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la felicità non ha maschere

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Il rumore delle ruote dello skateboard sulla pista grigia era attutito dalla musica che usciva dalle cuffiette.

Relax, take it easy / For there is nothing that we can do.

Mika aveva sempre il potere di rilassare Zayn, per questo era uno dei suoi cantanti preferiti. Alcune canzoni lo rilassavano, altre gli davano la grinta giusta per superare la giornata.

Prese la rincorsa, premette con il piede la parte posteriore dello skate facendo alzare la parte anteriore. Eseguì un salto, strisciando il piede in avanti sul grip e portandolo al centro della tavola, in modo da riuscire a portare la tavola su nel salto insieme a lui. Fece attenzione a non cadere; nonostante sapesse andare sullo skateboard da ormai una decina d'anni, aveva sempre il terrore di cadere com'era successo a Niall che, in seguito ad un'operazione al ginocchio, era stato costretto a lasciar perdere tutto, vendendo i suoi bellissimi skate che aveva fatto decorare allo stesso Zayn, e a dedicarsi alle BMX.

Il ragazzo atterrò di nuovo sul cemento grigio con grazia ed eleganza, proprio quando la voce di Mika si alzava per gli acuti finali.

Stava pensando su quale altro trick avrebbe potuto allenarsi, quando sentì una mano posarsi sulla sua spalla.

Zayn tolse le cuffiette dalle orecchie e sorrise a Louis, il suo migliore amico.

“Buona! Come mai già qui, Zaynie? Non hai un test domani?” domandò il ragazzo di fronte a lui, i capelli castani raccolti da una fascia nera e gli occhi celesti contornati da occhiaie che resistevano anche dopo venti ore di sonno.

Zayn si strinse nelle spalle. “Pensi davvero che io possa studiare in un giorno come questo?”

Era febbraio e sì, era davvero una bella giornata.

Non lontana dal mare, a Lake Forest non era comunque comune svegliarsi e trovare il sole caldo. Le famose spiagge della California, dove i ragazzi facevano surf ogni giorno, erano a qualche chilometro di distanza. I ragazzi di Lake Forest si dovevano accontentare di fare snowboard in inverno sulle montagne vicine e delle gite in estate per andare a fare surf. Oppure, potevano semplicemente passare le loro giornate all'Etnies Skatepark della loro cittadina. Una cittadina con lo skatepark pubblico più grande e famoso al mondo.

Zayn amava quel parco. Era la sua seconda casa. Lì aveva incontrato Louis per la prima volta, dieci anni prima. Lui otto anni, Louis quasi dieci. Il castano sapeva già andare sullo skateboard dall'età di cinque anni e, appena aveva visto quel piccolo moro dalla pelle ambrata compiere dei movimenti goffi nel centro della pista in mezzo a ragazzi più grandi che scorrazzavano da una parte all'altra senza nemmeno prestare attenzione davanti a loro, l'aveva trascinato via per un polso e, da quel giorno, in un angolino di quell'enorme pista, aveva cominciato a insegnargli a rimanere in piedi sullo skate.

Non si passavano molto d'età, appena un anno e diciassette giorni, eppure Louis era per Zayn il fratello maggiore che non aveva mai avuto. Non gli aveva solo insegnato ad andare sullo skate senza essere travolto dagli altri ragazzi o i trick principali, ma aveva anche avuto pazienza nell'ascoltarlo sempre e nel trovare i consigli più adatti alla situazione, che Zayn aveva sempre seguito senza un attimo di esitazione.

“Hai fatto bene, Zay, ma dovresti studiare” lo rimproverò Louis con un mezzo sorriso. Poi gli passò un braccio attorno alle spalle e Zayn sollevò lo skate per metterlo sotto braccio, mentre il suo amico teneva il suo sollevato con una mano. “Sabato è san Valentino” disse il castano, sorridendo entusiasta.

Zayn non capì il motivo di quell'entusiasmo e si finse emozionato. “Oh, wow, san Valentino! Aspetta... Non ho nessuno a cui regalare una scatola di cioccolatini a forma di cuore o un mazzo di rose rosse” ribatté sarcastico.

Louis sbuffò e gli diede uno schiaffo dietro la nuca. “Il tuo sarcasmo è del tutto superfluo, caro. Volevo solo avvisarti che mi hanno invitato ad una festa e mi chiedevo se, magari, volessi venire con me, Niall e Josh.”

“Una festa?” domandò Zayn scettico.

Odiava le feste, soprattutto se erano date da qualcuno della scuola. Louis aveva terminato gli studi alla El Toro High School e non sapeva che Zayn, da quando il suo migliore amico se n'era andato, era la vittima del divertimento di un gruppo di ragazzi. Il moro non gli aveva detto niente, non voleva metterlo in mezzo e farlo preoccupare inutilmente. Così subiva in silenzio. Inizialmente lo chiamavano frocioragazzina, finché un giorno Zayn non ci aveva visto più dalla rabbia. La sessualità non è un motivo di offesa, aveva intimato, mentre le dita di una mano si stringevano al colletto della camicia profumata e ben stirata di Andy Samuels e l'altra mano si alzava in un pugno minaccioso che aveva colpito, poi, il setto nasale del ragazzo. Da quel giorno, non era più vittima di scherno per la sua bisessualità, tuttavia non avevano smesso di dargli fastidio. Un giorno, gli avevano fatto trovare della colla vinilica sulla maniglia dell'anta del suo armadietto, costringendolo a stare per tutta una giornata con la mano impiastricciata; non gli negavano il saluto, esclamando ogni volta che lo vedevano un “ciao, sfigato”, mentre lui passava avanti come se niente fosse. L'unico che sapeva di tutto ciò era Niall, una delle poche persone con cui Zayn parlava in quella scuola insieme a Perrie, la sua migliore amica. Ma quei due non potevano fare molto. Niall era un pacifista e si limitava a dire all'amico “lasciali parlare, non ti conoscono”; Perrie, invece, non si faceva problemi a ricambiare gli insulti, difendendo il ragazzo che conosceva da quando era piccola.

Da quando aveva dato quel pugno a Andy Samuels, però, la sua vita era molto più tranquilla e viveva le giornate seguendo il consiglio di Niall. L'unico che non parlava più era Liam Payne.

“Esattamente! Sophia Smith dà una festa alla sua villa, non possiamo mancare. Credo mi abbia invitato perché la sua amica, Eleanor, ci prova con me da un po' di tempo” spiegò Louis e scosse la testa, quasi schifato da quella prospettiva. “Quindi, se te lo stai chiedendo, sì, credo che ci sarà mezza scuola” concluse, vedendo lo sguardo amareggiato del moro.

Zayn si scrollò il braccio di Louis dalle spalle e posò di nuovo a terra lo skate. “Se ci tieni tanto, verrò” sbuffò, invitandolo con un cenno della mano a seguirlo.

Louis non se lo fece ripetere due volte e montò sullo skate, affiancandolo. “Zayn, scoprirò prima o poi chi è la persona per la quale accetti di venire alle feste.”

L'amico scosse la testa e si infilò di nuovo le cuffiette, stavolta seguito, però, da Louis con il quale improvvisava una delle loro coreografie e assalito da domande come, ad esempio: “chi si porterà a letto Liam Payne sabato?” oppure “mi guarderà almeno per sbaglio?”.

Di una cosa era certo: Louis avrebbe avuto molte difficoltà nell'indovinare la persona per la quale accettava di seguire i suoi amici alle feste.

 

 

La stanza con la Jacuzzi era forse la sua preferita in tutta la casa. Amava quella piscina e si stava scattando l'ennesima selfie con il suo iPhone da condividere su Facebook, su Twitter e su Instagram, giusto per provocare l'invidia di un po' di gente.

Liam non si preoccupava di risultare antipatico. Lui era ricco, quello era un dato di fatto e non poteva certo fingere che non lo fosse solo per fare un piacere a coloro che soffrivano di invidia e di gelosia.

La sua villa sul lago era già abbastanza nascosta dalle siepi, la barca attraccata al porticciolo privato su cui si rifugiava non la conosceva nessuno, non aveva mai dato feste come quella svampita di Sophia o quell'idiota di Andy. Si accontentava di comportarsi come se lui fosse troppo per tutti.

La schiuma e l'acqua coprivano la sua nudità agli occhi di chiunque fosse entrato in quella stanza. Non era solo, però. Suo cugino Josh era in acqua con lui.

“Smettila di scattarti foto, sei ridicolo” sbuffò il ragazzo più grande, ma comunque più basso, passando una mano in mezzo ai capelli tinti di biondo.

Liam sbuffò di rimando, facendo una smorfia. “Almeno io non vado agli skatepark a fingermi un ragazzaccio quando mio padre mi mette tremila dollari sul conto in banca ogni mese.”

Suo malgrado, Josh rise, scuotendo la testa divertito. “Almeno ho degli amici” mandò una frecciatina, riferendosi a tutte quelle persone da cui Liam era circondato, ma che non si interessavano particolarmente degli altri.

“Be',” iniziò con tono sarcastico il più piccolo, “se ritieni uno come Niall Horan un amico, hai qualche... Ahi!” venne interrotto dalla paperella di gomma che Josh gli aveva lanciato in testa.

Che poi, cosa ci facevano delle paperelle di gomma in quella stanza? Ancora doveva cercare di capire il perché di certe passioni di Ruth, sua sorella.

“Così impari a parlare male delle persone che non conosci. Davvero, continua pure a divertirti con Andy Samuels, Sandy Beales e tutti quegli altri snob con la puzza sotto il naso” ribatté Josh.

Liam sbuffò. Sapeva che suo cugino aveva perfettamente ragione. Si fidava ciecamente di lui, erano come fratelli, nonostante passassero il tempo a battibeccare. Liam lo sapeva che Josh diceva quelle cose solo per il suo bene. Eppure non riusciva a liberarsi di quelle amicizie ingombranti che si portava dietro dal primo anno di scuola. Non aveva neanche osato provare a cercare qualche altro amico; di certo non voleva mischiarsi con una massa di poveracci che studiavano ogni ora del giorno o che correvano su quel trabiccolo che chiamavano skateboard. Le ragazze erano tutte stupide. Non ne sopportava alcuna, a meno che non si chiamassero Norah Houston. Lei era la sua migliore amica, sempre pronta a sorbirsi le sue continue lamentele riguardo gli studenti della El Toro High School, i suoi momenti di esuberanza durante i quali si sentiva un dio sceso in terra e i suoi momenti di totale abbattimento durante i quali si sentiva solo e incompreso. Ma lei era lontana e purtroppo, per colpa del fuso orario, si sentivano poco, soprattutto nel periodo scolastico.

