiosa università, un appartamento tuo nel campus. Tutto grazie al potere di tuo padre. Da quando sei arrivato ti stai comportando in modo oltraggioso. Non pensi che sia il momento opportuno per ringraziare i tuoi genitori per tutto quello che hanno fatto per te negli ultimi vent’anni?”
“Non è giusto!” ringhiò Harry.
Sua madre avanzò di proposito verso di lui, finché a separarli non ci furono solo pochi centimetri. Lo fissò intensamente, raggiungeva a malapena il suo mento, ma c’era qualcosa di così autorevole nel suo comportamento che Harry si spaventò.
“Ricorda perché sei venuto a Deansville, figliolo.”
E se quella non era una minaccia, non sapeva che altro potesse essere.
 
 
 
 
**
 
 
I giorni successivi al brunch, Harry trascorse la maggior parte del tempo lontano dai suoi genitori. Andava a fare passeggiate al mattino e si teneva occupato nel pomeriggio leggendo libri e scrivendo sotto il gazebo. Occasionalmente andavano a trovarlo sua sorella e il marito, quando andavano a fare una nuotata in mare, ma per lo più preferiva restare da solo.
Ogni volta che entrava in contatto con i suoi genitori sentiva la rabbia ribollire dentro di lui, oltre ad una sensazione di sconfitta e miseria. Non poteva fare niente per la situazione in cui si trovava. Non poteva impedire ai suoi genitori di uscire con i Tomlinson e non poteva impedire loro di invitare quel ragazzo a casa per proseguire il corteggiamento. Harry non poteva andarsene in nessun modo, era costretto a rimanere per paura che i genitori smettessero di pagargli la retta per Yorkinshare. Non era giusto, ma avevano costruito un piano infallibile.
Per la maggior parte del tempo Harry rimaneva solo, ma nonostante provasse ad inventare scuse e giustificazioni, la cena alle sette in punto ogni sera era inevitabile.
Tre giorni dopo il brunch stavano cenando tutti insieme nel patio, Harry stava spezzando con la forchetta l’anatra nel piatto, senza mangiarne nemmeno un boccone. Sebbene non intendesse comportarsi in modo educato nei confronti dei suoi genitori, loro non sembravano infastiditi dal suo aspetto cupo. Chiacchierarono euforici per tutta la cena e mai una volta si rivolsero a lui. Non aveva sentito nulla riguardo i Tomlinson da domenica scorsa, e sperava – sebbene fosse consapevole che non era possibile – che i suoi genitori avessero cambiato idea. Proprio mentre credeva di essere riuscito a sopravvivere ad un’altra cena senza sentir menzionare Louis, pronto a ritirarsi nella sua stanza, la signora Styles si schiarì la gola.
“Harry, caro.” Disse e lui affondò di nuovo nella sedia, il cuore prese a battere furiosamente. “Dato che non ti abbiamo visto per il tè pomeridiano, domani andremo a visitare insieme le banchine di Wellbridge. Per favore, vestiti bene.”
Brillante, uno stratagemma pensato accuratamente per portarlo con loro e fargli incontrare i Tomlinson. Non aveva nemmeno la possibilità di rifiutare l’invito, poiché era obbligato ad unirsi alla sua famiglia durante qualsiasi attività durante quei due mesi a Deansville.
Harry annuì con riluttanza, gli occhi lucidi mentre guardava la bocca della madre formare un sorriso malizioso. La detestava, e l’intera situazione lo stava facendo impazzire. La signora Styles, dopo tutti quegli anni, era riuscita finalmente a presentare il figlio ad un uomo più grande e idoneo al suo lignaggio, certamente aveva già iniziato a pianificare il loro futuro matrimonio. Derek e Johannah sembravano essere sulla stessa lunghezza d’onda. Ciò che lo infastidiva era il fatto che Louis non sembrava preoccuparsene, al contrario aveva mostrato interesse nei suoi confronti. Harry non era affatto sicuro di come sarebbe riuscito ad affrontare l’intera situazione.
Lasciò il tavolo, gettando il tovagliolo con più vigore del necessario. Guardò suo padre con un cipiglio rabbioso e scomparve all’interno della casa. Non voleva tutto quello, si rifiutava di terminare l’estate con un grosso diamante sulla mano sinistra. Louis Tomlinson non l’avrebbe avuta vinta.