Liam credeva fermamente nell'amore, anche se non dava a vederlo. Credeva che avrebbe potuto innamorarsi di chiunque, un ragazzo, una ragazza, l'importante sarebbe stato non sentirsi più solo. La persona che non l'avrebbe fatto più sentire solo e incompreso sarebbe stata certamente la persona della sua vita. E non se la sarebbe fatta scappare.

“Vieni alla festa di Sophia?” chiese a Josh dopo un po'.

Josh fece cenno di sì con la testa e “ci vengo con Niall, Louis e Zayn, credo. Oggi Louis doveva chiederglielo” aggiunse. Portò indietro il capo, rilassandosi contro il bordo della vasca.

“Malik. Quell'asociale” borbottò Liam, scuotendo la testa con un mezzo sorriso. Quel Malik gli piaceva. Non in quel senso, era troppo sciatto, troppo diverso da lui per destare il suo interesse. Neanche lo guardava quando lo incrociava a scuola, si era stancato ben presto anche di ridere agli insulti diretti a lui da parte dei suoi amici. Semplicemente lo ignorava. Però lo aveva ammirato tantissimo quando aveva rotto il setto nasale di Andy, soprattutto per la frase che era seguita: la sessualità non è motivo di offesa.

“Zayn è un ragazzo fantastico. Un po' chiuso, ma è una persona molto interessante, Lee” lo ammonì Josh.

Liam si strinse nelle spalle. Forse aveva ragione Josh, ma non aveva il coraggio di scoprirlo e di affrontare tutti gli ostacoli posti dalle loro differenze.

Si sarebbe accontentato di una notte con Sophia, come al solito.

 

 

Venerdì 13 febbraio, un ragazzo biondo arrivava a scuola su una BMX riverniciata di nero, decorata da fiori stilizzati argentati. Zayn ci sapeva fare con quelle cose e Niall lo sapeva da quando l'aveva visto imbrattare alcuni angoli della pista con delle bombolette spray. Da quel momento, gli si era avvicinato per non lasciarlo mai più. Era proprio il moro che cercava, mentre legava la bicicletta ad un palo con la catena. Accanto a lui, però, si ritrovò Perrie.

“Cambiato tinta? Amo questo colore!” esclamò, senza neanche salutarla.

Perrie prese tra le dita alcune ciocche e le guardò un attimo, per poi chiedergli: “ti piacciono?”.

Niall annuì entusiasta e Zayn, raggiungendoli proprio in quel momento, poté bearsi del suo sorriso.

A Zayn piaceva definire Niall il suo raggio di sole. Lo era, effettivamente. Il suo sorriso bastava a sciogliere la neve e a scacciare le nuvole del suo malumore che non lo abbandonava mai.

“'Giorno, bella gente! Come mai così felice, Nialler?” gli chiese con un mezzo sorriso che Niall ricambiò.

“Stavo pensando...” iniziò quest'ultimo, volgendosi verso Perrie. “Credi che il lilla mi starebbe male?”

Zayn accarezzò con dolcezza e apprezzamento i capelli della sua migliore amica, mentre quella rispondeva al biondo: “è da vedere. Pronto a rischiare?”.

Niall sembrò pensarci su e il moro gli diede una pacca sulla spalla. “Dai, al massimo cambi di nuovo tinta” lo incoraggiò ridacchiando.

Così il biondo – ancora per poco – strinse la mano a Perrie. “Ci sto.”

Ancora scherzando, si diressero verso l'entrata della scuola. Stavano per attraversare la porta, quando Zayn ricevette una spallata. Si voltò con sguardo truce, pronto a maledire chiunque avesse intralciato il suo cammino, quando una voce conosciuta sussurrò un “oh, scusa”.

Gli occhi color cioccolato di Liam Payne erano davvero dispiaciuti e Zayn rilassò i tratti del viso e si strinse nelle spalle, incurante dell'accaduto.

Il castano si allontanò senza aggiungere altro e Zayn continuò a seguirlo con lo sguardo.

“Ragazzi, cazzo, è tardissimo! Ho Davis alla prima ora, se arrivo con altri cinque minuti di ritardo mi uccide! Ci vediamo a mensa” disse Niall concitato, scappando via senza dare nemmeno un attimo ai suoi amici per salutarlo.

Dal canto suo, Zayn non smetteva di fissare il vuoto. Una mano sventolò davanti ai suoi occhi e allora si riscosse, ritrovando Perrie davanti a sé. “Ti ho visto come lo guardi. È lui, vero?”

Zayn ridacchiò. “Payne? Stai scherzando?”

Perrie scosse la testa, sconsolata, mentre continuavano a camminare verso l'aula di scienze. “Zay, questi giochetti non funzionano con me. Domani vai alla festa dalla Smith?”

Il moro annuì e Perrie sorrise. “Potresti provarci con lui, magari...”

Il suo migliore amico la gelò con lo sguardo e non aggiunse altro, aprendo la porta dell'aula e facendola entrare, muovendosi teatralmente come un gentiluomo.

 

 

Su un'agenda, in quel momento riversa su un letto sfatto, vi erano segnate tutte le cose da fare durante il giorno. Da ora tot a ora tot studio. Da ora tot a ora tot skateboarding. Da ora tot a ora tot lettura. Da ora tot a ora tot disegno. Giorno x allenamento con Louis e Josh. Giorno x, tatuaggio da Tom Atkin.

Ormai Zayn ci andava due volte al mese, ogni volta per aggiungere un tassello della sua vita sulla sua pelle.

Ci era andato così tante volte, da Tom, che quest'ultimo ormai gli faceva pagare i tatuaggi molto meno del loro prezzo pieno.

Si erano conosciuti al quindicesimo compleanno di Perrie, perché Louise, la moglie di Tom, e la sua migliore amica erano cugine. Zayn aveva adocchiato subito i tatuaggi di Tom e presto avevano finito per parlare di quello. Così, un paio di giorni dopo, Zayn aveva avuto il suo primo tatuaggio disegnato sul braccio: un microfono. Quando era tornato a casa, Doniya, sua sorella, lo aveva preso in giro, esclamando “ma tu non sai cantare, Zay!”, per poi ridere mentre il moro, fingendosi offeso, l'aveva stretta a sé per farle il solletico.

Così, da tre anni, Zayn si recava sempre al Tattoo your soul ad aggiungere qualcosina sulla sua pelle.

Nell'agenda, alla pagina di sabato 14 febbraio, Zayn aveva segnato un appuntamento da Tom. Alle cinque in punto, per non fare tardi alla festa - non che gli importasse poi molto -, si recò a quel locale che profumava di inchiostro e di olio per bambini, perché Lux, la figlia di Lou e Tom, era sempre lì dal padre. Quando entrò, la bambina bionda dai grandi occhioni blu e dalle guance paffute stava sulle gambe di un ragazzo riccioluto e entrambi ridevano di gusto.

“Ciao” mormorò Zayn.

Harry alzò lo sguardo e regalò un sorriso al cliente appena entrato, un cliente che ormai conosceva abbastanza bene. Fece scendere Lux dalle sue gambe e si avvicinarono al moro. “Tom tornerà tra un'ora. Avevi un appuntamento con lui?”

Zayn annuì. “Non fa niente, vorrà dire che tornerò un altro giorno...” stava per congedarsi, quando Harry lo fermò, stringendogli il polso con una mano.

“So che per quanto riguarda i tatuaggi ti fidi solo di Tom, però, se ti va, potresti chiedere a me” gli propose.

Su Harry Styles giravano parecchie leggende nella cittadina. Di certo si sapeva solo che fosse scappato da Los Angeles di nascosto alla sua famiglia per rifugiarsi a Lake Forest; quando era arrivato, un anno prima, aveva solo sedici anni. Non aveva più frequentato la scuola, ma, dopo aver conosciuto Lou, aveva cominciato a prendere lezioni da Tom per realizzare tatuaggi. Tutti erano contenti di lui, era particolarmente bravo, ma Zayn non aveva mai avuto l'occasione ti testarlo su se stesso. Quindi ci pensò un po', per poi accettare la proposta del ragazzo.

Harry prese nella sua mano enorme quella piccolina di Lux e si spostarono tutti e tre nello studio. “Qual è il tatuaggio che vorresti?” chiese a Zayn, prendendo degli occhiali da vista e posandoli sul naso.

Zayn tirò fuori dalla tasca dei pantaloni della tuta un foglio spiegazzato, in cui vi era una scritta in stile fumetto.

ZAP? L'hai disegnato tu?” fece Harry sorridendo.

Zayn annuì. “Amo i fumetti” ammise. “Lo voglio qui, sull'avambraccio” aggiunse poi, indicando il punto su cui il ragazzo avrebbe dovuto lavorare.

Il riccio gli fece cenno di accomodarsi sulla poltrona in pelle nera. Fece scendere un po' lo schienale con il telecomando, poi poggiò il braccio di Zayn su un ripiano in metallo. Prese tutto l'occorrente, poi si sedette su uno sgabello accanto alla poltrona.

Zayn gli sorrise incoraggiante, vedendo la ruga d'espressione in mezzo alle sopracciglia di Harry, e quest'ultimo gli sorrise, cominciando poi a fare il suo lavoro.

Il moro lo guardava curioso. Di Harry si diceva che fosse gay e che i genitori non l'avessero accettato. Altri dicevano che si fosse messo nei guai con degli spacciatori per non aver pagato della roba. Per altri ancora Harry Styles era un delinquente che scappava dalla giustizia.

Per Zayn era solamente un ragazzo che a Los Angeles si sentiva troppo solo o che aveva semplicemente avuto voglia di cambiare vita. Di certo non sembrava un delinquente. È vero, a volte le apparenze ingannano, ma quelle fossette non potevano che appartenere al più dolce degli angeli e quegli occhi così limpidi al più puro dei bambini.

“Come mai hai accettato che fossi io a farti il tatuaggio? Vai di fretta, oggi?” domandò il ragazzo, senza tuttavia distogliere lo sguardo e l'attenzione dal suo lavoro. Quel pomeriggio sarebbe stata completa solo la zeta, Zayn lo sapeva. Sarebbe dovuto tornare in altri giorni perché il tatuaggio fosse completo, però, almeno da quello che vedeva in quel momento, Harry era davvero bravo.

“Sì,” rispose sbuffando, “i miei amici mi hanno invitato ad accompagnarli ad una festa. Io odio le feste”.

Harry rise sommessamente. “E allora perché hai accettato l'invito?”

Zayn socchiuse le palpebre. “In realtà... non lo so nemmeno io” tentennò incerto.

“Scommetto che a quella festa ci sarà qualcuno di interessante” insinuò il riccio, sollevando per un attimo gli occhi verdi su quelli scuri di Zayn.

Quest'ultimo sospirò, senza tuttavia dare una risposta.

“Ci ho preso” ribadì Harry e non era una domanda.

Passarono degli istanti in silenzio, in cui si sentiva solo il rumore della punta di una matita su un foglio. Lux disegnava la scena, due omini con due cerchi al posto dei visi e degli stuzzicadenti al posto dei corpi e degli arti. In testa ad uno dei due, un vortice che seguiva un arco di quella circonferenza approssimativa. Quel vortice avrebbe dovuto rappresentare i ricci di Harry.

Zayn intanto pensava a quella festa. Aveva partecipato a tante di quelle feste negli ultimi anni, la maggior parte delle quali erano finite nel letto di qualcuno o qualcuna che poi non aveva più rivisto.

Eppure, in quegli ultimi due mesi, le feste erano andate male. Non ci aveva nemmeno più ricavato una notte di sesso, era tornato sempre a casa con la bocca asciutta e con i pantaloni gonfi al pensiero di Liam Payne che si strusciava ubriaco su chiunque senza nemmeno seguire il ritmo della musica.

“Harry,” iniziò Zayn improvvisamente, chiamando per la prima volta il ragazzo per nome, “tu hai idea di come si possa conquistare qualcuno di completamente diverso da se stessi e da cui si è totalmente ignorati?”.

Harry rise di gusto, fermando un attimo il lavoro per non combinare un disastro al braccio del moro. “Scusami, chi sarebbe questo stupido che ignora un ragazzo come te? Invidio le tue ciglia, fratello, davvero. E il tuo naso. Il mio è enorme e fa semplicemente schifo!”

Zayn aggrottò le sopracciglia. “Come fai a sapere che si... tratta di un lui?” balbettò, osservando il naso di Harry. Effettivamente era grande, ma di profilo era dritto, sembrava... regale.

Harry rise ancora, fino a che non tornò serio e si dedicò nuovamente al tatuaggio del ragazzo. “Davvero, Zayn, ho diciassette anni, ma so che se ti fossi riferito ad una ragazza non avresti certo detto qualcuno. Per chi mi hai preso?”

Zayn abbassò lo sguardo sul suo braccio e sorrise.

Dopo un momento di silenzio assorto, Harry riprese parola con il suo tono di voce profondo e roco. “Sii te stesso, fratello. Le persone diverse sono quelle più attraenti, come le stelle cadenti che passano in mezzo ad un manto di stelle tutte uguali.”

Zayn ragionò su quelle parole. Se fosse stato solo lui stesso, non sarebbe andato da nessuna parte. Non era conosciuto per essere una persona socievole e coraggiosa, anche se, in qualche modo, avrebbe potuto cercare di farsi notare da Liam.

“Ho finito la zeta. Puoi andare. E divertiti stasera, oggi è il tuo giorno” lo congedò Harry, con un leggero sorriso.

Zayn lo salutò, prese appuntamento per il martedì successivo e si avviò verso casa, cercando di comprendere le parole di quello strambo riccio.

Improvvisamente sentì il cellulare vibrare e, tirandolo fuori, il suo sguardo si concentrò sulla data.

“Oggi è il tuo giorno”. San Valentino, il giorno degli innamorati.

 

 

Lake Forest era conosciuta per i personaggi di rilievo che vi abitavano, tra cui gli imprenditori, proprietari delle grandi ville intorno al lago.

La villa di Keith Smith era nota come una delle più maestose e, sicuramente, circondata dal giardino più grande della cittadina.

Sophia, una ragazza sempre vestita di tutto punto, era l'unica figlia dell'uomo d'affari e si divertiva ad organizzare spesso delle feste nella grande proprietà del padre. Era solita invitare tutta la scuola e quell'anno, l'ultimo anche per lei, il numero di queste feste era aumentato a dismisura.

Alle otto, quella sera, c'era già un centinaio di invitati. Sophia sapeva che si sarebbero imbucate tantissime persone che lei non aveva mai nemmeno intravisto in lontananza, ma non se ne curava. Di certo un invitato in più o uno in meno non cambiavano la sua serata.

Niall e Josh camminavano l'uno accanto all'altro e ridevano come sempre, il primo con i capelli lilla – che al suo migliore amico erano piaciuti tanto –, mentre Louis e Zayn li seguivano in silenzio.

Superarono i cancelli e attraversarono il giardino, per poi trovarsi subito nell'enorme salone che era grande quasi quanto il Salone degli Specchi di Versailles. E anche lì, di specchi, ce n'erano abbastanza.

Tutto dorato come in una reggia, tuttavia nessuno si fermava più a guardarsi intorno. Tutti ormai conoscevano quella sala come le loro tasche e alcuni avevano avuto anche modo di conoscere altre stanze della casa, in particolare bagni e camere da letto.

“Ti tengo d'occhio, Zay” mormorò Louis nell'orecchio del migliore amico.

Zayn non ebbe bisogno di chiedergli spiegazioni, sapeva a cosa si riferisse. E sapeva anche che non ci sarebbero stati problemi, perché durante quella serata non sarebbe successo niente. Louis avrebbe continuato ad ignorare chi fosse la persona misteriosa che attraeva tanto il moro alle feste e la loro vita avrebbe continuato a scorrere tranquillamente, come sempre.

Si avvicinarono ai divanetti, fino a che non ne trovarono uno vuoto che occuparono tutti e quattro. Accanto a un bracciolo vi era Josh, accanto a lui Niall con le spalle circondate da un braccio del primo, accanto a lui Zayn con le dita in bocca per mangiucchiarsi le unghie e accanto a lui Louis con le gambe spalancate, nonostante lo spazio fosse minimo.

“Allora, chi va a prendere da bere?” domandò Niall, passando una mano tra i capelli lilla.

I tre amici gli lanciarono degli sguardi significativi e il più piccolo, capendo il significato di quegli sguardi, si diresse verso i tavoli e recuperò quattro bottiglie di birra. Tornò al divano e i suoi amici non avevano cambiato posizione, ognuno immerso nei propri pensieri. Distribuì le bottiglie a ognuno di loro e poi si sedette nuovamente tra Josh e Zayn.

Gli invitati – e non invitati – aumentavano a vista d'occhio e, più il tempo passava, più avevano gente interessante da osservare.

Dopo un'ora passata così e dopo l'ennesima bottiglia di birra, i quattro ragazzi erano già poco lucidi. Ridevano e si scambiavano battute, continuando a tenere d'occhio la pista da ballo improvvisata al centro del salone.

A un certo punto, a strusciarsi contro Sophia Smith, il fulcro del loro discorso, arrivò Liam Payne.

Zayn deglutì. Liam aveva le guance rosse e gli occhi lucidi, lo notava anche se erano a qualche metro di distanza. Muoveva il bacino con scatti sconnessi, poteva sembrare goffo e imbranato, ma il moro lo trovava solo incredibilmente sexy. Immaginò quegli stessi movimenti contro il proprio bacino e lo colpì una vampata di calore.

“Ragazzi, vado a fumare una sigaretta” Zayn avvisò gli amici, alzandosi e andando via di lì, tirando fuori il pacchetto di sigarette dalla tasca dai pantaloni.

Non si era vestito elegante. Degli skinny jeans scuri e strappati, una T-shirt colorata e un paio di Dr. Martens gli erano sembrate adatte. Non voleva sembrare un pinguino come Andy Samuels e i suoi degni amici, con le camicie bianche e i pantaloni neri dal taglio elegante.

Giunto in giardino, Zayn si sedette sull'erba, incurante della brina che, probabilmente, avrebbe fatto tingere i suoi pantaloni di verde. Tirò fuori una sigaretta dal pacchetto e prese l'accendino dalla tasca. Mise la sigaretta tra le labbra e premette il clip, inspirando con la bocca per permettere alla sigaretta di accendersi. Sembrava concentrato in ciò che faceva; in realtà, era solo stordito da tutte le birre che aveva bevuto con i ragazzi e dalla musica a tutto volume nel salone dal quale era uscito.

Si sdraiò sull'erba per osservare il fumo salire quando usciva dalla sua bocca, quando, all'improvviso, sentì delle risatine femminili a pochi metri di distanza da lui.

Si voltò nella direzione dalla quale provenivano le voci e vide Liam incespicare ad ogni passo e Sophia che lo sosteneva ridendo.

Neanche Liam si era vestito elegante, constatò Zayn con un mezzo sorriso. Una giacca da college, una T-shirt completamente bianca sotto e anche lui degli skinny jeans scuri e un paio di Dr. Martens.

Era ridicolo come, a volte, riuscisse a trovare delle simmetrie tra se stesso e quel ragazzo completamente diverso da ciò che lui era. Forzatissime, doveva ammetterlo.

D'un tratto, Sophia rientrò in casa e Zayn vide nuovamente Liam barcollare per poi cadere di sedere per terra.

Scoppiò a ridere di cuore, come faceva raramente. Il castano si sollevò con la schiena per capire di chi fosse quella risata e urlò un “ah!” più che altro di sorpresa.

“Malik, abbi il coraggio di–di ridermi in faccia!” esclamò con un tono che doveva sembrare minaccioso, ma che provocò, invece, ancora di più l'ilarità del moro.

Liam si alzò di nuovo, per poi cadere ancora, sempre di sedere a terra. Zayn, tra il divertito e il preoccupato, si alzò e si avvicinò al ragazzo. “Quanto hai bevuto, Payne?”

Zayn era sicuro che l’alcool li stesse aiutando. In una situazione normale, Liam non l’avrebbe nemmeno guardato negli occhi. Quando fu vicino a lui, gli porse la mano e quello l’afferrò velocemente, permettendo a Zayn di aiutarlo a tenersi in piedi.

“Non sono cazzi tuoi” rispose, anche se la sua stentata indifferenza nei confronti del moro in quel momento non era molto credibile, dato che gli si era appigliato addosso come una piovra per combattere il suo equilibrio precario.

“Va bene, allora puoi lasciare andare la mia maglietta” scherzò Zayn, con tono fintamente irato e buttando la cicca della sigaretta ormai consumata a terra.

Liam lo capì e roteò gli occhi. “Malik, ma è vero che sei frocio?” gli domandò sfacciato.

Zayn avrebbe dovuto prenderlo a pugni, ma quella situazione non fece altro che far aumentare il suo divertimento. Rise ancora alla domanda del castano che lo guardava stranito e, quando quello stava di nuovo per perdere l'equilibrio, lo tenne saldamente per la vita. “In un certo senso, sì.”

Liam lo guardò con un’espressione perplessa che trovò adorabile. “Come si fa ad essere froci in un certo senso? Quanti sensi ci sono?”

Il moro sospirò. “Vuoi davvero discutere di questa cosa? Possiamo almeno cambiare posto?” gli propose. Il giardino stava cominciando a riempirsi di coppiette e di gente che fumava. A Zayn dava fastidio la presenza di altri esseri umani e, soprattutto, non voleva che arrivasse qualcuno a rovinare quel momento che aspettava da mesi.

Liam annuì. “Andiamo nella palestra?”

Zayn accettò, un posto valeva un altro, l’importante era rimanere con lui.