 
 
 
 
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Giovedì a mezzogiorno, Harry accompagnò la sua famiglia a Wellbridge, un’area a pochi chilometri ad est della loro abitazione. Gemma indossava un abito rosa leggero, con un cappello a cloche e rossetto sulle labbra. Harry e Gerard si erano vestiti in modo simile con pantaloncini al ginocchio, camicie chiare e cappelli adatti al clima estivo. L’estate si faceva più calda ogni giorno che passava e quando uscì dall’auto Harry si sentì avvolgere da un calore insopportabile.
Wellbridge era un luogo elegante vicino al mare, probabilmente si chiamava così per il grosso molo che troneggiava sulla spiaggia. Sul lungomare erano stati allestiti bar, ristoranti e negozi, e alla fine del molo c’erano persone che facevano il bagno nel mare. Era una zona vivace, uno dei pochi posti che Harry amava di Deansville.
“Andiamo.” Suggerì la signora Styles una volta parcheggiata la macchina. Il marito le prese la mano e si avviarono sul lungomare. Gerard affiancò la sorella e le prese il braccio, le loro dita si intrecciarono all’istante, Harry alzò gli occhi al cielo seccato da tutto quell’affetto. Era disgustoso, onestamente.
Si imbatterono in diverse coppie e famiglie mentre passeggiavano, passando di fronte a gelaterie e bar che non avevano ancora aperto. Harry avrebbe ucciso per avere qualcosa di alcolico in modo da alleviare il nervosismo, ma sembrava che la fortuna non fosse dalla sua parte, nell’ultimo periodo.
Il momento dell’incontro arrivò prima del previsto, quando raggiunsero la gelateria preferita del signor Styles; un luogo chiamato Hoot, dove vendevano bibite fresche e colorate, liquori di ogni genere e gelato italiano. Durante gli ultimi tre anni, il bar non sembrava essere cambiato in modo evidente. Harry ricordava la sua adolescenza seduto al bancone di quel bar, mentre tentava instancabilmente di convincere il barista ad aggiungere un po’ di liquore al suo frullato di frutta. Si chiese se Carl lavorasse ancora lì.
All’ingresso di Hoot c’era la famiglia Tomlinson. Erano molto più numerosi quel giorno, tre ragazze si erano unite alla famiglia, tutte più giovani di Charlotte. Le ragazzine erano brune, vestite con abiti e cappellini colorati, ed erano adorabili. Proprio come la sera del ricevimento, Charlotte era al fianco di suo fratello, questa volta aveva un leggero accenno di divertimento sul viso mentre Louis si sporgeva verso di lei per sussurrarle qualcosa nell’orecchio.
Quel giorno, Louis aveva deciso di indossare dei pantaloncini per adattarsi al clima caldo, tuttavia c’erano sempre delle bretelle attaccate all’orlo dei pantaloni e i suoi capelli color caramello erano liberi. La brezza del mare gli spingeva il ciuffo sopra gli occhiali da sole che aveva utilizzato anche la domenica precedente, ogni tanto Louis se lo spostava delicatamente con una mano. La sua pelle sembrava abbronzata, ed era attraente in modo esasperante, come qualsiasi altro giorno.
“Derek.” Sogghignò euforico Mr. Styles, attirando l’attenzione dei Tomlinson.
Derek ridacchiò allegramente porgendo una mano all’amico e salutandolo calorosamente.
“Oh, Lilian.” Sussurrò Johannah, baciandole una guancia. “Sei una bellezza. E Gemma, non sei da meno. Venite a conoscere le mie figlie.”
Si scambiarono i saluti di rito, Gerard apparentemente conosceva già i signori Tomlinson, mentre Gemma fece un inchino grazioso davanti all’intera famiglia. Harry annuì in direzione di Charlotte, che gli restituì un lieve sorriso; Harry scoprì che gli piaceva molto quella ragazza. Nessuno dei due sembrava particolarmente interessato alle buffonate delle loro famiglie.