Non avrebbe dovuto essere sorpreso della presenza di una palestra nella villa Smith, ma lo fu ugualmente. Era un mondo troppo diverso dal suo.

Liam gli indicò la strada e, cercando di non farsi notare da nessuno, camminarono l’uno stretto all’altro fino al piano interrato. Davanti a loro vi era una enorme stanza adibita a palestra: un tapis-roulant, due sacchi da boxe, degli attrezzi per i muscoli delle gambe e delle braccia. La parete in fondo era ricoperta di specchi e, insieme al parquet chiaro, permetteva alla luce proveniente da un lampione del giardino di illuminare l'ambiente attraverso un grande finestrone.

“Wow” mormorò solamente Zayn, allentando la presa sulla vita del ragazzo con lui.

Liam sbuffò. “A casa mia ne ho una più bella, Malik. E anche più fornita” disse, come se fosse infastidito dalla meraviglia del moro.

Quello lo guardò sconvolto. “Fai sport?” chiese dopo un po’, mentre entrambi si sedevano su un tappetino che sicuramente serviva per fare gli addominali.

“Malik, perché non ti fai i cazzi tuoi?” fece nuovamente per tutta risposta.

Zayn alzò gli occhi dal cielo e emise un mormorio di scontento. “Allora puoi rimanere qui da solo” ribatté, pronto a mettersi in piedi.

Però Liam gli tenne un polso, costringendolo a rimettersi seduto. “Eh, no, Malik,” iniziò, spogliandosi della giacca in stile college “mi devi ancora dire in che senso sei frocio.”

Zayn non ebbe il coraggio di lasciarlo solo come stava per fare prima, anzi, scoppiò a ridere ancora. Quel Liam ubriaco era troppo esilarante. Magari, conoscendolo davvero, era così anche da sobrio. Sapeva solo che gli piaceva da morire.

“Tu mi devi dire che sport fai, però” cercò di patteggiare.

“Boxe” biascicò scocciato Liam. “Adesso, di grazia, potresti rispondermi? O devo pagarti?”

Zayn sorrise. “Sai, un po’ di soldi mi farebbero comodo...”

“Malik!” lo riprese il castano, a metà tra l’esasperato e il divertito.

“Va bene, va bene!” esclamò lo skater. “Mi piacciono sia gli uomini che le donne. Mi piace prenderlo in culo. Quindi, sì, in un certo senso sono frocio.”

Le labbra di Liam si schiusero, formando una circonferenza quasi perfetta da far invidia a Giotto. “Hai mai provato a prenderlo in culo? Fa male?”

Le sopracciglia di Zayn si aggrottarono, mentre un lato della bocca si sollevò verso l’alto in un ghigno malizioso. “Come mai ti interessa tanto, Payne? Vuoi provare?”

Liam rise e scosse la testa. “Non si sa mai di chi potrei innamorarmi. Ma non voglio provare con te, non sei il mio tipo.”

Quell’ammissione, seppur totalmente innocente e neanche pensata, fece sentire un “crack” a Zayn. Qualcosa gli diceva che fosse solo poco lucido, qualcos’altro gli diceva che quelle parole gli avrebbero fatto male in ogni caso e che quel rumore di qualcosa in frantumi proveniva dalla sua gabbia toracica. Tutta colpa del cuore che batteva da mesi per quel ragazzo pazzo e pieno di sé.

“Qual è il tuo tipo, Payne?” domandò, facendo finta di essere rimasto impassibile.

Liam sembrò pensarci su. Aveva le guance ancora rosee per l’alcool presente nel suo corpo, gli occhi lucidi e l'espressione sconvolta e fuori dal mondo. Era bellissimo, pensò Zayn.

“Non lo so. Quando troverò la persona giusta, lo saprò. Maschio, femmina, che importa? Basta che mi sorprenda e che mi ami. E che sia del mio stesso livello.”

Zayn sapeva benissimo che il ragazzo per livello intendeva rango sociale. Non poteva certo aspettarsi che uno come Liam avrebbe accettato di vivere accanto ad uno straccione come lui.

“Non puoi trovare gente diversa in mezzo a gente come te. È come te, appunto, non diversa” ebbe poi il coraggio di dire, guardando un Liam perplesso negli occhi. “Qualcuno mi ha detto che le persone diverse sono quelle più attraenti, come le stelle cadenti che passano in mezzo ad un manto di stelle tutte uguali.”

“Mi stai incitando a farmi scopare da te, Malik?” ribatté subito Liam, compiaciuto però del discorso del moro.

Zayn rise amaro, leggermente colto in fallo. “Vedila come preferisci.”

Passarono dei momenti in silenzio.

Zayn avvertiva il braccio muscoloso e sudato di Liam appiccicato al suo, sentiva il suo respiro pesante e aveva l'occasione di osservare più da vicino quel tatuaggio, una scritta. I figure it out, diceva.

Liam fischiettava e pensava. Forse avrebbe dovuto provare un’esperienza diversa. Forse Zayn Malik poteva bastargli, da ubriaco. In fondo era particolarmente bello e, sul fatto che fosse solo un povero disgraziato, avrebbe potuto chiuderci un occhio. Era solo una scopata. Anche i re e i grandi governatori della storia avevano scopato con le loro schiave, giusto?

Di questo cercava di convincersi la mente ubriaca di Liam; in realtà, si stava solo eccitando al pensiero di un paio di mani su di lui e di provare qualcosa di nuovo. Si passò una mano sul viso. Aveva bevuto troppo, dannazione.

“Preferisco vederla come un’incitazione a scopare con te” ribadì, facendo sussultare il ragazzo accanto a sé.

“Co... Cosa?” fece quello, guardandolo sconvolto.

“Sei diventato balbuziente, Malik? Hai paura di fare una brutta prestazione?” lo provocò, avvicinando il suo viso a quello di Zayn.

Zayn colse la palla al balzo e non se lo fece ripetere due volte. Annullò la distanza tra i loro visi, poggiando le sue labbra su quelle di Liam e muovendole freneticamente, come se non stesse aspettando altro da chissà quanto tempo. E, in effetti, era così.

Dalla gola di Liam si sentì un suono roco, di sorpresa, ma non si staccò dal moro, anzi. Schiuse subito le labbra permettendo alla lingua di Zayn di infilarsi nella sua bocca ad accarezzare i suoi denti, il suo palato, la sua lingua.

Se non fosse stato così pesantemente ubriaco, probabilmente Liam avrebbe registrato nella sua memoria quel bacio come il più passionale e coinvolgente che avesse mai ricevuto.

Continuarono a baciarsi per un tempo interminabile, come due ragazzini alla loro prima volta, nascosti per non farsi beccare con le mani nel sacco.

Le loro lingue si sfioravano sempre più velocemente e le loro mani avevano ormai raggiunto posti impensabili. Una mano di Zayn era quasi tra le natiche coperte di Liam, una mano di Liam era casualmente sulla patta dei pantaloni di Zayn.

Le dita del castano si avvicinarono al bottone degli skinny jeans di Zayn per liberarlo dall'asola, poi abbassarono lentamente i pantaloni e si intrufolarono oltre il tessuto dei boxer neri, afferrando l’erezione del moro. Questo gemette contro le sue labbra e alzò il bacino, come per chiedere di più.

Se Liam fosse stato sobrio, forse si sarebbe sentito imbarazzato, perché non aveva mai provato a masturbare un uomo al di fuori di se stesso. Se Liam fosse stato sobrio, forse quel primo uomo non sarebbe stato quello skater bello e trasandato, ma l’uomo della sua vita. Eppure non poté impedire alla sua mano di continuare quel lavoro, andando più a fondo e cominciando ad accarezzare vergognosamente Zayn, dalla cui gola uscivano suoni non ben identificati.

Era bella la voce di Zayn ed era bello anche il suo corpo, scoprì Liam, abbandonando la sua erezione per spogliarlo completamente. Le sue labbra rosse calarono sulla lunghezza del moro che, non riuscendo a contenersi, gli prese i capelli tra le mani, avvicinando impazientemente il viso di Liam a sé, scavando troppo presto nella gola del ragazzo. Il castano leccava, accompagnando i movimenti del viso massaggiandogli l’asta o i testicoli.

Zayn si sentiva come in paradiso. Mai nessuno l'aveva fatto sentire così, ma aveva immaginato che con Liam sarebbe stato diverso. Si sentiva quasi scoppiare e così decise di allontanarlo da sé. “Non così” mormorò, prendendo il suo viso tra le sue mani e baciandolo di nuovo, lentamente, come per assaggiare il sapore del ragazzo mischiato al suo. Gli tolse lentamente la maglietta bianca, lanciandola chissà dove. Abbassò le dita sulla cerniera degli skinny jeans, facendo fatica ad abbassarli mentre con l'altra accarezzava sopra i suoi boxer. Liam gemette e Zayn sentì che avrebbe potuto anche venire così, per un suo gemito. In uno scatto fulmineo gli tolse i boxer che fecero la stessa fine della maglietta e cominciò a muovere la mano sull’erezione già bagnata del castano, mentre quello andava incontro al movimento con delle spinte.

“Porca–” imprecò Zayn toccandosi.

Liam strizzò gli occhi a quella vista e “Malik, dannazione!” quasi urlò, portandosi le mani ai capelli.

Il moro si allungò verso i suoi jeans, estraendo il portafoglio e, da quello, un preservativo. Se lo infilò e poi portò due dita alle labbra di Liam che aprì la bocca e cominciò a leccarle e succhiarle, non rompendo il contatto visivo con Zayn. Quest’ultimo gli fece un cenno e il castano annuì. Le dita di Zayn si avvicinarono all’apertura di Liam e la penetrarono lentamente, con la paura di fargli del male. Il moro le mosse piano dentro di lui, osservando le espressioni del suo viso con preoccupazione. Il sudore imperlava la sua fronte e Zayn lo trovò più bello che mai, nudo sotto di sé e con il respiro accelerato. Le sue dita iniziarono a sforbiciare dentro Liam che riuscì a fermare il proprio urlo sul nascere e dopo un po’, quando quest'ultimo cominciò ad assecondare i movimenti, Zayn tolse le dita e si sistemò meglio sopra di lui.

“Ora mi farai capire cosa vuol dire essere froci in un certo senso, Malik?” trovò la forza di scherzare Liam, sorridendo malizioso.

Zayn ridacchiò divertito, trovando particolarmente tenero il modo in cui cercò di alleggerire l'atmosfera in un momento in cui stava per cambiare qualcosa nella sua vita. Zayn ricordò la sua prima volta con uno skater come lui; non era andata molto bene e voleva che, invece, Liam avesse potuto avere un bel ricordo di quell’esperienza, sempre se si fosse ricordato qualcosa il giorno dopo.

Con una lentezza quasi estenuante, Zayn entrò dentro di lui, guidandosi con una mano. Un grugnito uscì dalle labbra semichiuse di Liam, che strinse le gambe ai fianchi del moro. Zayn cominciò a muoversi piano, con la massima delicatezza, accarezzando l’altro ovunque, posandogli dei teneri baci sul petto e sulle guance e sulla fronte, fino a che dalla bocca di Liam non uscì un gemito più acuto degli altri e quest’ultimo non cominciò ad assecondare le sue spinte, rendendo l'amplesso più veloce e anche un po’ più violento, facendo salire il sangue al cervello a Zayn. La sua vista si appannò e l’ambiente intorno a lui cominciò a vorticare, in preda alle sensazioni dovute a quel momento. E venne sussurrando un “Liam” strozzato, con il volto nascosto nell’incavo del collo di quello che continuò a muoversi, strofinandosi al corpo di Zayn e stringendo le dita attorno alle ciocche dei suoi capelli corvini finché non venne a sua volta; poi rilassò le gambe e allacciò le braccia attorno alle spalle del moro che stava cercando di riprendere una respirazione regolare.

“Non pensavo fosse così bello essere froci in un certo senso, Malik” asserì improvvisamente Liam e Zayn scoppiò a ridere ancora, passandogli una mano sulla guancia e lasciandogli un bacio sulla tempia.

“E tu che dicevi che io non ero il tuo tipo...” insinuò il moro, facendogli il solletico ai fianchi. Avrebbe dovuto ringraziare Niall che aveva fatto avanti e indietro una decina di volte per prendere da bere, o non sarebbe stato così sfacciato e tranquillo in presenza di Liam.

Liam rise, cercando di districarsi dalle dita di Zayn, finché non riuscì a sorprenderlo bloccando le sue braccia e lasciando un bacio sulle sue labbra.

“Oh” mormorò solamente Zayn, portando una mano sulla bocca con fare sorpreso da quel gesto così dolce e intimo.

Liam sorrise, stranamente intenerito da quella vista, e si stiracchiò, sbadigliando. “Ho sonno, Malik. Credo dovremmo andare.”

Zayn si alzò senza fretta, con poca voglia e raccattò i vestiti da terra. Liam lo imitò, indossando di nuovo quegli abiti che avevano preso quello strano odore del sesso che avevano consumato.
Non si scambiarono una parola. Zayn era intristito perché, seppure un suo desiderio si era realizzato, Liam non aveva mai pronunciato il suo nome e quelli, probabilmente, erano gli ultimi minuti che avrebbe passato con lui. Liam si sentiva stranamente sereno, tranquillo, come mai era stato in vita sua e ringraziò mentalmente Zayn per avergli fatto passare quei momenti. Da sobrio, si diceva continuamente, non avrebbe mai pensato cose del genere. E si ripeté per l'ennesima volta: da sobrio non avrebbe fatto niente di ciò che, invece, aveva fatto quella sera.

Quando furono entrambi completamente vestiti, si avviarono verso il salone dal quale proveniva ancora della musica, solo a un volume più basso.

Erano nel corridoio, quasi giunti alla porta che li avrebbe messi davanti agli occhi di tutti.

“Vado prima io” decise Liam, voltandosi verso il moro. Quello acconsentì con un cenno del capo e si appoggiò alla parete, aspettando che passassero alcuni secondi per poter uscire anche lui allo scoperto. Ma Liam non era ancora andato via e gli posò un tenero bacio sulla guancia, portando dietro di sé la scia di un “grazie per tutto” che Zayn credette solo di immaginare.

 

 

Domenica 15 febbraio.

Liam si svegliò in una stanza che conosceva perfettamente e che sapeva non essere sua. Era quella della sorella di Sophia, quella che andava all’università, e lui rimaneva sempre lì, ogni qual volta era davvero troppo ubriaco per poter tornare a casa dopo una festa.

Non sapeva perché fosse rimasto a dormire, non lo ricordava, ma era sicuro che non avesse fatto niente con la ragazza e che aveva dimenticato tutto perché aveva bevuto troppo. Il mal di testa era una testimonianza abbastanza attendibile.

Liam si alzò dal letto e notò di essere ancora vestito. Sbuffò, scuotendo la testa e promettendosi di non bere più così tanto - promessa che, lo sapeva già, non avrebbe avuto lunga vita. Facendo il primo passo in avanti verso il bagno, però, sentì un improvviso dolore al fondoschiena. Imprecò, non capendo perché gli facesse così male; strizzò gli occhi dal dolore e, nel tenerli chiusi, delle immagini gli apparirono nella mente. L’aveva fatto con qualcuno. Un uomo. Un essere di sesso maschile. Quel qualcuno aveva dei capelli cotonati, neri e non troppo corti, nei quali aveva affondato ripetutamente le dita. Peccato che al posto del suo viso o di qualche particolare del suo corpo ci fossero solamente degli enormi buchi neri che non gli permettevano di ricordare.

 

 

Quella mattina, a scuola, Zayn era stato invisibile, come sempre. Aveva passato il suo tempo con Perrie e Niall, come sempre. Non aveva salutato nessuno, come sempre. Non aveva stretto nuove amicizie, come sempre.

Quello che gli faceva del male, però, era il fatto di essere rimasto invisibile anche agli occhi di Liam. Si erano incrociati un paio di volte in mezzo ai corridoi e... niente. Non era successo assolutamente niente.

Zayn sentiva come un vuoto dentro di sé. Era stata solo una notte e quella notte gli mancava come se fosse stata una routine, in passato. E pensò che forse, in un’altra vita, quella era la routine: fare l’amore con Liam fino a sentir scoppiare il cuore. Perché per lui era stato amore. Mai aveva accarezzato qualcuno con tale dedizione, mai si era preoccupato per le reazioni della persona con cui aveva il rapporto.

Con questi tristi pensieri si avviò verso “Tattoo your soul” per completare il suo “ZAP” sul braccio. E solo a pensarci gli venne da ridere, perché Liam, forse, neanche se ne era accorto dello scotch sul suo avambraccio nel fare sesso con lui.

Quando entrò nel locale che ospitava l’attività, trovò Harry che giocava con le costruzioni insieme a Lux e vide Tom in uno degli studi mentre tatuava il petto di una donna che dalla vita in su era completamente scoperta. Chissà come si sentiva Lou a sapere che suo marito era costretto a vedere i corpi nudi di donne che non fossero lei.

“Zayn! Sei venuto!” esclamò il riccio appena lo vide, lasciando a Lux tutti i mattoncini colorati che aveva in mano e alzandosi.

Zayn ricambiò il saluto con un cenno della mano, sorridendo anche alla bambina.

“Allora, andiamo a completare questo tatuaggio?”

Zayn annuì e seguì il riccio in uno degli studi. Si sistemarono come due giorni prima e Harry tornò con la sua solita aria concentrata e seria che aveva solo mentre lavorava. Ma il silenzio non durò troppo.

“Zayn, ti vedo triste, è successo qualcosa?”

Il moro sussultò a quella domanda. Dapprima scosse la testa, poi sorrise mesto, come a far capire a Harry che aveva ragione lui.

“Scommetto che si tratta del ragazzo della festa. Come si chiama?” domandò Harry, senza aspettare una risposta.

“Liam. E sì, è successo qualcosa alla festa” rispose sconsolato Zayn. Lo sguardo verde di fronte a lui lo incitava a parlare e così riprese parola. “Abbiamo fatto... ecco...”

Gli occhi verdi di Harry si sgranarono e “oddio, avete fatto l’amore!” quasi urlò, facendo sprofondare Zayn nella vergogna.

Quello scosse la testa. “Era ubriaco. E quindi non è stato amore. Non ricorda neanche che–”

“Si tratta di amore perché tu sei davvero cotto, amico. E non hai intenzione di parlargliene?”

Zayn scoppiò a ridere, divertito. “Ma mi hai visto? Non riesco a non essere timido neanche con mia madre, figuriamoci con il ragazzo di cui sono... cotto hai detto?”

“E hai detto che questo qui è totalmente indifferente nei tuoi confronti...” ricordò Harry pensieroso, non distogliendo mai gli occhi dalla A che si stava delineando accanto alla Z sull’avambraccio di Zayn.
Zayn fece un cenno affermativo con il capo e sospirò sconfitto.

“Dovresti fare colpo su di lui, Zayn” gli consigliò il riccio, lanciandogli una veloce occhiata attraverso le lenti degli occhiali che metteva solo durante il lavoro.

Il moro rise ancora, di cuore, mettendo anche la lingua tra i denti, cosa che Harry trovò assurdamente tenera. “Come potrei? Non sono ricco come lui. Non cerco neanche di sembrare meno povero di quello che sono. Non cerco di emergere all’interno della scuola per i miei meriti. Sono davvero... nessuno? I suoi amici” mimò le virgolette “mi prendono per il culo ogni giorno. Lui no, so che è diverso e so che non li reputa neanche suoi amici. Ma... quello è il suo mondo, Harry.”

Cadde di nuovo un silenzio assorto nella stanza. Si sentiva solo il rumore delle costruzioni di Lux nell’altra stanza o le voci di Tom e della sua cliente. Ma, un’altra volta, Harry interruppe quel silenzio.

“Quali sono le tue passioni?” chiese a Zayn.

Quello lo guardò stranito e “andare con lo skateboard” ribatté prontamente.

Harry ci pensò su e, no, quella passione di certo non poteva interessare – almeno non subito – quel Liam. “Poi?”

“Disegnare.”

Il riccio non fu contento. Il disegno è qualcosa di troppo soggettivo. “E basta?”

Zayn sembrò pensarci su. “Mi piace leggere.”

L’espressione di Harry si accese, diventando entusiasta. “Chi è il tuo autore preferito?”

Il moro sembrava capirci sempre meno, ma “credo sia Shakespeare” rispose.

“Amo le citazioni di Shakespeare” asserì Harry. “Penso che anche Liam possa amarlo. Visto il suo livello sociale, sarà una persona acculturata.”

E Zayn capì.

 

 

“Quella Eleanor è pazza, mi si è accollata per tutta la serata e non sapevo come fare per togliermela di dosso. No, non la voglio più vedere, dannazione, mi fa paura. Parlava già di matrimonio, ti rendi conto? E non le avevo manco detto se mi piaceva o meno” stava dicendo Louis concitato. Si era fatto trovare davanti al Tattoo your soul quando la “A” sul braccio di Zayn era terminata e in quel momento lo stava accompagnando a casa. “Invece quell’Harry è un bel ragazzo.”

“Louis!” lo riprese Zayn ridacchiando.

“Cosa c’è, Zay? Ho detto solo la verità. Perché, vorresti dirmi che secondo te è brutto?”

Il moro scosse la testa tra lo sconsolato e il divertito e poi sospirò.