“Ciao.” Disse Louis, Harry finalmente lasciò che i suoi occhi si posassero sul maggiore. Si era tolto gli occhiali e stava valutando Harry con sguardo attento, sorridendo malizioso. Gli occhi di Louis vagarono sul suo corpo lentamente, Harry sentì un brivido lungo la schiena e si costrinse a concentrarsi nel riuscire a mantenere la respirazione uniforme. Louis allungò infine una mano, incontrando i suoi occhi. “Che bello rivederti, Harry.”
“Anche per me.” rispose, per poi spostare le mani dietro la schiena, guardandosi le scarpe. Sentì la mano di sua sorella sul braccio per confortarlo.
“Come stai, oggi?” chiese Louis.
“Tutto bene.” lo rassicurò Harry.
Louis annuì e si schiarì goffamente la gola, quando capì che il riccio non aveva nessuna intenzione di restituire i convenevoli e porre la stessa domanda.
“Louis ha aiutato suo padre a pianificare la ristrutturazione della nostra dependance.” Disse Johannah, gli occhi fissi su Harry prima di spostarsi verso la signora Styles. “Ha un gusto impeccabile.”
Ovviamente. Quell’uomo era la definizione di perfezione, almeno secondo qualsiasi potenziale suocera.
“Ti stai vantando troppo, mamma.” Disse Louis, scuotendo la testa e sorprendentemente c’era una tona di disapprovazione sul viso dell’altro ragazzo. Harry non l’aveva mai visto in quel modo, e per un attimo si ritrovò a sorridere.
“Ho semplicemente offerto le mie opinioni a riguardo.” Concluse Louis.
Johannah alzò gli occhi al cielo. “Sei troppo modesto, Louis.”
La signora Styles condivise con la donna uno sguardo affettuoso, entrambe si comportavano come se la frase di Louis fosse la cosa più sciocca che avessero mai sentito.
Derek strinse la mano a tutti, facendo scorrere lo sguardo sul gruppo prima di stabilirsi sul padre di Harry. “Richard, che ne dici se mangiamo qualcosa?”
“Ottima idea, Derek. Saremo lieti di unirci a voi.”
“In realtà…” li interruppe Louis, attirando l’attenzione di tutti i presenti e puntando gli occhioni blu su quelli di Harry. “Avevo intenzione di chiedere ad Harry se aveva voglia di accompagnarmi a fare una breve passeggiata sulla spiaggia.” Le sopracciglia di Louis si inarcarono dolcemente e sorrise. “Prometto che non ti ruberò a lungo.”
Harry sentì tutti gli occhi cadere su di lui e all’improvviso avvertì un calore spiacevole invaderlo completamente. Suo padre stava aspettando con impazienza una risposta.
“Certo.” Mormorò, incapace di sopportare quel silenzio che gli stava causando un rossore fin troppo evidente sulle guance.
Gli occhi di Louis si illuminarono. “Eccellente. Non aspettateci per mangiare, vi raggiungeremo presto.”
“Idea geniale, Louis.” annuì la signora Styles.
Louis fece un gesto con la mano per spronarlo a seguirlo. “Andiamo, Harry?”
Harry si rifiutò di guardare i suoi genitori, sicuro che i loro volti fossero più che compiaciuti, invece lanciò alla sorella uno sguardo indifeso prima di seguire Louis, allontanandosi dal gruppo. Il suo cuore cominciò a battere in modo forsennato nel petto mentre raggiungeva l’altro ragazzo, era consapevole che non sarebbe potuto scappare da nessuna parte, era costretto a scambiare qualche convenevole con quell’uomo.
“Devi perdonare la mia sfacciataggine.” Disse Louis alla sua destra. “Morivo dalla voglia di stare un momento da solo con te. Può essere un ambiente piuttosto stressante, con le nostre famiglie e tutto il resto.”
Harry non poteva che dargli ragione, e finse con entusiasmo di ascoltare la confessione di Louis. Raggiunsero i gradini di legno che scendevano verso la spiaggia, Louis iniziò a slacciarsi le scarpe e fece segno ad Harry di seguire il suo esempio. Harry obbedì silenziosamente, togliendosi le scarpe e fissando Louis alzarsi da terra, il ciuffo che gli copriva la fronte.
Il maggiore allungò una mano verso di lui, come se volesse aiutarlo a restare in equilibrio. Harry provò un forte senso di disprezzo per quell’uomo e lo fissò con sguardo ostile.
“Le tue scarpe.” Chiarì Louis, aggrottando le sopracciglia.
“Oh.” Sussurrò Harry, sentendo un immediato senso di sollievo. “Le tengo io, non preoccuparti.”
Louis lo guardò per un momento prima di scrollare le spalle e cominciò a dirigersi verso l’acqua, restando il silenzio fino a quando non raggiunsero il litorale, dove la sabbia era bagnata a causa delle onde.
“Questo è uno dei miei posti preferiti a Deansville.” Disse Louis mentre passeggiavano in riva, le scarpe strette tra le mani. Il vento giocava ininterrottamente con i capelli del maggiore, il quale sembrava totalmente indifferente al fatto che potesse spettinarsi, anzi prese gli occhiali da sole e se li infilò. “La sabbia è liscia e bianca, non ci sono rocce. A volte sembra la spiaggia di un qualche romanzo, soprattutto di mattina. A volte cammino da un estremità all’altra.”
Louis aspettò pazientemente una risposta, ma quando Harry non rispose nemmeno dopo un minuto intero, rallentò il passo e posò delicatamente le dita sul braccio del riccio, solo una volta, prima di spostarle nuovamente dietro la schiena. Scioccato da quel breve contatto fisico, Harry spalancò gli occhi.
“Harry, io…” disse Louis. “Sono consapevole di voler accelerare le cose. So che non ti aspettavi di essere qui in questo momento, ma… mi piacerebbe che mi parlassi un po’ di te. Al brunch abbiamo parlato soltanto di me. Un vero peccato, avrei voluto conoscere qualcosa di te.”
Lo stava adulando, che bravo ragazzo.
“Quindi?” insistette Louis, sorridendo.
Trattenendo un grugnito, e ancora un po’ turbato, Harry scrollò le spalle. “Non so cosa desideri sapere.”
“Nulla di che. Leggi?”
“Si…”
Harry notò il maggiore sollevare un sopracciglio, in attesa. “Qualcosa in particolare…?”
Harry sospirò profondamente, arricciando le dita dei piedi nella sabbia bagnata. “Romanzi.”
“Di che tipo?”
Harry represse un insulto, ma solo perché Louis sembrava sinceramente interessato nel porgli quelle domande, come se desiderasse davvero saperlo. Harry abbassò gli occhi, ma sentì la presenza dell’uomo al suo fianco mentre continuavano a camminare.
“Diversi tipi, romantici, fantasy…”
“I migliori, quindi. Hai mai letto gli horror?”
Harry lo guardò accigliato. “No.”
Louis emise una piccola risata di fronte alla sua reazione. “A volte sono piuttosto cruenti, lo ammetto, ma c’è qualcosa di affascinante in quei romanzi. Proprio come la fantascienza, sono intriganti.”
Harry si fermò per un attimo e lo guardò con aria dubbiosa, valutando l’uomo al suo fianco per la prima volta da quando erano rimasti da soli.
Louis rise. “Non sono un tipo violento, te lo prometto, caro.”
Caro. Harry distolse rapidamente lo sguardo, sentendo qualcosa stringersi nel petto.
“E la musica? Tua sorella ha detto che sei un appassionato.” Domandò Louis dopo alcuni minuti di silenzio.
“Qualcosa del genere.”
“Chi è il tuo preferito?”
Harry sospirò di nuovo, Louis non avrebbe smesso presto di porgli domande per soddisfare la sua curiosità. “Non lo so…”
“Presumo che sia una scelta difficile.” Mormorò Louis. “Ci sono molte persone di talento in questo momento, così tanta musica che è difficile concentrarsi su un solo artista. Il jazz mi è sempre piaciuto, se devo essere sincero. La band alla festa dei tuoi genitori aveva un talento strepitoso.”
“Si chiamano The Jackson Boys.” Disse Harry, parlando senza pensarci. Si morse un labbro, rimproverandosi silenziosamente per il troppo entusiasmo mostrato. Non poteva parlare con Louis, non doveva in alcun modo legarsi con quell’uomo. Louis non doveva provare nessun tipo di attrazione nei suoi confronti.