“Zay, ti ho visto andare via con Liam Payne sabato sera. Cosa è successo? Perché è da ieri che mi sembri giù di morale?” provò a chiedere Louis.

Zayn trovò assurdo come il suo migliore amico avesse compreso il suo stato d’animo in così pochi minuti passati insieme e il giorno prima solo parlando un po’ al telefono. “Louis, te ne posso parlare un’altra volta?”

Louis sospirò e “è lui il motivo per cui riesco a trascinarti alle feste?” domandò.

Zayn annuì solamente.

 

 

Teseo: La nostra ora nuziale, bella Ippolita, s’approssima: quattro giorni felici ci porteranno la novella luna... Oh, come questa vecchia pare lenta a dileguarsi, quasi a ritardare malignamente, come una matrigna, l’appagamento dei miei desideri, o somigliante ad una ricca vedova ostinatasi a viver troppo a lungo per rendere a più a più sottili le rendite del suo giovane erede.

William Shakespeare, Sogno d’una notte di mezza estate.
- Come noi abbiamo appagato i nostri desideri in quella notte d’amore.

 

Liam aveva gli occhi sgranati su quel bigliettino color celeste pastello, non capacitandosi di ciò che vi leggeva.

Era la terza mattina di fila che si era svegliato chiedendosi cosa avesse fatto alla festa. La risposta, forse, era lì tra quelle righe. Eppure lui ancora non riusciva a ricordare di chi fossero quei capelli che aveva stretto tra le dita e quelle carezze così dolci che, al solo pensiero, facevano innamorare Liam di quella persona.

Chiuse l’armadietto d’acciaio, rimettendoci il bigliettino dentro. Tra l’altro, chi l’aveva scritto, come faceva a conoscere la sua combinazione per aprire l’armadietto? Si strinse nelle spalle e con un sospiro si diresse verso la mensa, dove il suo solito gruppo lo stava aspettando al loro solito tavolo.

“Ciao, Lee!” lo salutò Sophia, stranamente allegra. Era vestita impeccabilmente come sempre, mentre Eleanor accanto a lei aveva l’iPhone connesso a Facebook sul profilo di Louis Tomlinson.

“Allora, ti sei ricordato chi è la ragazza con cui hai scopato alla festa?” domandò Andy, senza neanche rivolgergli un cenno di saluto.

Liam alzò gli occhi al cielo, pentito di aver detto a quella gente che quella notte era stato con qualcuno. Ma, a loro, si era limitato a dire che era stata una ragazza, come sempre. Nessuno dei ragazzi là in mezzo poteva permettersi il lusso di essere attratto dagli uomini.

 

 

“Zay, smettila di fissare Payne come se fosse la cosa più bella del mondo” lo riprese scherzosamente Perrie.

Erano seduti insieme al tavolo della mensa, in un angolino dimenticato da Dio, dal quale Zayn poteva osservare Liam senza che nessuno se ne accorgesse.

Nessuno, tranne Perrie, l’unica che quel giorno divideva il tavolo con lui.

“Non lo fisso come se fosse la cosa più bella del mondo” ribatté Zayn, colto in fallo.

La sua migliore amica dai capelli lilla scoppiò a ridere. “Certo. Ma non è che, per caso, alla festa si è avverata la mia profezia? Ti vedo strano.”

Il moro non rispose. Ma Perrie notò i suoi occhi lucidi.

 

 

Dovrei paragonarti a un giorno d'estate?
Tu sei ben più raggiante e mite:
venti furiosi scuotono le tenere gemme di maggio
e il corso dell'estate ha vita troppo breve:
talvolta troppo cocente splende l'occhio del cielo
e spesso il suo volto d'oro si rabbuia
e ogni bello talvolta da beltà si stacca,
spoglio dal caso o dal mutevol corso di natura.
Ma la tua eterna estate non dovrò sfiorire
né perdere possesso del bello che tu hai;
né morte vantarsi che vaghi nella sua ombra,
perché al tempo contrasterai la tua eternità
finché ci sarà un respiro od occhi per vedere
questi versi avranno luce e ti daranno vita.

William Shakespeare, Sonetto XVIII
- Eri tu a illuminare quella notte.

 

Nel cuore di Liam si sciolse qualcosa. Come faceva a non ricordare la persona con cui aveva condiviso quella notte? Perché doveva essere la persona più speciale al mondo.

Da due giorni ormai ragionava su quella citazione di Shakespeare, per poi tornare a casa e trovare una lettera per lui. Sua madre aveva detto: “c’era questa nella cassetta della posta” e lui se l’era sentito che sarebbe stato un altro indizio del ragazzo misterioso della festa.

Il suo cuore batteva all’impazzata.

Come faceva questa persona a conoscere la combinazione per aprire il suo armadietto? Come faceva a conoscere il suo indirizzo?

Il giorno dopo si sarebbe guardato un po’ intorno a scuola. Doveva trovarlo.

 

 

“Ci si rivede, Zayn! Finalmente hai deciso di farmi finire il tatuaggio?”

Quella volta, entrando nel negozio, Zayn non aveva trovato Harry con Lux, bensì seduto al bancone all’ingresso, mentre a occuparsi della bambina vi era una ragazza con la tinta bionda e un sorriso luminoso.

“Sì, scusa il ritardo, ma sono state giornatacce” rispose il moro. Era contento del rapporto di amicizia che aveva instaurato con Harry. Di solito non era molto socievole, ma davanti a quel riccio da Los Angeles era impossibile non far crollare il solito muro di tabù e paure. Bastava guardare i suoi occhi dolci e le sue fossette.

Harry gli sorrise annuendo e “seguimi” lo invitò, muovendosi verso il loro ormai solito studio. Inforcò gli occhiali e li posò sopra al naso. Zayn sapeva già come sistemarsi e in pochi minuti il riccio iniziò a lavorare.

“Sai, Harry,” iniziò, ormai sicuro di potersi fidare di lui, “ho colto il tuo segnale e... Liam sta ricevendo ogni giorno delle citazioni di Shakespeare da parte mia. Ovviamente non sa che gliele mando. Gliele ho lasciate nei posti più... intimi? L’armadietto di scuola, la cassetta della posta, domani tenterò in biblioteca, dove va a studiare di solito il venerdì”.

Harry sorrise, senza rivolgergli lo sguardo. “Hai avuto un’idea magnifica, Zayn. Sai come sta reagendo?”

L’altro si strinse nelle spalle. “Lo vedo diverso in questi giorni. Più distaccato dal resto del suo gruppo... Si guarda sempre intorno.”

“Prevedibile. Ti sta cercando” intuì Harry. “Cioè sta cercando il ragazzo della festa e di Shakespeare.”

Zayn ridacchiò.

“Quando hai intenzione di uscire allo scoperto?” gli domandò il tatuatore.

Il moro si strinse nelle spalle e sospirò stanco. Dopo qualche attimo di silenzio, riprese parola. “Oggi non ti vedo pimpante come sempre. È successo qualcosa?” chiese Zayn.

Harry scosse la testa. “L’hai vista la ragazza all’entrata?” Al cenno affermativo del ragazzo continuò. “È la nuova baby-sitter di Lux. Mi sta antipatica, davvero.”

“O sei geloso di Lux?” lo prese in giro Zayn sorridendo.

Harry sbuffò. “Lux mi chiama “zio Harry”. Non trovavo necessario che una sconosciuta venisse a badare a lei.”

“Sai, Harry, è una gran bella ragazza, l’hai vista bene?”

“No, non mi interessa. A proposito,” si interruppe un attimo arrossendo “mi daresti il numero di quel tuo amico che è venuto a prenderti l’altro giorno? Come si chiama? Louis?”

Zayn scoppiò a ridere e, quando la “P” ebbe preso forma accanto alle altre lettere, scrisse su un bigliettino il numero di Louis e lo diede a Harry, facendolo felice.

 

 

Amore è un fumo levato col fiato dei sospiri; purgato, è fuoco scintillante negli occhi degli amanti; turbato, un mare alimentato dalle loro lacrime. Che altro è esso? Una follia discreta quanto mai, fiele che strangola e dolcezza che sana.

William Shakespeare, Romeo e Giulietta
- Era fuoco quello nei tuoi occhi che mi ha fatto innamorare. È dolce follia quella che continua a farmi pensare a te. E sono lacrime quelle che scendono sulle mie guance perché non ti posso avere.

 

Liam rimase per un bel pezzo a fissare quell’ultimo bigliettino.

Non solo non riusciva a capire come il mittente conoscesse il codice del suo armadietto, il suo indirizzo di casa e sapesse su quale libro stava studiando ultimamente in biblioteca; la domanda principale era: come faceva a sapere che Shakespeare era il suo autore preferito?

Liam non parlava con nessuno di letteratura, men che meno avrebbe pensato di farlo proprio in una notte di sesso.

Ma poi ritornò con il pensiero a quelle parole che erano state impresse su quello straccio di carta con un inchiostro blu. Erano pura poesia. Avrebbe tanto voluto mettere quelle parole una sotto l’altra per creare dei versi perché quella non era solo una dichiarazione d’amore; Liam ne capiva di letteratura, di poesia e di romanzi perché, mentre tutti credevano che pensasse solo allo shopping e alla boxe, Liam andava in giro per i centri commerciali e per le librerie per sperperare quasi tutta l’eredità che gli aveva lasciato sua nonna in libri. E, di conseguenza, in quelle poche parole disordinate su un foglio, Liam ci vide tutta l’armonia che solo dei grandi poeti erano riusciti a dare nella storia della letteratura.

I poeti che parlavano d’amore che Liam preferiva erano sicuramente Catullo e Paul Eluard. Eppure quelle parole conosciute solo da lui e lette su un bigliettino stropicciato gli facevano lo stesso effetto.

Forse solo perché parlavano di lui, questo non lo sapeva, ma il cuore gli batteva all’impazzata, senza sosta, con la stessa velocità e forza del mare di emozioni e sentimenti che lo stava travolgendo.

Liam capì che lo doveva trovare. Doveva trovare quel ragazzo che gli dedicava frasi di Shakespeare, che sognava tutte le notti nonostante non ricordasse il volto, che era colto e romantico e poteva trattarsi anche un ragazzo brutto, Liam si sarebbe innamorato comunque perché tutte queste attenzioni, tutti quei pochi ricordi della notte di San Valentino del suo corpo abbandonato a carezze delicate e amorevoli gli dicevano che quello era amore e non ne avrebbe trovato un altro così facilmente.

Doveva solo pensare ad un modo per trovarlo.

 

 

Louis, Perrie, Niall e Josh ormai conoscevano abbastanza bene Zayn per sapere che, se lui avesse avuto voglia di parlare, l’avrebbe fatto di sua spontanea volontà, senza rispondere a domande di vario genere.