Il maggiore sorrise di nuovo. “Farò sicuramente del mio meglio per procurarmi un loro vinile.”
Harry si costrinse a guardare di nuovo la spiaggia e rimase in silenzio mentre camminavano, la sabbia che gli scivolava tra le dita dei piedi.
“Hai ascoltato Jack Hylton? Ne sembri il tipo.”
“Si, certo.”
“Hai sentito la sua ultima traccia? Mi piace un sacco.” Disse Louis.
Harry l’aveva ascoltata svariata volte. “E’ fantastica…” borbottò, fermandosi. I suoi occhi avevano visto qualcosa di interessante all’orizzonte, in mezzo al mare – forse una barca, non riusciva a dirlo con certezza. Le varie sfumature di blu si fusero insieme, l’acqua appariva più scura man mano che allontanava lo sguardo, si abbinava perfettamente agli occhi di Louis. Quasi.
“Perdonami, Harry…” mormorò Louis al suo fianco con voce calma per non interrompere quel momento di riflessione. “Non mi ritengo una persona piuttosto supponente, ma non hai detto molto. Non posso fare a meno di chiedermi se sei semplicemente una persona tranquilla in generale, o se ha qualcosa a che fare con la mia presenza.”
Bene, Harry aveva diverse opinioni a riguardo. E molte domande. Un paio riguardavano l’apparente insaziabile curiosità di Louis nei suoi confronti. Altre invece riguardavano sua madre, che lo aveva fatto sentire come se fosse prigioniero in casa sua. Harry aveva vissuto vent’anni portando avanti i suoi ideali irragionevoli agli occhi di tutti, e adesso glieli stavano facendo scontare tutti quanti.
“Guarda…” disse, voltandosi e fissando Louis. “Non mi aspettavo nemmeno di essere qui, ok? Non avevo in programma di venire a Deansville quest’estate, quindi…”
Louis annuì. “Forse, allora, possiamo cercare di trarre il meglio da questi incontri e svagarci un po’?”
Louis non aveva afferrato quello che stava cercando di spiegargli. O forse l’aveva fatto ma aveva preferito semplicemente non pensarci.
“Torniamo indietro.”
“Come vuoi.”
Camminarono fino al molo in silenzio, Harry tenendo una leggera distanza e scegliendo di guardare l’acqua lambire i suoi piedi piuttosto che l’altro ragazzo. Al ritorno, passarono accanto ad alcune persone che nuotavano in mare oppure che si abbronzavano distesi su asciugamani. Un gruppo di ragazzi stava giocando con un pallone da calcio, tutti a proprio agio sotto il sole cocente. Harry sentiva caldo nonostante l’acqua fresca lo bagnasse fino ai polpacci; sentiva un immensa inquietudine nascere dentro di lui. Gran parte derivava dal fatto che sua madre aveva ottenuto ciò che desiderava, lo considerava uno sciocco che sarebbe caduto tra le grinfie della famiglia Tomlinson, dopo averla conosciuta. Solo che lui era a conoscenza dell’intero piano fin dall’inizio e non poteva fare nulla per rimediare. Inoltre, si sentiva ingannato perché Louis non era uno stupido totale.
“Conosci Niall Horan?” chiese Louis.
Harry si fermò, sentendo l’acqua arrivargli fino alle ginocchia. Spostò il cappello sulla testa che si era mosso a causa del vento. “Si, perché me lo chiedi?”
Louis si strinse nelle spalle. “E’ amico di un amico. Sapevo che studiava legge a Yorkinshare, quindi ho pensato che potevi conoscerlo. Siete amici?”
Avevano avuto alcuni corsi in comune lo scorso anno. “Si.”
“Lo conosci da molto tempo?”
“Fai troppo domande…” disse Harry con disapprovazione.
“E’ così che si scoprono le cose.” Replicò Louis, per niente turbato.
Harry, leggermente indignato, rispose. “E’ da maleducati.”
“Come mai?”
Harry alzò gli occhi al cielo, esasperato dall’intera situazione.
“Wow…” sussurrò Louis all’improvviso.
“Che cosa?” chiese Harry, senza preoccuparsi di velare il suo fastidio. Gli occhiali da sole nascondevano ancora gli occhi blu di Louis e non riusciva a capire cosa stesse fissando l’altro ragazzo.
Louis schiuse leggermente la bocca. “I tuoi occhi sono così verdi. Deve essere l’oceano… sono fantastici.”
Harry si bloccò sul posto, sorpreso. Louis gli aveva già fatto dei complimenti, anche se in maniera più sottile, ma in qualche modo quella volta Harry venne colto alla sprovvista. I suoi occhi erano sempre stati verdi, un colore che aveva ereditato dal padre, e non gli piaceva che Louis lo guardasse come se non avesse mai visto niente del genere prima di conoscerlo.
“E’ solo un colore.” Rispose rigido, fissando con disprezzo l’altro ragazzo. “Hai mai visto l’erba o gli alberi?”
Louis si morse un labbro. “Un colore stupendo, aggiungerei. Mi piacciono gli alberi, anche l’erba in effetti. Ti piace l’erba?” domandò Louis, un sorriso tremolante e malizioso gli si formò sul volto.
“Oh mio Dio.” Sospirò Harry, iniziando immediatamente ad allontanarsi.
“Stavo scherzando, Harry!” esclamò il maggiore, continuando a ridacchiare.
Harry decise di non girarsi per nessun motivo al mondo, visto che il suo viso era diventato improvvisamente rosso, e si rifiutò di parlare con quell’uomo finché non avesse raggiunto il molo.
Louis lo raggiunse rapidamente e trascorse il resto della passeggiata fischiettando tranquillamente. Era una bella melodia, ma Harry era internamente un casino di emozioni. Louis era passato da fastidiosamente educato a sfacciato, e la frustrazione di Harry per la situazione stava salendo notevolmente. Anche Louis non sembrava scoraggiato dal suo comportamento maleducato, tranne quando avevano discusso di letteratura e musica, in quel caso era stato difficile per Harry mantenere la sua solida facciata.
Tornarono sul molo e nessuno dei due si rimise le scarpe mentre salivano i gradini. Si diressero verso la gelateria, e solo quando Harry riuscì ad individuare l’insegna di Hoot sul lungomare, Louis parlò di nuovo.
“Grazie per esserti unito a me, Harry.” disse con voce calda mentre si toglieva gli occhiali da sole. Il vento aveva spettinato i suoi capelli perfetti, ora scompigliati. Era ugualmente attraente. “Mi scuso per tutte le domande. Proverò a tenere sotto controllo la mia curiosità in futuro.”
Tuttavia, gli occhi del maggiore brillavano ancora per qualcosa, una parte di Harry lo odiò profondamente perché quel momento passato sulla spiaggia poteva essere facilmente considerato come un incontro tra due amici, visto che avevano scambiato qualche battuta, e lui non intendeva in nessun modo diventare amico di Louis Tomlinson. Inoltre, lo odiava soprattutto a causa delle farfalle che cominciò ad avvertire nello stomaco, succedeva ogni volta che veniva colpito dal viso immensamente bello di quell’uomo.
Harry lo fissò il ghigno dispettoso sul volto di Louis. La sua risata così luminosa e inspiegabilmente affascinante, continuava a risuonargli nelle orecchie.
Era stato solo un momento di debolezza, quello accaduto sulla spiaggia. Doveva dimenticarlo.
“Troviamo le nostre famiglie, Louis.”
Il sorriso di Louis non svanì. “Va bene, tesoro.”
Stringendo i denti, Harry ignorò il termine utilizzato dall’altro e si diresse lungo la passerella. Louis lo seguì in silenzio, non tentò di iniziare una nuova conversazione.
Alla fine trovarono il resto della loro compagnia in uno dei ristoranti più eleganti di Wellbridge, stavano pranzando fuori sul molo. Harry sentì il sole scaldargli il collo mentre raggiungeva i genitori, e potè scorgere alcune goccioline di sudore sulle tempie di Louis. I capelli castani dell’uomo erano umidi, ed Harry si costrinse a non fissarlo. Non sapeva cosa gli era preso, Louis aveva creato una strana mescolanza di sentimenti dentro di lui, e più di una volta si ritrovò a guardare rabbiosamente la testa del maggiore.
“Guarda i tuoi piedi!” ansimò Johannah con orrore. “E Harry!”