Lo skater lo sapeva che era quello il motivo per cui, nonostante gli sguardi preoccupati che gli lanciavano, non gli chiedevano niente. Anche Josh e Niall avevano sicuramente capito che era innamorato perso di Liam Payne – i suoi occhi lo tradivano –, ma avevano avuto la decenza di tacere su quell’argomento.

Tutti i suoi amici, comunque, lo rallegravano con nonchalance. Niall strimpellava la sua chitarra e abbracciava e sbaciucchiava Josh sebbene sapesse che a quest’ultimo le manifestazioni d’affetto davano fastidio, Josh faceva le sue solite battutine squallide ma ricercate, Perrie lo aggiornava di tutti i gossip più succulenti della scuola, Louis gli faceva leggere entusiasta i messaggi che si scambiavano lui e Harry.

Harry, dal canto suo, era l’unico che gli porgeva domande. Si erano visti una sola volta, dopo il giorno della P. Harry doveva incorniciare la scritta in una macchia di inchiostro che poi avrebbe colorato di nero nei giorni successivi. Harry continuava a parlare di Liam e gli aveva detto quanto fosse stato un genio a inserire l’ultimo bigliettino proprio in un libro su cui Liam studiava sempre in biblioteca. Ma il tatuatore aveva anche il potere di distrarlo: non solo faceva sembrare la situazione con Liam qualcosa di magico, leggero e divertente, ma riusciva anche a farlo sorridere con i suoi complimenti riguardo Louis e con le sue imprecazioni sulla baby-sitter di Lux. Zayn pensava che Harry ne fosse attratto, ma era troppo orgoglioso per ammetterlo. Eppure vedeva come si guardavano: la ragazza, Diana, arrossiva sempre, mentre Harry la fissava in continuazione per poi distogliere lo sguardo quando quella si voltava verso di lui.

Tuttavia, nonostante l’ampia scelta di distrazioni, raramente la mente di Zayn si distraeva sul serio, sempre connessa al pensiero di Liam.

Più passavano i giorni, più la situazione sentimentale dello skater bello e trasandato peggiorava. Era innamorato al punto che avrebbe perfino trovato il coraggio di andare a citofonare a casa Payne e a dire tutto a Liam. Però sapeva benissimo che non poteva farlo e che doveva portare a termine il suo piano.

Proprio per questo motivo, quel giorno era negli spogliatoi della palestra frequentata da Liam. In cinque minuti il castano sarebbe dovuto arrivare per il suo solito allenamento di boxe. Zayn si era premurato di informarsi di tutti gli orari, quasi come uno stalker. In realtà, non era uno stalker - o almeno così credeva. Voleva solo fare una sorpresa a Liam, voleva incantarlo e conquistarlo con quelle attenzioni fuori dal comune.

Aveva appena aperto l’armadietto che usava di solito Liam, quando sentì il rumore di qualcosa cadere per terra.

Zayn si voltò in un attimo con il bigliettino ancora in mano e a lui quasi cadde quello perché lì, con la bocca e gli occhi spalancati dalla sorpresa e il borsone caduto sul pavimento, c’era Liam.

Il corpo di Zayn cominciò a tremare senza controllo. Gli venne da piangere e sentì le sue gambe cedere.

Liam, dal canto suo, rimase in silenzio per un bel po’ non muovendosi di un solo centimetro.

“Che cosa ci fai qui, Malik?” cominciò leggermente adirato.

Zayn non rispose, spalancò solamente gli occhi.

“Dammi quel bigliettino che hai in mano” continuò Liam con tono piatto mentre nei suoi occhi si agitava una tempesta.

Zayn mise il bigliettino dietro la schiena e arretrò senza rispondere.

Il castano gli si avvicinò lentamente, finché le spalle dell’altro non toccarono gli armadietti dietro di lui.

“Malik, sei tu quello della festa? Quello che mi manda i bigliettini?”

Il tono di Liam non era per niente calmo e la sua espressione non prometteva niente di buono.

Zayn ebbe paura e abbassò lo sguardo. Non aveva il coraggio di rispondere. Era solo un codardo.

Liam gli strinse il colletto della maglietta tra le dita e lo tirò più su, i loro nasi incollati, i loro respiri a fondersi. Ma non c’era niente di romantico in questo. “Rispondi, cazzo!” urlò.

Zayn ringraziò che non ci fosse nessuno in quel momento in quegli spogliatoi. Liam allentò la presa e il moro si lasciò cadere seduto a terra, per poi scoppiare a piangere. Si sentiva rifiutato, disprezzato, umiliato, ferito.

Le lacrime solcavano le sue guance, mentre Liam lo osservava dall’alto incerto su cosa fare. Sentì una strana stretta al cuore nel vedere Zayn ridotto in quel modo, ma era deluso. Deluso perché a lui non poteva piacere quello skater, perché lui non poteva provare qualcosa per un tipo del genere. Come aveva potuto dare il suo corpo per la sua prima volta con un uomo a Zayn Malik? Come aveva potuto pensare di innamorarsi di uno così solo perché aveva messo insieme delle frasi di Shakespeare?

Il moro intanto teneva i capelli corvini stretti tra le dita in una morsa disperata. Non aveva la forza di fare niente. Non sentiva neanche lo sguardo combattuto di Liam su di sé.

“Vai via” sibilò quello.

Zayn si alzò senza nemmeno guardarlo e andò via, lasciando cadere a terra il bigliettino.

Quando fu uscito dallo spogliatoio, Liam si passò una mano sugli occhi lucidi e poi, facendosi forza, si avvicinò al bigliettino sul pavimento. Lo raccolse e lo lesse.

 

Essere o non essere, questo è il problema. È forse più nobile soffrire, nell'intimo del proprio spirito, le pietre e i dardi scagliati dall'oltraggiosa fortuna, o imbracciar l'armi, invece, contro il mare delle afflizioni, e combattendo contro di esse metter loro una fine?

William Shakespeare, Amleto
- Lo so che non vado bene per te. Lo so che tu meriti di meglio. E io voglio lasciarti libero. Ma voglio anche tenerti con me, per sempre. Tra le mie braccia, come quella notte che è durata troppo poco. E allora mi chiedo: soffrire non avendoti o lottare cercando di conquistarti?

 

Liam ancora non ci riusciva a credere. E non riuscì a credere neanche a quella lacrima che scese su una sua guancia.

Liam Payne che piangeva per Zayn Malik.

 

 

A Doniya, da quando era piccola, era sempre piaciuto divertirsi con Zayn. A volte si prendevano in giro a vicenda, ma sempre giocosamente. Tra le risate e i sorrisi, però, erano anche cresciuti in condizioni precarie. Il loro padre era morto giovane, quando Safaa, la loro sorella più piccola, era appena nata e Trisha, la loro madre, aveva dovuto fare sia da madre che da padre alle sue tre figlie e Zayn. E aveva dovuto mandare avanti la baracca con il suo scarno stipendio.

Zayn era l’uomo di casa ormai, la roccia a cui appigliarsi, l’unico uomo di cui fidarsi perché, si sa, le donne non si fidano degli uomini a meno che non si tratti di padri o fratelli. Zayn non le aveva deluse mai e loro lo adoravano per tutto ciò che il ragazzo faceva per loro.

Eppure tutte e quattro le donne della sua vita sapevano che lui era anche estremamente fragile. Che quando qualcosa andava male si chiudeva in se stesso e non voleva parlare più con nessuno. Zayn era introverso e questa sua caratteristica con il dolore si acuiva fino a livelli estremi.

Doniya era preoccupata per suo fratello: da tre giorni non usciva dalla sua camera. Non riusciva a capire cosa fosse successo e Zayn non voleva parlarne. Non si faceva la doccia, parlava a stento, mangiava un solo e minuto boccone di ogni piatto che lei gli portava in camera e lasciava tutto il resto. Così aveva chiamato Louis.

Louis considerava Zayn come un fratello minore ed era sempre pronto ad aiutarlo. Era come la figura paterna che a Zayn mancava da qualche anno.

“Zay” sussurrò per svegliarlo, poggiando anche una mano sul suo braccio.

Zayn dormiva beato e a Louis quasi dispiaceva svegliarlo da quella beatitudine e metterlo di fronte ai problemi che l’avevano reso così debole.

Il moro sbatté le ciglia e dopo qualche istante aprì gli occhi. “Lou?”

Il suo migliore amico gli sorrise dolcemente. “Ho provato a chiamarti in questi giorni. Cos’hai?”

Louis sapeva che Zayn odiava quando gli si chiedeva cosa fosse successo. Però, arrivati all’estremo, Louis aveva bisogno di sapere per poter aiutarlo.

Zayn lo guardò esitante, ma “io... sono innamorato di Liam Payne” riuscì ad ammettere, abbassando lo sguardo.

Louis roteò gli occhi e “questo lo so” replicò sarcastico, per alleggerire un po’ l’atmosfera. E Zayn, fortunatamente, sorrise di rimando.

“Alla festa di san Valentino ho fatto... l’amore con lui. Almeno per me era amore” il moro ridacchiò, scuotendo la testa. “Lui era ubriaco e ha dimenticato tutto. Così ho tentato di riconquistarlo piano piano, senza mettermi subito allo scoperto, ma lui mi ha... colto in flagrante.”

Louis sospirò. “Ti ha rifiutato?” domandò tristemente.

Zayn annuì e affondò il volto nel cuscino. Le sue spalle cominciarono a sussultare e il suo migliore amico cominciò a sentire i singhiozzi che scuotevano tutto il suo corpo.

“Io so che forse non è il momento, ma... domani c’è una festa dalla Smith. Ci vieni con noi? Non puoi restare qui per sempre. Perrie è arrabbiata perché dice che tu non puoi stare male per quello” e Louis rise. “In effetti ha ragione. Hai noi. Non siamo Liam Payne, ma potresti accontentarti come hai sempre fatto. Magari un sorriso riusciamo a tirartelo, no?”

Zayn si ritrovò di nuovo a combattere contro i singhiozzi, ma questa volta per la commozione. Si sollevò e abbracciò Louis, stringendolo a sé. “Ti voglio bene” mormorò tremante al suo orecchio.

 

 

Liam era sdraiato sul molo nel suo giardino che dava sul lago. Il sole a volte veniva coperto dalle nuvole di passaggio, ma lui neanche ci faceva caso. Aveva provato ad uscire in barca, ma poi aveva pensato che non ne aveva così tanta voglia. Voleva solo rilassarsi. E non pensare. Ma i pensieri non l’abbandonavano e le poche immagini che ricordava della notte della festa affollavano la sua mente e ormai avevano un corpo e un volto: Zayn Malik. Il suo corpo magro e forte allo stesso tempo, i suoi occhi pieni di amore – perché era amore quello, vero?, non si era mica immaginato tutto –, le sue mani delicate e i suoi capelli così soffici. E poi le sue frasi. Le sue lacrime. Così vere che gli erano entrate dentro e non riusciva a liberarsene più. Zayn Malik era un fottuto mago, l’aveva incantato subdolamente, gli aveva teso una trappola e lui ci era cascato in pieno. Eppure non poteva vedere del male in Zayn, perché nei suoi sorrisi, nella sua pacatezza, nella sua delicatezza sembrava un angelo. Liam ne era sicuro: il sorriso di Zayn avrebbe potuto salvare il mondo intero da qualsiasi piaga. E il pensiero che lui l’avesse distrutto, quel sorriso, stava distruggendo il suo stesso cuore.

Dei passi sulla passerella di legno lo riscossero da quei pensieri. Liam alzò leggermente il collo per poter guardare di fianco a sé e vide arrivare Josh, suo cugino.

“Ciao, Liam” lo salutò quello, togliendosi le scarpe e sedendosi accanto a lui, mettendo i piedi in acqua.
Liam non rispose al saluto, fece solo un cenno in sua direzione.

“Cosa hai fatto a Zayn?”

A quella domanda, dell’acqua salata minacciò di scendere lungo le sue guance.

“Liam, rispondi.”

Ma lui non ce la faceva. Non ce la faceva a rispondere perché dire ad alta voce ciò che aveva fatto gli faceva stringere lo stomaco in una morsa tremenda. E lui sapeva di cosa si trattava: sensi di colpa.

“Okay, non voglio sapere cosa gli hai fatto,” iniziò Josh “ma sappi che Zayn non merita nessun male. Zayn è buono ed è un ragazzo speciale. E lo sei anche tu, dannazione! Tu non sei un mostro che fa soffrire la gente, togliti questa maschera d’apparenza fatta d’indifferenza e altezzosità. Non è la ricchezza a fare l’amore, lo sai? Ma l’anima. E Zayn ha un’anima così grande che...” Liam piangeva e singhiozzava forte e Josh gli si avvicinò, abbracciandolo. Josh sapeva che Liam aveva solo lui e lui non voleva lasciarlo solo. Perché Liam aveva creato un mondo intorno a sé che credeva di poter controllare, ma non si può controllare qualcosa che non fa parte di noi e che rifiutiamo inconsciamente. Liam rifiutava tutto ciò di cui aveva sempre vissuto con l’inconscio, perché lui non voleva quello. Lui voleva l’amore, lui voleva l’amicizia e di una palestra attrezzata in casa, di una barca, di una stanza adibita a sala giochi non se ne faceva niente se non poteva ambire a ciò che davvero l’avrebbe fatto felice.

“Lee, calmati. Ti supplico, non fare così” cercò di calmarlo Josh accarezzandogli la schiena. “Lo so che ti senti in colpa. Ma sai che ti dico? Tu puoi dimostrare di essere diverso da questa merda che ci circonda da quando siamo nati. Fai quello che senti e non ciò che credi di dover fare.”

E rimasero abbracciati ancora finché Josh non sentì un “grazie” mormorato al suo orecchio.

 

 

Zayn stava soffocando in mezzo a tutta quella calca. Josh e Niall ballavano a modo loro in mezzo alla pista, facendo divertire tutti; Perrie stava parlottando di musica con una ragazza di nome Jade; Louis beveva e chiacchierava in compagnia di Harry; Liam era seduto su un divanetto in fondo alla sala. Una bottiglia di vetro accanto a lui. Piena. Non aveva bevuto.

Zayn si sentì opprimere e uscì in giardino, in un replay del 14 febbraio. Stavolta, però, non accese una sigaretta, ma si sdraiò comunque, sempre incurante della brina che avrebbe macchiato i vestiti.

Il replay continuò. Liam uscì in giardino, ma questa volta si teneva in piedi da solo; non c’era nessuna Sophia con lui e nessun pericolo che cadesse ripetutamente.

Zayn fece finta di niente continuò a osservare il cielo.

“Ciao” sussurrò Liam, sedendosi accanto a lui.

Zayn non rispose. Collegava le stelle tra loro e riconobbe l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore. Sorrise, soddisfatto di se stesso.

“So che non lo merito, ma... mi parlerai prima o poi?”

E Liam venne investito dallo sguardo scuro e brillante di Zayn, sarcastico e dolce, aspro e tenero allo stesso tempo. Ma, di nuovo, rimase in silenzio.

“Mi sono innamorato delle tue parole, Zayn. Volevo lo sapessi. Sei un poeta per caso? Ciò che mi scrivevi in ogni biglietto lo trovavo più bello delle citazioni di Shakespeare che è il mio scrittore preferito” sospirò e scosse la testa, sconsolato. “O forse sono di parte perché sei stato tu a scrivere quelle cose.”

Vide il corpo di Zayn sussultare.

“Ho riflettuto tanto in questi giorni. Zayn, io ho un problema con me stesso. Sono e faccio ciò che mi è stato inculcato, ciò che credo giusto, ma mai sono o faccio ciò che io voglio essere.”

Zayn aveva distolto lo sguardo, ma lo puntò nuovamente su di lui, rapito dal suo discorso.

“Vorrei guardarmi allo specchio e dirmi che, sì, sono diventato proprio una bella persona. Non solo per i nuovi vestiti che ho comprato in una boutique di lusso.”

Liam non se n’era accorto, ma stava piangendo di nuovo. Davanti a Zayn. E lui non aveva mai pianto davanti a qualcuno che non fosse Josh. Il moro gli prese la mano, come ad incoraggiarlo e lui intrecciò le loro dita, sorridendogli grato.

“Non merito questo, Zayn. Vedi come ti ho trattato?”

Quello scosse la testa. “Non mi importa, sono ancora vivo, no?”

E a Liam venne voglia di baciarlo, perché di nuovo era stato capace di farlo sorridere.

“Sei ancora vivo, ma questo non cambia il fatto che io faccia schifo” ribatté con un’espressione disgustata da se stesso.

Zayn ridacchiò, roteando gli occhi. “Liam, se facessi davvero schifo, non mi sarei mai innamorato di te. Io so come sei davvero, l’ho capito. Tu puoi mostrarti come vuoi, ok? Se io non faccio parte dei tuoi... progetti? Puoi mettermi a lato. Ti amerò da lontano, come faccio ormai da... un po’ di tempo.”

Liam strinse ancora più forte le dita di Zayn. “Se c’è una cosa che ho imparato dai romanzi che ho letto è che l’amore vero capita una volta sola nella vita. Non so se tu sei quell’amore vero, ma... ci spero. Perché non immaginerei mai qualcuno migliore di te al mio fianco.”

Zayn rise di cuore, troppo felice per riuscirsi a contenere. “Se mi vuoi al tuo fianco dovrai accettare gli sguardi, le malelingue, gli insulti, la...”

“Mio piccolo Shakespeare, io ho i soldi, io sono incredibilmente bello, io sono troppo intelligente, cosa vuoi che me ne importi di ciò che pensa quella pusillanime di gente?” scherzò, fingendosi serio.

E Zayn scoppiò a ridere ancora più forte, portando le mani al collo di Liam per avvicinarlo a sé e baciarlo.

Un bacio da sobri, un bacio dolce e consapevole. Quello era il loro primo bacio. Sotto l’Orsa Maggiore e l’Orsa Minore. E al suono della voce di Liam che sussurrò un “insegnami ad amare”.

 

 

Il tatuaggio sull’avambraccio di Zayn era terminato, la neve in cima alle montagne si era sciolta, tutti si preparavano per i diplomi, la tinta lilla dei capelli di Niall era scomparsa, Perrie aveva i capelli rosa, Josh aveva deciso di iscriversi all’università con Niall per l’anno successivo, Louis aveva trovato lavoro in un negozio di giocattoli, Harry era entrato a far parte del loro gruppo, Liam aveva abbandonato i suoi ideali e stava imparando ad andare sullo skateboard.

L’Etnies Skatepark con la primavera si era ripopolato. Liam era spaventato da quegli scriteriati che correvano sulla pista senza fare attenzione davanti a loro; ma Zayn si teneva stretto a lui, cingendogli i fianchi da dietro e sussurrandogli all’orecchio le mosse da fare.

“Zee, se continui così non imparerò a fare un bel niente” si lamentò Liam.

Zayn ridacchiò e lo baciò sulla voglia che aveva sul collo. “Perché dici così?”

“Liam, se vuoi ti insegno io ad andare sullo skate al posto di questo maniaco” propose Niall, avvicinandosi in quel momento e vedendo il castano in difficoltà.

Zayn stava per ribattere infastidito, quando vide una massa di capelli ricci avvicinarsi a loro.

“Harry!” esclamò, sventolando il braccio in alto. “Amore, ti lascio nelle mani di Niall per un po’ e torno, okay?”

Liam gli sorrise e gli poggiò un lieve bacio sulle labbra. Zayn, al settimo cielo, si avvicinò al suo amico che era accompagnato da Lux e Diana, ancora la sua baby-sitter.

“Ciao, amico” lo salutò il riccio, non abbandonando il suo consueto e strambo linguaggio.

“Come mai qui?” gli chiese Zayn.

Quello si guardò intorno e “cerco Louis” rispose.

Harry e Louis ancora continuavano a frequentarsi, eppure non era successo ancora niente tra di loro. La situazione era rimasta di stallo mentre il rapporto con Diana si era evoluto da sguardi sfuggevoli a sorrisi timidi.

“Eccolo lì” glielo indicò. “Ma che intenzioni avete?” domandò seriamente.

Tutti si chiedevano quando avrebbero deciso di ufficializzare una relazione o solo un’amicizia. Ma Harry abbassò lo sguardo, sfuggevole.

“Sei indeciso, vero?” fece Zayn. “Continuo a ripetere che dovresti darti una possibilità anche con Diana.”

Harry sospirò. “Zay, vuoi sapere la verità? Sono scappato da Los Angeles perché sono gay e i miei genitori non mi hanno accettato. Non mi può piacere Diana.”

Zayn rimase sorpreso, tuttavia non gli sfuggì una nota di insicurezza nel suo tono di voce.

“Sai, Harry, una persona un giorno mi ha detto: quando troverò la persona giusta, lo saprò. Maschio, femmina, che importa? Basta che mi sorprenda e che mi ami.” gli disse, ricordando le parole che Liam gli aveva detto a quella festa il 14 febbraio. “Scopri chi ti rende felice, lascia perdere le etichette.”

Harry capì che quella frase era di Liam e un po’ invidiò quei due ragazzi che erano felici e si amavano così tanto, senza pensare alle conseguenze del loro amore.

Si voltò e trovò Louis che si allenava, ma che l’aveva visto e gli fece un occhiolino. Harry sorrise a quel gesto. Era felice.

Il suo sguardo, poi, si posò su una ringhiera su cui Diana era seduta con Lux. Stavano ridendo e la ragazza lo guardò, per poi arrossire perché colta con le mani nel sacco. Harry sorrise intenerito. Era felice.