La sabbia si stava attaccando ai loro piedi e alle caviglie.
“Abbiamo fatto una passeggiata sulla spiaggia, mamma.” Sospirò Louis. “E’ normale un po’ di sabbia sui piedi.”
La donna li ispezionò attentamente. “Spero che tu non abbia rovinato i vestiti.”
La signora Styles afferrò il polso di Harry, la voce calma ma esigente. “Mettiti le scarpe, per l’amor di Dio, Harry.”
Alzando gli occhi al cielo, Harry si sedette su una sedia libera in fondo al tavolo. Quando iniziò a spazzare via la sabbia dai suoi piedi, Louis si sedette al suo fianco. Si liberarono entrambi dei residui di sabbia e pulirono le scarpe in silenzio.
Richard Styles decise di ordinare da mangiare per entrambi e, dopo pochi minuti, ad Harry venne consegnato un piatto di pasta con una salsa succosa. Pensando di essersi guadagnato il diritto di ignorare la compagnia dei presenti per un po’, si abbandonò al piacere di quel piatto di pasta e fece del suo meglio per far finta che Louis non fosse seduto al suo fianco, a pochi centimetri da lui. Tuttavia, la conversazione del maggiore con la sorella interruppe la concentrazione di Harry.
“Andiamo a fare il bagno a mezzanotte, Lou?” borbottò Charlotte.
Harry si accigliò e la guardò incuriosito.
“Zitta.” Sussurrò il maggiore. “Ci andremo sicuramente, ma ricordati quello che abbiamo detto l’ultima volta.”
“No, lo so. Chiederai a Liam di venire?”
“Certo!”
“E il whisky…?” chiese Charlotte.
Harry spalancò gli occhi all’istante, tuttavia decise di tenerli fissi sul piatto di fronte a lui, aspettando la risposta di Louis.
L’uomo ridacchiò. “Nessun problema. Ma non ubriacarti su quel fottuto molo, sorellina.”
Un sorriso divertito scoppiò sulla faccia della ragazza e il fratello la seguì subito dopo. Si capiva che Louis era molto legato alla sorella; ora che Harry ci pensava, sembrava davvero felice soltanto quando parlava con lei.
Leggermente scioccato dal modo di parlare di Louis – Harry aveva iniziato a pensare che fosse incapace di utilizzare un tono scurrile o dire parolacce – diede una sbirciatina ai due ragazzi. Louis lo confondeva parecchio, non riusciva ad inquadrarlo.
“Sei stato tu l’ultima volta, testa di cazzo.” Sibilò Charlotte al fratello.
Harry si morse il labbro inferiore, sconcertato dall’intera conversazione che stava ascoltando di nascosto.
Pensava di aver iniziato a capire Louis; educato, calmo, bello e noioso come ogni uomo del suo lignaggio, essenzialmente il figlio ideale di ogni donna. Oggi, invece, aveva visto molti nuovi lati di quell’uomo, e sicuramente non gli piacevano. Ma si chiedeva anche, un po’ divertito, cosa avrebbe fatto Johannah Tomlinson se avesse saputo che il suo unico figlio maschio avrebbe portato sua sorella minore a fare un giro notturno sul molo con gli amici.
Comunque, non aveva alcuna importanza, vero? Alla fine, Harry non aveva nessuna intenzione di continuare quel corteggiamento e non aveva interesse nello scoprire chi era in realtà Louis. Anche se i suoi genitori potevano costringerlo ad andare alle loro cene con i Tomlinson, non potevano portarlo a pronunciare quel “Si.”
Quando il pranzo finì, Harry avvertì il ginocchio del maggiore spingere il suo sotto al tavolo. Allarmato, Harry vide l’uomo che lo fissava, la testa inclinata verso di lui e le mani riposte sul grembo. Gli occhi di Louis brillavano ed erano incredibilmente blu in quel momento, erano magnifici. Harry inspirò profondamente, si morse una guancia per non sorridere e corrugò le sopracciglia, senza riuscire a distogliere lo sguardo.
Il sorriso di Louis si allargò ancora di più, come se stesse ancora pensando al momento condiviso sulla spiaggia, infine premette la gamba contro la sua e la tenne saldamente in quella posizione compromettente per il resto dell’incontro.